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Don Pino Puglisi - Brancaccio |
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Martedì
13 febbraio, su Rai-Uno, hanno dato il film "Alle luce del sole". Un film del
2004 di Roberto Faenza, con Luca Zingaretti. L'ho guardato, non è comunque la prima
volta, con interesse, con rabbia - ovviamente - riflettendo su ciò che è
successo e su ciò che il regista presentava. La fine del film mi ha lasciato con una certa dose di amaro in bocca. Vedere don Pino steso a terra, dopo che gli hanno sparato, senza che nessuno lo aiutasse. Si è speso completamente per gli altri ma nessun "buon samaritano" si è fermato per soccorrerlo. Forse sarebbe sopravvissuto, almeno a quell'agguato, se qualcuno lo avesse aiutato. Ma non è questo il punto. No, la realtà è stata diversa, la sua
vita e la sua morte sono servite a molto. A Brancaccio, quel quartiere di
Palermo, è nato un volontariato giovanile che cerca di portare avanti il suo
lavoro. All’indomani del processo, il nuovo parroco di Brancaccio riunì la comunità e lesse loro la lettera che intendeva inviare all’assassino (Salvatore Grigoli). La risposta fu un applauso dei fedeli. «Lei», recita la prima lettera di don Mario, «è un testimone della luce. Sembra incredibile, ma è così». La corrispondenza non si è mai interrotta. Don Mario, incarnazione vivente del perdono cristiano, andò anche a fargli visita in carcere: «Era con la moglie e i suoi tre bambini, stava festeggiando il compleanno di uno di loro. Ci fu una fetta di torta anche per me. Ho sempre sostenuto che dobbiamo diventare compagni di strada di questa gente. Da soli non ce la farebbero. È nata un’amicizia, alla quale io credo. Grigoli mi ha fatto capire come il perdono sia la ricchezza più grande della Chiesa. Lui mi diceva: ci sarà anche per me il perdono? Io gli ho risposto che Cristo, amando sulla croce il buon ladrone, ha accolto tutti». Brancaccio oggi continua a lottare per vedere i propri minimi diritti realizzati: la scuola media, vecchio sogno di padre Puglisi, nonostante le dichiarazioni di intenti quest’anno non verrà inaugurata. Come a dire che a Brancaccio padre Puglisi è morto due volte. Il suo assassino, Salvatore Grigoli, si è convertito e oggi conferma che, "per estirpare la mafia non basta il coraggio delle forze dell’ordine… (o) i politici e i magistrati onesti… La forza per sconfiggere la mafia è l’amore, la carità alimentata dalla fede, che sola può trasformare le coscienze, cambiare la mentalità, la cultura e la vita." Se vuoi approfondire: La causa per il riconoscimento del martirio si è conclusa il 6 maggio 2001, dalla fine di settembre 2001 l'incartamento è all'esame della Congregazione per le cause dei Santi. Lo ha annunciato il cardinale Salvatore De Giorgi al termine della solenne cerimonia in Cattedrale, nell'ottavo anniversario dell'omicidio, il 15 settembre 2001. Lo scorso anno, a marzo, è stata stampata la Positio, che è la raccolta delle prove testimoniali e documentali e degli atti giuridici essenziali per poter rispondere al dubbio se veramente si può parlare di eroicità delle virtù o di martirio del Servo di Dio. Quanto prima la Positio, sarà oggetto di discussione presso la Congregazione delle Cause dei Santi.
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