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In questi appunti vediamo di capire cosa dice la Chiesa cattolica e lo Stato italiano sul complesso problema della cremazione.
Quale legge disciplina la cremazione? Chi decide la cremazione? Dove possono essere conservate le ceneri?

   ...LA PAROLA ALLA CHIESA                                                         

Il cristianesimo preferì l'inumazione o la tumulazione nelle catacombe e intorno al IX secolo la chiesa vietò la cremazione considerata una forma pagana di trattamento del defunto.
Il dibattito sull'introduzione della cremazione si riaprì durante la rivoluzione francese e, ancora di più, nella seconda metà del IX secolo promosso da uomini ispirati al positivismo.

La Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2016 ha pubblicato l'Istruzione
Ad resurgendum cum Christo che riguarda la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione.

Ma già nel 1963, il Sant'Uffizio (così si chiamava allora la Congregazione per la Dottrina della Fede) nell'Istruzione Piam et constantem aveva stabilito che «sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli», aggiungendo però che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana» e che non siano più negati i sacramenti e le esequie a coloro che abbiano chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non sia voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa».
Nel frattempo, dal 1963, l'uso della della cremazione si è notevolmente diffuso in  molte Nazioni, ma contemporaneamente si sono diffuse anche nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa.

Con questa nuova Istruzione del 2016, la Congregazione ha voluto ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per preferire la sepoltura dei corpi e ha emanato norme per quanto riguarda la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione.
 Le ragioni dottrinali e pastorali per preferire la sepoltura.
Con la morte, l’anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima.
Anche ai nostri giorni la Chiesa è chiamata ad annunciare la fede nella risurrezione, si è cristiani proprio credendo nella risurrezione.*
Seguendo l’antichissima tradizione cristiana,
la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro.
L’inumazione è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale.
Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne, e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia.
La Chiesa non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta come l’annullamento definitivo della persona, oppure ritenuta come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, o ancora come una tappa nel processo della re–incarnazione o, infine, come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo.
Inoltre, la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, «
come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone».
La Chiesa considera la sepoltura dei morti come un’opera di misericordia corporale.
Infine, la sepoltura dei corpi dei fedeli defunti nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi.
Mediante la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese o nelle aree ad esse adibite, la tradizione cristiana ha custodito la comunione tra i vivi e i defunti e si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani.

 Le norme per la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione  
Laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che ovviamente non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, non ci sono ragioni dottrinali - da parte della Chiesa - per impedire la cremazione; poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi.
La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti; tuttavia la cremazione non è vietata, «a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».
In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione delle esequie, accompagna la scelta della cremazione con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso.
Qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere,
le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.
Sin dall’inizio i cristiani hanno desiderato che i loro defunti fossero oggetto delle preghiere e del ricordo della comunità cristiana.
Le loro tombe divenivano luoghi di preghiera, della memoria e della riflessione.
I fedeli defunti fanno parte della Chiesa, che crede alla comunione «di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una sola Chiesa».
La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana.
In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose.
Per i motivi sopra elencati,
la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita.
Soltanto in caso di circostanze gravi ed eccezionali, dipendenti da condizioni culturali di carattere locale, l’Ordinario, in accordo con la Conferenza Episcopale o il Sinodo dei Vescovi delle Chiese Orientali, può concedere il permesso per la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica.
Le ceneri, tuttavia, non possono essere divise tra i vari nuclei familiari e vanno sempre assicurati il rispetto e le adeguate condizioni di conservazione.
Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista,
non sia permessa :
-
la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo
-
la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione.
Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto.

Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto in data 18 marzo 2016.
(Dall'Istruzione Ad rsurgendum cum Christo)

   ...LA PAROLA ALLO STATO ITALIANO                                             

L'argomento relativo alla cremazione è molto complesso per tanti aspetti che riguardano la gestione dei crematori, la configurazione del tipo di attività, la volontà e  la decisione di farsi cremare o di far cremare un parente defunto.
La cremazione è un servizio pubblico a domanda individuale.
Tale servizio fino a quando non è uscita la legge n.26 del 2001 era gratuito per i cittadini, nel senso che le spese erano sostenute dal comune di residenza.
Dopo quella legge non è più gratuito.
La cremazione non è un argomento nuovo per le norme italiane; infatti già nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie (approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265), l'articolo 343 recitava così: "
la cremazione dei cadaveri è fatta in crematori autorizzati dal prefetto, sentito il medico provinciale. I comuni debbono concedere gratuitamente l'area necessaria nei cimiteri per la costruzione dei crematori."

 In base a quali requisiti normativi si autorizza la cremazione?
Se la volontà di farsi cremare, dopo la morte, viene direttamente dalla persona che ormai è defunta, non ci sono problemi.
Ogni persona ha il diritto di scegliere se farsi cremare o no.
Se la scelta della cremazione non è stata fatta dal defunto quando era in vita, può essere fatta dal familiare. Il familiare può quindi esercitare la scelta, che sarà espressione di una propria volontà, di fare cremare il corpo del proprio congiunto, esercitando così un diritto. Prima di tutto è il coniuge che può prendere tale decisione; in sua mancanza possono farlo i parenti di primo grado e così via fino al sesto grado. In caso di concorrenza di familiari dello stesso grado non sarà, nel testo novellato del regolamento, più necessario il consenso di tutti essendo sufficiente la maggioranza assoluta di questi espressa dinanzi all'ufficiale di stato civile del comune del decesso.
I parenti affini non possono prendere tale decisione.

 Ci sono limiti legali, norme particolari? 
La cremazione, a differenza  dell'inumazione (sepoltura in terra) o della tumulazione (sepoltura in loculo o colombario) richiede dei procedimenti specifici.
Se la scelta è stata fatta dal defunto finché era in vita (o con testamento pubblico, segreto o olografo, oppure con l'adesione ad un'associazione riconosciuta avente tra i propri scopi statuari quello della cremazione) non ci sono particolari problemi.
Nel caso la scelta venga fatta dai familiari, i parenti esprimono tale volontà in forma scritta e la sottoscrizione deve essere autenticata da pubblico ufficiale.
Espressa la volontà della cremazione, sarà necessario acquisire il certificato medico da cui risulti che la morte non è dovuta a causa violenta (o sospetta di esserlo), oppure a causa di reato (o che sussista sospetto di reato). Si tratta di un certificato che deve rilasciare il medico curante (o il necroscopo in caso di morte senza assistenza medica). La sottoscrizione va autenticata dal coordinatore sanitario della ASL.
Nel caso, invece, in cui la morte sia dovuta a reato o vi sia sospetto di reato, o a causa violenta o sospetta causa violenta, il certificato del medico curante sarà sostituito dal nulla osta (permesso) dell'autorità giudiziaria. Infatti in caso di indagini sulla morte di una persona per la quale sorge sospetto di reato la sepoltura non può essere eseguita senza l'ordine del procuratore della Repubblica. In questo caso il procuratore, normalmente, ordina la sepoltura vietando espressamente la cremazione; successivamente, facendo una domanda scritta, potrà essere rilasciato il permesso per la cremazione.
In realtà si richieda il nulla osta dell'autorità giudiziaria, anche in caso di morte improvvisa, soprattutto per motivi sanitari.

 Chi può autorizzare la cremazione una volta che è stata chiarita la volontà della cremazione?
Può farlo il Sindaco del comune dove è avvenuta  la morte. O meglio, sarebbe più corretto dire che autorizza il Dirigente - o il Responsabile degli uffici e dei servizi per i comuni privi di figure dirigenziali - in base all'ormai consolidato principio di separazione tra gestione e politica.
La legge 130 del 2001, però, dà mandato al Ministro della Salute, di modificare il regolamento di polizia mortuaria per chiarire alcuni aspetti relativi all'autorizzazione per il rilascio del permesso alla cremazione.
In caso di morte improvvisa o sospetta segnalata all'autorità giudiziaria, il nulla osta della stessa autorità recante specifica indicazione che il cadavere può essere cremato.

 Dispersione delle ceneri
La legge 130 del 2001 passa ora a trattare un diverso tipo di problema: la dispersione delle ceneri.
E' noto infatti come in alcuni paesi anche culturalmente vicini al nostro sia consentita la dispersione delle ceneri in natura.
Nel nostro paese tale pratica non era possibile anche per quanto affermava l'art. 411 del codice penale riguardante la "Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere".
Si potevano però portare le ceneri indistintamente in un cinerario comune all'interno del cimitero in caso di mancata scelta dei familiari su una forma di sepoltura delle ceneri. Il cinerario comune, però, raccoglie e racchiude al suo interno le ceneri e pertanto non può essere considerata una forma di dispersione.
La
legge 30 marzo 2001, n. 130 ha modificato l'articolo 411 del codice penale aggiungendo che:
"
Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto.
La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da lire cinque milioni a lire venticinque milioni
".
La dispersione delle ceneri non è più reato dunque, a meno che non sia autorizzata dall'ufficiale di stato civile o che sia effettuata con modalità diverse da quelle volute dal defunto.
Si può dunque già da oggi disperdere le ceneri di un proprio congiunto in mare, in montagna o altrove? La risposta è no!
Le legge deve chiarire che la dispersione delle ceneri venga consentita nel rispetto della volontà dei defunti all'interno del cimitero oppure in natura oppure in aree private. In tale ultimo caso la dispersione deve avvenire all'aperto e con il consenso dei proprietari e non può dare luogo ad attività aventi finalità di lucro.
La dispersione delle ceneri è vietata nei centri abitati, e per la definizione si fa riferimento al codice della strada.
La dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita nei tratti liberi da natanti e da manufatti.

 Chi esegue la dispersione?
La dispersione delle ceneri è eseguita dal coniuge o da altro familiare avente diritto, dall'esecutore testamentario o dal rappresentante legale dell'associazione cremazionista cui era iscritto il defunto o, in mancanza, da personale autorizzato dal comune.
Altra novità della legge 130 del 2001 è la possibilità di affidare l'urna ai familiari che potranno, ad esempio, interrarla nel giardino di casa o tenerla in una stanza della casa. L'urna che contiene le ceneri del defunto deve essere obbligatoriamente sigillata e sopra vi devono essere riportati i dati anagrafici del defunto. Si deve stendere un verbale della consegna delle ceneri e ci deve essere la garanzia da ogni profanazione dei luoghi in cui le urne vengono collocate, si deve anche garantire che l'urna non può essere spostata dal luogo un cui viene collocata. Dimensioni delle urne e caratteristiche dei luoghi di conservazione vengono stabilite dai regolamenti comunali e, in mancanza di apposite norme, esse posso essere imposte dai comuni nel momento in cui si autorizza l'affidamento dell'urna ai familiari.
Anche la dispersione, dunque, si fonda sulla volontà del defunto e non anche dei familiari. In attesa di sapere come il ministero disciplinerà la materia si inizi a dire che la volontà del defunto non può che essere provata in tre modi: con dichiarazione scritta, con manifestazione scritta dei familiari che riportano la volontà del defunto, con prove testimoniali attraverso sentenza del giudice. Questo potrebbe rivelarsi utile qualora si decidesse di iniziare ad accogliere le domande per la dispersione delle ceneri in attesa di poterla materialmente autorizzare.

(Da: https://www.diritto.it/articoli/amministrativo/gandiglio1.html)