|
A I D S
Un flagello che stiamo sottovalutando
Non si sente parlare molto,
ultimamente, di Aids. Come mai? E' stato debellato? Tutt'altro!
Prima alcuni numeri: nell'Asia meridionale e Sud orientale si sono presi il
visur Hiv già 7 milioni di persone; in Medio Oriente 500 mila; in America
Latina 1 milione e 600 mila; in Europa 580 mila. In Africa l'AIDS copre tre
quarti di tutto il continente nero e si prevede che entro il 2010 gli orfani, in
Africa, a causa del virus, saranno 25 milioni!
A gennaio di quest'anno, il governo cinese ha cominciato a dire la verità sui
suoi sieropositivi ed ha parlato di 650.000 (mentre prima ne indicava soltanto
183.733 tra malati e sieropositivi), di questi 650 mila, 75 mila sono già
purtroppo nello stadio avanzato della malattia.
La Cina in questi anni sta cambiando moltissimo, economicamente e socialmente;
questo sta portando anche a cambiare i rapporti fra le persone: nei primi dieci
mesi del 2006 i casi di sieropositività sono aumentati del 30% (a Shangai
l'aumento è stato addirittura del 70%!), andando di questo passo, nel 2010 in
Cina si avranno anche 10 o addirittura 30 milioni di sieropositivi! L'Aids in
Cina è diventato un problema nazionale.
L'Aids sarà la più seria malattia
infettiva nel mondo per i prossimi dieci anni.
Il dramma più grosso è vissuto dai bambini, sia perché restano orfani, sia
perché prendono il virus dai genitori: la mortalità dei bambini colpiti dal
virus è del 20% ad un anno di vita e del 50% a 2 anni di vita. Nel 2004 sono
morti, a causa del virus dell'Hiv, 510 mila bambini al di sotto dei 15 anni (di
cui 450 mila africani!)
A questo si aggiunge che il virus in
questi anni si sta modificando, in modo negativo, diventando resistente anche ai
farmaci. La nuova mutazione del virus è chiamata V1 181, già individuata
in 114 malati.
COSA FA LA CHIESA?
"La Chiesa Cattolica e la Caritas sono le risorse chiave a livello dei singoli
Paesi. Quindi per favore contattate e cercate una collaborazione attiva con loro
attraverso le Conferenze episcopali cattoliche e gli uffici nazionali della
Caritas, e facilitate il loro inserimento negli appropriati progetti di
cooperazione nel Paese".
Queste sono le parole del Direttore del Country & Regional Support Department,
Michel Sidibe dette ai coordinatori nazionali dell'UNAIDS (l'Agenzia dell'ONU
che si occupa a livello mondiale della lotta all'Aids).
La stessa UNAIDS, fino a qualche anno lanciavano solo velenose polemiche contro
la Chiesa cattolica, accusata di ostacolare l'uso dei preservativi come forma di
prevenzione dell'Aids.
Il Cardinale Alfonso Lopez TruJillo affermò alla BBC che il preservativo lascia
passare il virus Hiv e chiese che questo venisse scritto sulle confezioni dei
preservativi, fu quasi linciato (con le parole) dai tutti i media in un modo che
non era mai successo prima!
Oggi, invece, l'UNAIDS riconosce che la Chiesa cattolica è responsabile del 26%
di tutti i servizi sanitari nel mondo e che in 38 paesi in via di sviluppo ha in
corso importanti programmi per la prevenzione e la cura dell'AIDS.
Lo stesso Edward Green, scienziato non
cattolico, nel 2002 affermava che "dopo 20 anni di pandemia non c'è alcuna
evidenza che più preservativi portino a meno Aids"; nel 2003, partendo dai dati
raccolti, sostiene che l'unico approccio che risulta efficace nella prevenzione
dell'Aids è quello basato sull'educazione all'astinenza e alla fedeltà
coniugale... in pratica quello che la Chiesa cattolica ha sostenuto fin
dall'inizio!!!
L'uso del preservativo, come la stessa
rivista scientifica "The Lancet" affermava nel 2000, ha creato "una falsa
percezione di protezione" che "induce ad aumentare i rapporti a rischio". Come
mai la Chiesa ha avuto ragione ed a livello internazionale c'è stato un abbaglio
collettivo?
Probabilmente perché le agenzie Onu e gli Stati si sono mossi sulla base di
schedi ideologici, di idee, di pubblicità... La Chiea è invece presenza, vive
tra le persone, condivide e conosce da vicino i problemi.
Nel mondo, lavorano per la salute a vario titolo, 110.954 organizzazioni
cattoliche, gestiscono 6.083 ospedali, 17.189 dispensari, 799 lebbrosari, 13.238
case di cura per anziani e cronici, 64.979 centri di riabilitazione, counselling,
assistenza pediatrica.
I giovani sono poco informati
sull'Aids. Secondo gli studi dell'Anlaids, il 27% dei giovani italiani crede che
addirittura esista già un vaccino per l'Aids. Il 16% crede che la trasmissione
del virus possa essere prevenuta con la pillola anticonzionale e il 38% crede
che un bacio profondo possa prevenire l'Aids.
In realtà il virus si trasmette mediante contatti di sangue e di sperma. Siamo
proprio sicuri che i preservativi non presentino pori abbastanza larghi (più di
0,1 micron) da lasciar passare lo Hiv e allo stesso tempo abbastanza piccoli da
sfuggire al controllo dei test? Con l'aiuto di un microscopio elettronico, sono
stati fatti dei forellini di 1 micron in preservativi nuovi, di marche diverse,
che avevano superato il test. Di questi preservativi, con forellini dieci volte
più grandi dello Hiv, il 90%, superò solo un secondo test, cioè non mostrò
alcuna perdita di acqua! Sicuri quindi per l'acqua ma non per l'Hiv! Occorre
anche tener conto che queste cellule del virus sono deformabili e possono
pertanto passare attraverso ramificazioni anche più sottili, gli stessi
preservativi si lacerano o si rovinano se esposti al caldo.
l'aspetto grave è che ancora oggi molti testi scolastici presentano il
preservativo, o gli "accorgimenti" in generale, come il rimedio all'Aids! Quando
si aggiorneranno questi testi e quando si parlerà seriamente di educazione alla
sessualità? Impariamo allora dall'Africa, precisamente dall'Uganda.
L'Uganda è diventato un caso
particolare, sicuramente da imitare; lì c'è stata una diminuzione del
virus del 75% nei giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni; del 60% tra
quelli di 20 e 24 anni; del 54% nel suo complesso. Tutto questo grazie
all'azione del governo che ha puntato soprattutto sull'educazione all'astinenza
e alla fedeltà coniugale, riconoscendo anche il lavoro di chi già sul campo
operava in questa direzione. La sanità gestita dalla Chiesa cattolica in Uganda
è diventata esempio per il resto del mondo nella lotta all'Aids.
Claudio Penna
(da letture varie,
scientifiche, recenti e, soprattutto da: Dimensioni Nuove (febbraio 2007) |