Oggi, lo Stato di Israele, sorto nel 1948, rappresenta un
importante punto di riferimento per gli ebrei di tutto il mondo, che sono
oltre 15 milioni di fedeli, sparsi in 105 paesi
(la maggioranza vive negli USA nello stato di Israele, qui vivono 4 milioni
di ebrei).Sono ebrei per diritto coloro che "nascono da una madre ebrea" (quindi, anche allontanandosi dalla religione ebrea, si resta ebreo comunque) o che si convertono all'ebraismo. Sono allora quel popolo che ha le proprie radici nella Bibbia, nella "discendenza di Abramo" e che continua a vivere, oggi, nei diversi luoghi, seguendo le regole che derivano dalla Toràh.
La fede comune degli ebrei, la possiamo ricavare da questa formula, scritta da un grande maestro ebreo del passato: Mosè Maimonide (1135-1204 d.C.):
Gli ebrei esprimono la loro fede
in un Dio unico e creatore onnipotente, che non viene mai nominato,
attraverso la preghiera e la professione di fede dello Shema Israel
(=Ascolta Israele"). Questa preghiera prende il nome dalle parole iniziali
di un brano biblico del Deuteronomio, deve essere recitata due volte al
giorno, al mattino e alla sera.
DIO e L'UOMO
Dio, Signore dell'Universo, il cui collaboratore privilegiato è l'uomo, è Uno e
Unico. La nascita del popolo ebraico è intimamente legata all'idea monoteista;
Abramo è il primo ebreo, perché è il primo, secondo la tradizione ebraica, a
proclamare i principi monoteisti.
Dio è uno, eterno, onnipotente, incorporeo; è un essere vivente, dotato di
personalità ed è attivo, in quanto creatore dell'universo partendo dal nulla.
Dio non ha un nome, quando Mosè gli chiede il suo nome, gli viene risposto: "Io
sono colui che sono", in ebraico
JHWH, che può essere considerato, in un certo
senso, il nome di Dio. Gli ebrei, per rispetto, non scrivono e soprattutto non
pronunciano mai il nome di Dio, ma utilizzano termini come "Il Nome",
"L'Altissimo", "L'Eterno" e, soprattutto "Il Signore", in ebraico "Adonai". Il
Suo nome viene scritto nella Bibbia con il "Sacro Tetragramma".
Nella religione ebraica l'uomo è infinitamente distante da Dio,
quest'ultimo, infatti, è il "Tutt'Altro", "l'Altro" per eccellenza.
SINAGOGA
TEMPIO DI
GERUSALEMME Nel passato gli Ebrei avevano il
Era presente il candelabro a sette bracci, tutto d'oro, dal peso di 30
chilogrammi. Dieci candelabri illuminavano l'interno del Santo dei Santi. L'altare per i
sacrifici si trovava all'esterno. Il libro dell'Esodo dice: "Farai anche
un candelabro d'oro puro... sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del
candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall'altro lato... Farai le
sue sette lampade: vi si collocheranno sopra in modo da illuminare lo spazio
davanti ad esso" (Es 25,31-32.37).
Feste e calendario
Le feste ebraiche celebrano momenti importanti della loro
storia; il loro
calendario è luni-solare, nel senso che è di dodici mesi, l'anno solare
costituisce l'unità di tempo, ma si articola secondo le evoluzioni della
luna.
Altre feste: Gli ebrei osservanti rispettano 613 mitzvot (=precetti)
che regolano la vita quotidiana e che comprendono leggi relative a tutti gli
aspetti della vita sociale, dal matrimonio alle cerimonie alle diverse
regole alimentari.
BIBBIA NELL'EBRAISMO
Ci sono
alcuni concetti e
avvenimenti che
è fondamentale conoscere per comprendere bene la storia
passata
e presente degli Ebrei. 64 a.C.
L'uomo ha
però una dignità immensa che gli deriva dal fatto di essere stato creato
"a immagine di Dio", dotato di libero arbitrio e totalmente responsabile dei
suoi atti, e dovrà, arrivata l'ora, renderne conto al Creatore.
Egli deve fare
uno sforzo per scegliere il Bene, in caso contrario, Dio aspetta il pentimento,
che però non è sufficiente, bisogna modificare effettivamente il proprio
comportamento.
Secondo la Tradizione, c'è un periodo particolarmente favorevole
per pentirsi: è il tempo dei "10 giorni di Teschivà" (ritorno) che precedono lo
Yom Kippur.
La
sinagoga è il luogo in cui si riuniscono gli ebrei per pregare, leggere e
studiare la Toràh (="Legge"), il testo sacro costituito dal Pentateuco (i
primi cinque libri della Bibbia).
La sinagoga ha
un'architettura rettangolare, in genere non riconoscibile da lontano o
dall'esterno: più che alla forma fisica dell'edifico, si dà importanza all'uso dello spazio.
Gli Ebrei hanno il
divieto assoluto di rappresentare Dio e l'uomo, in quanto creatura divina,
non si dedicano quindi alla pittura e alla scultura. Di conseguenza, il loro
talento artistico lo hanno riversato nell'abbellimento degli arredi sacri
della sinagoga.
Gli arredi più preziosi sono quelli destinati ad adornare il
Rotolo della Legge (Sèfer Toràh), in genere oro o argenti e tessuti
ricamati. La maggior parte delle sinagoghe hanno una tribuna rialzata,
la bimah, vicino al centro della sala: lì si leggono la Torah
e le preghiere, e si può anche predicare un sermone.
La Toràh viene letta durante il corso di un anno. Tra gli Ebrei
c'è una festa particolare per celebrare l'inizio di un nuovo ciclo di
lettura: si chiama Gioia della Legge (Simchat Toràh) ed è celebrata con
canti e danzando con i rotoli sacri.
Proprio per essere letta in un anno intero, la Toràh è stata
suddivisa in 54 parashioth (plurale di parashà, =porzione), quanti
sono i sabati di un anno. Le parashioth prendono il nome dalla prima o da
una parte delle prime parole con cui hanno inizio.
Normalmente, le sinagoghe sono costruite rivolte verso la città di
Gerusalemme e l'armadio a muro sulla parete più lontana rispetto
all'ingresso, contenente i rotoli della Legge (rigorosamente in pergamena e
scritti a mano), è chiamato Arca Santa.
Questo armadio sacro è il punto più importante della sinagoga. Davanti
all'armadio è appesa una lampada perpetua (sempre accesa) che richiama
simbolicamente la funzione dell'antica lampada che ardeva perennemente nel
Tempio e che rappresentava la luce spirituale della Toràh.
Nella parte centrale della sinagoga si trova il baldacchino sotto cui si
svolgono i riti.
Il
rabbino è il maestro che guida la comunità,
non è un sacerdote. I suoi compiti sono insegnare
la cultura ebraica tradizionale; l'esempio e la predicazione morale;
l'assistenza sociale come consigliere e come risolutore di controversie; la
raccolta e la distribuzione di fonti per l'assistenza ai bisognosi; la
direzione delle funzioni religiose pubbliche e la conduzione di alcune
cerimonie. Gli addetti alla sinagoga
sono, oltre al rabbino (il capo e l'insegnante in materia di religione), il
cantore (il capo delle cerimonie) e l'inserviente. Una cerimonia completa
non può avere luogo senza un minian, ovvero un gruppo minimo di dieci uomini
adulti.
Si entra a far parte del gruppo di "uomini adulti" con la cerimonia del "bar
mitzvah" (="figlio del comandamento" o "del precetto") a 13 anni.
Già a otto giorni dalla nascita si effettua la circoncisione (o "brith milah",
segno, per gli uomini, di appartenenza al popolo ebreo) in ricordo dell'alleanza
con Dio.
Quando
un ragazzo compie 13 anni diventa religiosamente adulto ed è tenuto ad osservare
le regole della vita ebraica e le leggi mosaiche.
In tale occasione il ragazzo tredicenne legge pubblicamente la Torah e
può indossare i tefillim.
Nelle comunità ebraiche riformate, viene fatta una cerimonia simile anche per le
ragazze.
Tempio di Gerusalemme, unico centro di
culto ebraico, sostituito dalle sinagoghe dopo la distruzione totale di
questo
Tempio, avvenuta definitivamente nel 70 d.C. per opera dei Romani.
Questo Tempio fu fatto costruire da Salomone intorno al 970 a.C. Già suo
padre, il re Davide voleva costruire il Tempio e acquistò il terreno a
Gerusalemme, ma il profeta Natan gli rivelò che l'opera sarebbe stata compiuta
dal suo successore.
Terminata l'opera, Salomone stesso lo inaugurò con una preghiera solenne, nella
quale dichiarava che Dio non vive chiuso dentro le mura, ma abbraccia tutto
l'universo. Il re Salomone, inoltre, supplicò il Signore di ascoltare le preghiere del
suo popolo, quando lo avesse pregato nel Tempio.
Tale Tempio, era lungo 27 metri, largo 9 e alto circa
13,5 metri; era diviso in tre parti: il vestibolo, la grande sala dedicata al
culto e il Santo dei Santi che era una piccola camera, a cui poteva accedere
solo il sommo sacerdote (una volta all'anno, in occasione del Yom Kippur,
giorno dell'espiazione dei peccati di Israele), dove si trovava l'Arca dell'Alleanza in cui era
conservata la Legge consegnata da Dio a Mosè sul monte Sinai. L'Arca
dell'Alleanza era in legno d'acacia, rivestito d'oro. Misurava 125 x 75 x 75
centimetri, oltre alle Tavole della Legge, conteneva il bastone di Aronne e un
po' di manna. Era sormontata da due cherubini.
Qui, nel Santo dei Santi, i sacerdoti offrivano l'incenso ogni giorno e i "pani
di proposizione" ogni sabato.
Le due colonne di bronzo, ai lati
dell'entrata, alte 12 metri, si chiamavano "Boaz" (quella di destra) e "Jachin"
(quella di sinistra). Il Tempio di Salomone fu distrutto nel 587
a.C. dai Babilonesi e, successivamente, venne ricostruito sotto Ciro, re di
Persia. Infine, fu distrutto definitivamente nel 70 d.C. dai Romani per
ordine di Tito.
Oggi resta in piedi solo la parete nord-ovest che viene
chiamata "muro del pianto" (in ebraico Kotel-Ha-Maa ravi), dove gli ebrei poggiano la fronte in atto di
preghiera e sembra quasi che si lamentano per l'abbandono da parte di Dio.
Sulla radura in cui sorgeva il Tempio, oggi c'è la grande moschea
musulmana di Oman.
Per accordare questo calendario con quello solare, sette anni su nove
sono anni bisestili.
Tutte le feste cominciano la sera del giorno precedente e continuano fino
alla sera successiva.
Tre le più importanti feste:
Shabbat:
è il sabato, il giorno settimanale del riposo, inizia dal tramonto del
venerdì e finisce al tramonto del sabato. Tempo di preghiera e di studio
della Toràh, in famiglia e nella sinagoga. Ogni lavoro è proibito in questo
giorno (compreso il cucinare!).
Dio ha promosso il sabato perché ci fosse un
giorno di riposo per tutti, inclusi schiavi ed animali.
Rosh
Hashanà (il 1° di Tishri): è l'inizio del nuovo anno, il capodanno ebraico, occasione di pentimento, di preparazione
per il giorno del giudizio divino e di preghiera per ottenere un anno
fruttuoso. Il suono dello Shofar (un corno di montone, in
onore del montone sacrificato da Abramo) dà inizio alla festa;
nel resto dell'anno, lo shofar è nascosto
nell'Arca Santa della sinagoga e riemerge sono nei giorni
solenni per sottolineare i momenti principali.
Durante il pranzo, per tradizione, si inzuppa una mela nel miele, perché
l'anno nuovo sia dolce.
Yom
Kippur (il 10 di Tishri): è il grande giorno dell'espiazione, del pentimento, del perdono dei peccati; si
celebra otto giorno dopo la fine del Rosh Hashanà. L'ebreo, nel giorno del
Kippur prega per ricevere il perdono dei peccati. In questo giorno non si può
svolgere nessuna attività e ci si deve astenere dal mangiare e dal bere per
25 ore. Tutti pregano e digiunano fino all'ora della Neilà, ultimo
momento del Grande Perdono, quando ci si deve concentrare al massimo per farsi
rimettere le colpe e i peccati. Poi suona lo shofar con quattro tonalità
diverse: tekiha, teruha, terumà, shevarim. E' la più
solenne delle festività ebraiche.
Hanukkà
(dal 25 Kislev al 3 Tevet):
è la festa delle Luci (o della Dedicazione) che dura otto giorni, in dicembre. Si basa su una
leggenda del II secolo a.C., quando un piccolo esercito di ebrei sconfisse
quello del re ellenista Antioco IV. Si racconta che allora la menoràh, il candelabro a
sette bracci del Tempio, rimase acceso per otto giorni nonostante avesse
olio a sufficienza per bruciare un solo giorno.
Pesach
(dal 14 al 21 di Nisan):
è la grande festa della Pasqua ebraica e ricorda la grande liberazione
dall'Egitto e l'esodo dalla schiavitù, esperienza forte di JHWH vicino al
suo popolo e salvatore. Pesach è l'atto di nascita di un popolo e la
conquista della sua indipendenza. La festa cade in primavera, a partire dal
15 di Nisan, dura otto giorni. Con il mese di Nisan inizia l'anno religioso.
In questo mese gli ebrei furono liberati dalla schiavitù dell'Egitto e
diventarono una nazione. Nei giorni che precedono la festa, famiglie e
attività commerciali puliscono i loro locali dal hametz - il lievito e ogni
altra cosa che lo contenga - come prescritto dalla Toràh. La sera della
vigilia la famiglia ebraica si raduna per il seder, un pasto speciale che si
svolge secondo un preciso rituale indicato dallo Haggadàh, il racconto della
Pasqua e dell'esodo, che in questo giorno è obbligatorio leggere ai figli. Durante il pasto si consumano cibi tradizionali, che
ricordano le vicende bibliche. Tra gli altri, il pane non lievitato (matzà)
e le erbe amare (maror).
Sukkoth (15-21 Tishri): è la festa delle Capanne o dei Tabernacoli. Ricorda la permanenza degli
ebrei nel deserto dopo l'uscita dall'Egitto. Per sette giorni l'ebreo è tenuto
ad abitare, se le condizioni metereologiche lo permettono, in una capanna
all'aperto, il cui tetto è fatto di frasche.
Simchat Toràh (23 Tishri): La gioia della Legge. Segna il compimento del ciclo
di lettura del Pentateuco effettuata il sabato nella sinagoga.
Purim: la festa delle sorti. Nel V secolo a.C. il re di Persia aveva deciso lo
sterminio di tutti gli ebrei abitanti nel suo territorio. Una ragazza ebrea,
Ester, riuscì a dissuaderlo del suo proposito. Purim è occasione di grandi
festeggiamenti. La parola "purìm" significa "sorti" e fa riferimento alle
"sorti" tirate da Aman, primo ministro del re Serse, per stabilire in quale
giorno doveva massacrare gli ebrei presenti nel suo territorio.
Il libro sacro degli Ebrei (TaNaKh) comprende una
sola Alleanza. Tale termine, Alleanza, in ebraico è berith, in latino è
testamentum.
La Bibbia cristiana comprende sia l'Antica Alleanza (Antico Testamento, alleanza tra JHWH e Israele) sia la Nuova Alleanza (Nuovo Testamento, la Nuova Alleanza
inaugurata da Gesù, che continua e completa quella antica ed è narrata negli
scritti che parlano di Gesù Cristo e del suo annuncio).
Sia per Ebrei e Cristiani, la Bibbia è comunque Parola di Dio, ispirata da Dio.
Centro della Bibbia ebraica è la
Toràh (=Legge, norma,
insegnamento), al cui vertice c'è il
Decalogo (=10 comandamenti). La Toràh, per estensione, indica
non solo i primi cinque libri, ma l'insieme della Rivelazione. Essa è continuo oggetto di riflessione e di commento dei maestri ebrei,
dall'antichità a oggi: commenti, insegnamenti, sentenze sono stati raccolti
in un documento scritto: il Talmud,
(dall'ebraico
lamad=insegnamento)
Questo comprende il commento alla Torah, la Mishnah
(="insegnamento", "ripetizione") ed il completamento: la
Ghemarah del Pentatueco.
Il Talmud è quindi una raccolta di trattati giuridici e religiosi,
discussioni avvenute tra sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbi)
riguardo i significati e le applicazioni dei passi della Torah.
Lo yeshivah è la scuola di studi talmudici.
C'è poi la
Cabbala, o Qabbalà. Il
termine ebraico "qabbalà" significa «recezione» nel senso di qualcosa
ricevuto e trasmesso per via orale, e dunque «tradizione» della sapienza
ebraica, che consiste essenzialmente in commenti esegetici e simbolici del
Tanakh, ossia della Bibbia ebraica.
Uno di questi avvenimenti è la "diaspora".
Diaspora è un termine greco, significa
"dispersione".
Ecco una breve cronistoria che può aiutare ad inquadrare il problema:
I Romani conquistano la Palestina; questa
diventa
territorio romano ed entra a far parte della provincia della
Siria (sappiamo che i Romani dividevano il territorio in grosse parti,
per meglio governare, questi vasti territori si chiamavano appunto
"province").
Gli Ebrei non hanno mai accettato l'occupazione romana,
si sono sempre ribellati; anche per questo motivo scoppiavano spesso
delle rivolte tra gli Ebrei, sia tra di loro che contro i romani.
68 d.C.
Scoppiano pericolose rivolte in
Palestina e Vespasiano pone Gerusalemme sotto assedio.
70 d.C.
Vespasiano deve tornare a Roma per essere incoronato
imperatore, così lascia al figlio Tito il compito
di
continuare la sua opera: domare le rivolte degli Ebrei, radere al suolo
Gerusalemme, distruggere il Tempio di Gerusalemme (simbolo fondamentale
degli Ebrei) e cacciare fuori dalla Palestina tutti gli Ebrei rimasti
vivi, nessuno escluso.
Nell'anno 70 Tito compie tutto ciò.
Il 9 agosto del 70 d.C., infatti, i Romani abbattono anche l'ultimo
dei tre muri di cinta che circonda e difende Gerusalemme,
penetrano nella
città e appiccano fuoco al Tempio, poi iniziano il
massacro. Alcuni ebrei tentano di arrendersi, ma Tito non accetta la
resa, li vuole tutti morti.
Simone Giora, il migliore capo degli Ebrei che
aveva organizzato la resistenza, viene portato a Roma e ucciso ai piedi
del Campidoglio durante il trionfo di Tito. Durante questo trionfo,
Tito sfoggia il
bottino di guerra; per lui erano comuni oggetti, ma per gli ebrei erano
i
preziosi simboli della loro religione: la Tavola degli Azzimi e il
Candelabro a sette braccia. Gli ebre uccisi da Tito
sono stati circa 1.100.000.
Alcuni, durante il massacro, si rifugiarono sul colle di Masada e
riuscirono a resistere per quasi tre anni, fino all'aprile del 73, poi
furono sopraffatti e, per non cadere in mano dei Romani, si suicidarono
tutti quando i Romani penetrarono su Masada.
Da quel momento la Palestina divenne territorio romano.
I Romani, qualche anno dopo dovettero andare via dalla Palestina,
dovettero infatti ritirare le loro guarnigioni per difendere i confini
al nord dell'impero... la Palestina diventò terra di
nessuno...
o di tutti!
132 - 135
Guerra giudaica di Adriano: trucidati 530.000 ebrei,
500.000 morti in guerra.
415
100.000 ebrei di Alessandria d'Egitto derubati e
scacciati.
632
Esilio dall'Arabia per mano musulmana.
1290
370.000 ebrei deportati in Inghilterra.
1298
100.000 ebrei uccisi in Franconia e Baviera.
1306
Deportazione degli ebrei dalla Francia.
1348-1349
Un milione di ebrei massacrati in Europa durante gli
anni della peste.
1355
12.000 ebrei massacrati a Toledo (Spagna) per mano
della plebaglia araba.
1420
Comunità ebraica di Tolosa annientata.
1492
Espulsione degli Ebrei dalla Spagna.
1497
Ebrei scacciati dalla Sicilia, Sardegna e dal
Portogallo.
1512
Istituzione a Venezia del primo ghetto (il termine
"ghetto" deriva dal veneto "geto" - fonderia; questo perché a zona
scelta per il quartiere ebraico a Venezia ospitava una fonderia). Nel XV secolo in Italia, l'incontro fra la cultura ebraica e l'umanesimo
diede molti frutti. Tuttavia, questo clima positivo non era
destinato a durare. Nel 1516 la repubblica di Venezia aveva
istituito, primo al mondo, il ghetto, zona urbana delimitata da muri
e cancelli chiusi di notte, dove gli ebrei erano costretti a
risiedere. In seguito, Paolo IV, nel 1555 emanò una bolla "Cum nimis
absurdum" con cui istituì il ghetto a Roma e ad Ancona.
L'ultimo ghetto ad
essere chiuso fu proprio quello di Roma, nel 1870 con la fine dello Stato
della Chiesa.
1555
Istituzione del ghetto di Roma.
1648-1656
100.000 ebrei uccisi in Polonia nel massacro compiuto
per opera di Chmielnicki.
1660-1900
Massacri di popolazioni ebraiche nell'Europa
orientale.
1727-1747
Deportazione degli ebrei in Russia.
1871-1921
Persecuzione di massa degli ebrei in molte città
della Russia.
1897
Primo congresso sionista a Basilea. Gli ebrei
cominciano a pensare ad un ritorno nella terra dei padri. La
Palestina in quel periodo era territorio turco, vi vivevano 450.000
persone, tra cui 25.000 ebrei.
Theodor Herzl, fonda l'<organizzazione sionista>,
con lo
scopo di radunare gli ebrei sparsi per il mondo e
tornare in Palestina per fondarvi lo "Stato Ebraico".
1909
Nel 1909, pochi anni dopo, vicino a Giaffa viene fondata Tel-Aviv, la
prima città palestinese dell'epoca modera, completamente
ebraica. Nello stesso anno viene fondato il primo kibbutz,
ossia
il primo villaggio ebraico.
1917-1918
Finora arabi ed ebrei, convivono pacificamente tra di loro. L'Onu affida alla
Gran Bretagna un Mandato in Palestina, sarà quindi suo
compito
portare arabi ed ebrei verso la reciproca indipendenza, in un arco di
tempo di vent'anni: ma la politica degli inglesi
porterà
solo scontento; sia da parte araba che da parte ebrea
nasceranno
degli odi ed entrambi formeranno degli eserciti di attacco e di difesa
reciproca.
Dichiarazione Balfour: con questo documento la Gran
Bretagna riconosce agli ebrei il diritto di avere un proprio
"Focolare Nazionale" (National Home) in Palestina. Con la sconfitta
dell'impero turco nella Prima Guerra Mondiale, la Palestina diventa
mandato britannico.
Durante la prima guerra mondiale, la Gran Bretagna chiede aiuto
militare per la guerra contro gli ottomani che da 400 anni dominava il
medio-oriente. Nel 1918 l'impero ottomano si sfascia. La Gran Bretagna
aveva promesso contemporaneamente agli arabi tutti i possedimenti
dell'impero ottomano, alla Francia la Sira e la Palestina e agli ebrei
la Palestina; invece-dopo la guerra e la vittoria - i territori furono divisi tra Francia e Gran
Bretagna, sotto forma di protettorati.
Fiesal, rappresentante degli
arabi, riceverà solo l'Irak di cui diverrà re.
1939-1945
Seconda guerra mondiale. Sei milioni di ebrei
vengono uccisi dai nazisti di Hitler. E' la Shoà (in ebraico "annientamento",
"catastrofe").
29
novembre 1947
L'ONU decide la spartizione della Palestina in uno
stato arabo e in uno ebraico. Per porre fine alla
questione arabi-ebrei, si riconoscono quindi due stati: la Palestina
(per gli arabi) e lo Stato d'Israele (per gli ebrei). Gerusalemme ed
i territorio limitrofi, vengono internazionalizzati, cioè
appartenenti ad entrambe. Gli stati arabi non accettano questa
soluzione dell'ONU, questo è motivo di continue guerre e
rappresaglie tra i due stati.
A tutto ciò si aggiunge il fatto che Israele è filo-americano,
mentre gli arabi non hanno simpatie per gli americani.
14 maggio 1948
Nella città di Tel Aviv, David Ben Gurion proclama
la nascita dello Stato di Israele.
1948-1949
Guerra d'indipendenza. Cinque paesi arabi attaccano
lo Stato d'Israele. Israele riesce a sconfiggere i nemici e ad
allargare i suoi territori. La città di Gerusalemme viene divisa in due parti.
1959
Altra guerra tra Israele e l'Egitto. Questa guerra
si conclude con nulla di fatto.
1965
Viene fondata l'OLP (Organizzazione per la
Liberazione della Palestina); questa nasce proprio con l'intento di
distruggere lo Stato di Israele.
L'OLP interviene spargendo
terrorismo indiscriminato anche contro i civili.
5-11
giugno 1967
Guerra dei sei giorni. Nuova guerra tra Israele e
paesi arabi. La città di Gerusalemme viene riunificata sotto il
controllo israeliano. Il paese occupa le alture del Golan, la
Cisgiordania, la striscia di Gaza e la penisola del Sinai.
1973
Pace tra Israele ed Egitto. Israele restituisce all'Egitto la penisola del Sinai.
30 ottobre 1991
Inizio a Madrid dei colloqui di pace tra Israele,
paesi arabi e palestinesi.
10 settembre
1993
L'OLP riconosce ufficialmente lo Stato di Israele e
rinuncia per sempre al terrorismo. L'OLP viene riconosciuto come
legittimo rappresentante del popolo palestinese.
11 settembre 1993
A Washington, Rabin, primo ministro d'Israele, e
Arafat, capo dell'OLP, firmano un documento che prevede:
1. Ritiro dell'esercito israeliano dalla striscia di Gaza e dalla
città di Gerico, e autogoverno palestinese.
2. Dopo tre anni, inizio trattative sullo "status" finale degli
altri territori occupati.
3. Riconoscimento reciproco e rinuncia da parte dell'OLP al
terrorismo.
Il
nome di Dio: il "Sacro Tetragramma" JHWH.Gli ebrei, per rispetto non scrivono e soprattutto non pronunciano mai
il nome di Dio, ma utilizzano termini come "Il Nome", "L'Altissimo" ,
"L'Eterno" e soprattutto "Il Signore", in ebraico ADONAI.
Il Suo nome viene scritto nella Bibbia con il "Sacro Tetragramma":

Il Sacro Tetragramma non viene mai pronunciato, in quanto dare il nome
a qualcuno - per gli ebrei - significa affermare il proprio
possesso su di lui, e ovviamente nessuno può pensare di
"possedere" Dio.
Questo Sacro Tetragramma, nella Bibbia è citato per ben
6.828 volte, ma la sua esatta pronuncia è sconosciuta. La
Bibbia era scritta senza consonanti; durante l'alto medioevo furono
aggiunte le vocali alle consonanti per poter leggere la Bibbia
ebraica. Sotto le quattro consonanti JHWH posero le vocali della parola
Adonai (=Signore) per indicare che a quel punto non si doveva
pronunciare la parola JHWH ma, piuttosto, la parola Adonai. Quando nel
tardo medioevo, i cristiani non erano più a conoscenza di
questo meccanismo di sostituzione, lessero le vocali di Adonai come
facenti parti del nome JHWH, così si arrivò a
quella pronuncia Jehowah o, addirittura, Geova. Sono entrambi errati,
come è anche errato il nome Jahwè, che non solo
è offensivo per gli ebrei, ma è anche del tutto
arbitrario, perché nessuno ne conosce l'esatta pronuncia.
Il Catechismo degli Adulti, della CEI, invita i cristiani a rispettare i nostri fratelli ebrei e quindi a ridurre all'indispensabile l'uso del sacro tetragramma e di pronunciare, al suo posto, la parola Adonai, cioè Signore.
CORRENTI DELL'EBRAISMO
ASHKENAZITI
La maggior parte degli ebrei odierni discendono
dagli Ashkenaziti o dai Sefarditi. "Ashkenaz" significa
Germania ed è soprattutto da qui, oltre che dalla Francia e da altri
paesi eurocentrali, che provengono quegli ebrei in seguito trasferitisi
in Polonia e URSS. Questo gruppo ha sviluppato la lingua yiddish
(dialetto tedesco medievale) e ha prodotto una ricca cultura artistica,
letteraria e musicale.
La lingua yiddish
ha le sue origini in quella ebraico-tedesca che andò
sviluppandosi nel Medioevo (yìddish occidentale); essa si diffuse poi
nel territorio slavo dell’Europa orientale, diventando la lingua parlata
dal popolo (yìddish orientale).
Nel Medioevo esisteva una letteratura yìddish
di intrattenimento piuttosto vasta, nell’epoca moderna si ebbe una
letteratura religiosa; nel tardo XIX secolo lo yìddish divenne
nell’Europa orientale una moderna lingua letteraria, che continuò a
rimanere viva anche dopo la Seconda Guerra mondiale in alcune comunità
chassidiche, negli USA e in Israele.
E’ una lingua nata dal mescolamento di ebraico
e tedesco in misura maggiore, francese, ungherese, polacco, galiziano,
rumeno e russo. E’ lingua parlata e non scritta, in quanto la sua
scrittura adotta i tipici caratteri ebraici e lo sviluppo da destra
verso sinistra, sebbene la lettura richiami i fonemi tedeschi.
SEFARTIDI
Gli ebrei sefarditi provengono invece dalla
Spagna (Sepharad) e qui hanno elaborato la lingua ladina (uno spagnolo
popolare), allacciando stretti rapporti, prima dell'espulsione del 1492, col
mondo musulmano.
I sefarditi sono una delle grandi
divisioni del popolo ebraico. Più precisamente sefarditi furono detti quegli
ebrei che abitarono la penisola iberica, per distinguerli da quelli che
abitarono la Germania e le altre regioni dell’Europa centrale e orientale
indicati con il nome di Ashkenaziti. Gli ebrei sefarditi riuniscono elementi
tradizionali raccolti lungo le loro peregrinazioni. I testi sefarditi
antichi risalgono alla Spagna medioevale e il repertorio si compone di
ballate, di canzoni che illustrano il ciclo della vita, di brani religiosi
ma anche di testi pieni di allegria e di ironia.
Il fatto di discendere da questo o quel gruppo
etno-culturale oggi non ha molto significato, perché il popolo ebraico è da
duemila anni sparso in tutto il mondo. Le differenze culturali da un gruppo
all'altro oggi sono enormi: si pensi al divario che separa gli ebrei falasha
neri dell'Etiopia dagli ebrei indiani del Messico. E' quindi più costruttivo
fare riferimento alle differenze politico-religiose. In questo senso le
principali sono tre: ortodossia,
riformismo e conservatorismo, tutte
radicate nel giudaismo rabbinico o talmudico.
GIUDAISMO ORTODOSSO
Il giudaismo
ortodosso si considera l'unico vero
giudaismo. Durante la prima metà del sec. XIX era già un movimento ben
definito, deciso a preservare il giudaismo tradizionale (classico) contro
l'emergente movimento riformistico est-europeo. Praticamente è l'ala
integrista del giudaismo contemporaneo. Essa accetta il rapporto col mondo
laico o non-ebreo solo nella misura in cui la
Torah rimane salvaguardata nella sua
interezza. Inutile dire che questo atteggiamento estremistico spesso copre
interessi tutt'altro che religiosi. Politicamente appoggiano i sionisti e il
governo di Tel Aviv. Curano molto gli aspetti scolastico-educativi. L'ala
ultraortodossa è costituita dai Chassidim, che per voler restare fedeli alla
"lettera" della Torah sono costretti a isolarsi quasi completamente dal
mondo.
Chassid (plurale di chassidim) significa "pio ebreo", il chassid è il
seguace del chassidismo, movimento religioso ebraico a carattere mistico,
nato in Europa nel diciottesimo secolo a opera di un maestro di scuola,
Ysrael ben Elizer (1698-1760), meglio noto come Ba'al Shem Tov. Molto
diffuso in Polonia e Galiza, si oppone al razionalismo e al formalismo
talmudico.
GIUDAISMO LIBERAL RIFORMISTICO
Il giudaismo
liberal-riformistico (sviluppatosi soprattutto negli USA) mosse i
primi passi in Germania, coll'Illuminismo, e puntò a modificare le leggi
rituali, cultuali e alimentari della Torah. Tradusse le preghiere ebraiche
in lingua moderna, introdusse l'uso dell'organo nelle sinagoghe, abbreviò le
funzioni religiose, abolì il matroneo e dal 1970 ha istituito il rabbinato
femminile. Alcuni gruppi cominciano addirittura a svolgere il culto di
domenica. Questa corrente è la più progressista, sia perché considera la
"rivelazione" come un processo evolutivo, sia perché dà più peso agli
insegnamenti etici dei profeti che non alla legge rituale, sia perché si
preoccupa di cercare un rapporto col mondo moderno e con le altre religioni.
Il ramo più giovane di questa corrente è il Ricostruzionismo, che considera
la religione un fenomeno culturale.
GIUDAISMO CONSERVATORE
Il giudaismo conservatore
sorge alla fine del XIX sec. (sempre negli USA) come reazione ai mutamenti
introdotti da quello riformistico. Esso in pratica si sforza di conciliare
le esigenze dei riformisti con quelle degli ortodossi. Politicamente è
sionista, ma sul piano etico-religioso è più flessibile, lasciando ai
singoli gruppi una relativa autonomia.
Queste differenze religiose, sono anche
indice di grandi differenze nel mondo ebraico. Infatti, una delle idee
inesatte più comuni riguardo Israele è che gli Ebrei siano un popolo unito dalla
loro religione. È vero, Israele è una nazione giudaica, ma la religione divide
gli ebrei tanto quanto li unifica. La situazione religiosa in Israele è molto
complessa e quindi molto difficile da descrivere in poche parole. Comunque, al
di là delle correnti sopra indicate, possiamo grossolanamente dividere gli ebrei
in tre categorie principali:
• Ebrei “secolari”: Ebrei stanchi di essere considerati “il popolo di Dio”
che vogliono essere considerati come tutti gli altri popoli occidentali;
• Ebrei “tradizionalisti”: Ebrei che mantengono le tradizioni ebraiche,
alcuni dandogli un aspetto spirituale, altri solo mantenendo l’aspetto
culturale;
• Ebrei "religiosi": categoria che include tanti livelli di religiosità.
Ciascuna di queste categorie potrebbe essere ulteriormente suddivisa in
svariati gruppi, con idee molto differenti. Per esempio, l’Ebreo
“ultra-secolare” (“ultra non-osservante”) non vede niente di male nel mangiare
maiale alla brace persino durante Yom Kippur, il che è uno scandalo per tutti
gli Ebrei che rispettano le leggi alimentari; l’Ebreo ultra-ortodosso si rifiuta
di parlare ebraico (perché è una lingua sacra) come lingua di tutti i giorni e
di riconoscere il governo israeliano attuale (perché non è stato stabilito dal
Messia che stanno ancora aspettando). Inoltre, grandi sono le differenze di
opinione in tutte le aree della vita: si dice che Israele è una nazione davvero
unita solo quando è in guerra e che quando mancano i nemici gli Israeliani si
fanno guerra tra di loro. Comunque chiunque studi la storia di qualsiasi guerra
combattuta da questo popolo, potrà notare che anche in guerra è sempre stato
difficile mantenere l’unità.
Le indicazioni sulle correnti religiose, ricordano anche che tra gli Ebrei
d’oggi non solo troviamo distinte realtà religiose, ma anche distinte
separazioni culturali ed etniche. Le varie opinioni politiche e le diverse forme
culturali che emergono fra un popolo che per duemila anni è stato disperso in
tutto il mondo (per esempio tra gli Ebrei russi, gli Ebrei francesi, gli Ebrei
yemeniti, gli Ebrei del Marocco, gli Ebrei americani, ecc…), sono tutt’ora così
profonde da creare continue tensioni all’interno della società. Ovviamente anche
queste differenze influenzano il modo d’interpretare il giudaismo e le sue
tradizioni.
EBREI E CRISTIANI
Con il Papa
Giovanni Paolo II, il dialogo tra ebrei e cristiani ha raggiunto il suo punto
più alto: ebrei e cristiani stanno riscoprendo oggi i forti legami che li
uniscono.
Il Cristianesimo è nato dall'ebraismo; è nato in Palestina; Gesù era un ebreo;
gli Apostoli ed i primi cristiani erano ebrei; la Chiesa è nata
a Gerusalemme, nel cuore della Palestina e
dell'Ebraismo.
La richiesta di perdono per le incomprensioni e le persecuzioni del passato
(vedi il documento "Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del
passato"), la categorica condanna dell'antisemitismo e il riconoscimento di
un comune patrimonio spirituale da parte della Chiesa cattolica hanno aperto
molte vie, già a partire dalla Dichiarazione del Concilio Vaticano II
Nostra Aetate (Nel nostro tempo), del 1965.
Il 13 aprile del
1986 è avvenuta la storica visita di Giovanni Paolo II alla
sinagoga di Roma che si è incontrato con il rabbino capo Elio Toaff, rompendo un
tabù durato secoli, per la prima volta in duemila anni un papa romano si è
recato in visita alla sinagoga di Roma.
"La Chiesa di Cristo scopre il suo legame con l'ebraismo scrutando il proprio
mistero. La religione ebraica non ci è estrinseca, ma, in un certo qual modo, è
intrinseca alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che
non abbiamo con nessun'altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti
e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori... Le
vie aperte alla nostra collaborazione, alla luce della comune eredità tratta
dalla Legge e dai profeti, sono varie e importanti. Vogliamo ricordare anzitutto
una collaborazione in favore dell'uomo, della sua vita dal concepimento fino
alla morte naturale, della sua dignità, della sua libertà, dei suoi diritti.
Vi è, più in generale, il problema morale, il grande campo dell'etica
individuale e sociale. In una società spesso smarrita nell'agnosticismo e
nell'individualismo e che soffre le amare conseguenze dell'egoismo e della
violenza, ebrei e cristiani sono depositari e testimoni di un'etica segnata dai
dieci Comandamenti, nella cui osservanza l'uomo trova la sua verità e libertà"
(parole di Giovanni Paolo II nella sinagoga di Roma - 13 aprile 1986)
GLOSSARIO - RITI
Matrimonio: i fidanzati sono posti sotto un baldacchino (o sotto
il tallet), simbolo del focolare e, dopo la lettura del contratto
matrimoniale (ketubbah), si recitano le sette benedizioni nuziali. Poi lo
sposo o il rabbi, avvolge in un fazzoletto il bicchiere dal quale hanno bevuto
gli sposi e lo rompe calpestandolo, in ricordo della distruzione del Tempio. La
donna, poi, alza il velo che le nasconde il viso e gira sette volte attorno allo
sposo.
Morte: L'ebraismo ha un
grande rispetto per il riposo dei morti e per l'integrità del cadavere. Secondo
la tradizione, il funerale ha luogo il giorno stesso della morte o in quello
immediatamente successivo e viene preferita la sepoltura in terra (inumazione),
in ricordo del fatto che l'essere umano proviene dalla polvere, come dice la
Genesi. All'atto della
sepoltura i presenti, in segno di dolore, si strappano un pezzo dell'abito -
oggi un nastro simbolico - e recitano il Qaddish, una preghiera per la
salvezza del defunto. Dopo la
cerimonia funebre si osserva una settimana di lutto e il primo pasto, per
i familiari del defunto, è costituito da un uovo sodo che è il simbolo della
vita, in quanto contiene l'embrione della vita, e poiché non ha angoli,
simboleggia la continuità della vita, dunque l'eternità.
Tefillim (o filatteri,
cinture della preghiera): sono scatolette
di cuoio contenenti pergamene che riportano quattro passi della Toràh (Es 13,
1-10; 11-16; Dt 6, 4-9; 11,13-21). Vengono legati al braccio sinistro,
all'altezza del cuore, e alla fronte durante la preghiera mattutina, ma non nei
giorni di festa. Sono il segno esteriore dell'impegno, dell'amore e
dell'adesione a Dio e ai suoi comandamenti.
Cernecchi: piccoli rotoli
di carta contenenti frasi della Toràh, legati ai riccioli dei capelli.
Mezuzah: in passato gli
ebrei usavano incidere le parole dello "Shemà Israel" sui montanti delle porte.
Oggi vengono incise su piccoli rotoli messi dentro ad astucci chiamati mezuzah e
appesi allo stipite destro delle porte di casa.
Kippah (zuccotto): gli
ebrei ortodossi si coprono il capo in segno di sottomissione a Dio; durante le
funzioni in sinagoga e in altre particolari occasioni gli uomini usano la kippah,
un piccolo copricapo rotondo, simile a quello usato dal papa e dai vescovi
cattolici.
Mikvah: bagno rituale in
cui si immergono le donne dopo il settimo giorno dalla scomparsa delle
mestruazioni. Tra i chassidim, alla fine dei sette giorni senza macchia, la
donna deve immergersi nel mikvah sul far del buio, dopo la comparsa in cielo
delle prime stelle; la custode della vasca controlla che non ci siano più
perdite per tornare ad "essere pure".
Tallet:
(Scialle delle preghiera): ha dei nodi attaccati ai quattro angoli. Ci sono
otto cordicelle che passano per un forellino accanto all'angolo; sono dotate di
cinque nodi e quattro gruppi di spire tra un nodo e l'altro. Il gruppo più
vicino all'angolo ha sette spire, il successivo otto, poi undici, per un totale
di ventisei, il valore numerico del nome di Dio.
Menorah
(Candelabro a sette bracci sul modello di quello presente nel Tempio di
Gerusalemme); divenne un simbolo importante dopo la distruzione del Tempio. e'
un antico simbolo dell'ebraismo che allude alla pienezza e alla totalità della
presenza misteriosa di Dio. Infatti, il numero "sette" ha un forte significato
simbolico e mistico. La più antica interpretazione simbolica del candelabro a
sette bracci si trova nel libro di Zaccaria (4, 2-5.10): le sette lucerne del
candelabro rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra.
Magen David (stella di Davide), stella formata da due triangoli intersecati;
nell'antichità fu un segno decorativo; sotto il regime nazista fu imposta agli
ebrei come segno di riconoscimento e di discriminazione.
Yad per non perdere il
segno durante la lettura dello Torah, si usava una manina d'argento,
detta appunto yad. Il testo sacro, infatti, non può essere toccato direttamente
con la mano.
Elie Wiesel, un ebreo sopravvissuto al Auschwitz, premi Nobel per la pace, racconta l'esecuzione di un bambino nel campo di sterminio, davanti a tutti i prigionieri e annota che qualcuno chiedeva: "Dov'è il Buon Dio? Dov'è?". Il bambino, penzoloni, restò vivo ad agonizzare per più di mezz'ora, tra la vita e la morte. Scrive Wiesel: "Noi dovevamo guardarlo bene in faccia. Era ancora vivo quando gli passai davanti. La lingua era ancora rossa, gli occhi non ancora spenti. Dietro di me udii il solito domandare: - "Dov'è dunque Dio?" E io sentivo in me una voce che rispondeva: - "Dov'è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca..."