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Gli Etruschi sono una popolazione dell'Italia antica che fiorì nell'area corrispondente all'odierna Toscana e in alcune regioni del Nord e del Sud della penisola tra il IX e il IV secolo a.C., raggiungendo la sua massima espansione tra il VII e il V secolo a.C.
I romani chiamavano gli etruschi etrusci o tusci, nome dal quale deriva quello dell'odierna Toscana.

Non c'è documentazione diretta di questo popolo, ciò rende lo studio della religione etrusca estremamente difficile. Le notizie su questo popolo ce le forniscono grandi scrittori romani, come Tito Livio e Cicerone.

Grande importanza aveva per questo popolo (e, in seguito, lo sarà anche per i Romani), la divinazione, ossia l'arte di "leggere" il futuro o la volontà degli dèi interpretando vari fenomeni (dal volo degli uccelli, ai terremoti; dalle viscere di animali sacrificati ai fulmini). Gli aùguri-aruspici erano i sacerdoti esperti nell'arte divinatoria.
Gli storici romani ci informano che le norme religiose degli Etruschi furono raccolte in una serie di libri che presero il nome generico diEtrusca Disciplina; questi hanno:
* un primo gruppo di libri, i Libri haruspicini, che si occupava della divinazione (l'interpretazione delle viscere degli animali sacrificati o l'osservazione del volo degli uccelli);
* un secondo gruppo di libri, i Libri fulgurales, riguardava la divinazione derivante dai fulmini;
* un terzo gruppo di libri, i Libri rituales, di carattere più generale, riguardava le pratiche rituali che riguardavano la vita politica e sociale.

Grande importanza era data all'aldilà e ai riti funerari.

Inizialmente gli Etruschi, iin una fase che potremmo chiamare pre-etrusca, la più anitca,  cremavano i propri defunti; i resti venivano conservati in delle cassette - urne - e, solitamente, interrate in piccole tombe a pozzetto.

Nella seconda fase non si cremarono più i defunti, ma si preferì inumarli (cioè seppellire il defunto nella tomba sotto terra).
Le tombe utilizzate dagli Etruschi sono cambiate spesso nel tempo.
Coperchio di una tomba etruscaI ritrovamenti relativi alla fine del IX secolo a.C., quando troviamo i primi insiediamenti stabili (a Vetulonia e a Tarquinia), sono caratterizzati da nuovi tipi di camere funerarie, che si distinguono nettamente dai precedenti tipi di tombe e  contengono corredi funerari molto ricchi, comprendenti oggetti in ambra, argento, oro e gemme provenienti dall'Egitto e dall'Asia Minore.
Le tombe primitive hanno la forma di un semplice pozzetto circolare scavato nella roccia (VIII secolo a.C.). Le più antiche tombe a inumazione (in cui cioè veniva deposto il defunto), contemporanee ai pozzetti, sono fosse allungate di forma trapezoidale, anch’esse scavate nella roccia.
Il loro uso continua anche più tardi allorché il vano sepolcrale si allarga a forma di camera, con copertura di blocchi o lastre di pietra e tumulo di terra (VII secolo a.C.).
Nei due secoli seguenti la tomba a tumulo assume forme monumentali, con il grande basamento ad anello, scavato o costruito, e uno o più gruppi di tombe interne, precedute a volte da un ampio vestibolo. I tumuli maggiori superano a volte i trenta metri di diametro.
Dal VI al II secolo a.C. appaiono anche le tombe a camera, fornite di un vestibolo e allungate l’una accanto all’altra ai lati delle vie sepolcrali. L’ultimo periodo (secoli IV-I a.C.) è caratterizzato da sepolcri esclusivamente ipogei, senza tumulo, costituiti da un solo ampio ambiente imitante l’interno della casa, con panchina e pilastri e decorato anche da dipinti e rilievi. Già nelle camere più antiche si nota l’imitazione delle case che si accentua in seguito sia nella planimetria che negli ambienti architettonici, negli elementi decorativi e nel mobilio. La disposizione più comune si compone di un vestibolo di accesso con due piccole camere sepolcrali; in fondo si apre la tomba principale costituita di un ambiente che immette in una, due o tre celle. Nelle tombe più recenti si ha un solo ambiente con vasto soffitto a spioventi o cassettonato e che talvolta può anche avere delle interessanti varianti strutturali o decorative, come nel caso della tomba Torlonia o in quella dell’Alcova ove, a somiglianza delle camere più antiche, sono ricavate sul fondo delle autentiche alcove per la deposizione dei coniugi, certo i membri più importanti della famiglia, mentre tutt’intorno, in loculi scavati nelle pareti o in comparti ricavati sul piano di larghe banchine, trovano posto i vari componenti della gens, poiché di gens si deve ora parlare.

Nel IV secolo, contemporaneamente alla presenza di camere sepolcrali di grandi proporzioni con vaste banchine e con numerosissime deposizioni, compare in Caere un nuovo tipo di sepolcro cosiddetto rupestre. Presso queste sepolture di epoca tarda erano posti cippi in peperino o in marmo, di forma cilindrica per l’uomo e di casetta per la donna, recanti incisi o dipinti il nome della gens o del defunto e la sua età.

C'è da dire, che al di là di queste diverse camere funerarie e tombe, è importante la concezione etrusca: per loro le necropoli erano delle città dei morti, delle città vere e proprie in cui i defunti conducevano la loro vita nell'aldilà.
La tomba non era imponente o ben lavorata per dimostrare la propria ricchezza, ma perché era "la casa del defunto".
La tomba non serviva a ricordare ai vivi i propri defunti (come succede per noi), ma al contrario, doveva ricordare i vivi al defunto!

Grande importanza avevano il banchetto sacro funebre e l'agone. Mangiare insieme al defunto indicava in qualche modo il proseguimento della vita; l'agone era costituita da diverse gare di ginnastica, di corse con i cavalli, di musica e poesia, indicava il combattimento presente nella vita.

Anche se sono noti i nomi di numerose divinità etrusche, la loro funzione specifica è sconosciuta. Secondo alcune fonti latine tarde, la Triade Capitolina (formata da Giove, Giunone e Minerva) è rappresentata nella religione etrusca rispettivamente da Tinia, Uni e Menerva. Sethlans rappresentava il dio romano Vulcano, Fufluns il dio Bacco e Turms il dio Mercurio.
Cautha era la divinità solare, Tiv quella lunare e Thesan il dio dell'oltretomba. Turan rappresentava Venere e Aplu Apollo. Al vertice di queste divinità vi era un insieme di potenze prive di nome, personificazioni del fato. Numerosi aspetti della religione etrusca sopravvissero presso i romani.

CELTI
Divisorio

Popolazione diffusa nell'Europa centroccidentale nel corso del I millennio a.C., caratterizzata da una comune cultura; tra IV e III secolo a.C. entrò progressivamente in contatto con il mondo greco-romano; la loro presenza è comunque compresa in un'area tra le isole britanniche, la Spagna e il basso Danubio.
Nell'Italia settentrionale i celti entrarono nell'orbita di Roma a partire dal II secolo a.C.; vennero chiamati galati o galli.
La Gallia transalpina fu conquistata da Giulio Cesare nel I secolo a.C.; quasi tutta la Gran Bretagna passò sotto il controllo romano nel I secolo d.C.
Ancora oggi lingue e tradizioni celtiche sopravvivono in Bretagna (Francia occidentale), nel Galles, nelle Highlands scozzesi e in Irlanda.

croce celtica

L'unità base della società celtica era la tribù, al cui interno erano diversi gruppi sociali: i nobili, le famiglie dominanti; gli agricoltori; gli artigiani e coloro che svolgevano lavori manuali; gli schiavi. A una classe colta appartenevano i druidi.

Vincoli religiosi univano i membri delle tribù; il re, che era investito di una funzione religiosa, partecipava attivamente ai riti. Divinità valide per tutti i celti, convivevano con divinità locali, associate a singole tribù o a luoghi sacri. Tracce di antichi miti celtici sono rintracciabili anche nelle letterature medievali dell'Irlanda e del Galles.

druidi, il cui nome significava probabilmente "veri veggenti", erano sacerdoti preposti alla divinazione, ai sacrifici e alla conduzione di riti nelle feste religiose. I siti destinati al culto erano contraddistinti da recinzioni sacre, ma anche da strutture più complesse, quali pozzi, forse collegati al culto della terra, in cui venivano gettate le vittime di sacrifici (uomini e animali), spade e altre offerte votive. Anche alcuni elementi naturali avevano significato religioso: l'agrifoglio e il vischio, ad esempio, erano sacri, così come le querce e i boschi. Gli animali erano venerati come totem tribali; era inoltre praticata l'arte divinatoria, grazie alla quale si traevano presagi dal volo degli uccelli o dalle viscere delle vittime sacrificali. I Celti  avevano un sacro rispetto per la natura e soprattutto per il mistero della vita, presente in tutte le creature. Per questo i loro dèi erano i cieli e la terra, viste come divinità impersonali, non personificate.

ZOROASTRO
Divisorio
zoroastroAhura Mazda Supremo era il dio adorato in Iran nel 500 a.C.  Ahura Mazda significa "Signore della Saggezza" nell'antica lingua persiana dell'Avesta.
Zoroastro o Zarathustra, profeta persiano annunciò che Ahura Mazda era l'unico dio.
Zoroastro, il fondatore dello zoroastrismo, nacque da una famiglia di cavalieri, gli Spitama, probabilmente nel periodo anteriore a quello dei re achemenidi; ritiratosi nel deserto in meditazione, intorno ai trent'anni fu colto da visioni estatiche in cui gli apparve Ahura Mazda, il principio del bene, che gli ordinò di combattere il principio del male, Angra Mainyu.
Questo tipo di religione in cui c'è una lotta tra il dio del bene e il dio del male, si definisce "dualistica" o "manichea".

Dopo anni di lotte con i sacerdoti del feroce culto di Mitra, Zoroastro trovò un sostenitore in Vishtaspa, re di Chorasmia (l'attuale Turkestan), che favorì la diffusione della sua religione.
Pur mantenendo l'adorazione del fuoco, lo zoroastrismo proibiva i riti orgiastici connessi con i tradizionali sacrifici persiani agli dei.
Lo zoroastrismo, è stata la religione diffusa in Persia (odierno Iran) prima dell'introduzione dell'Islam, nel VII secolo.

Il termine Ahura era originariamente riferito a 33 dèi regnanti nelle religioni prezoroastriane in Persia e in India. Zoroastro, il profeta che fondò lo zoroastrismo, predicò contro tutti gli altri dei eccetto Ahura Mazda che, diceva, avrebbe dovuto essere adorato per l'eternità. Negli scritti che riportano gli insegnamenti di Zoroastro, è caratterizzato come un dio benevolo e saggio, contrapposto ad Angra Mainyu, un demone il cui proposito è distruggere la terra e i suoi abitanti. Qui a lato, nell'immagine, c'è un particolare di una pittura murale (II secolo) del mitreo di Dura Europos, che ritrae il profeta Zoroastro.

Il principale contributo di Zoroastro fu lo sviluppo di un credo monoteistico.
Ahura Mazda non ha una forma fisica, ma gli zoroastriani lo adorano attraverso i suoi attributi, o Amesha-Spenta (Santi Immortali). Gli Amesha-Spenta riflettono i differenti aspetti della divina natura di Ahura Mazda, quali l'Afflato Creativo, la Rettitudine, i Buoni Propositi, la Devozione, il Potere, la Salute e la Lunga Vita. Alcuni vengono considerati maschili, altri femminili. Gli studiosi a volte paragonano gli Amesha-Spenta agli angeli del cristianesimo.

Ahura Mazda è simboleggiato dal fuoco, considerato dagli zoroastriani la sostanza più sacra per il fatto che rappresenta l'emanazione divina. Poiché il fuoco simboleggia il potere, la presenza e la purezza di Ahura Mazda, deve costantemente essere tenuto acceso nei templi del fuoco. Questi sacri fuochi sono curati da un sacerdote con carica ereditaria, che deve conoscere le preghiere ed eseguire le funzioni rituali.  Gli adoratori  del fuoco, in Iran sono chiamati Jabar;  il numero più grande di fedeli di questa religione si può trovare in  India, dove vengono chiamati Parsi. Chi si reca in questi templi a pregare, offre dei piccoli bastoncini di legno di sandalo per alimentare la fiamma del fuoco che non deve mai spegnersi.

Per diventare seguaci di Ahura Mazda occorre passare attraverso un rito di iniziazione che vale sia per i ragazzi che per le ragazze; al termine di tale rito indossano una veste bianca (sudreh) e una corda di lana che viene arrotolata per tre volte attorno alla vita; non dovrebbero mai togliere questi abiti durante la vita (tranne che quando è necessario lavarsi).

E' una delle rare religioni che non inuma i cadaveri nè li crema, questo per non avvelenare terra o suolo, nè rendere impuro il fuoco o il cielo con il fumo che salirebbe dal corpo bruciato. Per questo motivo i cadaveri vengono avvolti in un lenzuolo, su di esso vengono messi la veste bianca e la corda di lana; infine sono portati sulla "Torre del Silenzio", appena fuori dai centri abitati: saranno gli avvoltoi o i corvi che consumeranno il cadavere.
Come si nota, si evita inumazione e cremazione per mantenere puri i quattro elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco, aria.

Ahura Mazda fu dapprima adorato ufficialmente come un dio onnipotente dal re persiano Dario I (521?-486 a.C.). Il suo culto continua oggi soprattutto in India, presso Mumbai (Bombay), tra i parsi, zoroastriani che migrarono dall'Iran nel X secolo; altre comunità di zoroastriani sopravvivono anche in Iran. Per esprimere la loro fede, i membri della comunità dovrebbero indossare vesti speciali, osservare sette festività nazionali e pregare cinque volte al giorno. Alla fine dei tempi, i seguaci di Zoroastro prevedono la resurrezione di tutti i credenti in un regno terrestre comandato da Ahura Mazda.