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Il giallo del lenzuolo... la Sindone!

La Sindone è un lenzuolo di lino che misura 4,36 x 1,10; la persona avvolta in
esso doveva essere alta 1,86 o 1,87cm.
Il 13 ottobre 1988 fu reso noto
che, secondo il test del radiocarbonio C14 eseguito sulla Sindone di Torino, questo
lenzuolo sarebbe stato tessuto in un arco di temporale che va dal 1260 al 1390
d.C. Con ciò tale reperto sarebbe diventato di colpo un "falsa reliquia
medievale" e non potrebbe essere studiato come documento di ciò che accadde nel
sepolcro di Gesù quella mattina del 9 aprile.
Sennonché il test del radiocarbonio è tutt'altro che infallibile.
La datazione
di oggetti col C14 ha dato in certi casi risultati grotteschi. Emanuela Marinelli e Orazio Petrosillo riferiscono qualche divertente esempio: "Il
laboratorio di Tucson ha datato un corso di vichingo al 2006 d.C. («The Sunday
Times» 7 agosto 1988). Una mummia egiziana ha fornito date diverse per lo ossa
e per le bende. Queste ultime sono risultate 800-1000 anni più "giovani" delle
ossa, forse per le resine e gli unguenti usati nella mummificazione. La rivista
scientifica "Scienze" riporta che alcuni gusci di lumache ancora vive al C14
risultarono vecchi di 26.000 anni! Il periodico di ricerche geo-biologiche delle
terre polari "Antartic Journal" rende noto che al C14 una foca appena uccisa
risultò morta da 1300 anni. Su "Radiocarbon" si legge che una pelliccia di
mammuth, vecchia 26.000 anni, venne datata ad appena 5600 anni fa".
Ciò significa che vi sono tanti fattori che possono intervenire a falsare il
risultato e che quindi questo tipo di analisi va realizzato seguendo procedure
accuratissime, rigorose, che escludano ogni possibile "inquinamento". Ma così
non si è fatto nel 1988.
Un elemento di forte alterazione è l'accumulo di sostanze portatrici di carbonio
che nel caso della Sindone è documentato: dall'incendio del 1532 alle sue
ripetute esposizioni all'aria, dal frequente contatto con molte mani fino
all'esposizione alla radiazione, derivante da una fonte di energia misteriosa,
che ha formato l'immagine e che potrebbe aver aumentato la quantità di
radiocarbonio usato per la datazione col C14.
Poi c'è il problema delle ricuciture realizzate nel corso dei secoli (per
restaurare il Lenzuolo) che sono andate a intrecciarsi con il lino originario e
che possono essere finite nei campioni prescelti per il test del C14; è stato lo
stesso laboratorio di Oxford a dichiarare di aver trovato fili di cotone nei
campioni da analizzare, cosa che avrebbe dovuto allertare seriamente.
Il chimico statunitense Raymond N. Rogers nel 2005 - sull'autorevole rivista "Thermochimica
Acta" - ha reso noto di aver trovato incrostazioni di coloranti e fibrille di
cotone di lino proveniente dalla zona in cui nel 1988 si prelevarono i campioni
per il test. Probabilmente sono le tracce di uno di quei rammenti fatti, nel
corso dei secoli, alla Sindone. Questo è altri elementi hanno portato Rogers "ad
affermare che i campioni usati per la datazione radiocarbonica non sono
rappresentativi per la Sindone".
E c'è infine il problema di funghi e batteri. Leoncio Garza Valdés,
microbiologo all'università di San Antonio (Texas), sostiene di aver addirittura
scoperto, su un campione di Sindone ottenuto in vie informali, una "vernice
bioplastica" che riveste fibrille di lino e falsa la datazione al radiocarbonio
(è una sostanza che rende difficilissima la pulizia).
Sulle discutibilissime procedure seguite nel 1988 per l'analisi ufficiale
della Sindone, sulle scelte che furono fatte in relazione al tessuto, gli errori
compiuti, su una certa mancanza di trasparenza e sulla poca conformità alle
consuetudini scientifiche, le stranezze e la superficialità di quell'operazione
di datazione, si è accumulata ormai, in venti anni, una così ampia e documentata
biblioteca che oggi "un autorevole gruppo di scienziati americani ed europei,
alcuni dei quali parteciparono agli esami condotti a Oxfort, Zurigo e Tucson nel
1988, afferma che quegli esami potrebbero aver dato un risultato distorto e
sollecita una nuova definitiva indagine sul lenzuolo di lino".
Così scrive Vittorio Sabadin, corrispondente da Londra della "Stampa", in
occasione della messa in onda sulla BBC del clamoroso documentario di David
Rolfe intitolato Shround of Turin. Il titolo di questo articolo
della "Stampa" del 23 marzo 2008 mi sembra significativo: «La scienza ammette:
"Forse sulla Sindone abbiamo sbagliato"». Sottotitolo: "Esperti americani ed
europei confidano alla BBC: «Gli esami dell'88 non soddisfano, bisogna
rifarli»".
Fra l'altro il professor Christofer Ramsey, attuale direttore del
laboratorio di Oxford, ha dichiarato: "Pare proprio esserci un conflitto tra le
misurazioni del radiocarbonio e tutte le altre prove raccolte sulla Sindone.
Credo che tutte le persone che hanno lavorato in questo campo debbano
considerare in modo critico le conclusioni alle quali sono arrivate, in modo da
consentirci di ricavare una storia coerente, che ci dica la verità su questo
intrigante pezzo di stoffa".
Ramsey si riferisce alle notizie storiche e scientifiche acquisite sul
telo di Torino. Per esempio, ormai sappiamo che esso ebbe tutta una storia prima
di arrivare a Lirey, in Francia, nel 1353: nel primo millennio, in Oriente, era
venerato come reliquia, vera e prodigiosa immagine di Cristo, e arrivò a
Bisanzio nel X secolo. Questi dati storici naturalmente confliggono con la
datazione fatta col C14: se il tessuto è del XIII secolo, non poteva esistere
nel primo millennio.
Del resto l'immagine della Sindone non è un dipinto (non esiste alcun
pigmento), è prodotto dalla disidratazione e ossidazione delle fibrille
superficiali e nessun solvente riesce a cancellare questa traccia. La "non
direzionalità" dell'immagine esclude che vi siano applicate sostanze con
pennelli o altro che implichi un gesto direzionale. E ci svela che
l'irradiazione è stata trasmessa da tutto il corpo (tuttavia il volto ha valori
più alti di luminanza, come se avesse sprigionato più energia e più luce).
L'immagine è dovuta al corpo di un uomo che il lenzuolo ha sicuramente
avvolto da morto e che poi ha prodotto questa figura. Ma non è un fenomeno
naturale e non è riproducibile. Non deriva cioè dal contatto perché altrimenti
non sarebbe tridimensionale e non si sarebbe formata l'immagine anche in zone
del corpo che sicuramente non erano in contatto con il telo (come la zona tra la
guancia e il naso).
Oltretutto, spiega Marinelli, "l'immagine dorsale non è influenzata dal
peso del corpo" e anche questo conferma che l'immagine non è da contatto. Del
resto se fosse stata dovuta al contatto fra il lenzuolo e il corpo, l'immagine,
una volta disteso il lenzuolo, avrebbe dovuto apparire deformata come la
"maschera di Agamennone". Invece è come se fosse stata impressa da una sorta di
esplosione di energia sconosciuta che dal corpo ha irradiato in proiezione
verticale, o ortogonale, il lenzuolo.
Non era assolutamente possibile riprodurre questa immagine nel Medioevo
perché non si è riusciti a riprodurla neanche oggi, con tutti gli strumenti
tecnologici del XXI secolo. Del resto le sue caratteristiche eccezionali (il
fatto di essere un negativo fotografico che veicola un'informazione
tridimensionale) sono visibile solo oggi, grazie alla tecnologia più
sofisticata. Non era possibile ottenere una cosa simile nel Medioevo e tantomeno
si avevano gli strumenti per leggerla.
L'immagine di quel corpo è scientificamente inspiegabile e impossibile da
ottenere con queste stesse caratteristiche. Per questo Jean-Baptiste Rinaude,
ricercatore di medicina nucleare e assistente alla facoltà di medicina di
Montpellier, in una mia intervista di qualche anno fa, sosteneva che l'immagine
della Sindone non è una manufatto umano. Che si un'"immagine non fatta da mano
umana" lo dimostra il fatto che nessuno poteva farla in passato e nessuno può
riprodurla oggi.
E il manufatto del Lenzuolo, invece, che informazioni dà? Innanzitutto è
filato a mano con le caratteristiche dei tessuti fabbricati nel I secolo d.C.
nell'area del Medio Oriente. Addirittura "nei ritrovamenti di tessuti giudaici a
Masada, in Israele, è documentata una speciale tipologia della cimosa, uguale a
quella presente sulla Sindone, per il periodo compreso tra il 40 a.C. e la
caduta di Masada nel 4 d.C.".
Da analisi condotte con tecnologie avanzate dal professor Raes, direttore
del Laboratorio di tecnica dei tessuti dell'Università di Gand, si sono scoperte
nel lino tracce di cotone "probabilmente di origine egizia e piuttosto antico".
Questo induce a pensare che la tessitura del Lenzuolo sia stata fatta in Medio
Oriente e non in Europa, perché "nell'Europa cristiana la tessitura del cotone
inizia soltanto nel secolo XVII". Inoltre poiché non sono state trovate fibre
tessili d'origine animale, mischiate a quelle vegetali, si può ipotizzare che il
manufatto sia stato realizzato in Giudea, dove veniva osservata l'antica
proibizione mosaica di tenere separata la lana dal lino (Deut 22,11). Infine
sulla Sindone si sono trovate tracce di aloe e mirra che venivano usate in
Palenstina, al tempo di Gesù, per le sepolture. Tanti indizi del Lenzuolo dunque
portano a individuare la Giudea come il luogo più probabile di provenienza e il
I secolo d.C. come sua possibile datazione.
Del resto, sempre con le attrezzature moderne, è stata trovata una grande
varietà di pollini, circa settantasette specie, che ci mettono anch'essi in
condizioni di identificare la regione di origine del Lenzuolo: infatti alcuni
rimandano a piante presenti in Europa e questo è ovvio, ma la maggioranza di
essi appartengono a piante caratteristiche della Giudea. C'è ad esempio il
polline dello Zygophyllum dumosum, che cresce esclusivamente nei dintorni
di Gerusalemme e al Sinai. E la metà dei pollini trovati sulla Sindone
appartiene alla Gundelia Tournefortii, una piana mediorientale che
fiorisce in primavera (potrebbe essere la pianta con le spine che fu usata per
intrecciare la terribile corona conficcata in testa a Gesù). Ci sono anche
alcuni (pochi) pollini dell'area libanese, di Edessa e di Costantinopoli che
sono precisamente le zone dove sappiamo, in base ai documenti storici, che è
stata segnalata ed esposta quell'immagine prodigiosa di Gesù del primo millennio
che si ritiene fosse appunto al Sindone.
Il fatto che sulla Sindone siano state ritrovate parti fresche di specie
vegetali che, in tutto il mondo, si potevano raccogliere solo nell'area fra
Gerusalemme ed Hebron e il fatto che quelle specie principali lì trovate
fioriscano fra marzo ed aprile, inevitabilmente fa pensare alla vicenda di Gesù
che viene avvolto in quel lenzuolo funebre fuori dalle porte di Gerusalemme, la
sera del 7 aprile del 30 d.C.
E' obiettivamente possibile che un falsario medievale abbia potuto
immaginare tutto questo, reperendo delle piante fresche in Europa (come?),
prevedendo che dopo secoli sarebbero stati inventati dei microscopi capaci di
individuare quelle tracce e si sarebbero acquisite conoscenze di botanica (che
nel Medioevo non c'erano) capaci di decifrarle. Così come le macchie di sangue
sulla Sindone presuppongono, qualora fosse state "fabbricate" nel XIII secolo,
delle conoscenze scientifiche che si sono acquisite solo nei tempi moderni.
Un ulteriore indizio. Si è analizzata la terra sui talloni dell'uomo della
Sindone trovando tracce di aragonite. E' un minerale presente, con le stesse
tracce di impurezza, anche nelle tombe della zona di Gerusalemme. Particelle di
materiale terroso sono state trovate pure all'altezza del naso e del ginocchio
sinistro, come se l'uomo della Sindone fosse caduto per terra sbattendo il volto
al suolo. Esattamente ciò che è accaduto a Gesù sulla via dolorosa, quando,
avendo la traversa della croce sulle spalle, è crollato a terra senza potersi
proteggere con le mani. Così pure le escoriazioni alle ginocchia.
E' stupefacente la corrispondenza, fin nel dettaglio, fra tutti i supplizi
supportati da Gesù, riferiti nei Vangeli, e quelli dell'uomo della Sindone,
documentanti nell'immagine. Una coincidenza eccezionale perché i vari condannati
uccisi sulle croci dai romani non si presentavano così. Ciò rappresenta un caso
più unico che raro. Anche perché occorre una forza morale eccezionale per
sopportate tutto senza avere prima un crollo fisico e la morte. E questa forza,
davvero rarissima, caratteristica di Gesù, la ritroviamo nell'Uomo della
Sindone.
Tutto l'insieme di quelle torture e ferite sono peculiari di Gesù.
Facciamo questo elenco agghiacciante: innanzitutto i centoventi colpi di
flagello romano che sono stati dati prima e non durante il trasporto del
patibulum (perché ce ne sono anche sulle spalle) e che hanno devastato tutto
il corpo (ogni colpo strappava la carne in tre punti). Per quantità e ferocia è
un supplizio anomalo (si può spiegare col fatto che Pilato pensava di placare
così le ire degli accusatori di Gesù, mentre non accadde e dunque, dopo, lo
consegnò pure alla crocifissione).
Poi la contusione e le ferite lasciate sulle spalle da un peso ruvido
(evidentemente la traversa della croce); la testa trafitta da una corona di
lunghe e dolorosissime spine (circa cinquanta), un caso unico; le tumefazioni
sul volto (il naso rotto, l'occhio gonfio, i sopraccigli feriti), che fanno
pensare, fra l'altro, alla bastonata in faccia inflitta a Gesù durante
l'interrogatorio del Sinedrio (Gv 18,22-23); quindi le ferite al volto e al
ginocchio per le cadute. E soprattutto le quattro ferite dei chiodi, per la
crocifissione, e il colpo di lancia al costato, anch'esso descritto dal Vangelo,
da cui uscirono "sangue e acqua" (Gv 19,34), come in effetti si vede anche nella
Sindone (i medici hanno ricostruito per quali traumi, in quelle ore, si era
formata quell'acqua nel torace). Quello della Sindone è stato analizzato ed è
vero sangue umano, maschile, che all'analisi del DNA risulta molto antico.
Appartiene al gruppo AB. Lo stesso gruppo sanguigno a cui appartiene il
miracolo
eucaristico di Lanciano. E' "il gruppo sanguigno meno comune: lo posseggono solo
il 5 per cento circa degli individui". Ed è del gruppo AB anche il sangue
rilevato sul sudario di Oviedo, antica tela (cm 85 per 52) che la tradizione
vuole sia il sudario posto sulla testa di Gesù.
Ci sono altri dati ricavabili dal Lenzuolo. "L'Uomo della Sindone non era
un cittadino romano, altrimenti non sarebbe stato crocifisso", ricorda Marinelli.
E le modalità della crocifissione (i chiodi nei polsi) sono precisamente quelle
storiche (mentre tradizionalmente si immaginava che fossero inchiodate le palme
della mani).
Le sue caratteristiche fisiognomiche sono piuttosto quelle delle
popolazioni mediorientali. Marinelli aggiunge: "Dall'analisi medico-legale
risulta che l'uomo della Sindone era disidratato" (i Vangeli parlano infatti
della tremenda sete di Gesù, Mt 27,48; Mc 15,36).
Una così totale coincidenza fra le cronache evangeliche e i supplizi
dell'Uomo della Sindone, una coincidenza anche del suo profilo psicologico,
della forza morale, fa riflettere perché la Sindone non è un dipinto: quell'uomo
è veramente esistito, lì è stato contenuto il cadavere di un uomo vero, che ha
realmente subìto tutto quello strazio prima di morire. Chi era quell'uomo a cui
è stata inflitta la stessa identica sorte di Gesù? E perché? In nessuna fonte
storica - a quanto se ne sa - si riferisce un caso analogo. Del resto, la
crocifissione sembra essere stata una (triste) caratteristica del sistema penale
romano.
Le coincidenze sono tali e tante che, sommate alle acquisizioni
scientifiche, diventa statisticamente sicuro che quell'uomo sia Gesù di Nazaret.
Il calcolo è anche stato fatto, basandosi su "cento affermazioni derivanti dai
risultati più importanti delle ricerche eseguite". Le equazioni scientifiche che
definiscono il modello probabilistico si ritrovano in uno studio pubblicato
anche su Internet),
ma i risultati, in sintesi sono riportati da Giulio Fanti ed Emanuela Marinelli
nel libro La Sindone rinnovata. Misteri e certezze.
Le probabilità che la Sindone sia autenticamente il lenzuolo che avvolse
il corpo di Gesù sono del 100 per cento con un'incertezza del 10-83,
"che significa un numero compreso fra 99 seguito da ottantuno 9 dopo la virgola
e 100 per cento". In pratica la certezza assoluta raggiungibile umanamente.
E ora veniamo alla vera notizia che la Sindone fornisce. Le analisi
scientifiche condotte con strumenti che solo oggi possediamo sono pervenuti a
quattro certezze:
1) la medicina legale afferma che quel lenzuolo ha sicuramente avvolto un
corpo morto di un uomo crocifisso (lo dimostra il tipo di sangue fuoriuscito e
la rigidezza cadaverica). Del resto, il famoso chirurgo parigino Pierre Barbet,
l'inglese David Willis e tanti altri, sono giunti alla conclusione, studiando la
ferita al fianco di Gesù, che la lancia aveva trapassato il cuore.
2) L'équipe di scienziati americani dello STURP che nel 1978 poté
analizzare dettagliatamente, con strumenti raffinatissimi, la Sindone è giunta
alla conclusione che questo corpo morto non è stato dentro al lenzuolo più di
quaranta ore perché non vi si riscontra alcun segno di putrefazione.
3) Inoltre dai loro studi si apprende che i contorni delle macchie di
sangue rivelano che non vi fu alcun movimento fra il corpo e il lenzuolo. Questo
mancato strappo dei coaguli ematici rivela che il corpo non si spostò, né fu
spostato (cade quindi l'antico sospetto di una sottrazione del cadavere). Ma
soprattutto porta alla constatazione scientifica di una sorta di
smaterializzazione improvvisa del corpo dentro al lenzuolo.
4) Insieme a questo fenomeno è avvenuto l'inspiegabile sprigionamento di
un'energia sconosciuta dal corpo stesso che ha così impresso - con modalità
sconosciute - l'immagine del lenzuolo, come se lo avesse attraversato (Arnaud-Aaron
Upinsky nota che "la Sindone porta la prova di un fatto metafisico").
Queste quattro notizie, considerate insieme, sono spiegabili solo nel caso
in cui il corpo morto di questo trentenne ebreo, crocifisso dai romani, che ha
sui calcagni e in faccia tracce di terra di Gerusalmemme, d'improvviso, circa
trentasei ore dopo la morte, avesse sprigionato un'energia sconosciuta,
attraversando il lenzuolo che lo avvolgeva da parte a parte, senza alcun
movimento fisico fra il corpo e il tessuto, con il lenzuolo che poi si affloscia
su se stesso.
E' una descrizione che può essere sintetizzata solo da una parola: la
resurrezione.
Quelle quattro acquisizioni scientifiche sulla Sindone, nel loro insieme,
possono essere la descrizione fisica di una resurrezione. Che io sappia non ci
sono altre definizioni (se qualcuno ne conosce di più appropriate le proponga).
Questa dunque è la notizia: l'uomo della Sindone è risorto e lo provano senza
dubbio quei dati scientifici, appena citati, reperibili sul telo.
Attenzione, non stiamo parlando di una resurrezione come rianimazione di
un cadavere, analoga - diciamo - a quella di Lazzaro, riferita nei Vangeli,
perché in questo caso vi sarebbero stati segni di sfregamento delle macchie di
sangue sul tessuto, di alterazioni dei coaguli e probabilmente di putrefazione,
inoltre non vi sarebbe stata la formazione dell'immagine.
No. La Sindone documenta la resurrezione di un corpo (dopo un giorno e
mezzo dalla morte) che è lo stesso corpo, ma con caratteristiche "fisiche"
diverse da prima, perché adesso quello stesso individuo fisico non appare più
sottoposto a limiti spazio-temporali, tanto che passa attraverso il lenzuolo.
Sono esattamente le caratteristiche che - secondo la descrizione evangelica -
aveva il corpo risorto di Gesù, che infatti mostrava i buchi provocati dai
chiodi: un corpo che si poteva toccare, il corpo vivente di un uomo che si mette
a mangiare del pesce con i suoi amici, ma - dicono i testimoni oculari nei
Vangeli - anche un corpo che adesso entra nella stanza a porte sbarrate, come
attraversando i muri, e che ha il potere di apparire o scomparire
all'improvviso.
Quindi ancora una volta la Sindone contiene una prova fisica di una
notizia inaudita scritta nei Vangeli. E certamente non può essere una prova
fabbricata ad arte perché quelle caratteristiche si sono potute scoprire sulla
Sindone solo alla fine del XX secolo, grazie ai moderni mezzi tecnici, e non si
possono produrre neanche oggi, quindi nessun uomo medievale che avesse
fabbricato tale manufatto (non si sa come) avrebbe mai potuto produrle.
Per questo c'è che ha visto nella Sindone un messaggio rivolto
specialmente all'uomo del nostro tempo. Che - diversamente dal passato - può
decifrare questi dati sconvolgenti, ma che - come l'uomo medievale - non può
riprodurli. Anche per noi, oggi, è impossibile far resuscitare un morto. E ancor
più è impossibile attribuire a quel corpo quei poteri sovrannaturali. La Sindone
contiene dunque due notizie enormi: 1) c'è l'immagine, misteriosa e
inspiegabile, di un uomo crocifisso che non può essere stata fatta da mano
umana, ma solo da una fonte di energia ignota irradiata da quel corpo; 2)
soprattutto c'è la prova scientifica che nella storia è esistito un caso di
resurrezione ed è stata la resurrezione di un uomo crocifisso il cui corpo è
tornato a vivere, circa trentacinque ore dopo la morte, con poteri nuovi che
superano le leggi naturali. Sembra del tutto razionale, a questo punto,
riconoscere nella Sindone la prova fisica della resurrezione di Gesù.
Se Bultmann, che vedeva la lampadina come simbolo di una modernità che
spazza via i "miti" del Vangelo, avesse voluto e potuto considerare queste
indagini scientifiche, un po' più sofisticate e avanzate della lampadina,
avrebbe dovuto constatare che è proprio la scienza, oggi, a metterci davanti
all'evidenza del soprannaturale, del miracolo. In particolare all'evidenza della
resurrezione di Gesù. Un fatto storico documentato.
Oltretutto c'è una prova la quale garantisce che il corpo morto e risorto
che fu avvolto dalla Sindone è proprio quello di Gesù. Una prova che dimostra al
tempo stesso la veridicità del resoconto del Vangelo e della resurrezione.
Troviamo tale prova in un saggio che l'eruditissimo monsignor Francesco
Spadafora pubblicò nel 1952 (attenzione alla data) su "Divus Thomas" e che ha
ripubblicato nel libro La risurrezione di Gesù.
Quell'autorevole esegeta ha studiato il racconto che Giovanni fa della sua
corsa, verso il sepolcro di Gesù, con Pietro la mattina di Pasqua (Gv 20,3-10).
Al versetto 8 si dice che l'apostolo, entrando dentro, "vide e credette". Vide
cosa? E credette cosa se Gesù vivo non era ancora apparso a nessuno e nessuno
ancora pensava alla resurrezione? Infatti la stessa Maddalena aveva detto ai due
apostoli: "Han levato il corpo del Signore dalla tomba e non sappiamo dove sia
stato messo".
Il fatto è che Pietro e Giovanni entrarono dentro la tomba e osservando
attentamente si resero conto di un fatto che immediatamente fece loro pensare
alla resurrezione.
Qual era questo fatto? Spadafora lo ha ricostruito con una più attenta
traduzione del testo greco del Vangelo. La traduzione italiana corrente infatti
non è chiara. Il testo greco invece fa capire bene, scrive Spadafora, che "il
sudario stava avvolto, così come era stato avvolto [...] la sera del venerdì,
intorno alla testa del Redentore; allo stesso modo, le fasce (to othònia
= fasce e lenzuolo) che erano state legate (Gv 19,40, così come era costume
presso gli ebrei; vedi la resurrezione di Lazzaro Gv 11,44, in modo da far
aderire il lenzuolo stretto intorno al corpo, dai piedi alle spalle), rimanevano
lì così come (l'apostolo) le aveva viste avvolgere intorno al corpo, al momento
della sepoltura. Solo che non stringevano più nulla: giacevano (kèimena)
le fasce ed il sudario, come se il corpo di Cristo si fosse volatilizzato".
Per questo Giovanni "vide e credette" che Gesù era resuscitato. Infatti,
osserva Spadafora, "era umanamente impossibile spiegare altrimenti l'assenza del
corpo di Cristo; era fisicamente impossibile che qualcuno lo avesse sottratto e
comunque toccato, senza slegare le fasce, smuoverle, senza svolgere il sudario.
L'evangelista ha la dimostrazione fisica della resurrezione di Gesù". Più avanti
Spadafora, attraverso i due termini greci di Giovanni, deduce che il telo "dava
l'impressione che il corpo di Gesù si fosse improvvisamente volatilizzato".
La cosa straordinaria è che queste cose venivano scritte nel 1952, da un
esegeta del tutto ignaro delle scoperte che sarebbero state fatte, quasi trent'anni
dopo, sulla Sindone e che confermano esattamente questi dettagli, queste
modalità della resurrezione.
Infatti, nel 1952 lo studio scientifico della Sindone non ci aveva ancora
fornito queste informazioni preziose che risalgono alle analisi condotte nel
1978 (progetto Sturp).
Dunque questa è la situazione. L'evangelista Giovanni duemila anni fa
descrive l'eccezionalità di ciò che ha visto in quel sepolcro, senza sapere che
proprio il lenzuolo della Sindone, duemila anni dopo, sotto i moderni
microscopi, avrebbero dato la conferma di quella smaterializzazione senza alcun
movimento del corpo. L'esegeta che nel 1952 ricostruisce l'esatto resoconto di
Giovanni descrive perfettamente anche quello che si scoprirà dalla Sindone
decenni dopo (tutti elementi impossibili da produrre manualmente, tanto più nel
Medioevo). Così la Sindone conferma la storicità della descrizione evangelica e
il Vangelo di Giovanni conferma che la Sindone di Torino è l'autentico lenzuolo
funebre di Gesù. Prova scientifica della sua resurrezione.
(Queste pagine sono
state inserite qui a scopo puramente didattico e sono tratte da: Antonio Socci, Indagine su Gesù, 2008, Bur,
Milano) |