Non c'è documentazione diretta di questo popolo, ciò rende lo studio della religione etrusca estremamente difficile. Le notizie su questo popolo ce le forniscono grandi scrittori romani, come Tito Livio e Cicerone.
Grande importanza aveva per questo popolo (e, in seguito, lo
sarà anche per i Romani), la divinazione, ossia l'arte di "leggere" il
futuro o la volontà degli dèi interpretando vari fenomeni
(dal volo degli uccelli, ai terremoti; dalle viscere di animali
sacrificati ai fulmini). Gli aùguri-aruspici erano i sacerdoti
esperti nell'arte divinatoria.
Gli storici romani ci informano che le norme religiose degli Etruschi
furono raccolte in una serie di libri che presero il nome generico diEtrusca
Disciplina; questi hanno:
* un primo gruppo di libri, i Libri
haruspicini, che si occupava della
divinazione (l'interpretazione delle viscere degli animali
sacrificati o l'osservazione del volo degli uccelli);
* un secondo gruppo di libri, i Libri
fulgurales, riguardava la
divinazione derivante dai fulmini;
* un terzo gruppo di libri, i Libri
rituales, di carattere
più generale, riguardava le pratiche rituali che riguardavano la
vita politica e sociale.
Grande importanza era data all'aldilà e ai riti funerari.
Inizialmente gli Etruschi, iin una fase che potremmo chiamare pre-etrusca, la più anitca, cremavano i propri defunti; i resti venivano conservati in delle cassette - urne - e, solitamente, interrate in piccole tombe a pozzetto.
Nella seconda fase non si cremarono più i defunti, ma si
preferì inumarli
(cioè seppellire il defunto nella tomba sotto terra).
Le tombe utilizzate dagli Etruschi sono cambiate spesso nel tempo.
I ritrovamenti
relativi alla
fine del IX secolo a.C., quando troviamo i primi insiediamenti stabili
(a Vetulonia e a Tarquinia), sono caratterizzati da nuovi
tipi di camere funerarie, che si distinguono nettamente dai precedenti
tipi di tombe e contengono corredi funerari molto
ricchi, comprendenti oggetti in ambra, argento, oro e gemme provenienti
dall'Egitto e dall'Asia Minore.
Le
tombe primitive hanno la forma di un semplice pozzetto circolare
scavato nella roccia (VIII secolo a.C.). Le più antiche
tombe a inumazione (in cui cioè veniva deposto il defunto),
contemporanee ai pozzetti, sono fosse allungate di
forma trapezoidale, anch’esse scavate nella roccia.
Il loro
uso continua anche più tardi allorché il vano
sepolcrale si allarga a forma di camera, con copertura di blocchi o
lastre di pietra e tumulo di terra (VII secolo a.C.).
Nei due secoli
seguenti la tomba a tumulo assume forme monumentali, con il grande
basamento ad anello, scavato o costruito, e uno o più gruppi
di tombe interne, precedute a volte da un ampio vestibolo. I tumuli
maggiori superano a volte i trenta metri di diametro.
Dal VI al II
secolo a.C. appaiono anche le tombe a camera, fornite di un vestibolo e
allungate l’una accanto all’altra ai lati delle vie
sepolcrali. L’ultimo periodo (secoli IV-I a.C.) è
caratterizzato da sepolcri esclusivamente ipogei, senza tumulo,
costituiti da un solo ampio ambiente imitante l’interno della
casa, con panchina e pilastri e decorato anche da dipinti e rilievi.
Già nelle
camere più antiche si nota
l’imitazione delle case che si accentua in seguito sia nella
planimetria che negli ambienti architettonici, negli elementi
decorativi e nel mobilio. La disposizione più comune si
compone di un vestibolo di accesso con due piccole camere sepolcrali;
in fondo si apre la tomba principale costituita di un ambiente che
immette in una, due o tre celle. Nelle tombe più recenti si
ha un solo ambiente con vasto soffitto a spioventi o cassettonato e che
talvolta può anche avere delle interessanti varianti
strutturali o decorative, come nel caso della tomba Torlonia o in
quella dell’Alcova ove, a somiglianza delle camere
più antiche, sono ricavate sul fondo delle autentiche alcove
per la deposizione dei coniugi, certo i membri più
importanti della famiglia, mentre tutt’intorno, in loculi
scavati nelle pareti o in comparti ricavati sul piano di larghe
banchine, trovano posto i vari componenti della gens,
poiché di gens
si deve ora parlare.
L'unità base della società celtica era la tribù, al cui interno erano diversi gruppi sociali: i nobili, le famiglie dominanti; gli agricoltori; gli artigiani e coloro che svolgevano lavori manuali; gli schiavi. A una classe colta appartenevano i druidi.
Vincoli religiosi univano i membri delle tribù; il re, che era investito di una funzione religiosa, partecipava attivamente ai riti. Divinità valide per tutti i celti, convivevano con divinità locali, associate a singole tribù o a luoghi sacri. Tracce di antichi miti celtici sono rintracciabili anche nelle letterature medievali dell'Irlanda e del Galles.
I druidi, il cui nome significava probabilmente "veri veggenti", erano sacerdoti preposti alla divinazione, ai sacrifici e alla conduzione di riti nelle feste religiose. I siti destinati al culto erano contraddistinti da recinzioni sacre, ma anche da strutture più complesse, quali pozzi, forse collegati al culto della terra, in cui venivano gettate le vittime di sacrifici (uomini e animali), spade e altre offerte votive. Anche alcuni elementi naturali avevano significato religioso: l'agrifoglio e il vischio, ad esempio, erano sacri, così come le querce e i boschi. Gli animali erano venerati come totem tribali; era inoltre praticata l'arte divinatoria, grazie alla quale si traevano presagi dal volo degli uccelli o dalle viscere delle vittime sacrificali. I Celti avevano un sacro rispetto per la natura e soprattutto per il mistero della vita, presente in tutte le creature. Per questo i loro dèi erano i cieli e la terra, viste come divinità impersonali, non personificate.
Il principale contributo di Zoroastro fu
lo sviluppo di un credo monoteistico.
Ahura
Mazda non ha una forma fisica, ma gli zoroastriani lo adorano
attraverso i suoi attributi, o Amesha-Spenta (Santi Immortali). Gli
Amesha-Spenta riflettono i differenti aspetti della divina natura di
Ahura Mazda, quali l'Afflato Creativo, la Rettitudine, i Buoni
Propositi, la Devozione, il Potere, la Salute e la Lunga Vita. Alcuni
vengono considerati maschili, altri femminili. Gli studiosi a volte
paragonano gli Amesha-Spenta agli angeli del cristianesimo.
Ahura
Mazda è simboleggiato dal fuoco, considerato dagli
zoroastriani la sostanza più sacra per il fatto che
rappresenta l'emanazione divina. Poiché il fuoco simboleggia
il potere, la presenza e la purezza di Ahura Mazda, deve costantemente
essere tenuto acceso nei templi del fuoco. Questi sacri fuochi sono
curati da un sacerdote con carica ereditaria, che deve conoscere le
preghiere ed eseguire le funzioni rituali. Gli adoratori
del fuoco, in Iran sono chiamati Jabar; il numero più
grande di fedeli di questa religione si può trovare in
India, dove vengono chiamati Parsi. Chi si reca in questi templi a
pregare, offre dei piccoli bastoncini di legno di sandalo per
alimentare la fiamma del fuoco che non deve mai spegnersi.
E' una delle rare religioni che non inuma i
cadaveri nè li crema, questo per non avvelenare terra o suolo,
nè rendere impuro il fuoco o il cielo con il fumo che salirebbe
dal corpo bruciato. Per questo motivo i cadaveri vengono avvolti in un
lenzuolo, su di esso vengono messi la veste bianca e la corda di lana;
infine sono portati sulla "Torre del Silenzio", appena fuori dai centri
abitati: saranno gli avvoltoi o i corvi che consumeranno il cadavere.
Come si nota, si evita inumazione e cremazione per mantenere puri i
quattro elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco, aria.
Ahura Mazda fu dapprima adorato ufficialmente come un dio onnipotente dal re persiano Dario I (521?-486 a.C.). Il suo culto continua oggi soprattutto in India, presso Mumbai (Bombay), tra i parsi, zoroastriani che migrarono dall'Iran nel X secolo; altre comunità di zoroastriani sopravvivono anche in Iran. Per esprimere la loro fede, i membri della comunità dovrebbero indossare vesti speciali, osservare sette festività nazionali e pregare cinque volte al giorno. Alla fine dei tempi, i seguaci di Zoroastro prevedono la resurrezione di tutti i credenti in un regno terrestre comandato da Ahura Mazda.