Islàm e Maometto - Correnti Islamiche - Iman -
Profeti e
Giudizio Universale - Doveri religiosi -
Digiuno del Ramadàn - Pellegrinaggio alla Mecca -
Festività, preghiera comunitaria, moschea
Corano - Islam e Cristianesimo - Mutilazione
genitale femminile (MGF) - Moschea
ISLAM e MAOMETTO. Maometto (Abul-Kasim
ibn
'Abd-Allah, detto Muhammad, "il glorificato") nasce nella
città
araba della Mecca, secondo alcune fonti il 20/04/ 570 d.C., dalla
potente stirpe dei Qurays
(o Coreisciti), che domina appunto alla Mecca.
Orfano di madre a sei
anni (il padre era già morto poco prima della sua nascita),
si prende cura
di lui lo zio Abu Talib: un cammelliere che lo farà
partecipare,
ancora adolescente, alle carovane commerciali dirette in Siria. Da
adulto diventa guida di carovane.
Nei suoi frequenti viaggi
conoscerà la religione ebraica, quella cristiana e la
religione
dei beduini dell'Arabia, una religione che adora molte
divinità
della natura. A 25 anni entra a servizio della ricca vedova quarantenne
Hadiga, qualche anno dopo ne diverrà il marito, da
questa
avrà due o tre figli maschi (che morranno tutti
prematuramente)
e quattro figlie femmine (Fatima morirà nel 632).
Nel
605 viene scelto per
ricollocare in un angolo dell'edificio della Ka'ba
(o kaaba="dado",
"cubo", un edificio,costruito in pietra lavica di metri
10x12x15, ricoperta con un tappeto
di broccato sollevato solo sulla porta d'ingresso, a nordest; nel lato orientale
è incastrata la Pietra
Nera,
costituita in realtà da tre grandi frammenti tenuti insieme
da un
cerchio d'argento. Queste tre pietre sono considerate
proveniente da un meteorite, quindi provenienti da
cielo; secondo la
tradizione lo stesso Abramo avrebbe collocato il meteorite in
quell'angolo dalla Ka'ba per fissare il punto di partenza delle
processioni rituali)
la "pietra
nera" che era stato
rimossa a causa di
una provvisoria demolizione
del tempio. Quel momento segnerà
l'inizio delle riflessioni religiose di Maometto che, spesso, si
ritirerà alle pendici del monte Hira a meditare.
Una notte, la "Notte del Decreto",
nell'ultima decade del mese di
ramadan del 610, Maometto si addormenta in una caverna alle pendici del
monte Hira, gli apparve in sogno un angelo, l'arcangeloGabriele,
con
in mano un libro di stoffa, ricoperto di segni, che vuole
comunicargli una prima rivelazione di Allah (="La
Divinità"). La moglie Hadiga
sarà la prima a credergli e a confortarlo con le sue parole.
Qualche tempo dopo l'arcangelo Gabriele gli si rivelerà per
una
seconda volta.
Successivamente, tra il 612 e il 613 Maometto ha una nuova rivelazione:
da allora Maometto
si considera l'ultimo e il più grande dei
124.000 profeti di Allah (tra
i quali spiccano soprattutto Mosè
e Gesù), un messaggero
di gioia per i credenti e un severo
censore per gli increduli.
L'annuncio
profetico di Maometto si basa sulle rivelazioni ricevute
ininterrottamente durante la sua vita e contenute nelle "sure"
(o
"parti") del Corano.
Propugna con fermezza l'unicità assoluta di
Allah, al quale i credenti devonocompleta
sottomissione
(islàm).
Giornalmente ripete nei pressi della Ka'ba, con lo sguardo rivolto
verso Gerusalemme, le verità rivelate. La sua
predicazione
viene accettata dai poveri e dagli schiavi della Mecca, ma viene
avversata dai grandi commercianti che promuovono aperte azioni di
violenza contro i seguaci di Maometto. Questi mercanti, infatti, vedono
minacciati i loro interessi e la fede tradizionale dalla nuova
predicazione. La presenza della ka'ba, alla Mecca, ne fa una
città inviolabile ed un luogo sicuro per il commercio.
La narrazione della sua vita viene arricchita di numerosi prodigi. Uno
racconta che il 27 del mese di ragab del 620, anno in cui muoiono la
moglie Hadiga e lo zio Abu Talib, Maometto viene rapito
dall'arcangelo Gabriele sul cavallo bianco di nome Burak e portato
dalla Mecca a Gerusalemme. Durante questo viaggio notturno il profeta
sale miracolosamente nei sette cieli, dove incontra Adamo (1°
cielo), Giovanni e Gesù (2° cielo), Giuseppe
(3°), Idris
(4°), Aronne (5°), Mosè (6°) e
Abramo (7°) e
tutti questi lo accolgono come un grande fratello e sommo profeta.
Prima che Maometto torni sulla terra, ottiene che i cinquanta doveri, originariamente imposti da
Allah ai credenti musulmani (salat), siano
ridotti a cinque al giorno. Nello stesso anno, sposa la vedova Sawda e
si fidanza con la diciassettenne A'isha, che dal 623 (quando lui aveva
53 anni!) diverrà la moglie prediletta.
Nell'anno
622, diciotto seguaci della rivelazione di Maometto,
proveniente dall'oasi di Yathrib, gli propongono di trasferirsi a
Yatrib e divenire loro consigliere e capo. Contemporaneamente, il
conflitto tra Maometto e i dominatori della sua città natale
si
inasprisce al punto che alcuni membri dell'oligarchia meccana
progettano di uccidere il profeta. Maometto si trasferisce a Yathrib:
vi giunge, secondo l'opinione più diffusa, con alcuni fedeli
(muhagirun "emigrati") il 20 settembre del 622. Più tardi la
città di Yathrib verrà denominata
Madìnat
an-Nabì (la "città del profeta" e
abbreviata poi in
Madinat (Medìna). L'anno dell'emigrazione (higra o
ègira)
di Maometto dalla Mecca a Medina viene fissato, sotto il califfato di
Omar, intorno al 638, quale inizio dell'era islamica: tale inizio
però non era il giorno stesso della higra ma il primo giorno
dell'anno in cui avvenne l'"emigrazione", ovvero il 16 luglio del 622
secondo il calendario giuliano. Sul luogo dove arriva, a Medina,
Maometto erige la prima moschea islamica. Sempre a Medina, aggiunge al
contentuto delle precedenti rivelazioni riguardanti la fine dei tempi
(fine del mondo, gioie del paradiso, pene dell'inferno) nuovi contenuti
di carattere politico-sociale, giuridico ed etico. In
conformità
al suo rango, Maometto maniente un grande harem del quale fanno parte
nove mogli. Il 16 luglio 622 rappresenta quindi sia la nascita
ufficiale dell'Islam, sia l'inizo del conteggio degli anni per i
musulmani, il loro calendario,
lunare, prende il via proprio dall'avvenimento, l'Egira.
In una
battaglia contro i Meccani (abitanti della Mecca), a Badr,
Maometto con trecento seguaci sconfigge ottocento o novecento Meccani.
Poiché si ritiene che sia stato Allah a sconfiggere i nemici
e a
condurre alla vittoria, si arriverà col tempo ad attribuire
l'espansione del dominio islamico mediante la forza delle armi al
volere di Allah: nasce così il concetto di gihàd o
"guerra santa", come
strumento di espansione politica degli arabi (vedi
sura 2).
Gli Ebrei presenti a Medina rifiutano l'insegnamento di Maometto;
questi allora rompe con l'ebraismo, che - insieme ai Cristiani -
vengono considerati da Maometto come coloro che hanno ricevuto la
Rivelazione di Allah ma l'hanno alterata: egli si considera
colui
che ha rinnovato la "religione di Abramo" e considera centro della
nuova religione la Ka'ba della Mecca.
Stabilisce anche che da quel momento in poi, dal febbraio del 624, si
debba assumere ome quibla(la
direzione durante la preghiera) non
più Gerusalemme, ma la Ka'ba della Mecca; sceglie che il giorno
sacro sia il venerdì
e non più il sabato; inoltre
sostituisce al giorno di digiuno (che era stato introddo su modello di
quello ebreo) un intero mese di digiuno, il mese
di
ramadàn.
Nonostante vari tentativi, Maometto non riuscirà a
conquistare la
Mecca, nel 629 raggiunge pacificamente la Mecca con un gruppo di
seguaci disarmati: dopo aver pregato e girato intorno al santuario
della Ka'ba, visita il sepolcro di Hadiga (la moglie) per poi far
ritorno a Medina. Un anno dopo, nel 630, con diecimila uomini
muove contro la Mecca e, questa volta, la conquista, proprio nel mese
di ramadàn. Sono passati otto anni da quando aveva
dovuto
abbandonarla.
Seduto trionfalmente su un cammello, cavalca per sette volte intorno
alla Ka'ba, distrugge con un bastone le statue delle antiche
divinità arabe del territorio sacro e prende possesso della
"pietra nera"; proclama la Mecca, con il santuario della Ka'ba, la
"città santa" dell'Islàm. Dopo aver istituito il
rito del
pellegrinaggio alla Mecca, cui egli stesso prenderà parte
ancora
una volta prima di morire, Maometto rientra a Medina.
L'8 giugno del 632 si reca per l'ultima volta alla moschea; torna
nell'abitazione della moglie prediletta 'A'isha, reclina la testa sul
grembo di 'A'isha e muore. La terza notte dopo la sua morte, il profeta
viene sepolto nel luogo stesso dove era spirato: la sua tomba si trova,
oggi, nella moschea di Medina, ampliata con successive costruzioni, ed
è circondata da una cancellata in ferro battuto e ottone
sulla
quale è ripetuta, in artistici caratteri, la sintesi del
credo
islamico: "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah. Maometto
è l'inviato di Allah".
CORRENTI ISLAMICHE. Già
nel VII secolo, dopo la morte di Maometto, l'Islàm si
divide,
soprattutto a causa dei contrasti nati a proposito della successione al
profeta nella guida religiosa e politica della comunità
musulmana (ummàh).
Oggi, i musulmani sono
circa 1 miliardo,
divisi in
tre correnti principali Sunniti
(musulmani ortodossi, l'83%), Schi'iti (Sciiti, 17%),
scismatici), 65 movimenti e 145 sètte.
SUNNITI:
Sono i musulmami che si mantengono
fedeli alla
Sunnàh
("la tradizione"). Sono circa
680 milioni. Per questi, la
carica di califfo
(khalifah, cioè luogotenente, successore)
doveva essere riservata al parente più prossimo del profeta,
discendente in linea maschile dalla stirpe dei Qurays: una volta
circoscritta questa cerchia, insistevano sulla libera elezione fatta
dalla comunità. Più tardi, con le dinastie
ereditarie
degli Omayyadi (Omniadi), degli Abbasidi, dei Fatimidi , dei Mamelucchi
e degli Ottomani (Osmanli: 1517-1924), la successione al califfato
seguirà una strada diversa; una strada che li mette in netto
contrasto con gli Sciiti.
I Sunniti si ritengono i musulmani ortodossi e considerano veri e
propri errori tutte le modificazioni alla dottrina e alle regole di
condotta non previste dalla Sunnàh. I
Sunniti
comprendono quattro scuole:
Hanifiti, seguaci della scuola
giuridica che
prende il nome dall'imàm iracheno Abù
Hanìfa; sono
il 43% (350 milionni) di tutto il mondo islamico; vi appartengono i
musulmani indiani e i sudditi della dinastia turca degli ottomani.
Malikiti, seguaci della scuola
fondata
dall'imam Màlik ben Anas; sono quasi il 20% (160 milioni)
dei
musulmani, presenti in Algeria, Marocco, Tunisia, Sudan e Alto Egitto.
Scaiafiiti, il loro fondatore,
Al-Shàfi'ì, organizzò per la prima
volta la
giurisprudenza islamica, stabilendo un legame tra Corano,
Sunnàhm igmà e qiyàs, che egli
considera i quattro
pilastri del diritto: a lui risale inoltre il fondamento della shari'a
("legge"); sono diffusi in Siria, nel Basso Egitto, nell'Arabia
occdentale e meridionale, nell'Africa orientale, nell'Indonesia e nel
Caucaso. Sono il 20% (169 milioni).
Hanbaliti, oggi quasi 2
milioni (lo 0,2% dei
musulmani), riconoscono come fonti del diritto solamento il Corano e la
Sunnah. Vi aderiscono i Wahhabiti dell'Arabia Centrale. SCIITI:
(seguati del partito della shi'a
("partito" di
'Alì). Oggi sono complessivamente 127 milioni, il 15,5% dei
musulmani e comprendono molte correnti che concordano nel riconoscere
come legittimi successori di Maometto e quindi come guide
giuste
dell'intera comunità musulmana, solamente 'Alì,
cugino e
genero del profeta, e la discendenza dal suo matrimonio con la figlia
di Maometto, Faitma; per questo gli Sciiti vengono chiamati anche
'Alidi. I primi tre califfi "ben diretti", riconosciuti dai Sunniti,
sono considerati degli usurpatori dagli Sciiti. Secondo costoro,
Maometto avrebbe rivelato i più profondi segreti
dell'Islàmal cugino e genero 'Alì, il quale
avrebbe poi
trasmesso questo "sapere segreto" alla sua famiglia. I suoi diretti
discendenti vengono chiamati imàm, ovvero
"guide" e custodi
di
questa sapienza segreta.
Gli Sciiti, a diffrenza dei Sunniti, ai cinque pilastri
dell'Islàm ne aggiungono un sesto: la figura, appunto,
dell'imàm, la vera guida della comunutà islamica;
ad esso
spetta un'autorità inontestabile, in quanto diretto
discendente
dello stesso Maometto.
Anche gli, come i Sunniti, si dividono in diverse correnti religiose,
il problema principale è dato proprio dalla questione della
vera
discendenza di Maometto. Le principali correnti sono:
Zaiditi, oggi circa 5,5 milioni,
presenti nello
Yemen; riconoscono cinque "imàm visibili".
Ismailiti, oggi circa 15,5 milioni,
presenti in
Siria, Iran, Afghanistan e India settentrionale. Riconoscono sette
"imàm visibili";
Imamiti oggi circa 105 milioni, presenti
in Iran,
Pakistan, Persia (qui, dal 1502 è religione di stato).
Riconosceono dodici imàm: attualmente non ne esiste nessuno
vivo, "visibile". L'ulimo imàm, nato nell'874 in una cantina
-
ancora oggi venerata - è in realtà "nascosto" in
una
cisterna nei pressi di BAghdad, tornerà in un tempo
stabilito,
come imàm Madhì per fondare un regno di giustizia
sulla
terra. Durante la sua assenza sono i mullàh a formulare le
sentenze e a poter emettere la decisione autonoma su una questione
giuridica, presa in base all'interpetazione delle fonti.
IMAN
E ISLAM Imàn (="fede") per
alcuni indica la "fede in
Allàh", per
altri solamente il contenuto del messaggio dei profeti che
Allàh
ha inviato (sura 4).
Islàm (="sottomissione", "dedizione" nei confronti di
Allàh) indica sia la religione fondata da Maometto e
ispirata da
Allàh, ma anche i doveri religiosi che il credo comporta per
ogni musulmano. Musulmano deriva da "Muslìm",
è "il sottomesso".
Allàh (contrazione dell'espressione araba
al-ilàh, "la
Divinità" per eccellenza) s'intende la Divinità
sola e
unica. Il monoteismo costituisce quindi il fondamento
dell'Islàm (sura 21). Inizialmente Maometto
dichiarerà
lecita l'adorazione di Làt (="la dea"), di
al-'Uzzà
(="colei che è forte e potente") e di Manàt
(signora del
destino) viste quasi come "figlie di Allàh"; successivamente
Maometto revocherà questa ammissione.
Il nome di Allàh viene legato a numerosi attrbuti (Grande,
Onnipotente, Supremo...), questi sono considerati "i più bei
nomi", rappresentano le 99 perle del rosario islamico; il centesimo
nome lo conosceva soltanto Maometto. Ogni sura del Corano inizia con il
verso "basmala": "Il nome di Allàh, il Clemente, il
Misericordioso". Ecco alcuni dei 99 nomi di Allàh.
Al-Wahid
L'Uno
Ash-Shakùr
Il
Riconoscente
Ar-Rashìd
Il Ben Guidato
An-Nafi'
Colui che procura guadagno
Al-Mu'min
Il Fedele
Al-Mumìt
Colui che
dà la morte
Al-Muhyi
Colui che dà la vita
Al-Malik
il Re
Al-Kabìr
Il Grande
Al-Halìm
Il Paziente
Al-Badi'
Colui che crea perfettamente
Al-Warith
Colui che è l'erede di tutto
Allàh
è il creatore di tutte le cose e Signore del mondo
(creato in 6 fasi). Aveva già fatto discendere la
Toràh
per gli Ebrei e il Vangelo per i Cristiani, ha mandato infine la
rivelazione, la salvezza; nel giorno del giudizio sarà
giudice
supremo. A Lui si deve adorazione e sottomissione (Islàm) da
parte degli uomini, suoi servi (sura 112).
Quest' essere Supremo e unico, è professato da ogni
musulmano
nella shahàda che rappresenta "la professione di fede" ("Io
testimonio che non c'è altro Dio all'infuori di
Allàh e
che Maometto è il suo profeta") presente inoltre nel primo
dei
cinque doveri principali di ogni musulmano, ma rappresenta anche
l'impegno di ogni musulmano di combattere, anche con le armi, per
l'estensione del dominio dell'Islàm e, soprattutto, di
essere
disposto anche a morire nella "guerra santa": colui che cade in tale
guerra è chimato shahìd ("testimone", "martire").
La
shahàda costituisce l'atto iniziale della vita religiosa
musulmana: colui che la pronuncia, per la prima volta, davanti a
testimoni musulmani entra immediatamente a far parte della
comunità islamica. Dovrebbe essere anche l'ultima frase che
un
musulmano pronuncia in punto di morte.
Del seguito di Allàh fanno parte gli angeli(tra
i più
importanti Gabriele, Raffaele e Michele), che non hanno sesso, sono
senza peccato, non mangiano, né bevono; rendono conto ad
Allàh del comportamento degli uomini, di solito sono
invisibili
a tutti tranne che agli animali. Poi ci sono i ginn,
esseri intermedi
tra angeli e uomini, figure sessuate che mangiano e bevono, possono
esseri buoni o cattivi, credenti o infedeli: ogni uomo ha due di questi
"geni" al suo fianco, uno buono e l'altro cattivo. A capo dei demoni
c'è Saytan (Satana) che è stato cacciato dal
paradiso
(sura 38) perché si è rifiutato di prostrarsi
davanti al
primo uomo, Adamo, come Allàh gli aveva comandato.
Il Kalàm comprende, in sei parti, la dottrina
dell'Islàm
su Allàh, gli angeli, i profeti, la predestinazione e le
scritture.
PROFETI
E GIUDIZIO UNIVERSALE Per
aiutare gli uomini traviata da Satana, Allàh ha invato
124.ooo profeti (nabì),
313 dei quali sono messaggeri superiori,
o apostoli: di questi ultimi, solo 28 sono nominati nel Corano. Il
primo è Adamo, seguono poi, tra gli altri, Abramo
(Ibràhim), Musà (Mosè),
'Isà (Gesù);
poiché un profeta non può morire se è
innocente,
all'ultimo momento Allàh avrebbe sostituito il corpo di
Gesù con quello di un altro uomo; Gesù sarebbe
poi
tornato sulla terra per guidare gli uomini prima del Giudizio
Universale. Maometto è "il sigillo dei profeti",
cioè
l'ultimo dei profeti, dopo di lui non ve ne saranno altri: con lui si
è conclusa definitivamente la "Rivelazione". Maometto
è
nabì, in quanto profeta, è anche rasùl
in quanto
messaggero diAllàh presso la ummàh (la
comunità
islamica).
La teologia ortodossa, cioè quella sunnita, da un lato
sostiene
che il destino degli uomini è già predestinato in
quanto
determinato da Allàh, dall'altro afferma che, in occasione
del
Giudizio
Universale, gli uomini
verranno puniti con l'inferno o con il
paradiso in base alle loro azioni (la sura 32 è interpetata
come
un destino già deciso da Allàh). Tra le due
posizioni
estreme degli Jabriti (completa mancanza di libertà
nell'uomo) e
dei Kadariti (esistenza del libero arbitrio), ci sono gli Ashariti che
ammettono l'intervento divino ed anche la responsabilità
umana.
Nel Giudizio Universale, che avverrà alla fine dei tempi
dopo
incredibili catastrofi, apparirà l'anticristo
al-Dajjàl,
che verrà ucciso da 'Isà (Gesù);
questi
ricomparirà a Damasco, reciterà preghiere
islamiche,
farà sorgere un regno di pace e benessere, morirà
e
sarà sepolto a Medina.
Durante questo Giudizio, le buone e le cattive azioni degli uomini,
tracritte in un libro, saranno pesate su una bilancia. Gli uomini
dovranno attraversare il "golfo dell'inferno" su un ponte
più
sottile di un capello e più affilato di una spada,
mentre
sotto di loro gli inferi spalancheranno le loro fauci per inghiottire
coloro che cadranno e precipiteranno nelle loro sei bolge. Gli infedeli
diventeranno schiavi dell'inferno e bruceranno tra le sue fiamme (sura
19 e 47). I credenti potranno invece scampare al baratro e giungere in
paradiso; un paradiso dove scorrono ruscelli d'acqua, latte, vino,
miele; un luogo di piaceri fisici nel quale i musulmani avranno come
compagne fanciulle incantevoli, eternamente belle (le hùri,
"bianche"), sura 52, e godranno della visione di Allàh.
Tutti coloro che muoiono prima del Giudizio Universale sono destinati
ad attenderlo, giacendo privi di cosceinza nelle loro tombe; quanti
invece perdono la vita per l'Islàm nella "guerra santa",
vanno
immediatamente in paradiso subito dopo la morte, senza attendere il
Giudizio Universale della fine dei tempi.
DOVERI
RELIGIOSI Per
lslàm ha estrema importanza il comportamento: la
sharìa ("legge")
rappresenta il centro dell'Islàm, per
questo l'Islàm viene definita la "religione della legge". La
sharìa indica il cammino da seguire, i doveri religiosi.
Poiché nella mentalità islamica non
c'è differenza
tra comunità religiosa (ummàh) e organizzazione
politica,
la sharìa diventa fonte del diritto sia religioso che
statale,
entrambi, infatti, sono da ricondurre ad Allùh. Essa quindi
regola i rapporti dei fedeli sia nei riguardi di Allàh sia
nei
riguardi degli altri fedeli. Tutte le azioni umane rientrano in una di
queste cinque categorie:
1) doveri
(fard) cioè azioni che se compiute
correttamente verranno ricompensate; se trascurate porteranno una
punizione;
2) azioni
raccomandate
(mandùd), azioni che
se compiute porteranno ad una ricompensa, se trascurate non porteranno
comunque nessuna punizione;
3) azioni
indifferenti
(mubàh), azioni che
non saranno né premiate né punite;
4) azioni
riprorevoli
(makrùh), azioni che se
compiute non porteranno ad una punizioni, ma l'astenersi da esse
varrà come merito;
5) azioni
proibite (haràm)
azioni che, se
commesse, meriteranno una punizione, chi riuscità invece ad
evitarle sarà ricompensato. Una variante di queste azioni
proibite sono proprio i peccati.
Secondo i Sunniti, l'Islàm poggia su cinque
pilastri
(arkàn)
fissati a Medina all'epoca dei primi califfi: 1)
la shahàda, (la professione di fede) 2)
la salàt (la preghiera rituale) 3)
la zakàt (la carità o offerta
con fini umanitari, oggi un'imposta statale a favore dei poveri con
precise percentuali) 4)
il sawàn (il digiuno del mese di
ramadàn) 5)
lo hagg (il pellegrinaggio alla Mecca). Presso gli
Sciiti
in generale, anche la fede negli imàm viene considerata un
altro
dei doveri fondamentali. Presso
i Khàrijiti
e gli Ismailiti, oltre ai cinque precetti, ce anche il dovere della
gihàd (la guerra santa). Inizialmente, godevano di
particolare
tolleranza le comunità religiose che basavano la loro fede
sulle
scritture, ovvero gli Ebrei e i Cristiani, i Sabei e i seguaci dello
Zoroastrismo: tutti questi tuttavia dovevano pagare una tassa speciale
e adeguarsi all'ordine politico islamico, rimanendo esclusi dalle
carich statali.
In base al diritto islamico, il
mondo è diviso in due parti: il
"dàr al-Islàm", cioè il territorio
islamico, e il
"dàr al-harb" cioè il territorio della guerra
santa. Il
primo comprende tutti i paesi islamici, il secondo tutti i restanti
paesi. La gihàd è vincolante non per il singolo,
ma per
la comunità musulmana; la durata della tregua tra due
"guerre
sante" non può superare i dieci anni.
Nella shar'ìa vengono descritte ulteriori forme giuridiche e
sociali: il diritto di famiglia, matrimoniale e di successione. Per i
musulmani l'unione matrimoniale è un dovere sacro e quindi
viene
disapprovato il celibato. L'uomo può avere, per diritto,
quattro
mogli e un numero illimitato di concubine; lo schiavo può
avere
solo due moglie legittime. Maometto ebbe nove mogli e tre concubine,
giustificò questo come un privilegio a lui concesso dallo
stesso
Allàh (sura 33). L'uomo può sciogliere il vincolo
matrimoniale anche senza particolari motivi, attraverso una semplice
dichiarazione di separazione; le donne musulmane possono ottenere il
divorzio solo dopo un complicato processo. La conversione di una donna
all'Islàm, rende immediatamente nullo il matrimonio con un
infedele (cioè un non musulmano). Nessun infedele
può
sposare una donna musulmana.
Nei paesi musulmani, le leggi, il diritto, nasce dalle quattro "radici
dell'ordine giuridico": Corano,
Sunnah,
qiyàs,
igmà'
(qiyàs indica la deduzione analogica; igmà'
indica invece
l'accordo o il consenso della comunità islamica su questioni
di
fede e di vita giuridica). Gli esperti del diritto sono chiamati fakih
i 'alim; gli esperti di diritto riconosciuti dallo stato sono invece
chiamati muftì (in Iran e in India si chiamano, invece,
mullah).
DIGIUNO
DEL RAMADAN Ramadàn
è l'unico mese citato esplicitamente dal Corano.
E' il mese in cui, nella notte tra il 26 e il 27, la "notte della
decisione" (di Allàh), il Corano fu fatto discendere sulla
terra.
Durante tutto questo mese, che dura 28 giorni (i musulmani
utilizzano
infatti un calendario lunare),
ogni musulmano che sia maggiorenne non
deve compiere determinate azioni: assumere qualsiasi tipo di
cibo
o bevanda; avere rapporti sessuali; tutto questo a partire dal sorgere
del sole - cioè dal momento in cui si riesce a distinguere
un
filo bianco da uno nero - fino al calare della notte. Tra i cinque
doveri, il digiuno è quello che viene osservato
più
scrupolosamente.
PELLEGRINAGGIO
ALLA MECCA Esiste il
"grande" ed il "piccolo" pellegrinaggio alla Mecca.
Ogni
maggiorenne, senza distinzione di sesso, che sia in condizioni fisiche
e finanziarie, almeno una volta nella vita deve recarsi alla
Mecca, al villaggio di Minà e alla valle di 'Arafat. Questo
grande pellegrinaggio avviene solo nell'ultimo mese dell'anno
lunare.
Il piccolo pellegrinaggio alla Mecca può essere intrapreso
in
qualsiasi periodo dell'anno.
Il pellegrinaggio rafforza lo spirito comunitario e rende i musulmani
coscienti dell'unità dell'ummàh islamica: esso
viene
compiuto da circa il 10% di tutti i musulmani.
I riti da
eseguire nel grande pellegrinaiggio
sono diversi: -a venti chilometri dalla
Mecca il pellegrino si sottopone ad una
purificazione rituale e indossa le vesti apposite (due pezzi di stoffa
bianchi e senza cuciture), entra così nell'ihram (stato di
consacrazione); -
due giorni dopo giunge al territorio sacro della Mecca, che si
estende per vari chilometri dalla Ka'ba in tutte le direzioni; -
raggiunge poi la moschea sacra che si trova al centro della
città ed entra nell'ampio cortile interno al centro del
quale
c'è la Ka'ba; -
compie 7 giri rituali intorno all'edificio (in senso antiorario) e
bacia la pietra nera, incastonata in una tonda montatura d'argento
nell'angolo esterno sud-est, a circa 1,5 metri dal suolo; -
si reca alle alture vicine e copre per 7 volte consecutive la
distanza che separa il colle di al-Marwa da quello di
as-Safà
(in memoria di Agar, madre di Ismaele); -
si reca poi al piccolo villaggio di Minà (pronuncia Muna); -
il giorno seguente, da lì passa nella valle di 'Arafat e
recita la preghiera di mezzogiorno; -
il terzo giorno si reca poi a Minà dove lanciano sassi
contre
tre cumuli di pietra, gesto simbolico che rappresenta la lapidazione di
Satana.
Il giorno 10 del mese di dhu-'l higga si concludono i riti del grande
pellegrinaggio e viene celebrata la festa del sacrificio.
RITI E TRADIZIONI - FESTIVITA'
- PREGHIERA COMUNITARIA - MOSCHEA
Nell'Islam, ogni momento della vita deve essere vissuto nel nome di "Iddio
clemente e misericordioso" e del suo profeta Maometto. NASCITA
Alla nascita di un bambino viene fatta una cerimonia che consiste nel
sussurrare nell'orecchio destro del neonato "la prima chiamata alla
preghiera" (al-idhan) e all'orecchio sinistro "la seconda chiamata
alla preghiera" (al-iqama). Dopo questo, sulla lingua del neonato
viene deposta qualche goccia di succo di dattero e poi gli viene dato il
nome. Dopo sette giorni, gli vengono tagliati i capelli e l'equivalente del
peso in argento viene distribuito ai poveri. Per il maschio, inoltre, viene
fatto un sacrificio: due capre, per la femmina, una sola. La circoncisione,
non richiesta comunque dal Corano, ma diffusa nell'Islàm come pratica di
purificazione, viene rimandata a quando il bambino sarà più grande,
diventando così una festa di iniziazione o della maturità. MATRIMONIO:
Considerato positivo, si ammette la poligamia, come già spiegato sopra,
limitando a quattro il numero delle mogli. E' comunque proibita la poligamia
se non si è in grado di mantenere questo impegno: la poligamia non è quindi
un ordine, ma una possibilità. Il matrimonio islamico non è un sacramento,
ma un contratto che può essere stipulato in casa, davanti al giudice (qad'ì)
o davanti ad un imam da lui delegato. E' previsto il divorzio. La
legge islamica ammette il matrimonio di un musulmano anche con donne di
altre religioni, ma non viceversa: questo per l'autorità che l'uomo ha sulla
moglie e perché i figli appartengono al padre. MORTE
Come nella nascita,anche nella morte è necessario che qualcuno reciti al
momento della morte i versetti del Corano e la shahada (la
professione di fede). Il corpo viene quindi lavato e avvolto in drappi. Dopo
le preghiere, il cadavere viene sepolto nella terra, avvolto da un lenzuolo,
senza bara, adagiato sul fianco destro e con il visto rivolto alla
Mecca. Se un musulmano muore fuori dal proprio paese, si rispettano le leggi
del paese, ma un musulmano non può essere sepolto comunque con gli
"infedeli", per questo nei grandi cimiteri delle grandi città vi è un
appezzamento di terreno destinato all'Islam. Se non è possibile questo, si
cerca di rimpatriare la salma in terra islamica.
FESTIVITA'
L'Islàm
ha due feste importanti: il "Piccolo Bayram" o "festa
dello zucchero" (così chiamata perché
è usanza
regalare dolciumi) una festa che dura tre giorni e segna la fine del
digiuno del Ramadàn. Settanta giorni dopo ha inizio il
"Grande Bayram", la "festa del sacrificio", dura quattro giorni e riguarda
coloro che non hanno potuto partecipare al pellegrinaggio annuale alla
Mecca. In
segutio
è stata aggiunta la festa della nascita di Maometto.
Il giorno considerato sacro è il venerdì, in
questo
giorno si tiene la funzione comunitaria della gum'a ("raduno
generale"): a mezzogiorno di questa giornata il lavoro deve essere
interrotto, per consentire la partecipazione alla funzione. Ogni
maschio musulmano maggiorenne è tenuto a partecipare a
questa
funzione alla quale devono essere presenti almeno 40 persone.
Il personale di una mosche comprende l'imàm,
il khatib,
il
mu'adhadhin
e la servitù. Qualsiasi musulmano puà essere
un imàm, questa non implica, infatti, una funzione
sacerdotale,
è colui che presiede la salàt quotidiana, il
direttore
della preghiera. Il khatib è colui che
dà inizio
alla recitazione della preghiera nel venerdì; può
essesere la stessa persona che ricopre il ruolo di imàm. Il
mu'adhadhin (o muezzin) è colui che dall'alto del minareto
annuncia pubblicamente l'ora della preghiera, il suo annuncio
è
detto adhàn; oggi l'adhàn è registrato
su nastri e
annunciato elettronicamente. ll divieto di
rappresentare qualsiasi forma vivente, ha fatto sì
che tra i musulmani si sviluppasse un'arte decorativa di genere
essenzialmente astratt0 (arabeschi); oggi tale divieto non è
sempre osservato, lo stesso Maometto spesso è il soggetto
dell'iconografia sacra islamica.
La
salàt
è il rito che caratterizza maggiormente il
musulmano, dimostra la completa sottomissione dell'uomo ad
Allàh: è la preghiera rituale che ogni musulmano
deve
recitare cinque volte al giorno dopo essersi purificato (ci si lava le
mani e la braccia fino al gomito, ci si sciacqua la bocca, ci si bagna
la testa e ci si lava i piedi fino al malleolo, con acqua o - in
mancanza - con sabbia): all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al
tramonto, dopo l'inizio della notte.
Chi non è nella
moschea,
mette a terra il tappetino (saggàda), per delimitare il
territorio puro e sacro da quello profano, e si mette sopra, scalzo e a
capo scoperto, rivolgendosi iin direzione della Mecca.
Questa preghiera
consiste in una serie ben precisa e determinata di enunciazioni
accompagnate da nove precisi movimenti del corpo.
Alcune
moschee famose e un minareto
Asinistra: Minareto
di Medina (Arbabia) Al centro in alto:
Moschea di Alhambra (Granada, Spagna) Al centro in basso:
Moschea di Gerusalemme A destra in alto:
musulmano in preghiera
CORANO
E' il più alto bene di un musulmano. Signifca "da recitare",
"da
leggere". Contiene le
rivelazioni che l'arcangelo Gabriele
ha
fatto a Maometto tra il 610 e il 632, ed è la
versione
parziale di un'orginale Scrittura celeste dalla quale trarrebbero
orgine sia la Toràh di Mosì, sia il Vangelo di
Gesù; il Corano sarebbe l'ultima rivelazione comunicata agli
uomini tramite il profeta Maometto.
Comprende 114
sure (parti, piuttosto che
capitoli). Ogni
sura
comprende 6236
versi; sono disposte - ad esclusione della prima - in base alla
lunghezza: dalle
più lunghe alle più corte: la sura più
lunga
comprende 286 versi, l'ultima ne contiene soltanto 3. Ognuna - esclusa
la 9 - inizia con il basmala, la formula: "Nel nome di
Allàh, il Clemente, il Misericordioso". Il Corano
è
scritto nella lingua pura, l'araba, ed è vietata qualsiasi
traduzione (se non per fini didattici). Può essere toccato e
ascoltato solo da coloro che si sono purificati ritualmente. Queste
parole di Maometto, prima erano tramandate a voce, intorno al 650, per
iniziativa del primo successore di Maometto,
sono state messe per
iscritto; tale redazione fu conclusa sotto il terzo califfo (644-656).
Non deve essere interpretato.
ISLAM
E CRISTIANESIMO L'ultimo
Concilio della Chiesa cattolica, il Concilio Vaticano II, ha
riservato una Dichiarazione, NOSTRA AETATE, proprio
sulle relazioni
della Chiesa con le religioni non cristiane. A proposito dell'Islam,
afferma: