Approfondimenti su: Epopea di GILGAMESH
Poema di ENUMA ELISH - Codice di HAMMURABI - Torna all'indice della tua classe

Enuma Elish ed Epopea di Gilgamesh sono ovviamente di miti: nelle religioni antiche; infatti, spesso le idee, religiose e non, dei popoli antichi sono espresse proprio attraverso i cosiddetti miti, cioè attraverso racconti inventati che hanno come protagonista delle divinità e come scopo quello di dare un messaggio religioso.
Fin dalle prime civiltà che conosciamo (Sumeri, Babilonesi, Assisi, Ittiti, Egizi, Indiani, Cinesi, Fenici) abbiamo grandi miti sulle origini dell’Universo (=cosmogonie, dal greco kosmos –mondo-e gonia –generazione-) giunti fino a noi scritti su tavolette di argilla, bassorilievi e disegni incisi sulla roccia.
 
L'epopea di Gilgamesh è uno dei più antichi poemi conosciuti e narra le gesta di un antichissimo e leggendario re sumerico, Gilgamesh, alle prese con il problema che da sempre ha assillato l'umanità: la morte e il suo impossibile superamento.
L'Epopea di Gilgamesh parla, quindi, dell'aldilà e della morte. Per i babilonesi la morte era il compimento di ciò che si attendeva con timore e disperazione, nella convinzione che lo spirito, liberato dal corpo, sarebbe disceso in un luogo sotterraneo e oscuro, mentre la vita nell'oltretomba si sarebbe esaurita, al massimo, in un pallido riflesso dell'esistenza sulla terra, senza alcuna speranza di ricompensa per i giusti; ogni uomo era inevitabilmente consegnato agli inferi. 
In breve: Gilgamesh è il re sumero di Uruk: è crudele verso i suoi sudditi. Gli dèi, per punirlo, creano e inviano un uomo forte in grado di combatterlo: si tratta di Enkidu. I due combattono, ma lo scontro finisce alla pari, anzi, diventano addirittura grandi amici. La dea Ishtar vorrebbe Gilgamesh come suo sposo, ma egli la rifiuta: allora Ishtar, con l'aiuto del dio Anu manda un enorme toro per uccidere Gilgamesh ed Enkidu. I due amici però
combattono insieme contro il terribile toro e riescono ad ucciderlo. Ishtar, ancora più offesa, fa morire Enkidu di una brutale malattia. Comincia qui il dolore di Gilgamesh, il dolore per la perdita dell'amico e per la morte che - un giorno - potrebbe colpire anche lui.
Va alla ricerca del senso della vita e del segreto dell'immortalità. Un suo antenato era diventato immortale e Gilgamesh chiede proprio a lui il segreto della sua immortalità. L'antenato, Utnapishtim, rivela a Gilgamesh che esiste una pianta, nei fondali marini, che dà l'immortalità. Gilgamesh cerca e trova questa pianta; nel viaggio di ritorno si ferma su un'isola per riposare e un serpente mangia la pianta! Disperato Gilgamesh, sapendo che ormai non potrà diventare immortale e dovrà morire, chiede a Nergal (il dio dell'oltretomba) di incontrare lo spirito di Enkidu, per sapere come si vive nell'aldilà. Enkidu rivela all'amico che la vita nell'aldilà è triste e cupa, piena di rimpianti per tutto ciò che non si è fatto nella vita terrena.
In queste ultime parole sono espresse le credenze babilonesi della vita dopo la morte; una visione molto negativa e pessimistica che, comunque, dagli Egizi in poi sarà molto diversa.

Dall'epopea di Gilgamesh "L'umanità è recisa come canne in un canneto.
Sia il giovane nobile, come la giovane nobile sono preda della morte.
Eppure nessuno vede la morte,
nessuno vede la faccia della morte,
nessuno sente la voce della morte.
La morte malefica recide l'umanità.

Noi possiamo costruire una casa,
possiamo costruire un nido,
i fratelli possono dividersi l'eredità,
vi può essere guerra nel paese,
possono i fiumi ingrossarsi e portare inondazione:  
(il tutto assomiglia alle) libellule che sorvolano il fiume
il loro sguardo si rivolge al sole,
e subito non c'è più nulla.

Il prigioniero e il morto come si assomigliano l'un l'altro!

Nessuno può disegnare la sagoma della morte;
l'uomo primordiale è un uomo prigioniero.

Dopo avermi benedetto,
gli Anunnaki, i grandi dei, sedettero a congresso;
Mammitum, colei che crea i destini, ha decretato
assieme al loro destino:
essi hanno stabilito morte e vita;
i giorni della morte essi non hanno contato a differenza di quelli della vita".
Gilgamesh parlò a lui, al lontano Utnapishtim.

Il triste ritorno di Enkidu
Allora essi fecero per abbracciarsi, ma non vi riuscirono;
essi conversarono sospirando:
"Dimmi amico mio, dimmi amico mio,
dimmi gli ordinamenti degli Inferi che tu hai visto".

"Io non te li posso dire, amico mio, non te li posso dire!
Se infatti io ti dicessi gli ordinamenti degli Inferi che ho visto,
allora tu ti butteresti giù e piangeresti".
"Io mi voglio buttare giù e piangere".
"Il mio corpo, che tu potevi toccare e del quale il tuo cuore gioiva,
il mio corpo è mangiato dai vermi, come un vecchio vestito.
Il mio corpo, che tu potevi toccare e del quale il tuo cuore gioiva,
è come una crepa del terreno piena di polvere".
"Ahimè", egli gridò e si buttò nella polvere.

La sorte dell'uomo nell'aldilà
"Hai visto colui che ebbe un solo figlio, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: egli piange amaramente vicino al chiodo piantato nel muro".
"Hai visto colui che ebbe due figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: egli siede su due mattoni e mangia pane".
"Hai visto colui che ha generato tre figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: egli beve acqua da un otre [ ]".
"Hai visto colui che ha generato quattro figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto:  il suo cuore gioisce come quello di colui che ha aggiogato quattro asini".
"Hai visto colui che ha generato cinque figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: come un buono scriba, egli è servizievole e retto,
   ed entra facilmente nel Palazzo".
"Hai visto colui che ha generato sei figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: il suo cuore gioisce come quello di un fattore".
"Hai visto colui che ha generato sette figli, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: come un compagno degli dei, egli siede su un trono ed ascolta musica".
"Hai visto colui che non ha eredi, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: come (fosse) mattone ...egli mangia pane".
"Hai visto il sovrintendente di Palazzo, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: come un incompetente capo operaio egli grida: Al lavoro!
  mentre se ne sta nell'ombra". ...
"Hai visto la donna che non ha mai partorito, l'hai vista?"
"Si, l'ho vista: come un vaso rotto essa è buttata via violentemente,
  essa non dà gioia alcuna al suo uomo".
"Hai visto il giovane uomo che non ha strappato le mutande
  a sua moglie, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto:
tu offri a lui una corda di salvataggio ed egli piange sopra di essa".     
"Hai visto la giovane donna che non ha strappato le mutande
  a sua marito, l'hai vista?".
"Si, l'ho vista: 
tu offri a lei una corda di salvataggio ed ella piange su di essa". ...

lacuna di 4 righe
"Hai visto l'uomo affetto da lebbra, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: separato dalla comunità, egli mangia il suo pane,
  beve
la sua acqua...; egli vive in un luogo appartato".
"Hai visto colui che è morto annegato, l'hai visto?"
"Si, l'ho visto: egli si dibatte come un bue mangiato dai vermi".

lacuna di 8 righe
"Hai visto l'uomo colui che è caduto dall'albero della nave, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto:
ora egli invoca sua madre mentre le fiancate della nave si rompono".
"Hai visto colui che è morto prematuramente, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto: egli giace in un letto e beve acqua pura".
"Hai visto colui che cadde in battaglia, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto: suo padre e sua madre sollevano il suo capo,
mentre sua moglie piange su di lui".
"Hai visto colui il cui corpo è stato abbandonato nella steppa, l'hai visto?".
"Si, l'ho visto: il suo spirito non riposa negli Inferi".
"Hai visto colui il cui spirito non ha nessuno che si curi di lui, l'hai visto?"  
"Si, l'ho visto: egli è costretto a mangiare i resti della ciotola, i rimasugli
del cibo buttati per strada".



L'Enuma Elish è uno fra i più noti ed anche il più antico dei miti di cui si ha testimonianza, così chiamato per le due parole introduttive: “Quando in alto…”. Risale alla prima dinastia babilonese (1806-1507 a.C.), comprende sette tavolette cuneiformi, ognuna delle quali contiene un canto di circa 160 versi, è di autore ignoto e celebra la vittoria e l’avvento al trono del giovane dio Marduk.
Da un punto di vista cosmogonico, esso descrive la vittoria degli dei più giovani del cielo sulle divinità più anziane della terra e dell’acqua. All’inizio della creazione del mondo vi erano il principio femminile, la madre comune, Tiamat (“mare”) – l’acqua salata che circonda la terra – e il principio maschile, Apsu, che rappresenta l’acqua dolce sotto terra. Quando gli dèi vennero creati si scatenò una lotta tra la luce e l’oscurità, in cui Apsu e Kingu, il figlio di Tiamat, rimasero uccisi. Marduk, figlio del Sole, dopo aver ucciso Tiamat, ne divide il corpo in due metà, a forma di conchiglia. Con una metà egli formò il cielo con le stelle, con l’altra metà fece la terra e gli inferi. Marduk creò delle ossa, a queste mischiò il sangue del dio Kingu: vennero così creati gli uomini, con la funzione di servire e prendersi cura degli dei. Il mito di Enuma Elish trasmette i seguenti messaggi religiosi: il mondo ha origini divine il genere umano viene creato per un preciso volere di una divinità il genere umano riceve la vita grazie al sangue di una divinità il genere umano ha lo scopo (in questa religione) di servire gli dèi. Il mito racconta anche l'idea che i babilonesi avevano dell'aldilà: un posto unico, uguale per tutti e totalmente negativo.

Dal poema di Enuma Elish

Quando in alto il cielo non ancora aveva avuto nome
e di sotto la terraferma non ancora era stata nominata,
nulla vi era, se non l'Apsu primordiale, loro generatore,
e Mummu-Tiamat, colei che tutto generò,
e le loro acque erano mescolate in un unico corpo.
...
Avvenne allora che gli dèi furono formati in mezzo a loro.
...
I fratelli divini si unirono in banda
disturbarono il sonno di Tiamat alzandosi avanti e indietro,
molestarono, sì, il ventre di Tiamat
con la loro ilarità nella Dimora del Cielo.
Apsu non riusciva a frenare il loro schiamazzo,
e Tiamat restava senza parole al loro contegno.
Insolenti erano i loro modi, arroganti essi erano.
Allora Apsu il generatore dei grandi dèi,...
così si volse a Tiamat risplendente:
"Il loro contegno è veramente insolente nei miei riguardi.
Di giorno non trovo sollievo, riposo non ho di notte.
Distruggerò, manderò in rovina le loro imprese.
La pace ritorni. Ci sia dato avere riposo!"
Appena Tiamat ascoltò, andò in collera, al marito si volse.
Sola infuriando e stillando dolore nel cuore,
incollerita gridava:
"Che cosa? Dovremmo distruggere ciò che abbiamo costruito?
Le loro maniere sono, certo, arroganti, ma attendiamo gentilmente".
Allora rispose Mammu, dando ad Apsu il suo parere.
Il parere di Mammu fu male accetto e sgradito:
"Distruggi, padre mio, i modi ribelli.
Allora solo avrai sollievo di giorno, riposo di notte".
Ad ascoltare, raggiante si fece il volto di Apsu,
a causa del male che aveva in mente contro di suoi figli.
...
Ora quanto essi avevano complottato
fu riferito agli dèi, loro primogeniti.
In piedi stavano gli dèi, quando ascoltarono,
poi caddero nel silenzio e restarono senza parola.
...
Ea, l'onniscente, indovinò il loro progetto.
Un disegno maestro, per opporvisi, progettò e preparò,
contro l'impresa fece il suo insidioso incantesimo, eminente e santo.
Lo recitò e fece scendere sopra le acque profonde di Apsu
addosso stendendogli un sonno. E in sonno profondo egli giacque.
...
Poi, legato Apsu, lo uccise.

(Marduk, creato nel cuore di Apsu e generato da Ea)
Si costruì un arco, lo segnò come arma sua,
vi attaccò la freccia, fissò la corda.
Alzò la clava, l'afferrò con la destra,
arco e faretra al fianco si legò.
...
Mentre gli dèi in battaglia affilavano l'armi,
scesero l'un contro l'altra Tiamat e Marduk, fra gli dèi il più sapiente.
Lottarono in duello, stretti in battaglia.
Il Signore dispiegò la sua rete per avvolgerla,
il Vento Malefico, che lo seguiva, fece soffiare sulla faccia di lei.
Quando Tiamat spalancò le sue fauci per consumarlo,
egli vi spedì dentro il Vento Malefico, né ella potè serrare le labbra.
...
Fece, allora, scoccare l'arco,  straziò il ventre di lei,
tagliò le sue interiora, spaccandole il cuore.
Così soggiogatala, le estinse la vita.
...
Il Signore calpestò le gambe di Tiamat,
...
Allora il Signore sostò a guardare il corpo morto,
per dividere il mostro e compiere abili imprese.
Lo spaccò in due parti come conchiglia.
La metà sollevò e la fissò in alto, come cielo,
tirando i chiavistelli e ponendovi guardiani.

....

Marduk, aprendo la bocca si volse ad Ea
per dirgli il piano che aveva formato nel cuore:
"Sangue ammasserò e ossa farò venire ad essere.
Costruirò un Selvaggio, <Uomo> si chiamerà.
Sì, <Uomo-Selvaggio> creerò.
A lui toccherò il servizio degli dèi,
e che essi ne abbiano piacere..."
Legarono Kingu, portandolo dinanzi ad Ea.
Gli imputarono la sua colpa, separarono le vene dal suo sangue.
Dal suo sangue formarono il genere umano.


 
Hammurabi (XVIII secolo a.C.), re di Babilonia della prima dinastia. Regnò dal 1792 al 1750 ca. a.C. e, con le vittorie sugli amorrei e gli
Codice di Hammurabiassiri, estese l'impero dal golfo Persico, attraverso la valle del Tigri e dell'Eufrate, sino alle coste del mar Mediterraneo. Fece di Babilonia la capitale del regno e, dopo aver consolidato le sue conquiste, si preoccupò di difendere le frontiere e di garantire la prosperità all'interno dell'impero. Abile amministratore e valoroso guerriero, Hammurabi è noto principalmente per il codice legislativo, conosciuto come Codice di Hammurabi, contenente disposizioni di diritto pubblico e privato, che regolavano la vita del regno babilonese. Il Codice è una raccolta di leggi risalenti al re di Babilonia Hammurabi. È il più antico codice di leggi conservatosi integralmente e la più lunga iscrizione babilonese che tratti di un unico argomento. Impresso su una stele di basalto risalente al 1780 a.C. circa e alta 225 cm, fu scoperto da un gruppo di archeologi francesi a Susa, in Iraq (l'antico regno dell'Elam), nel 1902. La pietra, spezzatasi in tre parti, è ora ricomposta e conservata al Museo del Louvre a Parigi. L'origine divina della legge scritta è sottolineata da un bassorilievo nel quale Hammurabi è ritratto mentre riceve il codice dal dio Sole, Shamash, che a Babilonia era simbolo di giustizia.

Il codice, in 282 leggi, è redatto su 3600 colonne orizzontali in scrittura cuneiforme e 49 verticali e riporta molte attinenze con le Tavole della Legge che il Signore diede a Mosè sul monte Sinai, secondo la Bibbia. Sarà un caso? Vediamo qui alcuni passi del codice di Hammurabi:




Dal Codice di Hammurabi - Non commettere rapina.
- Non spostare una pietra confinaria.
- Non frodare.
- Non concupire.
- Non desiderare la roba d’altri.
- Non rapire.
- Non si faccia falsa testimonianza.
- Un uomo non deve avere rapporti sessuali nè con sua madre, nè con la sorella della madre, nè con un altro uomo, nè con la moglie di un altro uomo. Nè l’uomo nè la donna devono accoppiarsi con le bestie. Non si deve indulgere in comportamenti provocanti che possano condurre a un’unione proibita. Non sia castrato alcun maschio, nè uomo nè animale.
- Non si nutra il pensiero che esista altra divinità al di fuori del Signore. Non si intagli immagine alcuna. Non si facciano idoli per uso altrui. Non ci si inchini davanti a un idolo e non si facciano libagioni o sacrifici, nèsi bruci incenso davanti a un idolo. Non si facciano passare i figli attraverso il fuoco del culto del Moloch.
- Non profanare il nome di Dio (...)