All'inizio di tutto c'era il kaos (=
baratro, abisso). Da questo stato primordiale e informe, sorse
progressivamente il cosmo ordinato.
Si formò prima di tutto il Tartaro, luogo dell'0scurità e
della notte. Poi sorse la terra (Gea), e da essa nacquero il cielo
(Urano) e il mare (Ponto). Dall'unione della terra, principio
femminile, e del cielo, principio maschile, nacquero quindi Crono e
Rea. Da questi ebbe origine Zeus che, scampato agli intenti omicidi del
pare, una volta cresciuto guidò la rivolta dei Cronidi (i figli
di Crono, appunto) contro il genitore. Crono venne però aiutato
dai titani, suoi figli, ed ebbe così inizio la grande lotta tra
gli dèi più giovani e i titani (titanomachia). Vinsero
gli dèi, così Crono e i titani vennero mandati nel
Tartaro, per opera di Zeus. Divenuto signore del mondo, Zeus si
insediò sull'Olimpo, da dove, in seguito, combattè anche
i giganti, ribellatisi al nuovo ordine cosmico. A quesa nuova colossale
lotta (gigantomachia) prese parte lo stesso Eracle (Ercole), che
combattè al fianco degli olimpici. I giganti vennero sconfitti e
sepolti nelle isole vulcaniche. Il mondo si assestò così,
secondo il nuovo ordine, sotto il dominio di Zeus, mentre a Poseidone
veniva affidato il dominio dei mari, e ad Ade quello
dell'oltretomba. Centro del mondo così definitosi era
l'Onfalo, indicato da una sfera di marmo nel tempio di Apollo a Delfi.
La terra, in questo nuovo ordine cosmico, risultava circondata
dall'oceano, dal quale nascevano tutti i fiumi e le sorgenti. A
ovest della terra, tra le correnti dell'oceano, sorgeva quindi l'Ade,
il mondo sotterraneo abitato dalle anime dei defunti. Il regno di Ade
era circondato da mura di ferro con portali anch'essi di ferro,
attraverso i quali Hermes, con la sua verga d'oro, accompagnava i
defunti. Per poter entrare nell'Ade i morti dovevano essere stati
sepolti, perché in caso contrario le loro anime avrebbero dovuto
vagare senza pace per cento anni. Superate le porte degli inferi,
i defunti varcavano le acque dello Stige, il fiume dell'Oltretomba.
Quest'ultimo sfociava a sua volta nel Cocito, il fiume dei lamenti, che
formava il lago Acheronte. Qui, il vecchio barcaiolo Caronte
trasbordava i defunti che avevano ricevuto sepoltura, ai quali era
stata posta dai parenti, in bocca, sotto la lingua, una moneta di
bronzo, come "offerta per Caronte". Sulla riva opposta del lago,
Cerbero, il cane infernale, sorvegliava il regno dei morti, facendovi
entrare i nuovi arrivati e impedendo a chiunque di uscirvi.
Sulla condizione delle anime negli inferi, la religione greca
elaborò col tempo diverse concezioni. Per Omero, i defunti,
senza distinzioni per quello che avevano fatto in vita, si consumavano
nel ricordo e nel desiderio della vita terrena. In seguito
prese forma l'idea di una sorte differenziata,
proporzionale alla moralità espressa in vita. In particolare,
insistettero su questo principio i seguaci dell'Orfismo, una corrente
mistica e ascetica sviluppatasi a partire dal VI secolo a.C.
In base a questa concezione, al di là dell'Acheronte, le anime
dei defunti venivano sottoposte al giudizio di una sorta di tribunale
dei morti, preseiduto da Ade, il quale - con sentenza imparziale -
assegnava un diverso destino a seconda del comportamento che si era
tenuto in vita. I giusti potevano così accedere all'Elisio, o
Isola dei Beati, circondata dalle acque argentee del fiume Lete. Queste
acque concedevano l'oblio a coloro che le bevevano e assicuravano
quindi l'eterna felicità. I cattivi venivano invece precipitati
nel Tartaro, una voragine oscura circondata da un triplice muro,
attorno al quale scorreva il Flegetonte, un fiume di fuoco. Qui le
anime dei dannati subivano pene spaventose. Ad esempio, le 49 Danaidi
che avevano ucciso i loro sposi, erano condannate a riempire anfore
senza fondo, e pene altrettanto dure erano toccate a Sisifo, Tantalo e
Tizio.