LA BIBBIA -  prima parte  Torna all'indice della tua classe
seconda parte  - Elenco libri

La Bibbia è il libro storico-religioso, soprattutto religioso, che racconta la graduale rivelazione di Dio all'uomo, cioè è la storia di come Dio si è fatto conoscere dall'uomo.
La parola "bibbia" deriva dal greco, da (si legge tà biblìa), è un plurale neutro che significa "i libri". Il nome mette quindi in evidenza il fatto che ci troviamo davanti a tanti libri, davanti ad una piccola biblioteca.
Per la precisione si tratta di una biblioteca composta da ben 73 libri.

CHI L'HA SCRITTA. ISPIRAZIONE. MAGISTERO
La Bibbia è Parola di Dio scritta in linguaggio umano. Significa che Dio ha voluto che alcune persone rivelassero e facessero conoscere le sue parole; queste persone hanno scritto ciò che Dio gli ha ispirato, ma usando un proprio linguaggio, le proprie capacità espressive, la cultura del proprio tempo. Questi scrittori, chiamati in generale agiografi (cioè scrittori sacri) hanno scritto ciò che Dio gli ha rivelato usando diversi modi di esprimersi, cioè diversi generi letterari, secondo le proprie capacità e secondo l'argomento che scrivevano.
Alcuni, infatti, hanno utilizzato il genere storiografico, altri quello poetico, altri ancora il genere letterario narrativo, qualcuno ha scritto le lettere (genere epistolare), il genere apocalittico, i proverbi e tanti altri generi letterari.
I libri della Bibbia sono 73, ma questo non significa che ci sono 73 generi letterari: più libri possono avere lo stesso genere letterario, come anche in uno stesso libro ci possono essere diversi generi letterari. 
Per tutto questo diciamo che la Bibbia è Parola di Dio ma anche parola umana; e per questo diciamo che la Bibbia è un libro ispirato da Dio, non dettato.
Quando si scrive un libro sotto dettatura, il messaggio dell'autore (cioè di colui che ha dettato il libro) è abbastanza chiaro, lo ha dato lui stesso.
Ma la Bibbia non è stata dettata, ma è stata ispirata. Il messaggio di Dio è stato scritto da persone che appartengono ad un tempo molto lontano da noi, ad una cultura molto diversa dalla nostra e con una lingua con grandi differenze rispetto alla nostra. Questo significa che la Bibbia deve essere interpretata; attraverso quello che hanno scritto gli agiografi si dovrebbe capire il messaggio che Dio ha voluto trasmettere. Ma a chi spetta dare la giusta interpretazione? Per i cristiani cattolici la corretta interpretazione della Bibbia viene data dai vescovi, il loro insegnamento di chiama Magistero.

Magistero Il Concilio Vaticano II  afferma: "L'ufficio [cioè il compito, N.d.r.] di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo", cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma. Questo "Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio".
I fedeli, memori della Parola di Cristo ai suoi Apostoli: "Chi ascolta voi, ascolta me", accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.
(Dal "Catechismo della Chiesa Cattolica", 85, 86, 87).

Nel XX secolo c'è stata un grande concilio, il Concilio Ecumenico Vaticano II. Questo ha scritto un importante documento chiamato Dei Verbum (che in italiano significa "Parola di Dio"), l'argomento principale è proprio la Bibbia, la Divina Rivelazione, e la sua corretta interpretazione.

La Costituzione Dogmatica "Dei Verbum" (che in italiano significa "Parola di Dio") sulla Divina Rivelazione. Al capitolo 3, titolato L'ISPIRAZIONE DIVINA E L'INTERPRETAZIONE DELLA SACRA SCRITTURA, afferma:

Ispirazione e verità della Scrittura:
11. Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità , affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte.
Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture. Pertanto "ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona".

Sempre nello stesso capitolo III, viene indicato qual è il modo corretto di interpretare la Bibbia:
Come deve essere interpretata la sacra Scrittura
12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana, l'interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario dunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso. Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani.
Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta, per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell'analogia della fede. È compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, è stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio.


LINGUE. TANAK e TORAH
Molti libri della Bibbia, prima che dai cristiani, venivano già usati dagli Ebrei, raccontano la storia del loro incontro con Dio.
39 dei 73 libri facevano già parte del libro sacro degli Ebrei. Il libro sacro degli Ebrei si chiama TanaK  (o TaNaKh): questo non è un nome vero e proprio, ma un acronimo, composto dalle iniziali delle parole Torah (=legge), Nevi'ìm (=profeti) e Ketuvi'ìm (=scritti).
Toràh, Nevi'im e Ketuvi'im sono i nomi delle tre parti in cui è diviso il libro sacro degli Ebrei.
In realtà, il nome "TaNaK" non lo si sente pronunciare spesso; infatti molte volte è usata la parola Toràh per indicare il libro sacro; questo perché i cinque libri della Toràh sono i più importanti per gli Ebrei, contengono la legge mosaica; infatti sono attribuiti direttamente a Mosè.

Perché la Bibbia contiene 73 libri se il  TaNak ne contiene soltanto 39?
Intanto c'è da dire che il TaNaK contiene solo quei libri scritti direttamente nella lingua pura, che per gli Ebrei è, appunto, l'ebraico.
Ci sono altri 7 libri, sempre riguardanti gli Ebrei, che sono scritti o che contengono parti in greco o in aramaico: questi libri gli Ebrei non li considerano sacri e non li hanno inseriti nel TaNaK.
La Bibbia contiene sia quei 39 libri del TaNaK, sia quei 7 libri (che sono chiamati deuterocanonici, si tratta dei libri di: Tobia, Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Sapienza, Siracide e Baruc). Questi 46 libri (39+7) formano appunto l'Antico Testamento della Bibbia.
Poi ci sono i 27 libri del Nuovo Testamento, quelli che parlano di Gesù e della Chiesa apostolica. I 39 libri del Nuovo Testamento sono stati scritti tutti in greco (anche se siamo nel periodo in cui i dominatori erano i Romani!).
Le lingue della Bibbia sono dunque tre: ebraico, la lingua principale e più utilizzata, poi il greco e l'aramaico.
Il problema della lingua tra gli ebrei, nasce dopo il ritorno dall'esilio babilonese, nel 538 a.C.; infatti da questo momento gli ebrei non useranno più la lingua ebraica (tranne che nel culto e nella letteratura religiosa), ma l'aramaico, cioè la lingua ufficiale dell'impero babilonese (il dominatore di tutto l'Oriente in quel periodo). L'aramaico è la stessa lingua che parlerà anche Gesù.
Continuando a dare i numeri (!) il TaNaK contiene 39 libri, ma la numerazione arriva fino a 24... come mai?
La spiegazione è che i cosiddetti dodici "profeti minori",  nella Bibbia sono numerati singolarmente; mentre nel TaNaK sono stati raccolti in un unico libro.
Poi i libri di Samuele, dei Re e delle Cronache non sono divisi in due come nella Bibbia, ma sono raggruppati in un unico libro: quindi invece di avere sei libri (1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache) sono soltanto tre (Samuele, Re, Cronache).
Infine, i libri di Esdra e Neemia nel TaNaK formano un unico libro (Esdra-Neemia).
Per questo motivo i 39 libri dell'A.T. diventano 24 nel TaNaK.


TRADUZIONI DELLA BIBBIA (BIBBIA dei LXX e VULGATA). CANONE
Intorno al 100 a.C., un'importante comunità ebraica di Alessandria d'Egitto, la cui maggioranza non parlava né ebraico né aramaico, ma il greco, completò la traduzione della Bibbia appunto in greco, direttamente dall'ebraico: nacque così la Bibbia dei Settanta. Questa traduzione non usa il greco classico, ma il dialetto della koiné, il linguaggio semplice parlato dal popolo.
E' lo stesso greco utilizzato anche per i libri del Nuovo Testamento.
Una leggenda, che nasce dalla lettera di Aristea a Filocrate, racconta che su ordine del re Tolomeo II Filadelfo, fu commissionato alle autorità del Tempio di Gerusalemme la traduzione del Pentateuco. Il sacerdote Eleazaro nominò appunto 72 saggi (6 per ognuna delle 12 tribù di Israele). Questi nell'isola di Faro completarono la traduzione in 72 giorni. Qualcuno parla di 70 traduttori.
Quindi, al di là della leggenda, la Bibbia dei LXX è la prima traduzione dei soli libri dell'Antico Testamento, dall'ebraico direttamente in greco.
Quando però nacque la Bibbia dei LXX, cambiò anche l'elenco dei libri considerati sacri, cambiarono i nomi dei singoli libri e nacque il titolo greco Bibbia.
Il testo ebraico (TaNaK) contiene 39 libri. L'elenco ufficiale dei libri, cioè il canone, presenti nel TaNaK è stato fissato nel 100 d.C.
In base a questo canone (chiamato ebraico o palestinese) sono ritenuti sacri solo quei libri scritti totalmente nella lingua pura, cioè in ebraico.
Sono raccolti in migliaia di rotoli vari (in papiro e pergamena).
Nella Bibbia dei LXX furono accolti, oltre ai 39 libri del TaNaK anche quei 7 libri non considerati sacri dagli Ebrei, cioè i deuterocanonici.
Con la traduzione dei Settanta, si formò un nuovo canone (il canone alessandrino).
La Bibbia dei cristiani cattolici, per l'Antico Testamento, segue il canone alessandrino, accettano come sacri 46 libri (39+7).

Un'altra importante traduzione della Bibbia è avvenuta nel IV secolo ed è stata realizzata da san Girolamo, ottimo conoscitore del latino e del greco; ma si trasferì a Betlemme (nel 386 d.C.) per studiare anche l'ebraico e l'aramaico.
Per questa traduzione è stata utilizzata l'antica versione greca e quella ebraica: si chiama "Vulgata" per la dicitura latina "vulgata editio", cioè "edizione per il volgo, per il popolo".
Nell'Antico Testamento la Vulgata segue il canone alessandrino.
Il Concilio di Trento del XVI secolo ha stilato il canone della Bibbia cristiana cattolica, stabilendo che i libri sono 73; che la Bibbia dei LXX e la Vulgata sono versioni corrette della Bibbia per l'intera Chiesa cattolica.
Tra l'altro, ancora oggi, quando si celebra la messa in latino, le letture si prendono proprio dalla Vulgata.
Quindi la Vulgata è la prima traduzione canonica di tutta la Bibbia, in latino, nata nel IV secolo ad opera di san Girolamo.