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Islàm e Maometto - Correnti Islamiche -  Iman - Profeti e Giudizio Universale - Doveri religiosi -
Digiuno del Ramadàn - Pellegrinaggio alla Mecca - Festività, preghiera comunitaria, moschea
Corano - Islam e Cristianesimo - Mutilazione genitale femminile (MGF) - Moschea

ISLAM e MAOMETTO.
Simbolo dell'Islam - Ricorda quando era nomadi, guidati dalla stella e illuminati dalla lunaMaometto (Abul-Kasim ibn 'Abd-Allah, detto Muhammad, "il glorificato") nasce nella città araba della Mecca, secondo alcune fonti il 20/04/ 570 d.C., dalla potente stirpe dei Qurays (o Coreisciti), che domina appunto alla Mecca.
Orfano di madre a sei anni (il padre era già morto poco prima della sua nascita), si prende cura di lui lo zio Abu Talib: un cammelliere che lo farà partecipare, ancora adolescente, alle carovane commerciali dirette in Siria. Da adulto diventa guida di carovane.
Nei suoi frequenti viaggi conoscerà la religione ebraica, quella cristiana e la religione dei beduini dell'Arabia, una religione che adora molte divinità della natura. A 25 anni entra a servizio della ricca vedova quarantenne Hadiga,  qualche anno dopo ne diverrà il marito, da questa avrà due o tre figli maschi (che morranno tutti prematuramente) e quattro figlie femmine (Fatima morirà nel 632).


KaabaNel 605 viene scelto per ricollocare in un angolo dell'edificio della Ka'ba (o kaaba="dado", "cubo",  un edificio,costruito in pietra lavica di metri 10x12x15, ricoperta con un tappeto di broccato sollevato solo sulla porta d'ingresso, a nordest; nel lato orientale è incastrata la Pietra Nera, costituita in realtà da tre grandi frammenti tenuti insieme da un cerchio d'argento. Queste tre pietre sono considerate proveniente da un meteorite,  La "pietra nera" - 30 cm. di diametro circaquindi provenienti da cielo; secondo la tradizione lo stesso Abramo avrebbe collocato il meteorite in quell'angolo dalla Ka'ba per fissare il punto di partenza delle processioni rituali) la "pietra nera" che era stato rimossa a causa di una provvisoria demolizione del tempio. Quel momento segnerà l'inizio delle riflessioni religiose di Maometto che, spesso, si ritirerà alle pendici del monte Hira a meditare.

Una notte, la "Notte del Decreto", nell'ultima decade del
mese di ramadan del 610, Maometto si addormenta in una caverna alle pendici del monte Hira, gli apparve in sogno un angelo, l'arcangelo Gabriele, con in mano un libro di stoffa, ricoperto di segni, che vuole comunicargli  una prima rivelazione di Allah (="La Divinità"). La moglie Hadiga sarà la prima a credergli e a confortarlo con le sue parole.
Qualche tempo dopo l'arcangelo Gabriele gli si rivelerà per una seconda volta.
Successivamente, tra il 612 e il 613 Maometto ha una nuova rivelazione: da allora Maometto si considera l'ultimo e il più grande dei 124.000 profeti di Allah (tra i quali spiccano soprattutto Mosè e Gesù), un messaggero di gioia per i credenti e un severo censore per gli increduli.

 L'annuncio profetico di Maometto si basa sulle rivelazioni ricevute ininterrottamente durante la sua vita e contenute nelle "sure" (o "parti") del Corano. Propugna con fermezza l'unicità assoluta di Allah, al quale i credenti devono completa sottomissione (islàm).
Giornalmente ripete nei pressi della Ka'ba, con lo sguardo rivolto verso Gerusalemme, le verità rivelate.  La sua predicazione viene accettata dai poveri e dagli schiavi della Mecca, ma viene avversata dai grandi commercianti che promuovono aperte azioni di violenza contro i seguaci di Maometto. Questi mercanti, infatti, vedono minacciati i loro interessi e la fede tradizionale dalla nuova predicazione. La presenza della ka'ba, alla Mecca, ne fa una città inviolabile ed un luogo sicuro per il commercio.

La narrazione della sua vita viene arricchita di numerosi prodigi. Uno racconta che il 27 del mese di ragab del 620, anno in cui muoiono la moglie Hadiga e lo zio  Abu Talib, Maometto viene rapito dall'arcangelo Gabriele sul cavallo bianco di nome Burak e portato dalla Mecca a Gerusalemme. Durante questo viaggio notturno il profeta sale miracolosamente nei sette cieli, dove incontra Adamo (1° cielo), Giovanni e Gesù (2° cielo), Giuseppe (3°), Idris (4°), Aronne (5°), Mosè (6°) e Abramo (7°) e tutti questi lo accolgono come un grande fratello e sommo profeta. Prima che Maometto torni sulla terra, ottiene che i cinquanta doveri,
originariamente imposti da Allah ai credenti musulmani (salat), siano ridotti a cinque al giorno. Nello stesso anno, sposa la vedova Sawda e si fidanza con la diciassettenne A'isha, che dal 623 (quando lui aveva 53 anni!) diverrà la moglie prediletta.

Nell'anno 622, diciotto seguaci della rivelazione di Maometto, proveniente dall'oasi di Yathrib, gli propongono di trasferirsi a Yatrib e divenire loro consigliere e capo. Contemporaneamente, il conflitto tra Maometto e i dominatori della sua città natale si inasprisce al punto che alcuni membri dell'oligarchia meccana progettano di uccidere il profeta. Maometto si trasferisce a Yathrib: vi giunge, secondo l'opinione più diffusa, con alcuni fedeli (muhagirun "emigrati") il 20 settembre del 622. Più tardi la città di Yathrib verrà denominata Madìnat an-Nabì  (la "città del profeta" e abbreviata poi in Madinat (Medìna). L'anno dell'emigrazione (higra o ègira) di Maometto dalla Mecca a Medina viene fissato, sotto il califfato di Omar, intorno al 638, quale inizio dell'era islamica: tale inizio però non era il giorno stesso della higra ma il primo giorno dell'anno in cui avvenne l'"emigrazione", ovvero il 16 luglio del 622 secondo il calendario giuliano. Sul luogo dove arriva, a Medina, Maometto erige la prima moschea islamica. Sempre a Medina, aggiunge al contentuto delle precedenti rivelazioni riguardanti la fine dei tempi (fine del mondo, gioie del paradiso, pene dell'inferno) nuovi contenuti di carattere politico-sociale, giuridico ed etico. In conformità al suo rango, Maometto maniente un grande harem del quale fanno parte nove mogli. Il 16 luglio 622 rappresenta quindi sia la nascita ufficiale dell'Islam, sia l'inizo del conteggio degli anni per i musulmani, il loro calendario, lunare, prende il via proprio dall'avvenimento, l'Egira.

 In una battaglia contro i Meccani (abitanti della Mecca), a Badr, Maometto con trecento seguaci sconfigge ottocento o novecento Meccani. Poiché si ritiene che sia stato Allah a sconfiggere i nemici e a condurre alla vittoria, si arriverà col tempo ad attribuire l'espansione del dominio islamico mediante la forza delle armi al volere di Allah: nasce così il concetto di gihàd o "guerra santa", come strumento di espansione politica degli arabi (vedi sura 2).

Gli Ebrei presenti a Medina rifiutano l'insegnamento di Maometto; questi allora rompe con l'ebraismo, che - insieme ai Cristiani - vengono considerati da Maometto come coloro che hanno ricevuto la Rivelazione di Allah ma l'hanno alterata:  egli si considera colui che ha rinnovato la "religione di Abramo" e considera centro della nuova religione la Ka'ba della Mecca.
Stabilisce anche che da quel momento in poi, dal febbraio del 624, si debba assumere ome quibla (la direzione durante la preghiera) non più Gerusalemme, ma la Ka'ba della Mecca; sceglie che il giorno sacro sia il venerdì e non più il sabato; inoltre sostituisce al giorno di digiuno (che era stato introddo su modello di quello ebreo) un intero mese di digiuno, il mese di  ramadàn.

Nonostante vari tentativi, Maometto non riuscirà a conquistare la Mecca, nel 629 raggiunge pacificamente la
Mecca con un gruppo di seguaci disarmati: dopo aver pregato e girato intorno al santuario della Ka'ba, visita il sepolcro di Hadiga (la moglie) per poi far ritorno a Medina.  Un anno dopo, nel 630, con diecimila uomini muove contro la Mecca e, questa volta, la conquista, proprio nel mese di ramadàn.  Sono passati otto anni da quando aveva dovuto abbandonarla.
Seduto trionfalmente su un cammello, cavalca per sette volte intorno alla Ka'ba, distrugge  con un bastone le statue delle antiche divinità arabe del territorio sacro e prende possesso della "pietra nera"; proclama la Mecca, con il santuario della Ka'ba, la "città santa" dell'Islàm. Dopo aver istituito il rito del pellegrinaggio alla Mecca, cui egli stesso prenderà parte ancora una volta prima di morire, Maometto rientra a Medina.

L'8 giugno del 632 si reca per l'ultima volta alla moschea; torna nell'abitazione della moglie prediletta 'A'isha, reclina la testa sul grembo di 'A'isha e muore. La terza notte dopo la sua morte, il profeta viene sepolto nel luogo stesso dove era spirato: la sua tomba si trova, oggi, nella moschea di Medina, ampliata con successive costruzioni, ed è circondata da una cancellata in ferro battuto e ottone sulla quale è ripetuta, in artistici caratteri, la sintesi del credo islamico: "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah. Maometto è l'inviato di Allah".

CORRENTI ISLAMICHE.
Già nel VII secolo, dopo la morte di Maometto, l'Islàm si divide, soprattutto a causa dei contrasti nati a proposito della successione al profeta nella guida religiosa e politica della comunità musulmana (ummàh).
Oggi, i musulmani sono circa 1 miliardo, divisi in tre correnti principali Sunniti (musulmani ortodossi, l'83%), Schi'iti  (Sciiti, 17%), scismatici), 65 movimenti e 145 sètte.

    SUNNITI:
  
  Sono i musulmami che si mantengono fedeli alla Sunnàh ("la tradizione"). Sono circa 680 milioni. Per questi, la carica di califfo (khalifah, cioè luogotenente, successore) doveva essere riservata al parente più prossimo del profeta, discendente in linea maschile dalla stirpe dei Qurays: una volta circoscritta questa cerchia, insistevano sulla libera elezione fatta dalla comunità. Più tardi, con le dinastie ereditarie degli Omayyadi (Omniadi), degli Abbasidi, dei Fatimidi , dei Mamelucchi e degli Ottomani (Osmanli: 1517-1924), la successione al califfato seguirà una strada diversa; una strada che li mette in netto contrasto con gli Sciiti.
I Sunniti si ritengono i musulmani ortodossi e considerano veri e propri errori tutte le modificazioni alla dottrina e alle regole di condotta  non previste dalla Sunnàh.  I Sunniti comprendono quattro scuole:
     Hanifiti, seguaci della scuola giuridica che prende il nome dall'imàm iracheno Abù Hanìfa; sono il 43% (350 milionni) di tutto il mondo islamico; vi appartengono i musulmani indiani e i sudditi della dinastia turca degli ottomani.
     Malikiti, seguaci della scuola fondata dall'imam Màlik ben Anas; sono quasi il 20% (160 milioni) dei musulmani, presenti in Algeria, Marocco, Tunisia, Sudan e Alto Egitto.
    Scaiafiiti, il loro fondatore, Al-Shàfi'ì, organizzò per la prima volta la giurisprudenza islamica, stabilendo un legame tra Corano, Sunnàhm igmà e qiyàs, che egli considera i quattro pilastri del diritto: a lui risale inoltre il fondamento della shari'a ("legge"); sono diffusi in Siria, nel Basso Egitto, nell'Arabia occdentale e meridionale, nell'Africa orientale, nell'Indonesia e nel Caucaso. Sono il 20% (169 milioni).
     Hanbaliti, oggi quasi 2 milioni (lo 0,2% dei musulmani), riconoscono come fonti del diritto solamento il Corano e la Sunnah. Vi aderiscono i Wahhabiti dell'Arabia Centrale.
    
SCIITI:
    (seguati del partito della shi'a ("partito" di 'Alì). Oggi sono complessivamente 127 milioni, il 15,5% dei musulmani e comprendono molte correnti che concordano nel riconoscere come legittimi successori  di Maometto e quindi come guide giuste dell'intera comunità musulmana, solamente 'Alì, cugino e genero del profeta, e la discendenza dal suo matrimonio con la figlia di Maometto, Faitma; per questo gli Sciiti vengono chiamati anche 'Alidi. I primi tre califfi "ben diretti", riconosciuti dai Sunniti, sono considerati degli usurpatori dagli Sciiti. Secondo costoro, Maometto avrebbe rivelato i più profondi segreti dell'Islàmal cugino e genero 'Alì, il quale avrebbe poi trasmesso questo "sapere segreto" alla sua famiglia. I suoi diretti discendenti vengono
chiamati imàm, ovvero "guide" e custodi di questa sapienza segreta.
Gli Sciiti, a diffrenza dei Sunniti, ai cinque pilastri dell'Islàm ne aggiungono un sesto: la figura, appunto, dell'imàm, la vera guida della comunutà islamica; ad esso spetta un'autorità inontestabile, in quanto diretto discendente dello stesso Maometto.
Anche gli, come i Sunniti, si dividono in diverse correnti religiose, il problema principale è dato proprio dalla questione della vera discendenza di Maometto. Le principali correnti sono:
    Zaiditi, oggi circa 5,5 milioni, presenti nello Yemen; riconoscono cinque "imàm visibili".
    Ismailiti, oggi circa 15,5 milioni, presenti in Siria, Iran, Afghanistan e India settentrionale. Riconoscono sette "imàm visibili";
    Imamiti oggi circa 105 milioni, presenti in Iran, Pakistan, Persia (qui, dal 1502 è religione di stato). Riconosceono dodici imàm: attualmente non ne esiste nessuno vivo, "visibile". L'ulimo imàm, nato nell'874 in una cantina - ancora oggi venerata - è in realtà "nascosto" in una cisterna nei pressi di BAghdad, tornerà in un tempo stabilito, come imàm Madhì per fondare un regno di giustizia sulla terra. Durante la sua assenza sono i mullàh a formulare le sentenze e a poter emettere la decisione autonoma su una questione giuridica, presa in base all'interpetazione delle fonti.

IMAN E ISLAM
Alcuni nomi di AllahImàn (="fede") per alcuni indica la "fede in Allàh", per altri solamente il contenuto del messaggio dei profeti che Allàh ha inviato (sura 4).
Islàm (="sottomissione", "dedizione" nei confronti di Allàh) indica sia la religione fondata da Maometto e ispirata da Allàh, ma anche i doveri religiosi che il credo comporta per ogni musulmano. Musulmano deriva da "Muslìm", è  "il sottomesso".

Allàh (contrazione dell'espressione araba al-ilàh, "la Divinità" per eccellenza) s'intende la Divinità sola e unica. Il monoteismo  costituisce quindi il fondamento dell'Islàm (sura 21). Inizialmente Maometto dichiarerà lecita l'adorazione di Làt (="la dea"), di al-'Uzzà (="colei che è forte e potente") e di Manàt (signora del destino) viste quasi come "figlie di Allàh"; successivamente Maometto revocherà questa ammissione.
Il nome di Allàh viene legato a numerosi attrbuti (Grande, Onnipotente, Supremo...), questi sono considerati "i più bei nomi", rappresentano le 99 perle del rosario islamico; il centesimo nome lo conosceva soltanto Maometto. Ogni sura del Corano inizia con il verso "basmala": "Il nome di Allàh, il Clemente, il Misericordioso".  Ecco alcuni dei 99 nomi di Allàh.

Al-Wahid
L'Uno
Ash-Shakùr
Il Riconoscente
Ar-Rashìd
Il Ben Guidato

An-Nafi'
Colui che procura guadagno
Al-Mu'min
Il Fedele
Al-Mumìt
Colui che
dà la morte
Al-Muhyi
Colui che dà la vita
Al-Malik
il Re
Al-Kabìr
Il Grande
Al-Halìm
Il Paziente
Al-Badi'
Colui che crea perfettamente
Al-Warith
Colui che è l'erede di tutto


Allàh è il creatore di tutte le cose e Signore del mondo (creato in 6 fasi). Aveva già fatto discendere la Toràh per gli Ebrei e il Vangelo per i Cristiani, ha mandato infine la rivelazione, la salvezza; nel giorno del giudizio sarà giudice supremo. A Lui si deve adorazione e sottomissione (Islàm) da parte degli uomini, suoi servi (sura 112).
Quest' essere Supremo e unico, è professato da ogni musulmano nella shahàda che rappresenta "la professione di fede" ("Io testimonio che non c'è altro Dio all'infuori di Allàh e che Maometto è il suo profeta") presente inoltre nel primo dei cinque doveri principali di ogni musulmano, ma rappresenta anche l'impegno di ogni musulmano di combattere, anche con le armi, per l'estensione del dominio dell'Islàm e, soprattutto, di essere disposto anche a morire nella "guerra santa": colui che cade in tale guerra è chimato shahìd ("testimone", "martire"). La shahàda costituisce l'atto iniziale della vita religiosa musulmana: colui che la pronuncia, per la prima volta, davanti a testimoni musulmani entra immediatamente a far parte della comunità islamica. Dovrebbe essere anche l'ultima frase che un musulmano pronuncia in punto di morte.
Del seguito di Allàh fanno parte gli angeli (tra i più importanti Gabriele, Raffaele e Michele), che non hanno sesso, sono senza peccato, non mangiano, né bevono; rendono conto ad Allàh del comportamento degli uomini, di solito sono invisibili a tutti tranne che agli animali. Poi ci sono i ginn, esseri intermedi tra angeli e uomini, figure sessuate che mangiano e bevono, possono esseri buoni o cattivi, credenti o infedeli: ogni uomo ha due di questi "geni" al suo fianco, uno buono e l'altro cattivo. A capo dei demoni c'è Saytan (Satana) che è stato cacciato dal paradiso (sura 38) perché si è rifiutato di prostrarsi davanti al primo uomo, Adamo, come Allàh gli aveva comandato.
Il Kalàm comprende, in sei parti, la dottrina dell'Islàm su Allàh, gli angeli, i profeti, la predestinazione e le scritture.

PROFETI E GIUDIZIO UNIVERSALE
Per aiutare gli uomini traviata da Satana, Allàh ha invato 124.ooo profeti (nabì), 313 dei quali sono messaggeri superiori, o apostoli: di questi ultimi, solo 28 sono nominati nel Corano. Il primo è Adamo, seguono poi, tra gli altri, Abramo (Ibràhim), Musà (Mosè), 'Isà (Gesù); poiché un profeta non può morire se è innocente, all'ultimo momento Allàh avrebbe sostituito il corpo di Gesù con quello di un altro uomo; Gesù sarebbe poi tornato sulla terra per guidare gli uomini prima del Giudizio Universale. Maometto è "il sigillo dei profeti", cioè l'ultimo dei profeti, dopo di lui non ve ne saranno altri: con lui si è conclusa definitivamente la "Rivelazione". Maometto è nabì, in quanto profeta, è anche rasùl in quanto messaggero diAllàh presso la ummàh (la comunità islamica).

La teologia ortodossa, cioè quella sunnita, da un lato sostiene che il destino degli uomini è già predestinato in quanto determinato da Allàh, dall'altro afferma che, in occasione del Giudizio Universale, gli uomini verranno puniti con l'inferno o con il paradiso in base alle loro azioni (la sura 32 è interpetata come un destino già deciso da Allàh). Tra le due posizioni estreme degli Jabriti (completa mancanza di libertà nell'uomo) e dei Kadariti (esistenza del libero arbitrio), ci sono gli Ashariti che ammettono l'intervento divino ed anche la responsabilità umana.
Nel Giudizio Universale, che avverrà alla fine dei tempi dopo incredibili catastrofi, apparirà l'anticristo al-Dajjàl, che verrà ucciso da 'Isà (Gesù); questi ricomparirà a Damasco, reciterà preghiere islamiche, farà sorgere un regno di pace e benessere, morirà e sarà sepolto a Medina.
Durante questo Giudizio, le buone e le cattive azioni degli uomini, tracritte in un libro, saranno pesate su una bilancia. Gli uomini dovranno attraversare il "golfo dell'inferno" su un ponte più sottile di un capello  e più affilato di una spada, mentre sotto di loro gli inferi spalancheranno le loro fauci per inghiottire coloro che cadranno e precipiteranno nelle loro sei bolge. Gli infedeli diventeranno schiavi dell'inferno e bruceranno tra le sue fiamme (sura 19 e 47). I credenti potranno invece scampare al baratro e giungere in paradiso; un paradiso dove scorrono ruscelli d'acqua, latte, vino, miele; un luogo di piaceri fisici nel quale i musulmani avranno come compagne fanciulle incantevoli, eternamente belle (le hùri, "bianche"), sura 52, e godranno della visione di Allàh.
Tutti coloro che muoiono prima del Giudizio Universale sono destinati ad attenderlo, giacendo privi di cosceinza nelle loro tombe; quanti invece perdono la vita per l'Islàm nella "guerra santa", vanno immediatamente in paradiso subito dopo la morte, senza attendere il Giudizio Universale della fine dei tempi.

DOVERI RELIGIOSI
Per lslàm ha estrema importanza il comportamento: la sharìa ("legge") rappresenta il centro dell'Islàm, per questo l'Islàm viene definita la "religione della legge". La sharìa indica il cammino da seguire, i doveri religiosi. Poiché nella mentalità islamica non c'è differenza tra comunità religiosa (ummàh) e organizzazione politica, la sharìa diventa fonte del diritto sia religioso che statale, entrambi, infatti, sono da ricondurre ad Allùh. Essa quindi regola i rapporti dei fedeli sia nei riguardi di Allàh sia nei riguardi degli altri fedeli. Tutte le azioni umane rientrano in una di queste cinque categorie:
    1) doveri (fard) cioè azioni che se compiute correttamente verranno ricompensate; se trascurate porteranno una punizione;
    2) azioni raccomandate (mandùd), azioni che se compiute porteranno ad una ricompensa, se trascurate non porteranno comunque nessuna punizione;
    3) azioni indifferenti (mubàh), azioni che non saranno né premiate né punite;
    4) azioni riprorevoli (makrùh), azioni che se compiute non porteranno ad una punizioni, ma l'astenersi da esse varrà come merito;
    5) azioni proibite (haràm) azioni che, se commesse, meriteranno una punizione, chi riuscità invece ad evitarle sarà ricompensato. Una variante di queste azioni proibite sono proprio i peccati.

Secondo i Sunniti, l'Islàm poggia su cinque pilastri (arkàn) fissati a Medina all'epoca dei primi califfi:
                1) la shahàda, (la professione di fede)
                2) la salàt (la preghiera rituale)
                3) la zakàt (la carità o offerta con fini umanitari, oggi un'imposta statale a favore dei poveri con precise percentuali)
                4) il sawàn (il digiuno del mese di ramadàn)
                5) lo hagg (il pellegrinaggio alla Mecca).
Presso gli Sciiti in generale, anche la fede negli imàm viene considerata un altro dei doveri fondamentali.  
Presso i Khàrijiti e gli Ismailiti, oltre ai cinque precetti, ce anche il dovere della gihàd (la guerra santa). Inizialmente, godevano di particolare tolleranza le comunità religiose che basavano la loro fede sulle scritture, ovvero gli Ebrei e i Cristiani, i Sabei e i seguaci dello Zoroastrismo: tutti questi tuttavia dovevano pagare una tassa speciale e adeguarsi all'ordine politico islamico, rimanendo esclusi dalle carich statali.

In base al diritto islamico, il mondo è diviso in due parti: il "dàr al-Islàm", cioè il territorio islamico, e il "dàr al-harb" cioè il territorio della guerra santa. Il primo comprende tutti i paesi islamici, il secondo tutti i restanti paesi. La gihàd è vincolante non per il singolo, ma per la comunità musulmana; la durata della tregua tra due "guerre sante" non può superare i dieci anni.

Nella shar'ìa vengono descritte ulteriori forme giuridiche e sociali: il diritto di famiglia, matrimoniale e di successione. Per i musulmani l'unione matrimoniale è un dovere sacro e quindi viene disapprovato il celibato. L'uomo può avere, per diritto, quattro mogli e un numero illimitato di concubine; lo schiavo può avere solo due moglie legittime. Maometto ebbe nove mogli e tre concubine, giustificò questo come un privilegio a lui concesso dallo stesso Allàh (sura 33). L'uomo può sciogliere il vincolo matrimoniale anche senza particolari motivi, attraverso una semplice dichiarazione di separazione; le donne musulmane possono ottenere il divorzio solo dopo un complicato processo. La conversione di una donna all'Islàm, rende immediatamente nullo il matrimonio con un infedele (cioè un non musulmano). Nessun infedele può sposare una donna musulmana.

Nei paesi musulmani, le leggi, il diritto, nasce dalle quattro "radici dell'ordine giuridico": Corano, Sunnah, qiyàs, igmà' (qiyàs indica la deduzione analogica; igmà' indica invece l'accordo o il consenso della comunità islamica su questioni di fede e di vita giuridica). Gli esperti del diritto sono chiamati fakih i 'alim; gli esperti di diritto riconosciuti dallo stato sono invece chiamati muftì (in Iran e in India si chiamano, invece, mullah).

DIGIUNO DEL RAMADAN
Ramadàn è l'unico mese citato esplicitamente dal Corano. E' il mese in cui, nella notte tra il 26 e il 27, la "notte della decisione" (di Allàh), il Corano fu fatto discendere sulla terra.
Durante tutto questo mese, che dura 28 giorni (i musulmani utilizzano infatti un calendario lunare), ogni musulmano che sia maggiorenne non deve compiere determinate azioni:  assumere qualsiasi tipo di cibo o bevanda; avere rapporti sessuali; tutto questo a partire dal sorgere del sole - cioè dal momento in cui si riesce a distinguere un filo bianco da uno nero - fino al calare della notte. Tra i cinque doveri, il digiuno è quello che viene osservato più scrupolosamente.

PELLEGRINAGGIO ALLA MECCA
Esiste il "grande" ed il "piccolo" pellegrinaggio alla Mecca.
Ogni maggiorenne, senza distinzione di sesso, che sia in condizioni fisiche e finanziarie, almeno una volta nella vita deve recarsi alla Mecca, al villaggio di Minà e alla valle di 'Arafat. Questo grande pellegrinaggio avviene solo nell'ultimo mese dell'anno lunare.
 
Il piccolo pellegrinaggio alla Mecca può essere intrapreso in qualsiasi periodo dell'anno.
Il pellegrinaggio rafforza lo spirito comunitario e rende i musulmani coscienti dell'unità dell'ummàh islamica: esso viene compiuto da circa il 10% di tutti i musulmani.

 I riti da eseguire nel grande pellegrinaiggio sono diversi:
- a venti chilometri dalla Mecca il pellegrino si sottopone ad una purificazione rituale e indossa le vesti apposite (due pezzi di stoffa bianchi e senza cuciture), entra così nell'ihram (stato di consacrazione);
- due giorni dopo giunge al territorio sacro della Mecca, che si estende per vari chilometri dalla Ka'ba in tutte le direzioni;
- raggiunge poi la moschea sacra che si trova al centro della città ed entra nell'ampio cortile interno al centro del quale c'è la Ka'ba;
- compie 7 giri rituali intorno all'edificio (in senso antiorario) e bacia la pietra nera, incastonata in una tonda montatura d'argento nell'angolo esterno sud-est, a circa 1,5 metri dal suolo;
- si reca alle alture vicine e copre per 7 volte consecutive la distanza che separa il colle di al-Marwa da quello di as-Safà (in memoria di Agar, madre di Ismaele);
- si reca poi al piccolo villaggio di Minà (pronuncia Muna);
- il giorno seguente, da lì passa nella valle di 'Arafat e recita la preghiera di mezzogiorno;
- il terzo giorno si reca poi a Minà dove lanciano sassi contre tre cumuli di pietra, gesto simbolico che rappresenta la lapidazione di Satana.
Il giorno 10 del mese di dhu-'l higga si concludono i riti del grande pellegrinaggio e viene celebrata la festa del sacrificio.

RITI E TRADIZIONI - FESTIVITA' - PREGHIERA COMUNITARIA - MOSCHEA

Nell'Islam, ogni momento della vita deve essere vissuto nel nome di "Iddio clemente e misericordioso" e del suo profeta Maometto.
NASCITA
Alla nascita di un bambino viene fatta una cerimonia che consiste nel sussurrare nell'orecchio destro del neonato "la prima chiamata alla preghiera" (al-idhan) e all'orecchio sinistro "la seconda chiamata alla preghiera" (al-iqama). Dopo questo, sulla lingua del neonato viene deposta qualche goccia di succo di dattero e poi gli viene dato il nome. Dopo sette giorni, gli vengono tagliati i capelli e l'equivalente del peso in argento viene distribuito ai poveri. Per il maschio, inoltre, viene fatto un sacrificio: due capre, per la femmina, una sola. La circoncisione, non richiesta comunque dal Corano, ma diffusa nell'Islàm come pratica di purificazione, viene rimandata a quando il bambino sarà più grande, diventando così una festa di iniziazione o della maturità.
MATRIMONIO:
Considerato positivo, si ammette la poligamia, come già spiegato sopra, limitando a quattro il numero delle mogli. E' comunque proibita la poligamia se non si è in grado di mantenere questo impegno: la poligamia non è quindi un ordine, ma una possibilità. Il matrimonio islamico non è un sacramento, ma un contratto che può essere stipulato in casa, davanti al giudice (qad'ì) o davanti ad un imam da lui delegato. E' previsto il divorzio. La legge islamica ammette il matrimonio di un musulmano anche con donne di altre religioni, ma non viceversa: questo per l'autorità che l'uomo ha sulla moglie e perché i figli appartengono al padre.
MORTE
Come nella nascita,anche nella morte è necessario che qualcuno reciti al momento della morte i versetti del Corano e la shahada (la professione di fede). Il corpo viene quindi lavato e avvolto in drappi. Dopo le preghiere, il cadavere viene sepolto nella terra, avvolto da un lenzuolo, senza bara, adagiato sul fianco destro e con il visto  rivolto alla Mecca. Se un musulmano muore fuori dal proprio paese, si rispettano le leggi del paese, ma un musulmano non può essere sepolto comunque con gli "infedeli", per questo nei grandi cimiteri delle grandi città vi è un appezzamento di terreno destinato all'Islam. Se non è possibile questo, si cerca di rimpatriare la salma in terra islamica.

FESTIVITA'
L'Islàm ha due feste importanti: il "Piccolo Bayram" o "festa dello zucchero" (così chiamata perché è usanza regalare dolciumi) una festa che dura tre giorni e segna la fine del digiuno del Ramadàn. Settanta giorni dopo ha inizio il "Grande Bayram", la "festa del sacrificio", dura quattro giorni e riguarda coloro che non hanno potuto partecipare al pellegrinaggio annuale alla Mecca.
 In segutio è stata aggiunta la festa della nascita di Maometto.

Il giorno considerato sacro è il venerdì, in questo giorno si tiene la funzione comunitaria della gum'a ("raduno generale"): a mezzogiorno di questa giornata il lavoro deve essere interrotto, per consentire la partecipazione alla funzione. Ogni maschio musulmano maggiorenne è tenuto a partecipare a questa funzione alla quale devono essere presenti almeno 40 persone.
Il personale di una mosche comprende l'imàm, il khatib, il mu'adhadhin e la servitù. Qualsiasi musulmano puà essere un imàm, questa non implica, infatti, una funzione sacerdotale, è colui che presiede la salàt quotidiana, il direttore della preghiera.  Il khatib è colui che dà inizio alla recitazione della preghiera nel venerdì; può essesere la stessa persona che ricopre il ruolo di imàm. Il mu'adhadhin (o muezzin) è colui che dall'alto del minareto annuncia pubblicamente l'ora della preghiera, il suo annuncio è detto adhàn; oggi l'adhàn è registrato su nastri e annunciato elettronicamente.
ll divieto di rappresentare qualsiasi forma vivente, ha fatto sì che tra i musulmani si sviluppasse un'arte decorativa di genere essenzialmente astratt0 (arabeschi); oggi tale divieto non è sempre osservato, lo stesso Maometto spesso è il soggetto dell'iconografia sacra islamica.

Mirhab: indica la direzione della MeccaLa salàt è il rito che caratterizza maggiormente il musulmano, dimostra la completa sottomissione dell'uomo ad Allàh: è la preghiera rituale che ogni musulmano deve recitare cinque volte al giorno dopo essersi purificato (ci si lava le mani e la braccia fino al gomito, ci si sciacqua la bocca, ci si bagna la testa e ci si lava i piedi fino al malleolo, con acqua o - in mancanza - con sabbia): all'alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto, dopo l'inizio della notte.
Chi non è nella moschea, mette a terra il tappetino (saggàda), per delimitare il territorio puro e sacro da quello profano, e si mette sopra, scalzo e a capo scoperto, rivolgendosi iin direzione della Mecca.
Questa preghiera consiste in una serie ben precisa e determinata di enunciazioni accompagnate da nove precisi movimenti del corpo.


Alcune moschee famose e un minareto

Minareto di una moschea di Medina Moschea di Alhambra - Granada Musulmano in preghiera
Moschea della roccia - Gerusalemme Asinistra: Minareto di Medina (Arbabia)
Al centro in alto: Moschea di Alhambra (Granada, Spagna)
Al centro in basso: Moschea di Gerusalemme
A destra in alto: musulmano in preghiera

 

CORANO
E' il più alto bene di un musulmano. Signifca "da recitare", "da leggere". Contiene le rivelazioni che l'arcangelo Gabriele  ha fatto a Maometto tra il 610 e  il 632, ed è la versione parziale di un'orginale Scrittura celeste dalla quale trarrebbero orgine sia la Toràh di Mosì, sia il Vangelo di Gesù; il Corano sarebbe l'ultima rivelazione comunicata agli uomini tramite il profeta Maometto.
Comprende 114 sure (parti, piuttosto che capitoli).
Ogni sura comprende 6236 versi; sono disposte - ad esclusione della prima -  in base alla lunghezza: dalle più lunghe alle più corte: la sura più lunga comprende 286 versi, l'ultima ne contiene soltanto 3. Ognuna - esclusa la 9 - inizia con il basmala, la formula: "Nel  nome di Allàh, il Clemente, il Misericordioso". Il Corano è scritto nella lingua pura, l'araba, ed è vietata qualsiasi traduzione (se non per fini didattici). Può essere toccato e ascoltato solo da coloro che si sono purificati ritualmente. Queste parole di Maometto, prima erano tramandate a voce, intorno al 650, per iniziativa del primo successore di Maometto, sono state messe per iscritto; tale redazione fu conclusa sotto il terzo califfo (644-656). Non deve essere interpretato.

ISLAM E CRISTIANESIMO
L'ultimo Concilio della Chiesa cattolica, il Concilio Vaticano II, ha riservato una Dichiarazione, NOSTRA AETATE, proprio sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. A proposito dell'Islam, afferma:

Nostra Aetate ed Islam La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.

Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.

Un piccolo dossier sull'Islam in Italia - Grafico sul numero di fedeli delle varie religioni