GENESI

Genesi, parola greca che significa nascita, origine; è il libro delle origini (origini del mondo, della vita, dell'uomo, del rapporto uomo-Dio, del popolo eletto).
Ha due parti, dal capitolo 1 al capitolo 11 è protagonista l'uomo, ha-hadam («l'-uomo», appunto) creato da Dio come vertice e caduto nella miseria per le sue libere scelte; dal capitolo 12 al 50 il protagonista è Abramo e i suoi discendenti; il libro termica fino a quando Giuseppe diventa vicerè in Egitto e muore Giacobbe, padre di Giuseppe e l'ultimo dei tre grandi patriarchi (dopo Abramo e Isacco).

 Genesi 1,1-2,4a
E' un racconto appartenente alla tradizione sacerdotale ( tradizione P, epoca del postesilio babilonese) che “spalma” la creazione in sette giorni.
Presenta un mondo idilliaco, perfetto: il mondo quale potrebbe essere se l'uomo facesse le scelte giuste. E' zeppo di messaggi religiosi:
Dio è colui che ha dato il via alla creazione, nel senso che il mondo è nato da un intervento divino e non è frutto del caso;
Luce e tenebre: Dio, fin dall'inizio, divide e stabilisce il bene e il male;
Dio vide che era cosa buona”: ciò che esiste nella natura è buono e in armonia (Gesù dirà che il male sta nel cuore dell'uomo);
Dio dà il nome ad ogni cosa: segno di dominio e di assegnazione di importanza alle cose;
Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”: il plurale maiestatis annuncia un grande evento: la creazione dell'uomo; un uomo che è considerato così grande da essere visto “a immagine e somiglianza” di Dio;
Dio creò l'uomo, maschio e femmina li creò”: l'uomo e la donna sono uguali, hanno la stessa importanza e dignità;
L'uomo è l'ultimo ad essere creato: riceve tutto in dono, è custode di tutto ciò che Dio ha creato (ecologia);
Tutto è perfetto e in armonia: uomo-Dio, uomo-donna, uomo-natura; non è previsto lo spargimento di sangue neanche per il nutrimento.

 Genesi 2,4b-4,29  
Questo secondo racconto della creazione appartiene alla tradizione jahvista (tradizione J, del secolo X-IX a.C.); presenta il mondo frutto delle libere scelte dell'uomo.
E' più antico del precedente racconto, ma è stato messo dopo perché i suoi messaggi approfondiscono molto di ciò che è stato presentato nel racconto sacerdotale.
L'uomo collabora con Dio fin dall'inizio; è creato proprio per questo;
L'uomo è fatto di elementi poverissimi (polvere), ma riceve la vita da Dio, ha in sé una “scintilla divina”;
L'uomo ha “potere” sulla natura, è lui che dà il nome ad ogni cosa;
L'uomo e la donna sono simili, addirittura sono “carne della stessa carne”;
L'uomo è creato libero, in grado di scegliere. Dio lo crea libero di scegliere e gli indica anche le conseguenze delle sue eventuali scelte sbagliate;
Il male, simboleggiato dal serpente, tenta l'uomo con l'inganno, con la falsità;
La donna non cede alla prima tentazione; ma il serpente incalza con una promessa ancora più allettante: "sarete simili a Dio";
L'uomo e la donna scelgono ciò che Dio ha proibito; non si accontentano della loro condizione di “esseri umani”, mortali, ma vogliono essere simili a Dio (vedi Epopea di Gilgamesh e la ricerca dell'immortalità e del voler essere una divinità!): vogliono essere loro a decidere ciò che è bene e ciò che è male per loro, per gli altri e per la natura; vogliono essere loro a dare e a togliere la vita;
Accettano il dono della libertà, scelgono liberamente ma non ne vogliono accettare le conseguenze; si rendono subito conto di aver sbagliato (si rendono conto di essere nudi) ma non si prendono la responsabilità: è stata la donna (dirà l'uomo); è stato il serpente (dirà la donna). Oggi diciamo “non è stata colpa mia; è stata colpa del destino o, addirittura, è colpa di Dio).
Quando l'uomo sceglie il male, tutti i rapporti si rompono, quelli tra uomo e uomo, tra uomo e donna, con la natura e con lo stesso Dio (per cui o lo si rifiuta o lo si incolpa del male che fa l'uomo).