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Diaspora - Sacro Tetragramma - Cabbala
Grafico sul numero di fedeli delle varie religioni
 
Croce di DavideOggi, lo Stato di Israele, sorto nel 1948,  rappresenta un importante punto di riferimento per gli ebrei di tutto il mondo, che sono oltre 15 milioni di fedeli, sparsi in 105 paesi (la maggioranza vive negli USA nello stato di Israele, qui vivono 4 milioni di ebrei).

Sono ebrei per diritto coloro che "nascono da una madre ebrea" (quindi, anche allontanandosi dalla religione ebrea, si resta ebreo comunque) o che si convertono all'ebraismo. Sono allora quel popolo che ha le proprie radici nella Bibbia, nella "discendenza di Abramo" e che continua a vivere, oggi, nei diversi luoghi, seguendo le regole che derivano dalla Toràh.

La fede comune degli ebrei, la possiamo ricavare da questa formula, scritta da un grande maestro ebreo del passato: Mosè Maimonide (1135-1204 d.C.):

Io credo con fede completa che il Creatore Benedetto ha creato e governa tutte le
    creature: Egli solo fece, fa e farà ogni cosa.

Io credo con fede completa che il Creatore Benedetto è unico e non vi è altra unicità
    che la Sua: Egli solo è il nostro Dio, fu, è e sarà.
Io credo con fede completa che il Signore non ha corpo,
    né possiede gli attributi del corpo, né alcuna forma.
Io credo con fede completa che il Creatore è il primo e l'ultimo.
Io credo con fede completa che il Creatore è l'unico che si deve pregare
    e a nessun altro devono essere rivolte le nostre preghiere.
Io credo con fede completa che tutte le parole dei profeti siano vere.
Io credo con fede completa che la profezia di Mosè nostro maestro - su di lui sia pace -
    è vera. Egli era il capo dei profeti per coloro che lo hanno preceduto
    e per coloro che lo hanno seguito.
Io credo con fede completa che la Toràh che noi possediamo è stata data a Mosè
Io credo con fede completa che questa Toràh non sarà cambiata
    e non  vi sarà più un'altra Toràh da parte del Creatore Benedetto.
Io credo con fede completa che il Creatore conosce tutte le opere dell'uomo
    e tutti i suoi pensieri.
Io credo che il Creatore ricompenserà coloro che seguono i suoi precetti
    e punirà coloro che li trasgrediscono.
Io credo con fede completa nella venuta del Messia e per quanto egli ritardi,
     io l'attenderò ogni giorno.
Io credo con fede completa che vi sarà la risurrezione dei morti
    quando piacerà al Signore.

Gli ebrei esprimono la loro fede in un Dio unico e creatore onnipotente, che non viene mai nominato, attraverso la preghiera e la professione di fede dello Shema Israel (=Ascolta Israele"). Questa preghiera prende il nome dalle parole iniziali di un brano biblico del Deuteronomio, deve essere recitata due volte al giorno, al mattino e alla sera.
 

SHEMA' ISRAEL "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.
Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte." (Dt 6,4-9)


 
   DIO e L'UOMO   
Dio, Signore dell'Universo, il cui collaboratore privilegiato è l'uomo, è Uno e Unico. La nascita del popolo ebraico è intimamente legata all'idea monoteista; Abramo è il primo ebreo, perché è il primo, secondo la tradizione ebraica, a proclamare i principi monoteisti.
Dio è uno, eterno, onnipotente, incorporeo; è un essere vivente, dotato di personalità ed è attivo, in quanto creatore dell'universo partendo dal nulla. Dio non ha un nome, quando Mosè gli chiede il suo nome, gli viene risposto: "Io sono colui che sono", in ebraico JHWH, che può essere considerato, in un certo senso, il nome di Dio. Gli ebrei, per rispetto, non scrivono e soprattutto non pronunciano mai il nome di Dio, ma utilizzano termini come "Il Nome", "L'Altissimo", "L'Eterno" e, soprattutto "Il Signore", in ebraico "Adonai". Il Suo nome viene scritto nella Bibbia con il "Sacro Tetragramma".

Nella religione ebraica l'uomo è infinitamente distante da Dio, quest'ultimo, infatti, è il "Tutt'Altro", "l'Altro" per eccellenza.
L'uomo ha però una dignità immensa che gli deriva dal fatto  di essere stato creato "a immagine di Dio", dotato di libero arbitrio e totalmente responsabile dei suoi atti, e dovrà, arrivata l'ora, renderne conto al Creatore.
Egli deve fare uno sforzo per scegliere il Bene, in caso contrario, Dio aspetta il pentimento, che però non è sufficiente, bisogna modificare effettivamente il proprio comportamento.
Secondo la Tradizione, c'è un periodo particolarmente favorevole per pentirsi: è il tempo dei "10 giorni di Teschivà" (ritorno) che precedono lo Yom Kippur.

SINAGOGA

Interno di una sinagogaLa sinagoga (fai un visita!) è il luogo in cui si riuniscono gli ebrei per pregare, leggere e studiare la Toràh (="Legge"), il testo sacro costituito dal Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia).
La sinagoga ha un'architettura rettangolare, in genere non riconoscibile da lontano o dall'esterno: più che alla forma fisica dell'edifico, si dà importanza all'uso dello spazio.
Gli Ebrei hanno il divieto assoluto di rappresentare Dio e l'uomo, in quanto creatura divina, non si dedicano quindi alla pittura e alla scultura. Di conseguenza, il loro talento artistico lo hanno riversato nell'abbellimento degli arredi sacri della sinagoga.
Gli arredi più preziosi sono quelli destinati ad adornare il Rotolo della Legge (Sèfer Toràh), in genere oro o argenti e tessuti ricamati. La maggior parte delle sinagoghe hanno una tribuna rialzata,
la bimah, vicino al centro della sala: lì si leggono la Torah e le preghiere, e si può anche predicare un sermone.
La Toràh viene letta durante il corso di un anno. Tra gli Ebrei c'è una festa particolare per celebrare l'inizio di un nuovo ciclo di lettura: si chiama Gioia della Legge (Simchat Toràh) ed è celebrata con canti e danzando con i rotoli sacri.
Proprio per essere letta  in un anno intero, la Toràh è stata suddivisa in 54 parashioth (plurale di parashà, =porzione), quanti sono i sabati di un anno. Le parashioth prendono il nome dalla prima o da una parte delle prime parole con cui hanno inizio.

Normalmente, le sinagoghe sono costruite rivolte verso la città di Gerusalemme e l'armadio a muro sulla parete più lontana rispetto all'ingresso, contenente i rotoli della Legge (rigorosamente in pergamena e scritti a mano), è chiamato Arca Santa.
Questo armadio sacro è il punto più importante della sinagoga. Davanti all'armadio è appesa una lampada perpetua (sempre accesa) che richiama simbolicamente la funzione dell'antica lampada che ardeva perennemente nel Tempio e che rappresentava la luce spirituale della Toràh.

Sinagoga di RomaNella parte centrale della sinagoga si trova il baldacchino sotto cui si svolgono i riti.
Il rabbino è il maestro che guida la comunità, non è un sacerdote. I suoi compiti sono insegnare la cultura ebraica tradizionale; l'esempio e la predicazione morale; l'assistenza sociale come consigliere e come risolutore di controversie; la raccolta e la distribuzione di fonti per l'assistenza ai bisognosi; la direzione delle funzioni religiose pubbliche e la conduzione di alcune cerimonie. Gli addetti alla sinagoga sono, oltre al rabbino (il capo e l'insegnante in materia di religione), il cantore (il capo delle cerimonie) e l'inserviente. Una cerimonia completa non può avere luogo senza un minian, ovvero un gruppo minimo di dieci uomini adulti.
Si entra a far parte del gruppo di "uomini adulti" con la cerimonia del "bar mitzvah" (="figlio del comandamento" o "del precetto") a 13 anni.
Già a otto giorni dalla nascita si effettua la circoncisione (o "brith milah", segno, per gli uomini, di appartenenza al popolo ebreo) in ricordo dell'alleanza con Dio.
Tefillim Quando un ragazzo compie 13 anni diventa religiosamente adulto ed è tenuto ad osservare le regole della vita ebraica e le leggi mosaiche.
In tale occasione il ragazzo tredicenne legge pubblicamente la Torah e può indossare i tefillim.
Nelle comunità ebraiche riformate, viene fatta una cerimonia simile anche per le ragazze.

 

TEMPIO DI GERUSALEMME

Nel passato gli Ebrei avevano il Tempio di Salomone - Clicca per ingrandireTempio di Gerusalemme, unico centro di culto ebraico, sostituito dalle sinagoghe dopo la distruzione totale di questo Tempio, avvenuta definitivamente nel 70 d.C. per opera dei Romani.
Questo Tempio fu fatto costruire da Salomone intorno al 970 a.C. Già suo padre, il re Davide voleva costruire il Tempio e acquistò il terreno a Gerusalemme, ma il profeta Natan gli rivelò che l'opera sarebbe stata compiuta dal suo successore.
Terminata l'opera, Salomone stesso lo inaugurò con una preghiera solenne, nella quale dichiarava che Dio non vive chiuso dentro le mura, ma abbraccia tutto l'universo. Il re Salomone, inoltre, supplicò il Signore di ascoltare le preghiere del suo popolo, quando lo avesse pregato nel Tempio.
Tale Tempio, era lungo 27 metri, largo 9 e alto circa 13,5 metri; era diviso in tre parti: il vestibolo, la grande sala dedicata al culto e il Santo dei Santi che era una piccola camera, a cui poteva accedere solo il sommo sacerdote (una volta all'anno, in occasione del Yom Kippur, giorno dell'espiazione dei peccati di Israele), dove si trovava l'Arca dell'Alleanza in cui era conservata la Legge consegnata da Dio a Mosè sul monte Sinai. L'Arca dell'Alleanza era in legno d'acacia, rivestito d'oro. Misurava 125 x 75 x 75 centimetri, oltre alle Tavole della Legge, conteneva il bastone di Aronne e un po' di manna. Era sormontata da due cherubini.
Qui, nel Santo dei Santi, i sacerdoti offrivano l'incenso ogni giorno e i "pani di proposizione" ogni sabato. Menorah candelabro a sette bracci Muro del pianto 360°

Era presente il candelabro a sette bracci, tutto d'oro, dal peso di 30 chilogrammi. Dieci candelabri illuminavano l'interno del Santo dei Santi. L'altare per i sacrifici si trovava all'esterno. Il libro dell'Esodo dice: "Farai anche un candelabro d'oro puro... sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall'altro lato... Farai le sue sette lampade: vi si collocheranno sopra in modo da illuminare lo spazio davanti ad esso" (Es 25,31-32.37).
Le due colonne di bronzo, ai lati dell'entrata, alte 12 metri, si chiamavano "Boaz" (quella di destra) e "Jachin" (quella di sinistra). Il Tempio di Salomone fu distrutto nel 587 a.C. dai Babilonesi e, successivamente, venne ricostruito sotto Ciro, re di Persia. Infine, fu distrutto definitivamente nel 70 d.C. dai Romani per ordine di Tito.
Oggi resta in piedi solo la parete nord-ovest che viene chiamata "muro del pianto" (in ebraico Kotel-Ha-Maa ravi), dove gli ebrei poggiano la fronte in atto di preghiera e sembra quasi che si lamentano per l'abbandono da parte di Dio.
Sulla radura in cui sorgeva il Tempio, oggi c'è la grande moschea musulmana di Oman.

 

Feste e calendario

Le feste ebraiche celebrano momenti importanti della loro storia; il loro calendario è luni-solare, nel senso che è di dodici mesi, l'anno solare costituisce l'unità di tempo, ma si articola secondo le evoluzioni della luna.
Per accordare questo calendario con quello solare, sette anni su nove sono anni bisestili.
Tutte le feste cominciano la sera del giorno precedente e continuano fino alla sera successiva. Tre le più importanti feste:
Shabbat: è il sabato, il giorno settimanale del riposo, inizia dal tramonto del venerdì e finisce al tramonto del sabato. Tempo di preghiera e di studio della Toràh, in famiglia e nella sinagoga. Ogni lavoro è proibito in questo giorno (compreso il cucinare!).
      Dio ha promosso il sabato perché ci fosse un giorno di riposo per tutti, inclusi schiavi ed animali.

Rosh Hashanà (il 1° di Tishri): è l'inizio del nuovo anno, il capodanno ebraico, occasione di pentimento, di preparazione per il giorno del giudizio divino e di preghiera per ottenere un anno fruttuoso. Il suono dello Shofar (un corno di montone, in onore del montone sacrificato da Abramo) dà inizio alla festa; nel resto dell'anno, lo shofar è nascosto
nell'Arca Santa della sinagoga e riemerge sono nei giorni solenni per sottolineare i momenti principali. Durante il pranzo, per tradizione, si inzuppa una mela nel miele, perché l'anno nuovo sia dolce.
     
Yom Kippur (il 10 di Tishri): è il grande giorno dell'espiazione, del pentimento, del perdono dei peccati; si celebra otto giorno dopo la fine del Rosh Hashanà. L'ebreo, nel giorno del Kippur prega per ricevere il perdono dei peccati. In questo giorno non si può svolgere nessuna attività e ci si deve astenere dal mangiare e dal bere per 25 ore. Tutti pregano e digiunano fino all'ora della Neilà, ultimo momento del Grande Perdono, quando ci si deve concentrare al massimo per farsi rimettere le colpe e i peccati. Poi suona lo shofar con quattro tonalità diverse: tekiha, teruha, terumà, shevarim. E' la più solenne delle festività ebraiche.

Hanukkà (dal 25 Kislev al 3 Tevet): è la festa delle Luci (o della Dedicazione) che dura otto giorni, in dicembre. Si basa su una leggenda del II secolo a.C., quando un piccolo esercito di ebrei sconfisse quello del re ellenista Antioco IV. Si racconta che allora la menoràh, il candelabro a sette bracci del Tempio, rimase acceso per otto giorni nonostante avesse olio a sufficienza per bruciare un solo giorno.

Pesach (dal 14 al 21 di Nisan): è la grande festa della Pasqua ebraica e ricorda la grande liberazione dall'Egitto e l'esodo dalla schiavitù, esperienza forte di JHWH vicino al suo popolo e salvatore. Pesach è l'atto di nascita di un popolo e la conquista della sua indipendenza. La festa cade in primavera, a partire dal 15 di Nisan, dura otto giorni. Con il mese di Nisan inizia l'anno religioso. In questo mese gli ebrei furono liberati dalla schiavitù dell'Egitto e diventarono una nazione. Nei giorni che precedono la festa, famiglie e attività commerciali puliscono i loro locali dal hametz - il lievito e ogni altra cosa che lo contenga - come prescritto dalla Toràh. La sera della vigilia la famiglia ebraica si raduna per il seder, un pasto speciale che si svolge secondo un preciso rituale indicato dallo Haggadàh, il racconto della Pasqua e dell'esodo, che in questo giorno è obbligatorio leggere ai figli. Durante il pasto si consumano cibi tradizionali, che ricordano le vicende bibliche. Tra gli altri, il pane non lievitato (matzà) e le erbe amare (maror).

Altre feste:
Sukkoth (15-21 Tishri): è la festa delle Capanne o dei Tabernacoli. Ricorda la permanenza degli ebrei nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto. Per sette giorni l'ebreo è tenuto ad abitare, se le condizioni metereologiche lo permettono, in una capanna all'aperto, il cui tetto è fatto di frasche.
Simchat Toràh (23 Tishri): La gioia della Legge. Segna il compimento del ciclo di lettura del Pentateuco effettuata il sabato nella sinagoga.
 
Purim: la festa delle sorti. Nel V secolo a.C. il re di Persia aveva deciso lo sterminio di tutti gli ebrei abitanti nel suo territorio. Una ragazza ebrea, Ester, riuscì a dissuaderlo del suo proposito. Purim è occasione di grandi festeggiamenti. La parola "purìm" significa "sorti" e fa riferimento alle "sorti" tirate da Aman, primo ministro del re Serse, per stabilire in quale giorno doveva massacrare gli ebrei presenti nel suo territorio.

Gli ebrei osservanti rispettano 613 mitzvot (=precetti) che regolano la vita quotidiana e che comprendono leggi relative a tutti gli aspetti della vita sociale, dal matrimonio alle cerimonie alle diverse regole alimentari.

BIBBIA NELL'EBRAISMO
Il libro sacro degli Ebrei (TaNaKh) comprende una sola Alleanza. Tale termine, Alleanza, in ebraico è berith, in latino è testamentum. La Bibbia cristiana comprende sia l'Antica Alleanza (Antico Testamento, alleanza tra JHWH e Israele) sia la Nuova Alleanza (Nuovo Testamento, la Nuova Alleanza inaugurata da Gesù, che continua e completa quella antica ed è narrata negli scritti che parlano di Gesù Cristo e del suo annuncio).
Sia per Ebrei e Cristiani, la Bibbia è comunque Parola di Dio, ispirata da Dio.
Centro della Bibbia ebraica è la TorahToràh (=Legge, norma, insegnamento), al cui vertice c'è il Decalogo (=10 comandamenti). La Toràh, per estensione, indica non solo i primi cinque libri, ma l'insieme della Rivelazione. Essa è continuo oggetto di riflessione e di commento dei maestri ebrei, dall'antichità a oggi: commenti, insegnamenti, sentenze sono stati raccolti in un documento scritto: il Talmud,
(dall'ebraico lamad=insegnamento)
Questo comprende il commento alla Torah, la Mishnah (="insegnamento", "ripetizione") ed il completamento: la
Ghemarah del Pentatueco.
Il Talmud è quindi una raccolta di trattati giuridici e religiosi, discussioni avvenute tra sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbi) riguardo i significati e le applicazioni dei passi della Torah.
Lo yeshivah è la scuola di studi talmudici.
C'è poi la Cabbala, o Qabbalà. Il termine ebraico "qabbalà" significa «recezione» nel senso di qualcosa ricevuto e trasmesso per via orale, e dunque «tradizione» della sapienza ebraica, che consiste essenzialmente in commenti esegetici e simbolici del Tanakh, ossia della Bibbia ebraica.

DIASPORA

Ci  sono alcuni concetti e avvenimenti che è fondamentale conoscere per comprendere bene la storia passata e presente degli Ebrei.
Uno di questi avvenimenti  è la "diaspora".
Diaspora è un termine greco, significa "dispersione".
Ecco una breve cronistoria che può aiutare ad inquadrare il problema:

64 a.C.

I Romani conquistano la Palestina; questa diventa territorio romano ed entra a far parte della provincia della Siria (sappiamo che i Romani dividevano il territorio in grosse parti, per meglio governare, questi vasti territori si chiamavano appunto "province").  Gli Ebrei non hanno mai accettato l'occupazione romana, si sono sempre ribellati; anche per questo motivo scoppiavano spesso delle rivolte tra gli Ebrei, sia tra di loro che contro i romani.
68 d.C. Scoppiano pericolose rivolte in Palestina e Vespasiano pone Gerusalemme sotto assedio.
70 d.C. Vespasiano deve tornare a Roma per essere incoronato imperatore, così lascia al figlio Tito il compito di continuare la sua opera: domare le rivolte degli Ebrei, radere al suolo Gerusalemme, distruggere il Tempio di Gerusalemme (simbolo fondamentale degli Ebrei) e cacciare fuori dalla Palestina tutti gli Ebrei rimasti vivi, nessuno escluso.
Nell'anno 70 Tito compie tutto ciò.
Il 9 agosto del 70 d.C., infatti, i Romani abbattono anche l'ultimo dei tre muri di cinta che circonda e difende Gerusalemme, penetrano nella città e appiccano fuoco al Tempio, poi iniziano il massacro. Alcuni ebrei tentano di arrendersi, ma Tito non accetta la resa, li vuole tutti morti.
Simone Giora, il migliore capo degli Ebrei che aveva organizzato la resistenza, viene portato a Roma e ucciso ai piedi del Campidoglio durante il trionfo di Tito. Durante questo trionfo, Tito sfoggia il bottino di guerra; per lui erano comuni oggetti, ma per gli ebrei erano i preziosi simboli della loro religione: la Tavola degli Azzimi e il Candelabro a sette braccia. Gli ebre uccisi da Tito sono stati circa 1.100.000.
Alcuni, durante il massacro, si rifugiarono sul colle di Masada e riuscirono a resistere per quasi tre anni, fino all'aprile del 73, poi furono sopraffatti e, per non cadere in mano dei Romani, si suicidarono tutti quando i Romani penetrarono su Masada. 
Da quel momento la Palestina divenne territorio romano.
I Romani, qualche anno dopo dovettero andare via dalla Palestina, dovettero infatti ritirare le loro guarnigioni per difendere i confini al nord dell'impero... la Palestina diventò terra di nessuno... o di tutti!
132 - 135 Guerra giudaica di Adriano: trucidati 530.000 ebrei, 500.000 morti in guerra.
415 100.000 ebrei di Alessandria d'Egitto derubati e scacciati.
632 Esilio dall'Arabia per mano musulmana.
1290 370.000 ebrei deportati in Inghilterra.
1298 100.000 ebrei uccisi in Franconia e Baviera.
1306 Deportazione degli ebrei dalla Francia.
1348-1349 Un milione di ebrei massacrati in Europa durante gli anni della peste.
1355 12.000 ebrei massacrati a Toledo (Spagna) per mano della plebaglia araba.
1420 Comunità ebraica di Tolosa annientata.
1492 Espulsione degli Ebrei dalla Spagna.
1497 Ebrei scacciati dalla Sicilia, Sardegna e dal Portogallo.
1512 Istituzione a Venezia del primo ghetto (il termine "ghetto" deriva dal veneto "geto" - fonderia; questo perché a zona scelta per il quartiere ebraico a Venezia ospitava una fonderia). Nel XV secolo in Italia, l'incontro fra la cultura ebraica e l'umanesimo diede molti frutti. Tuttavia, questo clima positivo non era destinato a durare. Nel  1516 la repubblica di Venezia aveva istituito, primo al mondo, il ghetto, zona urbana delimitata da muri e cancelli chiusi di notte, dove gli ebrei erano costretti a risiedere. In seguito, Paolo IV, nel 1555 emanò una bolla "Cum nimis absurdum" con cui istituì il ghetto a Roma e ad Ancona.
L'ultimo ghetto ad essere chiuso fu proprio quello di Roma, nel 1870 con la fine dello Stato della Chiesa.
1555 Istituzione del ghetto di Roma.
1648-1656 100.000 ebrei uccisi in Polonia nel massacro compiuto per opera di Chmielnicki.
1660-1900 Massacri di popolazioni ebraiche nell'Europa orientale.
1727-1747 Deportazione degli ebrei in Russia.
1871-1921 Persecuzione di massa degli ebrei in molte città della Russia.
1897 Primo congresso sionista a Basilea. Gli ebrei cominciano a pensare ad un ritorno nella terra dei padri. La Palestina in quel periodo era territorio turco, vi vivevano 450.000 persone, tra cui 25.000 ebrei. Theodor Herzl, fonda l'<organizzazione sionista>, con lo scopo di radunare gli ebrei sparsi per il mondo e tornare in Palestina per fondarvi lo "Stato Ebraico".
1909 Nel 1909, pochi anni dopo, vicino a Giaffa viene fondata Tel-Aviv, la prima città palestinese dell'epoca modera, completamente ebraica.  Nello stesso anno viene fondato il primo kibbutz, ossia il primo villaggio ebraico.
1917-1918 Finora arabi ed ebrei, convivono pacificamente tra di loro. L'Onu affida alla Gran Bretagna un Mandato in Palestina, sarà quindi suo compito portare arabi ed ebrei verso la reciproca indipendenza, in un arco di tempo di vent'anni: ma la politica degli inglesi  porterà solo scontento; sia da parte araba che da parte  ebrea nasceranno degli odi ed entrambi formeranno degli eserciti di attacco e di difesa reciproca.
Dichiarazione Balfour: con questo documento la Gran Bretagna riconosce agli ebrei il diritto di avere un proprio "Focolare Nazionale" (National Home) in Palestina. Con la sconfitta dell'impero turco nella Prima Guerra Mondiale, la Palestina diventa mandato britannico.
Durante la prima guerra mondiale, la Gran Bretagna chiede aiuto militare per la guerra contro gli ottomani che da 400 anni dominava il medio-oriente. Nel 1918 l'impero ottomano si sfascia. La Gran Bretagna aveva promesso contemporaneamente agli arabi tutti i possedimenti dell'impero ottomano, alla Francia la Sira e la Palestina e agli ebrei la Palestina; invece-dopo la guerra e la vittoria - i territori furono divisi tra Francia e Gran Bretagna, sotto forma di protettorati.
Fiesal, rappresentante degli arabi, riceverà solo l'Irak di cui diverrà re.
1939-1945 Seconda guerra mondiale. Sei milioni di ebrei vengono uccisi dai nazisti di Hitler. E' la Shoà (in ebraico "annientamento", "catastrofe").
29
novembre 1947
L'ONU decide la spartizione della Palestina in uno stato arabo e in uno ebraico. Per porre fine alla questione arabi-ebrei, si riconoscono quindi due stati: la Palestina (per gli arabi) e lo Stato d'Israele (per gli ebrei). Gerusalemme ed i territorio limitrofi, vengono internazionalizzati, cioè appartenenti ad entrambe.  Gli stati arabi non accettano questa soluzione dell'ONU, questo è motivo di continue guerre e rappresaglie tra i due stati. 
A tutto ciò si aggiunge il fatto che Israele è filo-americano, mentre gli arabi non hanno simpatie per gli americani.
14 maggio 1948 Nella città di Tel Aviv, David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele.
1948-1949 Guerra d'indipendenza. Cinque paesi arabi attaccano lo Stato d'Israele. Israele riesce a sconfiggere i nemici e ad allargare i suoi territori. La città di Gerusalemme viene divisa in due parti.
1959 Altra guerra tra Israele e l'Egitto. Questa guerra si conclude con nulla di fatto.
1965 Viene fondata l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina); questa nasce proprio con l'intento di distruggere lo Stato di Israele.
L'OLP interviene spargendo terrorismo indiscriminato anche contro i civili.
5-11
giugno 1967
Guerra dei sei giorni. Nuova guerra tra Israele e paesi arabi. La città di Gerusalemme viene riunificata sotto il controllo israeliano. Il paese occupa le alture del Golan, la Cisgiordania, la striscia di Gaza e la penisola del Sinai.
1973 Pace tra Israele ed Egitto. Israele restituisce all'Egitto la penisola del Sinai.
30 ottobre 1991 Inizio a Madrid dei colloqui di pace tra Israele, paesi arabi e palestinesi.
10 settembre
1993
L'OLP riconosce ufficialmente lo Stato di Israele e rinuncia per sempre al terrorismo. L'OLP viene riconosciuto come legittimo rappresentante del popolo palestinese.
11 settembre 1993 A Washington, Rabin, primo ministro d'Israele, e Arafat, capo dell'OLP, firmano un documento che prevede:
1. Ritiro dell'esercito israeliano dalla striscia di Gaza e dalla città di Gerico, e autogoverno palestinese.
2. Dopo tre anni, inizio trattative sullo "status" finale degli altri territori occupati.
3. Riconoscimento reciproco e rinuncia da parte dell'OLP al terrorismo.


Divisorio

Il nome di Dio: il "Sacro Tetragramma" JHWH.
Sacro Tetragramma

Gli ebrei, per rispetto non scrivono e soprattutto non pronunciano mai il nome di Dio, ma utilizzano termini come "Il Nome", "L'Altissimo" , "L'Eterno" e soprattutto "Il Signore", in ebraico ADONAI.
Il Suo nome viene scritto nella Bibbia con il "Sacro Tetragramma":
Il Sacro Tetragramma non viene mai pronunciato, in quanto dare il nome a qualcuno - per gli ebrei -  significa affermare il proprio possesso su di lui, e ovviamente nessuno può pensare di "possedere" Dio.
Questo Sacro Tetragramma, nella Bibbia è citato per ben 6.828 volte, ma la sua esatta pronuncia è sconosciuta. La Bibbia era scritta senza consonanti; durante l'alto medioevo furono aggiunte le vocali alle consonanti per poter leggere la Bibbia ebraica. Sotto le quattro consonanti JHWH posero le vocali della parola Adonai (=Signore) per indicare che a quel punto non si doveva pronunciare la parola JHWH ma, piuttosto, la parola Adonai. Quando nel tardo medioevo, i cristiani non erano più a conoscenza di questo meccanismo di sostituzione, lessero le vocali di Adonai come facenti parti del nome JHWH, così si arrivò a quella pronuncia Jehowah o, addirittura, Geova. Sono entrambi errati, come è anche errato il nome Jahwè, che non solo è offensivo per gli ebrei, ma è anche del tutto arbitrario, perché nessuno ne conosce l'esatta pronuncia.

Il Catechismo degli Adulti, della CEI, invita i cristiani a rispettare i nostri fratelli ebrei e quindi a ridurre all'indispensabile l'uso del sacro tetragramma e di pronunciare, al suo posto, la parola Adonai, cioè Signore.

Un approfondimento da un articolo tratto dal libro di Gianfranco Ravasi “La Bibbia, risposta alle domande più provocatorie”, l’opera è una raccolta delle risposte che Ravasi ha dato come collaboratore di “Famiglia Cristiana” nella rubrica “il teologo”.

Il nome di Dio e "Geova" CON I TESTIMONI DI GEOVA IL DIALOGO E’ IMPOSSIBILE
Domanda (di M.B. - Chiavari - Ge):
Perché le altre confessioni cristiane non vedono di buon occhio i Testimoni di Geova?
Non obbligano nessuno, predicano il regno di Dio e la loro Bibbia è come la cattolica.

 
Risposta (del teologo Gianfranco Ravasi):
Il dialogo coi Testimoni di Geova è messo in cristi dalla difficoltà pura e semplice di trovare un orizzonte comune ove svolgerlo, anche dopo aver superato l'atteggiamento di proselitismo esclusivo che essi costantemente rivelano. Si dirà, a questo punto, che c'è la Bibbia come base per l'incontro: è soprattutto per questa via che si sviluppa l'ecumenismo tra le varie Chiese e denominazioni cristiane. Ma anche qui i Testimoni di Geova alzano una barriera che è difficilmente sormontabile perché è di principio e di metodo.
L'assurdità è già nel nome
Cerchiamo di spiegarci. Il lettore e molti altri sono convinti che la questione riguardi le traduzioni bibliche più o meno manipolate. E questo ha un suo fondamento. I Testimoni hanno già un errore nel loro nome perché «Geova» è un assurdo linguistico per indicare il nome divino Jhwh che gli Ebrei non pronunziano sostituendolo con Adonai, «Signore » (1a pronunzia più probabile antica era forse Jahweh). Inoltre la versione biblica dei geovisti italiani è condotta sull'inglese e non sull'originale ebraico e greco. Non esiste nessuno studioso qualificato e rigoroso dell'esegesi biblica di fede geovista. Non mancano interventi «faziosi » sui testi. Un esempio per tutti: «Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo» (Mt 26,26) diventa nella loro Bibbia: «Prendete e mangiate. Questo significa il mio corpo».
Si potrebbero esemplificare a lungo queste operazioni di «ritocco» su traduzioni peraltro di modesta qualità, anche nella versione americana da cui partono tutte le altre, compresa l'italiana. Ma la questione vera e un’altra. I Testimoni adottano un metodo di lettura che è inaccettabile in partenza. Si tratta di quel fondamentalismo di cui spesso si parla quando sono di scena certi movimenti islamici ma che vale anche nel nostro caso. Ignorando che la Bibbia è, sì, Parola di Dio ma espressa in parole umane e legata a una storia, a una cultura, a un tempo e a uno spazio e a un suo sviluppo (in altri termini, legata all'Incarnazione), essi la leggono non nel valore che quelle parole avevano, ma così come esse suonano. E noto e dimostrabile, ad esempio, che il 12 nel linguaggio semitico è un simbolo di pienezza e il 1000 di immensità: i 144.000 eletti dell'Apocalisse (7,4) sono un'allusione alle 12 tribù di Israele giunte a pienezza, è il popolo di Dio approdato alla salvezza definitiva, mentre per i geovisti è il numero reale « matematico » degli eletti. 

CORRENTI DELL'EBRAISMO

ASHKENAZITI
La maggior parte degli ebrei odierni discendono dagli Ashkenaziti o dai Sefarditi. "Ashkenaz" significa Germania ed è soprattutto da qui, oltre che dalla Francia e da altri paesi eurocentrali, che provengono quegli ebrei in seguito trasferitisi in Polonia e URSS. Questo gruppo ha sviluppato la lingua yiddish (dialetto tedesco medievale) e ha prodotto una ricca cultura artistica, letteraria e musicale. 
La lingua yiddish ha le sue origini in quella ebraico-tedesca che andò sviluppandosi nel Medioevo (yìddish occidentale); essa si diffuse poi nel territorio slavo dell’Europa orientale, diventando la lingua parlata dal popolo (yìddish orientale).
Nel Medioevo esisteva una letteratura yìddish di intrattenimento piuttosto vasta, nell’epoca moderna si ebbe una letteratura religiosa; nel tardo XIX secolo lo yìddish divenne nell’Europa orientale una moderna lingua letteraria, che continuò a rimanere viva anche dopo la Seconda Guerra mondiale in alcune comunità chassidiche, negli USA e in Israele.
E’ una lingua nata dal mescolamento di ebraico e tedesco in misura maggiore, francese, ungherese, polacco, galiziano, rumeno e russo. E’ lingua parlata e non scritta, in quanto la sua scrittura adotta i tipici caratteri ebraici e lo sviluppo da destra verso sinistra, sebbene la lettura richiami i fonemi tedeschi.

SEFARTIDI
Gli ebrei sefarditi provengono invece dalla Spagna (Sepharad) e qui hanno elaborato la lingua ladina (uno spagnolo popolare), allacciando stretti rapporti, prima dell'espulsione del 1492, col mondo musulmano.
I sefarditi sono una delle grandi divisioni del popolo ebraico. Più precisamente sefarditi furono detti quegli ebrei che abitarono la penisola iberica, per distinguerli da quelli che abitarono la Germania e le altre regioni dell’Europa centrale e orientale indicati con il nome di Ashkenaziti. Gli ebrei sefarditi riuniscono elementi tradizionali raccolti lungo le loro peregrinazioni. I testi sefarditi antichi risalgono alla Spagna medioevale e il repertorio si compone di ballate, di canzoni che illustrano il ciclo della vita, di brani religiosi ma anche di testi pieni di allegria e di ironia.
Il fatto di discendere da questo o quel gruppo etno-culturale oggi non ha molto significato, perché il popolo ebraico è da duemila anni sparso in tutto il mondo. Le differenze culturali da un gruppo all'altro oggi sono enormi: si pensi al divario che separa gli ebrei falasha neri dell'Etiopia dagli ebrei indiani del Messico. E' quindi più costruttivo fare riferimento alle differenze politico-religiose. In questo senso le principali sono tre: ortodossia, riformismo e conservatorismo, tutte radicate nel giudaismo rabbinico o talmudico.

GIUDAISMO ORTODOSSO
Il giudaismo ortodosso si considera l'unico vero giudaismo. Durante la prima metà del sec. XIX era già un movimento ben definito, deciso a preservare il giudaismo tradizionale (classico) contro l'emergente movimento riformistico est-europeo. Praticamente è l'ala integrista del giudaismo contemporaneo. Essa accetta il rapporto col mondo laico o non-ebreo solo nella misura in cui la Torah rimane salvaguardata nella sua interezza. Inutile dire che questo atteggiamento estremistico spesso copre interessi tutt'altro che religiosi. Politicamente appoggiano i sionisti e il governo di Tel Aviv. Curano molto gli aspetti scolastico-educativi. L'ala ultraortodossa è costituita dai Chassidim, che per voler restare fedeli alla "lettera" della Torah sono costretti a isolarsi quasi completamente dal mondo.
Chassid (plurale di chassidim) significa "pio ebreo", il chassid è il seguace del chassidismo, movimento religioso ebraico a carattere mistico, nato in Europa nel diciottesimo secolo a opera di un maestro di scuola, Ysrael ben Elizer (1698-1760), meglio noto come Ba'al Shem Tov. Molto diffuso in Polonia e Galiza, si oppone al razionalismo e al formalismo talmudico.

GIUDAISMO LIBERAL RIFORMISTICO
Il giudaismo liberal-riformistico (sviluppatosi soprattutto negli USA) mosse i primi passi in Germania, coll'Illuminismo, e puntò a modificare le leggi rituali, cultuali e alimentari della Torah. Tradusse le preghiere ebraiche in lingua moderna, introdusse l'uso dell'organo nelle sinagoghe, abbreviò le funzioni religiose, abolì il matroneo e dal 1970 ha istituito il rabbinato femminile. Alcuni gruppi cominciano addirittura a svolgere il culto di domenica. Questa corrente è la più progressista, sia perché considera la "rivelazione" come un processo evolutivo, sia perché dà più peso agli insegnamenti etici dei profeti che non alla legge rituale, sia perché si preoccupa di cercare un rapporto col mondo moderno e con le altre religioni. Il ramo più giovane di questa corrente è il Ricostruzionismo, che considera la religione un fenomeno culturale.

GIUDAISMO CONSERVATORE
Il giudaismo conservatore sorge alla fine del XIX sec. (sempre negli USA) come reazione ai mutamenti introdotti da quello riformistico. Esso in pratica si sforza di conciliare le esigenze dei riformisti con quelle degli ortodossi. Politicamente è sionista, ma sul piano etico-religioso è più flessibile, lasciando ai singoli gruppi una relativa autonomia.

Queste differenze religiose, sono anche indice di grandi differenze nel mondo ebraico. Infatti,  una delle idee inesatte più comuni riguardo Israele è che gli Ebrei siano un popolo unito dalla loro religione. È vero, Israele è una nazione giudaica, ma la religione divide gli ebrei tanto quanto li unifica. La situazione religiosa in Israele è molto complessa e quindi molto difficile da descrivere in poche parole. Comunque, al di là delle correnti sopra indicate, possiamo grossolanamente dividere gli ebrei in tre categorie principali:
      • Ebrei “secolari”: Ebrei stanchi di essere considerati “il popolo di Dio” che vogliono essere considerati come tutti gli altri popoli occidentali;
      • Ebrei “tradizionalisti”: Ebrei che mantengono le tradizioni ebraiche, alcuni dandogli un aspetto spirituale, altri solo mantenendo l’aspetto culturale;
      • Ebrei "religiosi": categoria che include tanti livelli di religiosità.
      Ciascuna di queste categorie potrebbe essere ulteriormente suddivisa in svariati gruppi, con idee molto differenti. Per esempio, l’Ebreo “ultra-secolare” (“ultra non-osservante”) non vede niente di male nel mangiare maiale alla brace persino durante Yom Kippur, il che è uno scandalo per tutti gli Ebrei che rispettano le leggi alimentari; l’Ebreo ultra-ortodosso si rifiuta di parlare ebraico (perché è una lingua sacra) come lingua di tutti i giorni e di riconoscere il governo israeliano attuale (perché non è stato stabilito dal Messia che stanno ancora aspettando). Inoltre, grandi sono le differenze di opinione in tutte le aree della vita: si dice che Israele è una nazione davvero unita solo quando è in guerra e che quando mancano i nemici gli Israeliani si fanno guerra tra di loro. Comunque chiunque studi la storia di qualsiasi guerra combattuta da questo popolo, potrà notare che anche in guerra è sempre stato difficile mantenere l’unità.
Le indicazioni sulle correnti religiose, ricordano anche che tra gli Ebrei d’oggi non solo troviamo distinte realtà religiose, ma anche distinte separazioni culturali ed etniche. Le varie opinioni politiche e le diverse forme culturali che emergono fra un popolo che per duemila anni è stato disperso in tutto il mondo (per esempio tra gli Ebrei russi, gli Ebrei francesi, gli Ebrei yemeniti, gli Ebrei del Marocco, gli Ebrei americani, ecc…), sono tutt’ora così profonde da creare continue tensioni all’interno della società. Ovviamente anche queste differenze influenzano il modo d’interpretare il giudaismo e le sue tradizioni.

 

EBREI E CRISTIANI

Con il Papa Giovanni Paolo II, il dialogo tra ebrei e cristiani ha raggiunto il suo punto più alto: ebrei e cristiani stanno riscoprendo oggi i forti legami che li uniscono.
Il Cristianesimo è nato dall'ebraismo; è nato in Palestina; Gesù era un ebreo; gli Apostoli ed i primi cristiani erano ebrei; la Chiesa è nata
a Gerusalemme, nel cuore della Palestina e dell'Ebraismo.
La richiesta di perdono per le incomprensioni e le persecuzioni del passato (vedi il documento "Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato"), la categorica condanna dell'antisemitismo e il riconoscimento di un comune patrimonio spirituale da parte della Chiesa cattolica hanno aperto molte vie, già a partire dalla Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra Aetate (Nel nostro tempo), del 1965.

Incontro tra Giovanni Paolo II e il rabbino ToaffIl 13 aprile del 1986 è avvenuta la storica visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma che si è incontrato con il rabbino capo Elio Toaff, rompendo un tabù durato secoli, per la prima volta in duemila anni un papa romano si è recato in visita alla sinagoga di Roma.
"La Chiesa di Cristo scopre il suo legame con l'ebraismo scrutando il proprio mistero. La religione ebraica non ci è estrinseca, ma, in un certo qual modo, è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun'altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori... Le vie aperte alla nostra collaborazione, alla luce della comune eredità tratta dalla Legge e dai profeti, sono varie e importanti. Vogliamo ricordare anzitutto una collaborazione in favore dell'uomo, della sua vita dal concepimento fino alla morte naturale, della sua dignità, della sua libertà, dei suoi diritti.
Vi è, più in generale, il problema morale, il grande campo dell'etica individuale e sociale. In una società spesso smarrita nell'agnosticismo e nell'individualismo e che soffre le amare conseguenze dell'egoismo e della violenza, ebrei e cristiani sono depositari e testimoni di un'etica segnata dai dieci Comandamenti, nella cui osservanza l'uomo trova la sua verità e libertà
"
(parole di Giovanni Paolo II nella sinagoga di Roma - 13 aprile 1986)
 

GLOSSARIO - RITI

Matrimonio: i fidanzati sono posti sotto un baldacchino (o sotto il tallet), simbolo del focolare e, dopo la lettura del contratto matrimoniale (ketubbah), si recitano le sette benedizioni nuziali. Poi lo sposo o il rabbi, avvolge in un fazzoletto il bicchiere dal quale hanno bevuto gli sposi e lo rompe calpestandolo, in ricordo della distruzione del Tempio. La donna, poi, alza il velo che le nasconde il viso e gira sette volte attorno allo sposo.
Morte:
L'ebraismo ha un grande rispetto per il riposo dei morti e per l'integrità del cadavere. Secondo la tradizione, il funerale ha luogo il giorno stesso della morte o in quello immediatamente successivo e viene preferita la sepoltura in terra (inumazione), in ricordo del fatto che l'essere umano proviene dalla polvere, come dice la Genesi. All'atto della sepoltura i presenti, in segno di dolore, si strappano un pezzo dell'abito - oggi un nastro simbolico - e recitano il Qaddish, una preghiera per la salvezza del defunto. Dopo la cerimonia funebre si osserva una settimana di lutto e il primo pasto, per i familiari del defunto, è costituito da un uovo sodo che è il simbolo della vita, in quanto contiene l'embrione della vita, e poiché non ha angoli, simboleggia la continuità della vita, dunque l'eternità.
Tefillim
(o filatteri, cinture della preghiera): sono scatolette di cuoio contenenti pergamene che riportano quattro passi della Toràh (Es 13, 1-10; 11-16; Dt 6, 4-9; 11,13-21). Vengono legati al braccio sinistro, all'altezza del cuore, e alla fronte durante la preghiera mattutina, ma non nei giorni di festa. Sono il segno esteriore dell'impegno, dell'amore e dell'adesione a Dio e ai suoi comandamenti.
Cernecchi: piccoli rotoli di carta contenenti frasi della Toràh, legati ai riccioli dei capelli.
Mezuzah: in passato gli ebrei usavano incidere le parole dello "Shemà Israel" sui montanti delle porte. Oggi vengono incise su piccoli rotoli messi dentro ad astucci chiamati mezuzah e appesi allo stipite destro delle porte di casa.
Kippah (zuccotto): gli ebrei ortodossi si coprono il capo in segno di sottomissione a Dio; durante le funzioni in sinagoga e in altre particolari occasioni gli uomini usano la kippah, un piccolo copricapo rotondo, simile a quello usato dal papa e dai vescovi cattolici.
Mikvah: bagno rituale in cui si immergono le donne dopo il settimo giorno dalla scomparsa delle mestruazioni. Tra i chassidim, alla fine dei sette giorni senza macchia, la donna deve immergersi nel mikvah sul far del buio, dopo la comparsa in cielo delle prime stelle; la custode della vasca controlla che non ci siano più perdite per tornare ad "essere pure".
Tallet o scialle della preghieraTallet: (Scialle delle preghiera): ha dei nodi attaccati ai quattro angoli. Ci sono otto cordicelle che passano per un forellino accanto all'angolo; sono dotate di cinque nodi e quattro gruppi di spire tra un nodo e l'altro. Il gruppo più vicino all'angolo ha sette spire, il successivo otto, poi undici, per un totale di ventisei, il valore numerico del nome di Dio.
Menorah
(Candelabro a sette bracci sul modello di quello presente nel Tempio di Gerusalemme); divenne un simbolo importante dopo la distruzione del Tempio. e' un antico simbolo dell'ebraismo che allude alla pienezza e alla totalità della presenza misteriosa di Dio. Infatti, il numero "sette" ha un forte significato simbolico e mistico. La più antica interpretazione simbolica del candelabro a sette bracci si trova nel libro di Zaccaria (4, 2-5.10): le sette lucerne del candelabro rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra.
Magen David (stella di Davide), stella formata da due triangoli intersecati; nell'antichità fu un segno decorativo; sotto il regime nazista fu imposta agli ebrei come segno di riconoscimento e di discriminazione.
Yad per non perdere il segno durante la lettura dello Torah, si usava una manina d'argento, detta appunto yad. Il testo sacro, infatti, non può essere toccato direttamente con la mano.


Elie Wiesel, un ebreo sopravvissuto al Auschwitz, premi Nobel per la pace, racconta l'esecuzione di un bambino nel campo di sterminio, davanti a tutti i prigionieri e annota che qualcuno chiedeva: "Dov'è il Buon Dio? Dov'è?". Il bambino, penzoloni, restò vivo ad agonizzare per più di mezz'ora, tra la vita e la morte. Scrive Wiesel: "Noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti. Dietro di me udii il solito domandare: - "Dov'è dunque Dio?" E io sentivo in me una voce che rispondeva: - "Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..."