Torna all'indice della tua classe Alexis Carrel: Crederò solo se vedrò...!



  Alexis Carrel (1873-1944) è stato definito da Guitton: "Uno degli uomini più intelligenti del suo tempo". Forse a causa di quel Premio Nobel per la medicina che prese nel 1912, a soli 39 anni. La nostra storia comincia attorno al 1900. In Francia, negli ambienti medico-scientifici, si discute animatamente dei miracoli che, secondo i giornali, stanno avvenendo a Lourdes. Agnostico e impregnato di ideologia positivista naturalmente anche Carrel attribuiva quelle guarigioni a fenomeni di autosuggestione.
 Tuttavia accettò di verificare personalmente, di toccare con mano, appena se ne presentò l'occasione, visto che pure Zola, "testimonio non sospettabile, aveva visto fatti sbalorditivi". Nel 1903 un collega, che doveva andare a Lourdes per assistere gli ammalati-pellegrini durante il viaggio in treno, dovette rinunciare all'ultimo momento e chiese a lui di sostituirlo.
 Carrel accettò e si inserì nell'équipe dei medici. Durante il viaggio verso il Santuario visitò gli ammalati del suo scompartimento. Uno dei casi più gravi gli sembrò quello della ventenne Marie Ferrand(1). La  situazione della fanciulla di Bordeaux era disperata. Aveva una peritonite tubercolare all'ultimo stadio. Pochi giorni prima il chirurgo si era rifiutato di operarla per la gravità delle sue condizioni. Perciò non volevano neanche lasciarla partire.
 La poveretta era ammalata dall'età di 17 anni. Già i familiari erano morti di quella malattia. Ormai anche per lei non c'era più niente da fare.

 Carrel deve intervenire più volte con iniezioni durante il viaggio. La visita, palpa quel suo ventre gonfio, annota le sue condizioni che vede peggiorare sempre di più. A Lourdes il medico trova un suo vecchio compagno di collegio che aveva già incontrato in treno. Constatano che la vita li ha portati per sentieri diversi.
 Il secondo era rimasto cattolico praticante, il primo, Carrel, "assorbito dagli studi scientifici, affascinato nello spirito dalla critica tedesca", s'era convinto, a poco a poco, che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna.
 Trovandosi ora a Lourdes sentiva dentro al cuore un certo disprezzo verso "il fanatismo dei pellegrini", ma al tempo stesso diceva a se stesso: "Io sono infelice".
 Così il dialogo fra i due finì sui miracoli. L'amico, incuriosito, gli domanda quali siano per lui le guarigioni che è disposto a definire miracolose. Carrel risponde: "La guarigione improvvisa di una malata organica" come "un cancro scomparso... Se mi fosse concesso di vedere un fenomeno tanto interessante, tanto nuovo, sacrificherei tutte le teorie e le ipotesi del mondo. Ma non ho il minimo timore di arrivare a questo". Aggiunge, quasi beffardo: "Ti assicuro che se vedessi anche soltanto una piaga chiudersi istantaneamente sotto i miei occhi, o diventerei  un credente fanatico o impazzirei".

 Di fronte all'amico che cercava di offrire testimonianze di guarigioni di questo tipo verificatesi davvero a Lourdes, infine Carrel taglia corto, come lanciando la sua sfida al Cielo: "C'è una ragazza, Marie Ferrrand, presso la quale mi hanno chiamato forse dieci volte ed è in pericolo di vita. Questa disgraziata ha una peritonite tubercolare, all'ultimo stadio. Tutti i suoi parenti sono morti di tubercolosi; la ragazza ha avuto piaghe tubercolose, caverne polmonari e, dipoi qualche mese, una peritonite, diagnosticata da un medico e da Bromilloux, il notissimo chirurgo di Bordeaux. Ora è in uno stato pietoso. Temo che mi muoia tra le mani. Se guarisse quest'ammalata sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate!".

 L'ateo Carrel si era spinto molto avanti con la scommessa ("mi farei frate!"), certo che non c'era mai stato e non poteva esserci veramente nessuno capace di accettare e vincere una simile sfida. Ma era molto sicuro di sé.
 Detto questo il medico informa il suo amico che deve tornare proprio a visitare Marie perché le sue condizioni peggiorano ed è assai dubbio che torni viva a Bordeaux. La superiora dell'ospedale infatti lo accoglie così: "Vi aspettavo con impazienza. Si è aggravata. Non so più che fare".
 Il dottore capisce che "il cuore sta per cedere". Dopo averla visitata e aiutata con un'iniezione dice all'amico lì vicino: "Morirà prestissimo. Può darsi che viva ancora qualche giorno, ma è finita".
 Incredibilmente a questo punto la ragazza che assiste Marie chiede di poterla portare alle piscine. Carrel obietta che potrebbe morire nel tragitto. E lei: "Marie mi ha detto che vuole assolutamente essere immersa nella piscina. E' venuta da Bordeaux per questo".

 La si visita di nuovo. Risultato: "E' in agonia. Può morire davanti alla grotta". Una suora dice: "Questa ragazza non ha più niente da perdere... a questo punto che muoia ora o fra qualche giorno non cambia molto. Sarebbe crudele rifiutarle la suprema grazia d'esser portata alla Grotta, anche se dubito che sia in grado di arrivarci...".
 Così Marie viene preparata. Carrel, con un sarcasmo fuori luogo, invita due colleghi ad accompagnarla insieme con lui: "Si tenterà <<l'impossibile prodigio della resurrezione della morta>>". Poi ribadisce: "Se costei guarisce, io crederò ai miracoli". La malata non può essere immersa nell'acqua: gli assistenti si limitarono a bagnarla con l'acqua nelle parti dove era più gonfia. Poi lei sussurrò alla suora che voleva andare alla Grotta e fu accontentata. Carrel seguì la barella. Marie fu collocata in prima fila mentre cominciò una liturgia di preghiera.
 Secondo il medico era più in là che di qua. Mentre continuavano le preghiere Carrel non perdeva di vista la malata, convinto che stesse per andarsene e lì, sotto i suoi occhi, a un certo punto, avviene l'<<impossibile>>. Sono circa le 14.40. Il dottor Carrel si rende conto che c'è un miglioramento nel respiro, anche il volto cadaverico che Marie aveva fino a quel momento sta tornando quasi normale. Carrel capisce che c'è qualcosa di strano. Prende il polso e conta la pulsazioni. Le sue condizioni sembrano migliorare. "Il viso di Marie Ferrand continuava a modificarsi, i suoi occhi erano volti, brillanti ed estasiati, verso la grotta. Un miglioramento importante si era verificato... D'un tratto Lerrac (Carrel, nda) si sentì impallidire. Vedeva, verso la cintura, la coperta abbassarsi a poco a poco a livello del ventre". Alle ore 15 "la tumefazione del ventre sembrava completamente scomparsa". Il medico pensa: "Io credo di stare impazzendo davvero".

 Sconcertato chiede alla ragazza come si sente e lei, sussurrando, con un sorriso, finalmente risponde: "Benissimo. Non sono molto in forze, ma sento che sono guarita". Il miglioramento, anzi il totale cambiamento, del suo stato era evidente. A questo punto Carrel "turbato, incapace di riflettere... non parlava più, non pensava più. Il fatto inatteso era talmente contrario a tutte le sue previsioni, che egli credeva di sognare!".
 Marie ora beve una tazza di latte, solleva la testa, si guarda intorno e addirittura si mette su un fianco senza alcun dolore. Carrel "si alzò, traversò le file serrate dei pellegrini... e se ne andò. Erano circa le 16. Quel ch'era accaduto era la cosa impossibile, la cosa inattesa, il miracolo!".
 Riportata in clinica per i controlli, Marie stava seduta sul letto, sorridente. Tutti i medici confermano l'avvenuta (istantanea) guarigione di Marie. Anche Carrel la visita: quel ventre, fino a pochi minuti prima orrendamente gonfio, è ora piccolo, magro e morbido come quello di una normale ventenne. La pelle è bianca e liscia. Il medico "rimase muto, la trasformazione era prodigiosa... lui provava la sensazione di aver ricevuto un pugno alla testa".

 Marie "era raggiante. La gioia di lei sembrava comunicarsi a tutti." Non è solo una guarigione istantanea da una malattia mortale e inguaribile, ma - come prescrivono i protocolli - è anche definitiva, infatti Marie, una volta tornata a casa e rimessasi in forze, si farà suora tra le Figlie della Carità e dedicherà la sua vita proprio all'assistenza agli ammalati.
 Ma cosa accadde al dottor Carrel? Quando sentì Marie, lì in clinica, che, tutta felice, diceva di voler andare a vivere dalle suore di San Vincenzo per assistere gli ammalati, si commosse e uscì. Nella notte di Lourdes incrociò il fiume di gente con le fiaccole che andava in processione verso la Grotta. Ma stavolta guardò con occhi diversi tutti quei poveracci che prima gli sembravano dei poveri ingenui. Lì a Lourdes c'era davvero Qualcuno che per loro, per far sentire loro il suo amore, faceva l'impossibile. Loro lo sapevano, mentre lui, a causa dell'orgoglio della sua scienza, lo aveva capito solo ora. E solo perché aveva ricevuto una grazia eccezionale.

 Vedendolo, l'amico gli andò vicino: "Sei convinto ora, filosofo incredulo?". Carrel - che aveva una mentalità ormai abituata, professionalmente, a registrare i dati di fatto sperimentali - rispose facendo parlare gli avvenimenti: "Una giovane molto malata... è stata guarita in pochi istanti sotto i miei occhi. E' una cosa meravigliosa, è un miracolo... Bisogna constatare i fatti".
 Il vecchio compagno di scuola lo salutò con una battuta ironica, ricordandogli l'impegno che aveva preso, di farsi frate. E lo lasciò. Camminando Carrel faceva il punto della sua vita da positivista: "Sono stato sempre più infelice... Ora eccomi solo nella notte. I sistemi puramente intellettuali non esistono più. Che importano le teorie di fronte alla vita e alla morte?". Entrò nella Basilica e si trovò davanti alla statua della Madonna. Dal suo cuore salì questa preghiera: "Vergine dolce, che soccorri gli infelici che ti implorano umilmente, proteggimi. Io credo in Te..."
 L'ateo era ormai sulla via della conversione, anche se resterà figlio del suo tempo e di quegli ambienti scientifici con idee talora opposte all'insegnamento della Chiesa. Metterà tutte le sue capacità al servizio della medicina guadagnandosi il Nobel.

In tarda età fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con il governo filonazista di Vichy. Fu un'accusa che lo prostrò molto e lo condusse, il 5 novembre 1944, ad un infarto che gli fu fatale.
A Carrel si deve una famosa frase che esprime bene il realismo cristiano e l'umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni ricerca scientifica: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità."

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(1) Il nome vero era Marie Bailly, ma Carrel, nel suo libro Viaggio a Lourdes (Morcelliana 2008), usa degli pseudonomi. Il suo stesso nome, nel libro, viene scritto al contrario: Lerrac. Lo scritto ricostruisce giorno per giorno quella sua vicenda, raccontandola in terza persona e noi ne seguiamo qui il racconto.
     

(Queste pagine sono tratte da: Antonio Socci, Indagine su Gesù, 2008, Bur, Milano)