
Per religione degli Egizi si
intende la religione praticata dal popolo dell'antico Egitto (parola
greca che significa "dono del Nilo") tra l'unificazione dei due regni
(2955 a.C.) e la fine del dominio romano (395 d.C.).
Gli Egizi, ancora oggi sono considerati il popolo più religioso di tutta
l'antichità perché credevano in un legame molto forte tra le vicende umane e
il mondo degli dèi, per la centralità del tema della morte e dell'aldilà,
perché ogni elemento della natura (cielo, sole, luna, terra, ecc.) e ogni
animale era rappresentato da una divinità.
La religione degli Egizi
presenta delle novità rispetto a quella dei mesopotami. Qui si
parla di un aldilà separato per i "buoni" ed i "cattivi".
Inoltre, la stessa morte è vista in modo meno drammatico,
infatti si tratta di un ricongiungimento di tutte le componenti
che formano la persona. Sembra
quasi che gli Egizi abbiano
tentato di rovesciare il concetto di morte e di aldilà dei
popoli della Mesopotamia.
Il faraone è il sovrano assoluto, è considerato "divino" perché
rappresenta il dio Ra sulla terra. Ha potere civile ed anche religioso,
questo indica la grande importanza attribuita alla religione. Era quindi
considerato un re-dio e rappresentava il naturale mediatore tra gli uomini,
il mondo degli dèi e l'oltretomba. Promulgava le leggi in nome degli dèi e
il popolo riteneva che da lui dipendessero anche il succedersi delle
stagioni, le inondazioni del Nilo e perfino le leggi dell'universo. Persona
sacra e irraggiungibile, in vita veniva identificato con Horus, il dio
falco, dopo la morte veniva invece identificato con Osiride, il dio
dell'oltretomba. La tomba del faraone era grandiosa: la piramide.
All'inizio, però, le tombe dei faraoni erano costruite con mattoni crudi, a
forma di parallelepipedo, ed erano detto mastabe. Solo successivamente si
edificarono le grandiose piramidi; quella di Cheope raggiunse addirittura
un'altezza di 146 metri.
Ci troviamo in una religione
politeista in cui ogni città era
legata a diverse divinità e, spesso, la divinità della
città che prendeva il sopravvento diventava la divinità
principale (almeno fino a quando quella città continuava a
detenere il potere). Le grandi divinità erano rappresentato sia in forma
antropomorfa (sembianze umane), sia in forma zoomorfa (corpo di persona e
testa di animale). Ra (o Amon come era chiamato a Tebe) era il dio principale, dio del sole e capo degli
dèi; Osiride, dio e giudice dei morti e dell'oltretomba; Maat, dio della
giustizia che aveva il compito della pesatura delle anime dei defunti; Iside, dea della luna
sorella e sposa di
Osiride; Horo (o Horus), il dio falco, figlio di Osiride e Iside, riviveva in ogni
faraone; Ammone il dio ariete, protettore del
faraone e della dinastia; Anubis, il dio sciacallo, signore dei defunti; Nut,
dio del cielo stellato; Geb, il dio della terra; Thot. il dio ibis,
inventore della scrittura. Anche il fiume Nilo
aveva un carattere divino.
Gli
dèi spesso erano raffigurati con l'Ankh sul petto, ossia il simbolo egiziano
della croce ansata, conosciuta anche come chiave della vita. E' un segno
geroglifico che rappresenta la vita. Lo troviamo inciso anche sulle mura dei
templi o sulle steli funerarie.
C'è da dire che il
faraone Amenofi IV, intorno al 1360 a.C., tentò una riforma
religiosa, imponendo un monoteismo: pose, infatti, il dio Aton
(cioè il dio sole) come unico dio. In seguito a questo egli
cambiò nome in Akhenaton; alla morte di Akhenaton, tutto
tornò come prima.
L'uomo risulta costituito da
un corpo e da tre forze spirituali: ka, ba e akh. La principale
è ka (=forza vitale) la cui presenza distingue gli esseri
viventi da quelli non viventi: è il nucleo centrale dell'anima
che viene trasmesso dagli antenati e poi viene trasmesso ai propri
figli. Insieme all'anima, il ka poteva meritarsi l'immortalità, a condizione
però che il corpo si mantenesse integro (con la mummificazione) e che il
defunto superasse le varie prove del viaggio nell'aldilà.
La morte non è vista in modo così drammatico
perché quando una persona muore si dice che si ricongiunge con
il suo ka. Ba è invece la forza, ciò che assicura
l'individualità di ognuno; dopo la morte abbandona
temporaneamente il corpo per ricongiungersi
successivamente.
Akh è la terza componente che raggiunge il suo massimo sviluppo
solo dopo la morte.
Perché le forze spirituali che lasciano il corpo durante la
morte, si possano poi ricongiungere nell'aldilà, era importante
tenere il corpo integro, non si doveva decomporre: per questo motivo
hanno ideato la mummificazione; solo attraverso la mummificazione il
corpo si conservava integro e poteva quindi riunirsi con le sue
componenti nell'aldilà. La tradizione fa risalire la
mummificazione al mito di Osiride e di Iside.
Il termine mummificazione deriva dal persiano mumia, che significa
bitume. Gli egizi svuotavano il cadavere dai principali organi interni
(che venivano conservati in quattro vasi chiamati canopi) e, dopo un processo di
essiccazione, che durava 70 giorni nel salnitro, lo avvolgevano con bende bagnate con
resine vegetali all'interno delle quali si mettevano anche degli amuleti
portafortuna. Tutto ciò faceva parte di un rituale sacro, proprio perché
il corpo era ritenuto la sede dell'anima e la sua conservazione necessaria
appunto per la vita oltre la morte. Nella tomba dei faraoni venivano poste
anche delle statuette raffiguranti la persona morta, le ushabti: esse
dovevano rispondere alla chiamata di Osiride e sostituire il defunto,
nell'aldilà, lavorando al suo posto. Queste copie in pietra o legno
del corpo, erano visti anche come sostituti nel caso in cui la mummia fosse
andata distrutta.
In totale
sarebbero stati
imbalsamati circa 730 milioni di corpi, molti dei quali si trovano
ancora in buono stato di conservazione e si possono osservare in molti
musei archeologici. Il corpo di Lenin, conservato per
lungo tempo nel Mausoleo di Mosca, rappresenta un noto esempio di
imbalsamazione moderna.

Cosa avveniva di preciso dopo la morte? C'era il cosiddetto
"giudizio dei morti".
Giudice dei morti era il dio Osiride; in questo giudizio egli è
assistito da 42 giudici, come rappresentanti delle 42 province
egiziane. Il capitolo 125 del "Libro dei morti" illustra in che
modo avveniva questo giudizio: il ka di ogni uomo era obbligato a fare
una auto dichiarazione di innocenza, nella quale si dimostrava che non
aveva commesso nessuno dei 42 peccati elencati nel "Libro dei morti".
In seguito,
avveniva la "pesatura
del cuore": il dio della Luna (Thot), sistemava una bilancia con
due
piatti, su uno c'era una raffigurazione del divino Maat (l'ordine
universale), sull'altro piatto il cuore del defunto. Thot scrive con
uno stilo il risultato del giudizio, mentre accanto a lui siede
un mostro Ammit (la dea divoratrice con il corpo in parte leone, in parte
ippopotamo e in parte coccodrillo), il "divoratore" pronto a mangiare il morto se risultasse colpevole. Se si rivelasse buono, passerebbe nel regno di Osiride, un
luogo luminoso,
che rappresentava la diretta continuazione della vita terrena (come
pagamento per l'aldilà e per la sua benevola
protezione, Osiride chiedeva che i morti svolgessero mansioni per lui,
ad esempio lavorare i campi di grano. Anche questo compito, tuttavia,
poteva essere evitato ponendo alcune statuette, chiamate ushabti,
nella tomba affinché fungessero da sostituti per il defunto). I
cattivi, esclusi dal luminoso regno dei morti, giacciono invece
affamati e assetati, nel buio regno sotterraneo, che viene illuminato
solo nell'ora in cui il sole, durante il suo viaggio notturno,
attraversa lo spazio che sta sotto la terra.
Maat
è il fondamento della religione egizia, è l'ordine
universale, una legge pubblica e privata, nel giudizio dei morti si
sarà giudicati proprio su quella legge.