indice degli argomenti trattati e sintesi nelle quattro parti del Catechismo della Chiesa Cattolica

Parte Prima (1-1065) - Parte seconda (1066-1690) - Parte terza (1691-2557) - Parte quarta (2558-2865)

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
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PREFAZIONE

I. La vita dell'uomo - conoscere e amare Dio

II. Trasmettere la fede - la catechesi

III. Lo scopo e i destinatari di questo catechismo

IV. La struttura di questo catechismo

13 Il piano di questo catechismo si ispira alla grande tradizione dei catechismi che articolano la catechesi attorno a quattro "pilastri": la professione della fede battesimale (il Simbolo), i sacramenti della fede, la vita di fede (i comandamenti), la preghiera del credente (il "Padre nostro").

Parte prima: La professione della fede (VAI AL LIBRO)

 

14 Coloro che per la fede e il Battesimo appartengono a Cristo devono confessare la loro fede battesimale davanti agli uomini [Cf Mt 10,32; Rm 10,9 ]. Perciò, il catechismo espone anzitutto in che cosa consiste la Rivelazione, per mezzo della quale Dio si rivolge e si dona all'uomo, e la fede, per mezzo della quale l'uomo risponde a Dio (sezione prima). Il Simbolo della fede riassume i doni che Dio fa all'uomo come Autore di ogni bene, come Redentore, come Santificatore, e li articola attorno ai "tre capitoli" del nostro Battesimo, e cioè la fede in un solo Dio: il Padre Onnipotente, il Creatore; e Gesù Cristo, suo Figlio, nostro Signore e Salvatore; e lo Spirito Santo, nella santa Chiesa (sezione seconda).

Parte seconda: I sacramenti della fede (VAI AL LIBRO)

15 La parte seconda del catechismo espone come la salvezza di Dio, realizzata una volta per tutte da Gesù Cristo e dallo Spirito Santo, è resa presente nelle azioni sacre della Liturgia della Chiesa (sezione prima), particolarmente nei sette sacramenti (sezione seconda).

Parte terza: La vita della fede (VAI AL LIBRO)

16 La parte terza del catechismo presenta il fine ultimo dell'uomo, creato ad immagine di Dio: la beatitudine e le vie per giungervi: un agire retto e libero, con l'aiuto della legge e della grazia di Dio (sezione prima); un agire che realizza il duplice comandamento della carità, esplicitato nei dieci comandamenti di Dio (sezione seconda).

Parte quarta: La preghiera nella vita della fede (VAI AL LIBRO)

17 L'ultima parte del catechismo tratta del senso e dell'importanza della preghiera nella vita dei credenti (sezione prima). Si conclude con un breve commento alle sette domande della preghiera del Signore (sezione seconda). In esse troviamo infatti l'insieme dei beni che dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere.
 

V. Indicazioni pratiche per l'uso di questo catechismo

VI. Gli adattamenti necessari

Al di sopra di tutto la carità

Tutta la sostanza della dottrina e dell'insegnamento deve essere orientata alla carità che non avrà mai fine. Infatti sia che si espongano le verità della fede o i motivi della speranza o i doveri della attività morale, sempre e in tutto va dato rilievo all'amore di nostro Signore, così da far comprendere che ogni esercizio di perfetta virtù cristiana non può scaturire se non dall'amore, come nell'amore ha d'altronde il suo ultimo fine [Catechismo Romano, Prefazione 11].

PARTE PRIMA (top٨)

    LA PROFESSIONE DELLA FEDE 

SEZIONE PRIMA

 "IO CREDO" - "NOI CREDIAMO"

CAPITOLO PRIMO

L'UOMO E' "CAPACE" DI DIO

I. Il desiderio di Dio

II. Le vie che portano alla conoscenza di Dio

III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa

IV. Come parlare di Dio?

In sintesi

44 L'uomo è per natura e per vocazione un essere religioso. Poiché viene da Dio e va a Dio, l'uomo non vive una vita pienamente umana, se non vive liberamente il suo rapporto con Dio.

45 L'uomo è creato per vivere in comunione con Dio, nel quale trova la propria felicità: "Quando mi sarò unito a Te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta piena di Te" [Sant'Agostino, Confessiones, 10, 28, 39].

46 Quando ascolta il messaggio delle creature e la voce della propria coscienza, l'uomo può raggiungere la certezza dell'esistenza di Dio, causa e fine di tutto.

47 La Chiesa insegna che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, può essere conosciuto con certezza attraverso le sue opere, grazie alla luce naturale della ragione umana [Cf Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3026].

48 Partendo dalle molteplici perfezioni delle creature, similitudini del Dio infinitamente perfetto, possiamo realmente parlare di Dio, anche se il nostro linguaggio limitato non ne esaurisce il Mistero.

49 "La creatura senza il Creatore svanisce" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 36]. Ecco perché i credenti sanno di essere spinti dall'amore di Cristo a portare la luce del Dio vivente a coloro che lo ignorano o lo rifiutano.

CAPITOLO SECONDO

DIO VIENE INCONTRO ALL'UOMO

Articolo 1

LA RIVELAZIONE DI DIO

I. Dio rivela il suo "disegno di benevolenza"

II. Le tappe della Rivelazione

Fin dal principio, Dio si fa conoscere

L'Alleanza con Noè

Dio elegge Abramo

Dio forma Israele come suo popolo

III. Cristo Gesù - "Mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione"

Dio ha detto tutto nel suo Verbo

Non ci sarà altra Rivelazione

In sintesi

68 Per amore, Dio si è rivelato e si è donato all'uomo. Egli offre così una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l'uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita.

69 Dio si è rivelato all'uomo comunicandogli gradualmente il suo Mistero attraverso gesti e parole.

70 Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cose create, Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo la caduta, ha loro promesso la salvezza [Cf Gen 3,15 ] ed offerto la sua Alleanza.

71 Dio ha concluso con Noè una Alleanza eterna tra lui e tutti gli esseri viventi [Cf Gen 9,16 ]. Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.

72 Dio ha eletto Abramo ed ha concluso una Alleanza con lui e la sua discendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato la sua Legge per mezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti, ad accogliere la salvezza destinata a tutta l'umanità.

73 Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un'altra Rivelazione.

Articolo 2

LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA

I. La Tradizione apostolica

La predicazione apostolica...

...continuata attraverso la successione apostolica

II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura

Una sorgente comune...

...due modi differenti di trasmissione

Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali

III. L'interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa

Il Magistero della Chiesa

I dogmi della fede

Il senso soprannaturale della fede

La crescita nell'intelligenza della fede

In sintesi

96 Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l'hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.

97 "La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio" , [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10] nel quale, come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze.

98 "La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 10].

99 Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della Rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.

100 L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Papa e ai vescovi in comunione con lui.

Articolo 3

LA SACRA SCRITTURA

I. Il Cristo - Parola unica della Sacra Scrittura

II. Ispirazione e verità della Sacra Scrittura

III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura

I sensi della Scrittura

IV. Il Canone delle Scritture

L'Antico Testamento

Il Nuovo Testamento

L'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento

V. La Sacra Scrittura nella vita della Chiesa

In sintesi

134 "Omnis Scriptura divina unus liber est, et hic unus liber Christus est, quia omnis Scriptura divina de Christo loquitur, et omnis Scriptura divina in Christo impletur - Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest'unico libro è Cristo; infatti tutta la divina Scrittura parla di Cristo e in Lui trova compimento" [Ugo di San Vittore, De arca Noe, 2, 8: PL 176, 642C].

135 "Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 24].

136 Dio è l'Autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica [Cf ibid., 11].

137 L'interpretazione delle Scritture ispirate dev'essere innanzi tutto attenta a ciò che Dio, attraverso gli autori sacri, vuole rivelare per la nostra salvezza. "Ciò che è opera dello Spirito, non viene pienamente compreso se non sotto l'azione dello Spirito" [Origene, Homiliae in Exodum, 4, 5].

138 La Chiesa riceve e venera come ispirati i 46 libri dell'Antico Testamento e i 27 libri del Nuovo Testamento.

139 I quattro Vangeli occupano un posto centrale, per la centralità che Cristo ha in essi.

140 Dall'unità del progetto di Dio e della sua Rivelazione deriva l'unità dei due Testamenti: l'Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l'Antico; i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Parola di Dio.

141 "La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore"; [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21] in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola. "Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino" ( Sal 119,105 ) [Cf Is 50,4 ].

CAPITOLO TERZO

LA RISPOSTA DELL'UOMO A DIO

Articolo 1

IO CREDO

I. L'obbedienza della fede

Abramo - "il padre di tutti i credenti"

Maria - "Beata colei che ha creduto"

II. "So a chi ho creduto" ( 2Tm 1,12 )

Credere in un solo Dio

Credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio

Credere nello Spirito Santo

III. Le caratteristiche della fede

La fede è una grazia

La fede è un atto umano

La fede e l'intelligenza

La libertà della fede

La necessità della fede

La perseveranza nella fede

La fede - inizio della vita eterna

Articolo 2

NOI CREDIAMO

I. "Guarda, Signore, alla fede della tua Chiesa"

II. Il linguaggio della fede

III. Una sola fede

In sintesi

176 La fede è un'adesione personale di tutto l'uomo a Dio che si rivela. Comporta un'adesione della intelligenza e della volontà alla Rivelazione che Dio ha fatto di sé attraverso le sue opere e le sue parole.

177 "Credere" ha perciò un duplice riferimento: alla persona e alla verità; alla verità per la fiducia che si accorda alla persona che l'afferma.

178 Non dobbiamo credere in nessun altro se non in Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

179 La fede è un dono soprannaturale di Dio. Per credere, l'uomo ha bisogno degli aiuti interiori dello Spirito Santo.

180 "Credere" è un atto umano, cosciente e libero, che ben s'accorda con la dignità della persona umana.

181 "Credere" è un atto ecclesiale. La fede della Chiesa precede, genera, sostiene e nutre la nostra fede. La Chiesa è la Madre di tutti i credenti. "Nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre" [San Cipriano di Cartagine, De catholicae unitate Ecclesiae: PL 4, 503A].

182 "Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata" [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 20].

183 La fede è necessaria alla salvezza. Il Signore stesso lo afferma: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato" ( Mc 16,16 ).

184 "La fede è una pregustazione della conoscenza che ci renderà beati nella vita futura" [San Tommaso d'Aquino, Compendium theologiae, 1, 2].

SEZIONE SECONDA

LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

I SIMBOLI DELLA FEDE

CAPITOLO PRIMO

IO CREDO IN DIO PADRE

Articolo 1

"IO CREDO IN DIO PADRE ONNIPOTENTE

CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA"

Paragrafo 1

IO CREDO IN DIO

I. "Io credo in un solo Dio"

II. Dio rivela il suo Nome

Il Dio vivente

"Io sono Colui che sono"

"Dio di misericordia e di pietà"

Dio solo E'

III. Dio, "colui che è", è Verità e Amore

Dio è la Verità

Dio è Amore

IV. Conseguenze della fede nel Dio unico

In sintesi

228 "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo..." ( Dt 6,4; Mc 12,29 ). "L'Essere supremo deve necessariamente essere unico, cioè senza eguali... Se Dio non è unico, non è Dio" [Tertulliano, Adversus Marcionem, 1, 3].

229 La fede in Dio ci conduce a volgerci a lui solo come alla nostra prima rigine e al nostro ultimo fine, e a non anteporre o sostituire nulla a lui.

230 Dio, mentre si rivela, rimane un Mistero ineffabile: "Se lo comprendessi, non sarebbe Dio" [Sant'Agostino, Sermones, 52, 6, 16: PL 38, 360].

231 Il Dio della nostra fede si è rivelato come colui che è; si è fatto conoscere come "ricco di grazia e di misericordia" ( Es 34,6 ). Il suo Essere stesso è Verità e Amore.

Paragrafo 2

IL PADRE

I. "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo"

II. La Rivelazione di Dio come Trinità

Il Padre rivelato dal Figlio

Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito

III. La Santa Trinità nella dottrina della fede

La formazione del dogma trinitario

Il dogma della Santa Trinità

IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie

In sintesi

261 Il Mistero della Santissima Trinità è il Mistero centrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può darcene la conoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo.

262 L'Incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consustanziale al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.

263 La missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel nome del Figlio [Cf Gv 14,26 ] e che il Figlio manda "dal Padre" ( Gv 15,26 ), rivela che egli è con loro lo stesso unico Dio. "Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato".

264 "Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione" [Sant'Agostino, De Trinitate, 15, 26, 47].

265 Attraverso la grazia del Battesimo "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo", siamo chiamati ad aver parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù nell'oscurità della fede, e, oltre la morte, nella luce eterna [Cf Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 9].

266 "Fides autem catholica haec est, ut unum Deum in Trinitate, et Trinitatem in unitate veneremur, neque confundentes personas, neque substantiam separantes: alia enim est persona Patris, alia Filii, alia Spiritus Sancti; sed Patris et Filii et Spiritus Sancti est una divinitas, aequalis gloria, coaeterna maiestas - La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell'Unità, senza confusione di Persone né separazione della sostanza: altra infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà" [Simbolo "Quicumque": Denz. -Schönm., 75].

267 Inseparabili nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell'unica operazione divina ogni Per sona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell'Incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo.

Paragrafo 3

L'ONNIPOTENTE

Il mistero dell'apparente impotenza di Dio

In sintesi

275 Con Giobbe, il giusto, noi confessiamo: "Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te" ( Gb 42,2 ).

276 Fedele alla testimonianza della Scrittura, la Chiesa rivolge spesso la sua preghiera al "Dio onnipotente ed eterno" (omnipotens sempiterne Deus. . . "), credendo fermamente che "nulla è impossibile a Dio" ( Gen 18,14; Lc 1,37; Mt 19,26 ).

277 Dio manifesta la sua onnipotenza convertendoci dai nostri peccati e ristabilendoci nella sua amicizia con la grazia (Deus, qui omnipo potentiam tuam parcendo maxime et miserando manifestas. . . - O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono. . . ") [Messale Romano, colletta della ventiseiesima domenica].

278 Senza credere che l'Amore di Dio è onnipotente, come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio riscattarci, lo Spirito Santo santificarci?

 

Paragrafo 4

IL CREATORE

I. La catechesi sulla creazione

II. La creazione - opera della Santissima Trinità

III. "Il mondo è stato creato per la gloria di Dio"

IV. Il mistero della creazione

Dio crea con sapienza e amore

Dio crea "dal nulla"

Dio crea un mondo ordinato e buono

Dio trascende la creazione ed è ad essa presente

Dio conserva e regge la creazione

V. Dio realizza il suo disegno: la Provvidenza divina

La Provvidenza e le cause seconde

La Provvidenza e lo scandalo del male

In sintesi

315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo "disegno di benevolenza", che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.

316 Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.

317 Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.

318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per "creare" nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza "ex nihilo" - dal nulla) [Cf Congregazione per l'Educazione Cattolica, Decreto del 27 luglio 1914, Theses approbatae philosophiae tomisticae: Denz. -Schönm., 3624].

319 Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.

320 Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del suo Verbo, "questo Figlio che. . . sostiene tutto con la potenza della sua Parola" ( Eb 1,3 ), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.

321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.

322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla Provvidenza del nostro Padre celeste [Cf Mt 6,26-34 ] e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate "in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi" ( 1Pt 5,7 ) [Cf Sal 55,23 ].

323 La Provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

324 Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.

Paragrafo 5

IL CIELO E LA TERRA

I. Gli angeli

L'esistenza degli angeli - una verità di fede

Chi sono?

Cristo "con tutti i suoi angeli"

Gli angeli nella vita della Chiesa

II. Il mondo visibile

In sintesi

350 Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: "Ad omnia bona nostra cooperantur angeli - Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3, ad 3].

351 Gli angeli circondano Cristo, loro Signore. Lo servono soprattutto nel compimento della sua missione di salvezza per tutti gli uomini.

352 La Chiesa venera gli angeli che l'aiutano nel suo pellegrinaggio terreno, e che proteggono ogni essere umano.

353 Dio ha voluto la diversità delle sue creature e la loro bontà propria, la loro interdipendenza, il loro ordine. Ha destinato tutte le creature materiali al bene del genere umano. L'uomo, e attraverso lui l'intera creazione, sono destinati alla gloria di Dio.

354 Rispettare le leggi inscritte nella creazione e i rapporti derivanti dalla natura delle cose, è un principio di saggezza e un fondamento della morale.

Paragrafo 6

L'UOMO

I. "A immagine di Dio"

II. "Corpore et anima unus" - Unità di anima e di corpo 361 _

III. "Maschio e femmina li creò"

Uguaglianza e diversità volute da Dio

"L'uno per l'altro" - "una unità a due"

IV. L'uomo nel Paradiso

In sintesi

380 "Padre santo, . . . a tua immagine hai formato l'uomo, alle sue mani operose hai affidato l'universo, perché, nell'obbedienza a te, suo Creatore, esercitasse il dominio sul creato" [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].

381 L'uomo è predestinato a riprodurre l'immagine del Figlio di Dio fatto uomo - "immagine del Dio invisibile" ( Col 1,15 ) - affinché Cristo sia il primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle [Cf Ef 1,3-6; Rm 8,29 ].

382 L'uomo è "unità di anima e di corpo" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14]. La dottrina della fede afferma che l'anima spirituale e immortale è creata direttamente da Dio.

383 "Dio non creò l'uomo lasciandolo solo: fin da principio "maschio e femmina li creò" ( Gen 1,27 ), e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14].

384 La Rivelazione ci fa conoscere lo stato di santità e di giustizia originali dell'uomo e della donna prima del peccato: dalla loro amicizia con Dio derivava la felicità della loro esistenza nel Paradiso.

Paragrafo 7

LA CADUTA

I. "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia"

La realtà del peccato

Il peccato originale - una verità essenziale della fede

Per leggere il racconto della caduta

II. La caduta degli angeli

III. Il peccato originale

La prova della libertà

Il primo peccato dell'uomo

Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità

Un duro combattimento

IV. "Tu non l'hai abbandonato in potere della morte"

In sintesi

413 "Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. . . La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" ( Sap 1,13; Sap 2,24 ).

414 Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio.

415 "Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13].

416 Per il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso la santità e la giustizia originali che aveva ricevute da Dio non soltanto per sé, ma per tutti gli esseri umani.

417 Adamo ed Eva alla loro discendenza hanno trasmesso la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata, quindi, della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata "peccato originale".

418 In conseguenza del peccato originale, la natura umana è indebolita nelle sue forze, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte, e inclinata al peccato (inclinazione che è chiamata "con cupiscenza").

419 "Noi dunque riteniamo, con il Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso insieme con la natura umana, "non per imitazione ma per propagazione", e che perciò è "proprio a ciascuno"" [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 16].

420 La vittoria sul peccato riportata da Cristo ci ha donato beni migliori di quelli che il peccato ci aveva tolto: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" ( Rm 5,20 ).

421 Secondo la fede dei cristiani, questo mondo è stato "creato" ed è "conservato nell'esistenza dall'amore del Creatore"; questo mondo è "certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma liberato da Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del Maligno..." [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 2].

CAPITOLO SECONDO

CREDO IN GESU' CRISTO, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO

La Buona Novella: Dio ha mandato il suo Figlio

"Annunziare... le imperscrutabili ricchezze di Cristo

Al centro della catechesi: Cristo

Articolo 2

"E IN GESU' CRISTO, SUO UNICO FIGLIO, NOSTRO SIGNORE"

I. Gesù

II. Cristo

III. Figlio Unigenito di Dio

IV. Signore

In sintesi

452 Il Nome "Gesù" significa "Dio che salva". Il Bambino nato dalla Vergine Maria è chiamato "Gesù" "perché salverà il suo popolo dai suoi peccati" ( Mt 1,21 ): "Non vi è altro Nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" ( At 4,12 ).

453 Il nome "Cristo" significa "Unto", "Messia". Gesù è il Cristo perché Dio lo "consacrò in Spirito Santo e potenza" ( At 10,38 ). Egli era colui che doveva venire , [Cf Lc 7,19 ] l'oggetto "della speranza d'Israele" ( At 28,20 ).

454 Il nome "Figlio di Dio" indica la relazione unica ed eterna di Gesù Cristo con Dio suo Padre: egli è il Figlio unigenito del Padre [Cf Gv 1,14; Gv 1,18; 454 Gv 3,16; Gv 1,18 ] e Dio egli stesso [Cf Gv 1,1 ]. Per essere cristiani si deve credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio [Cf At 8,37; 1Gv 2,23 ].

455 Il nome "Signore" indica la sovranità divina. Confessare o invocare Gesù come Signore, è credere nella sua divinità. "Nessuno può dire "Gesù è il Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo" ( 1Cor 12,3 ).

Articolo 3

"GESU' CRISTO FU CONCEPITO PER OPERA DELLO

SPIRITO SANTO, NACQUE DA MARIA VERGINE"

Paragrafo 1

IL FIGLIO DI DIO SI E' FATTO UOMO

I. Perché il Verbo si è fatto carne

II. L'Incarnazione

III. Vero Dio e vero uomo

IV. Come il Figlio di Dio è uomo

L'anima e la conoscenza umana di Cristo

La volontà umana di Cristo

Il vero Corpo di Cristo

Il Cuore del Verbo incarnato

In sintesi

479 Nel tempo stabilito da Dio, il Figlio unigenito del Padre, la Parola eterna, cioè il Verbo e l'Immagine sostanziale del Padre, si è incarnato: senza perdere la natura divina, ha assunto la natura umana.

480 Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, nella unità della sua Persona divina; per questo motivo è l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

481 Gesù Cristo ha due nature, la divina e l'umana, non confuse, ma unite nell'unica Persona del Figlio di Dio.

482 Cristo, essendo vero Dio e vero uomo, ha una intelligenza e una volontà umane, perfettamente armonizzate e sottomesse alla sua intelligenza e alla sua volontà divine, che egli ha in comune con il Padre e lo Spirito Santo.

483 L'Incarnazione è quindi il Mistero dell'ammirabile unione della natura divina e della natura umana nell'unica Persona del Verbo.

Paragrafo 2

"... CONCEPITO PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO,

NATO DALLA VERGINE MARIA"

I. Concepito per opera dello Spirito Santo...

II. ... nato dalla Vergine Maria

La predestinazione di Maria

L'Immacolata Concezione

"Avvenga di me quello che hai detto... "

La maternità divina di Maria

La verginità di Maria

Maria "sempre Vergine"

La maternità verginale di Maria nel disegno di Dio

In sintesi

508 Nella discendenza di Eva, Dio ha scelto la Vergine Maria perché fosse la Madre del suo Figlio. "Piena di grazia", ella è "il frutto più eccelso della Redenzione" : [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 103] fin dal primo istante del suo concepimento, è interamente preservata da ogni macchia del peccato originale ed è rimasta immune da ogni peccato personale durante tutta la sua vita.

509 Maria è veramente "Madre di Dio", perché è la Madre del Figlio eterno di Dio fatto uomo, Dio lui stesso.

510 Maria è rimasta "Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine nel parto, Vergine incinta, Vergine madre, Vergine perpetua" : [Sant'Agostino, Sermones, 186, 1: PL 38, 999] con tutto il suo essere, ella è "la serva del Signore" ( Lc 1,38 ).

511 Maria Vergine "cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]. Ha detto il suo "fiat" "loco totius humanae naturae - in nome di tutta l'umanità" : [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 30, 1] per la sua obbedienza, è diventata la nuova Eva, madre dei viventi.

 

Paragrafo 3

I MISTERI DELLA VITA DI CRISTO

I. Tutta la vita di Cristo è Mistero

I tratti comuni dei Misteri di Gesù

La nostra comunione ai Misteri di Gesù

II. I Misteri dell'infanzia e della vita e della vita nascosta di Gesù

Le preparazioni

Il Mistero del Natale

I Misteri dell'infanzia di Gesù

I Misteri della vita nascosta di Gesù

III. I Misteri della vita pubblica di Gesù

Il battesimo di Gesù

La tentazione di Gesù

"Il Regno di Dio è vicino"

L'annunzio del Regno di Dio

I segni del Regno di Dio

"Le chiavi del Regno"

Un anticipo del Regno: la Trasfigurazione

La salita di Gesù a Gerusalemme

L'ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme

In sintesi

561 "Tutta la vita di Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l'uomo, la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l'accettazione del sacrificio totale sulla croce per la Redenzione del mondo, la sua Risurrezione sono l'attuazione della sua Parola e il compimento della Rivelazione" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 9].

562 I discepoli di Cristo devono conformarsi a lui, finché egli sia formato in loro [Cf Gal 4,19 ]. "Per ciò siamo assunti ai Misteri della sua vita, resi conformi a lui, morti e risuscitati con lui, finché con lui regneremo" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 7].

563 Pastori o magi, non si può incontrare Dio quaggiù che inginocchiandosi davanti alla mangiatoia di Betlemme e adorandolo nascosto nella debolezza di un bambino.

564 Con la sua sottomissione a Maria e a Giuseppe, come pure con il suo umile lavoro durante i lunghi anni di Nazaret, Gesù ci dà l'esempio della santità nella vita quotidiana della famiglia e del lavoro.

565 Dall'inizio della sua vita pubblica al momento del suo battesimo, Gesù è il "Servo" totalmente consacrato all'opera redentrice che avrà il compimento nel "battesimo" della sua passione.

566 La tentazione nel deserto mostra Gesù, Messia umile che trionfa su Satana in forza della sua piena adesione al disegno di salvezza voluto dal Padre.

567 Il Regno dei cieli è stato inaugurato in terra da Cristo. "Si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere, nella persona di Cristo" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 5]. La Chiesa è il germe e l'inizio di questo Regno. Le sue chiavi sono affidate a Pietro.

568 La Trasfigurazione di Gesù ha come fine di consolidare la fede degli Apostoli in vista della passione: la salita sull'"alto monte" prepara la salita al Calvario. Cristo, Capo della Chiesa, manifesta ciò che il suo Corpo contiene e irradia nei sacramenti: "la speranza della gloria" ( Col 1,27 ) [Cf San Leone Magno, Sermones, 51, 3: PL 54, 310C].

569 Gesù è salito a Gerusalemme volontariamente, pur sapendo che vi sarebbe morto di morte violenta a causa della grande ostilità dei peccatori [Cf Eb 12,3 ].

570 L'ingresso di Gesù a Gerusalemme è la manifestazione dell'avvento del Regno che il Re-Messia, accolto nella sua città dai fanciulli e dagli umili di cuore, si accinge a realizzare con la Pasqua della sua morte e Risurrezione.

Articolo 4

"GESU' CRISTO PATI' SOTTO PONZIO PILATO,

FU CROCIFISSO, MORI' E FU SEPOLTO"

Paragrafo 1

GESU' E ISRAELE

I. Gesù e la Legge

II. Gesù e il Tempio

III. Gesù e la fede d'Israele nel Dio unico e Salvatore

In sintesi

592 Gesù non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata a compimento [Cf Mt 5,17-19 ] con una tale perfezione [Cf Gv 8,46 ] da rivelarne il senso ultimo [Cf Mt 5,33 ss] e da riscattarne le trasgressioni [Cf Eb 9,15 ].

593 Gesù ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste giudaiche di pellegrinaggio e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio in mezzo agli uomini. Il Tempio prefigura il suo Mistero. Se ne predice la distruzione, è per manifestare la sua propria uccisione e l'inizio di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo Corpo sarà il Tempio definitivo.

594 Gesù ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati, che lo hanno rivelato come il Dio Salvatore [Cf Gv 5,16-18 ]. Alcuni Giudei, i quali non riconoscevano il Dio fatto uomo , [Cf Gv 1,14 ] ma vedevano in lui "un uomo" che si faceva "Dio" ( Gv 10,33 ), l'hanno giudicato un bestemmiatore.

Paragrafo 2

GESU' MORI' CROCIFISSO

I. Il processo di Gesù

Divisioni delle autorità ebraiche a riguardo di Gesù

Gli Ebrei non sono collettivamente responsabili della morte di Gesù

Tutti i peccatori furono gli autori della Passione di Cristo

II. La morte redentrice di Cristo nel disegno divino della salvezza

"Gesù consegnato secondo il disegno prestabilito di Dio"

"Morto per i nostri peccati secondo le Scritture"

"Dio l'ha fatto peccato per noi"

Dio ha l'iniziativa dell'amore redentore universale

III. Cristo ha offerto se stesso al Padre per i nostri peccati

Tutta la vita di Cristo è offerta al Padre

"L'Agnello che toglie il peccato del mondo"

Gesù liberamente fa suo l'amore redentore del Padre

Alla Cena Gesù ha anticipato l'offerta libera della sua vita

L'agonia del Getsemani

La morte di Cristo è il sacrificio unico e definitivo

Gesù sostituisce la sua obbedienza alla nostra disobbedienza

Sulla croce, Gesù consuma il suo sacrificio

La nostra partecipazione al sacrificio di Cristo

In sintesi

619 "Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture" ( 1Cor 15,3 ).

620 La nostra salvezza proviene dall'iniziativa d'amore di Dio per noi poiché "è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" ( 1Gv 4,10 ). "E' stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo" ( 2Cor 5,19 ).

621 Gesù si è liberamente offerto per la nostra salvezza. Questo dono egli lo significa e lo realizza in precedenza durante l'ultima Cena: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi" ( Lc 22,19 ).

622 In questo consiste la redenzione di Cristo: egli "è venuto per. . . dare la sua vita in riscatto per molti" ( Mt 20,28 ), cioè ad amare "i suoi sino alla fine" ( Gv 13,1 ) perché essi siano "liberati dalla" loro "vuota condotta ereditata dai" loro "padri" ( 1Pt 1,18 ).

623 Mediante la sua obbedienza di amore al Padre "fino alla morte di croce" ( Fil 2,8 ), Gesù compie la missione espiatrice [Cf Is 53,10 ] del Servo sofferente che giustifica molti addossandosi la loro iniquità [Cf Is 53,11; 623 Rm 5,19 ].

Paragrafo 3

GESU' CRISTO FU SEPOLTO

Cristo nel sepolcro con il suo Corpo

"Non lascerai che il tuo Santo veda la corruzione"

"Sepolti con Cristo..."

In sintesi

629 A beneficio di ogni uomo Gesù ha provato la morte [ Cf Eb 2,9 ]. Colui che è morto e che è stato sepolto è veramente il Figlio di Dio fatto uomo.

630 Durante la permanenza di Cristo nella tomba, la sua Persona divina ha continuato ad assumere sia la sua anima che il suo corpo, separati però tra di loro dalla morte. E' per questo che il corpo di Cristo morto non ha conosciuto la corruzione [Cf At 13,37 ].

 

Articolo 5

"GESU' CRISTO DISCESE AGLI INFERI,

RISUSCITO' DAI MORTI IL TERZO GIORNO"

Paragrafo 1

CRISTO DISCESE AGLI INFERI

In sintesi

636 Con l'espressione "Gesù discese agli inferi", il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo "che della morte ha il potere" ( Eb 2,14 ).

637 Cristo morto, con l'anima unita alla sua Persona divina è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto.

Paragrafo 2

IL TERZO GIORNO RISUSCITO' DAI MORTI

I. L'avvenimento storico e trascendente

Il sepolcro vuoto

Le apparizioni del Risorto

Lo stato dell'umanità di Cristo risuscitata

La Risurrezione come evento trascendente

II. La Risurrezione - opera della Santissima Trinità

III. Senso e portata salvifica della Risurrezione

In sintesi

656 La fede nella Risurrezione ha per oggetto un avvenimento storicamente attestato dai discepoli che hanno realmente incontrato il Risorto, ed insieme misteriosamente trascendente in quanto entrata dell'umanità di Cristo nella gloria di Dio.

657 La tomba vuota e le bende per terra significano già per se stesse che il Corpo di Cristo è sfuggito ai legami della morte e della corruzione, per la potenza di Dio. Esse preparano i discepoli all'incontro con il Risorto.

658 Cristo, "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" ( Col 1,18 ), è il principio della nostra Risurrezione, fin d'ora per la giustificazione della nostra anima , [Cf Rm 6,4 ] più tardi per la vivificazione del nostro corpo [Cf Rm 8,11 ].

Articolo 6

"GESU' SALI' AL CIELO, SIEDE ALLA DESTRA DI DIO

PADRE ONNIPOTENTE"

In sintesi

665 L'Ascensione di Cristo segna l'entrata definitiva dell'umanità di Gesù nel dominio celeste di Dio da dove ritornerà , [Cf At 1,11 ] ma che nel frattempo lo cela agli occhi degli uomini [Cf Col 3,3 ].

666 Gesù Cristo, Capo della Chiesa, ci precede nel Regno glorioso del Padre perché noi, membra del suo Corpo, viviamo nella speranza di essere un giorno eternamente con lui.

667 Gesù Cristo, essendo entrato una volta per tutte nel santuario del cielo, intercede incessantemente per noi come il mediatore che ci assicura la perenne effusione dello Spirito Santo.

Articolo 7

"DI LA' VERRA' A GIUDICARE I VIVI E I MORTI"

I. Egli ritornerà nella gloria

Cristo regna già attraverso la Chiesa. . .

... nell'attesa che tutto sia a lui sottomesso

La venuta gloriosa di Cristo, speranza di Israele

L'ultima prova della Chiesa

II. Per giudicare i vivi e i morti

In sintesi

680 Cristo Signore regna già attraverso la Chiesa, ma tutte le cose di questo mondo non gli sono ancora sottomesse. Il trionfo del Regno di Cristo non avverrà senza un ultimo assalto delle potenze del male.

681 Nel Giorno del Giudizio, alla fine del mondo, Cristo verrà nella gloria per dare compimento al trionfo definitivo del bene sul male che, come il grano e la zizzania, saranno cresciuti insieme nel corso della storia.

682 Cristo glorioso, venendo alla fine dei tempi a giudicare i vivi e i morti, rivelerà la disposizione segreta dei cuori e renderà a ciascun uomo secondo le sue opere e secondo l'accoglienza o il rifiuto della grazia.

CAPITOLO TERZO

CREDO NELLO SPIRITO SANTO

Articolo 8

"CREDO NELLO SPIRITO SANTO"

I. La missione congiunta del Figlio e dello Spirito

II. Il nome, gli appellativi e i simboli dello Spirito Santo

Il nome, proprio dello Spirito Santo

Gli appellativi dello Spirito Santo

I simboli dello Spirito Santo

III. Lo Spirito e la Parola di Dio nel tempo delle promesse

Nella creazione

Lo Spirito della promessa

Nelle Teofanie e nella Legge

Nel Regno e nell'esilio

L'attesa del Messia e del suo Spirito

IV. Lo Spirito di Cristo nella pienezza del tempo

Giovanni, Precursore, Profeta e Battista

"Gioisci, piena di grazia"

Gesù Cristo

V. Lo Spirito e la Chiesa negli ultimi tempi

La Pentecoste

Lo Spirito Santo - il Dono di Dio

Lo Spirito Santo e la Chiesa

In sintesi

742 "E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre" ( Gal 4,6 ).

743 Dall'inizio alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.

744 Nella pienezza del tempo, lo Spirito Santo porta a compimento in Maria tutte le preparazioni alla venuta di Cristo nel Popolo di Dio. Mediante l'opera dello Spirito Santo in lei, il Padre dona al mondo l'Emmanuele, "Dio-con-noi" ( Mt 1,23 ).

745 Il Figlio di Dio è consacrato Cristo [Messia] attraverso l'Unzione dello Spirito Santo nell'Incarnazione [Cf Sal 2,6-7 ].

746 Per la sua morte e Risurrezione, Gesù è costituito "Signore e Cristo" nella gloria ( At 2,36 ). Dalla sua pienezza, egli effonde lo Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Chiesa.

747 Lo Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde nelle sue membra, edifica, anima e santifica la Chiesa, sacramento della comunione della Santis sima Trinità e degli uomini.

 

Articolo 9

"CREDO LA SANTA CHIESA CATTOLICA"

Paragrafo 1

LA CHIESA NEL DISEGNO DI DIO

I. I nomi e le immagini della Chiesa

I simboli della Chiesa

II. Origine, fondazione e missione della Chiesa

Un disegno nato nel cuore del Padre

La Chiesa - prefigurata fin dall'origine del mondo

La Chiesa - preparata nell'Antica Alleanza

La Chiesa - istituita da Gesù Cristo

La Chiesa - manifestata dallo Spirito Santo

La Chiesa - pienamente compiuta nella gloria

III. Il mistero della Chiesa

La Chiesa - insieme visibile e spirituale

La Chiesa - mistero dell'unione degli uomini con Dio

La Chiesa - sacramento universale di salvezza

In sintesi

777 La parola "Chiesa" significa "convocazione". Designa l'assemblea di coloro che la Parola di Dio convoca per formare il Popolo di Dio e che, nutriti dal Corpo di Cristo, diventano essi stessi Corpo di Cristo.

778 La Chiesa è ad un tempo via e fine del disegno di Dio: prefigurata nella creazione, preparata nell'Antica Alleanza, fondata dalle parole e dalle azioni di Gesù Cristo, realizzata mediante la sua croce redentrice e la sua Risurrezione, essa è manifestata come mistero di salvezza con l'effusione dello Spirito Santo. Avrà il suo compimento nella gloria del cielo come assemblea di tutti i redenti della terra [Cf Ap 14,4 ].

779 La Chiesa è ad un tempo visibile e spirituale, società gerarchica e Corpo Mistico di Cristo. E' "una", formata di un elemento umano e di un elemento divino. Questo è il suo mistero, che solo la fede può accogliere.

780 La Chiesa è in questo mondo il sacramento della salvezza, il segno e lo strumento della comunione di Dio e degli uomini.

Paragrafo 2

LA CHIESA - POPOLO DI DIO,

CORPO DI CRISTO, TEMPIO DELLO SPIRITO SANTO

I. La Chiesa - Popolo di Dio

Le caratteristiche del Popolo di Dio

Un popolo sacerdotale, profetico e regale

II. La Chiesa - Corpo di Cristo

La Chiesa è comunione con Gesù

"Un solo corpo"

"Capo di questo Corpo è Cristo"

La Chiesa è la Sposa di Cristo

III. La Chiesa - Tempio dello Spirito Santo

I carismi

In sintesi

802 Gesù Cristo "ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un Popolo puro che gli appartenga" ( Tt 2,14 ).

803 "Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il Popolo che Dio si è acquistato" ( 1Pt 2,9 ).

804 Si entra nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo. "Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio" , [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 13] affinché, in Cristo, "gli uomini costituiscano. . . una sola famiglia e un solo Popolo di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 1].

805 La Chiesa è il Corpo di Cristo. Per mezzo dello Spirito e della sua azione nei sacramenti, soprattutto l'Eucaristia, Cristo, morto e risorto, costituisce la comunità dei credenti come suo Corpo.

806 Nell'unità di questo Corpo c'è diversità di membra e di funzioni. Tutte le membra sono legate le une alle altre, particolarmente a quelle che soffrono, che sono povere e perseguitate.

807 La Chiesa è questo Corpo, di cui Cristo è il Capo: essa vive di lui, in lui e per lui; egli vive con essa e in essa.

808 La Chiesa è la Sposa di Cristo: egli l'ha amata e ha dato se stesso per lei. L'ha purificata con il suo sangue. Ha fatto di lei la Madre feconda di tutti i figli di Dio.

809 La Chiesa è il Tempio dello Spirito Santo. Lo Spirito è come l'anima del Corpo Mistico, principio della sua vita, dell'unità nella diversità e della ricchezza dei suoi doni e carismi.

810 "Così la Chiesa universale si presenta come "un Popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo"" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 4].

 

Paragrafo 3

LA CHIESA E' UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA

I. La Chiesa è una

"Il sacro Mistero dell'unità della Chiesa"
[Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 2]

Le ferite dell'unità

II. La Chiesa è santa

III. La Chiesa è cattolica

Che cosa vuol dire "cattolica"?

Ogni Chiesa particolare è "cattolica"

Chi appartiene alla Chiesa cattolica?

La Chiesa e i non cristiani

"Fuori della Chiesa non c'è salvezza"

La missione - un'esigenza della cattolicità della Chiesa

IV. La Chiesa è apostolica

La missione degli Apostoli

I vescovi successori degli Apostoli

L'apostolato

In sintesi

866 La Chiesa è una: essa ha un solo Signore, professa una sola fede, nasce da un solo Battesimo, forma un solo Corpo, vivificato da un solo Spirito, in vista di un'unica speranza , [Cf Ef 4,3-5 ] al compimento della quale saranno superate tutte le divisioni.

867 La Chiesa è santa: il Dio Santissimo è il suo autore; Cristo, suo Sposo, ha dato se stesso per lei, per santificarla; lo Spirito di santità la vivifica. Benché comprenda in sé uomini peccatori, è senza macchia: "ex maculatis immaculata". Nei santi risplende la sua santità; in Maria è già la tutta santa.

868 La Chiesa è cattolica: essa annunzia la totalità della fede; porta in sé e amministra la pienezza dei mezzi di salvezza; è mandata a tutti i popoli; si rivolge a tutti gli uomini; abbraccia tutti i tempi; "per sua natura è missionaria" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2].

869 La Chiesa è apostolica: è costruita su basamenti duraturi: "i dodici Apostoli dell'Agnello" ( Ap 21,14 ); è indistruttibile; [Cf Mt 16,18 ] è infallibilmente conservata nella verità: Cristo la governa per mezzo di Pietro e degli altri Apostoli, presenti nei loro successori, il Papa e il collegio dei vescovi.

870 "Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica" ... Essa "sussiste nella Chiesa cattolica, governata governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo visibile si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 8].

Paragrafo 4

I FEDELI - GERARCHIA, LAICI, VITA CONSACRATA

I. La costituzione gerarchica della Chiesa

Perché il ministero ecclesiale?

Il collegio episcopale e il suo capo, il Papa

L'ufficio di insegnare

L'ufficio di santificare

L'ufficio di governare

II. I fedeli laici

La vocazione dei laici

La partecipazione dei laici all'ufficio sacerdotale di Cristo

La loro partecipazione all'ufficio profetico di Cristo

La loro partecipazione all'ufficio regale di Cristo

III. La vita consacrata

Consigli evangelici, vita consacrata

Un grande albero dai molti rami

La vita eremitica

Le vergini e le vedove consacrate

La vita religiosa

Gli istituti secolari

Le società di vita apostolica

Consacrazione e missione: annunziare il Re che viene

In sintesi

934 "Per istituzione divina vi sono nella Chiesa i ministri sacri, che nel diritto sono chiamati anche chierici; gli altri fedeli poi sono chiamati anche laici. Dagli uni e dagli altri provengono fedeli i quali, con la professione dei consigli evangelici. . . sono consacrati in modo speciale a Dio e danno incremento alla missione salvifica della Chiesa" [Codice di Diritto Canonico, 207, 1. 2].

935 Per annunziare la fede e instaurare il suo Regno, Cristo invia i suoi Apostoli e i loro successori. Li rende partecipi della sua missione. Da lui ricevono il potere di agire in sua persona.

936 Il Signore ha fatto di san Pietro il fondamento visibile della sua Chiesa. A lui ne ha affidato le chiavi. Il vescovo della Chiesa di Roma, suc cessore di san Pietro, è "capo del collegio dei vescovi, vicario di Cristo e pastore qui in terra della Chiesa universale" [Codice di Diritto Canonico, 207, 1. 2].

937 Il Papa "è per divina istituzione rivestito di un potere supremo, pieno, immediato e universale per il bene delle anime" [Conc. Ecum. Vat. II, Christus Dominus, 2].

938 I vescovi, costituiti per mezzo dello Spirito Santo, succedono agli Apostoli. "Singolarmente presi, sono il principio visibile e il fondamento dell'unità nelle loro Chiese particolari" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23].

939 Aiutati dai presbiteri, loro cooperatori, e dai diaconi, i vescovi hanno l'ufficio di insegnare autenticamente la fede, di celebrare il culto divino, soprattutto l'Eucarestia, e di guidare la loro Chiesa da veri pastori. E' inerente al loro ufficio anche la sollecitudine per tutte le Chiese, con il Papa e sotto di lui.

940 I laici, essendo proprio del loro stato che "vivano nel mondo e in mezzo agli affari secolari, sono chiamati da Dio affinché, ripieni di spirito cristiano, a modo di fermento esercitino nel mondo il loro apostolato" [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 2].

941 I laici partecipano al sacerdozio di Cristo: sempre più uniti a lui, dispiegano la grazia del Battesimo e della Confermazione in tutte le dimensioni della vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale, e realizzano così la chiamata alla santità rivolta a tutti i battezzati.

942 Grazie alla loro missione profetica, "i laici sono chiamati anche ad essere testimoni di Cristo in mezzo a tutti, e cioè pure in mezzo alla società umana" [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 43].

943 Grazie alla loro missione regale, i laici hanno il potere di vincere in se stessi e nel mondo il regno del peccato con l'abnegazione di sé e la santità della loro vita [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 36].

944 La vita consacrata a Dio si caratterizza mediante la professione pubblica dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza in uno stato di vita stabile riconosciuto dalla Chiesa.

945 Consegnato a Dio sommamente amato, colui che era già stato destinato a lui dal Battesimo, si trova, nello stato di vita consacrata, più intimamente votato al servizio divino e dedito al bene di tutta la Chiesa.

Paragrafo 5

LA COMUNIONE DEI SANTI

I. La comunione dei beni spirituali

II. La comunione della Chiesa del cielo e della terra

In sintesi

960 La Chiesa è "comunione dei santi": questa espressione designa primariamente le "cose sante" ["sancta"], e innanzi tutto l'Eucaristia con la quale "viene rappresentata e prodotta l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 50].

961 Questo termine designa anche la comunione delle "persone sante" ["sancti"] nel Cristo che è "morto per tutti", in modo che quanto ognuno fa o soffre in e per Cristo porta frutto per tutti.

962 "Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere" [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 30].

Il senso della morte cristiana

In sintesi

1015 "La carne è il cardine della salvezza" [Tertulliano, De resurrectione carnis, 8, 2]. Noi crediamo in Dio che è il Creatore della carne; crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la carne; crediamo nella risurrezione della carne, compimento della creazione e della redenzione della carne.

1016 Con la morte l'anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Come Cristo è risorto e vive per sempre, così tutti noi risusciteremo nell'ultimo giorno.

1017 "Crediamo nella vera risurrezione della carne che abbiamo ora" [Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 854]. Mentre, tuttavia, si semina nella tomba un corpo corruttibile, risuscita un corpo incorruttibile , [Cf 1Cor 15,42 ] un "corpo spirituale" ( 1Cor 15,44 ).

1018 In conseguenza del peccato originale, l'uomo deve subire "la morte corporale, dalla quale sarebbe stato esentato se non avesse peccato" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 18].

1019 Gesù, il Figlio di Dio, ha liberamente subìto la morte per noi in una sottomissione totale e libera alla volontà di Dio, suo Padre. Con la sua morte ha vinto la morte, aprendo così a tutti gli uomini la possibilità della salvezza.

 

Articolo 12

"CREDO LA VITA ETERNA"

I. Il giudizio particolare

II. Il Cielo

III. La purificazione finale o Purgatorio

IV. L'inferno

V. Il Giudizio finale

VI. La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

In sintesi

1051 Ogni uomo riceve nella sua anima immortale la propria retribuzione eterna fin dalla sua morte, in un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti.

1052 "Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo. . . costituiscono il Popolo di Dio nell'al di là della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi" .

1053 "Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite attorno a Gesù e a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com'è e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi e aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine" [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 29].

1054 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio.

1055 In virtù della "comunione dei santi", la Chiesa raccomanda i defunti alla misericordia di Dio e per loro offre suffragi, in particolare il santo Sacrificio eucaristico.

1056 Seguendo l'esempio di Cristo, la Chiesa avverte i fedeli della "triste e penosa realtà della morte eterna" , [Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 69] chiamata anche "inferno".

1057 La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio; in Dio soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

1058 La Chiesa prega perché nessuno si perda: "Signore, non permettere che sia mai separato da te". Se è vero che nessuno può salvarsi da se stesso, è anche vero che Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati" ( 1Tm 2,4 ) e che per lui "tutto è possibile" ( Mt 19,26 ).

1059 "La santissima Chiesa romana crede e confessa fermamente che nel giorno del Giudizio tutti gli uomini compariranno col loro corpo davanti al tribunale di Cristo per rendere conto delle loro azioni" [Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 859; cf Concilio di Trento: ibid., 1549].

1060 Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio allora sarà "tutto in tutti" ( 1Cor 15,28 ), nella vita eterna.

"AMEN" (1065)

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

PARTE SECONDA (top٨)

LA CELEBRAZIONE
DEL MISTERO CRISTIANO

Perché la Liturgia?

Che cosa significa il termine Liturgia?

La Liturgia come fonte di Vita

Preghiera e Liturgia

Catechesi e Liturgia

SEZIONE PRIMA

L'ECONOMIA SACRAMENTALE

CAPITOLO PRIMO

IL MISTERO PASQUALE
NEL TEMPO DELLA CHIESA

Articolo 1

LA LITURGIA - OPERA DELLA SANTA TRINITA'

I. Il Padre, Sorgente e Fine della Liturgia

II. L'Opera di Cristo nella Liturgia

Cristo glorificato...

... dalla Chiesa degli Apostoli...

... è presente nella Liturgia terrestre...

... che partecipa alla Liturgia celeste

III. Lo Spirito Santo e la Chiesa nella Liturgia

Lo Spirito Santo prepara ad accogliere Cristo

Lo Spirito Santo ricorda il Mistero di Cristo

Lo Spirito Santo attualizza il Mistero di Cristo

La comunione dello Spirito Santo

In sintesi

1110 Nella Liturgia della Chiesa Dio Padre è benedetto e adorato come la sorgente di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza, con le quali ci ha benedetti nel suo Figlio, per donarci lo Spirito dell'adozione filiale.

1111 L'opera di Cristo nella Liturgia è sacramentale perché il suo Mistero di salvezza vi è reso presente mediante la potenza del suo Santo Spirito; perché il suo Corpo, che è la Chiesa, è come il sacramento (segno e strumento) nel quale lo Spirito Santo dispensa il Mistero della salvezza; perché, attraverso le sue azioni liturgiche, la Chiesa pellegrina nel tempo partecipa già, pregustandola, alla Liturgia celeste.

1112 La missione dello Spirito Santo nella Liturgia della Chiesa è di preparare l'assemblea a incontrare Cristo; di ricordare e manifestare Cristo alla fede dell'assemblea; di rendere presente e attualizzare, con la sua potenza trasformatrice, l'opera salvifica di Cristo, e di far fruttificare il dono della comunione nella Chiesa.

 

Articolo 2

IL MISTERO PASQUALE
NEI SACRAMENTI DELLA CHIESA

I. I sacramenti di Cristo

II. I sacramenti della Chiesa

III. I sacramenti della fede

IV. I sacramenti della salvezza

V. I sacramenti della vita eterna

In sintesi

1131 I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina. I riti visibili con i quali i sacramenti sono celebrati significano e realizzano le grazie proprie di ciascun sacramento. Essi portano frutto in coloro che li ricevono con le disposizioni richieste.

1132 La Chiesa celebra i sacramenti come comunità sacerdotale strutturata mediante il sacerdozio battesimale e quello dei ministri ordinati.

1133 Lo Spirito Santo prepara ai sacramenti per mezzo della Parola di Dio e della fede che accoglie la Parola nei cuori ben disposti. Allora, i sacramenti fortificano ed esprimono la fede.

1134 Il frutto della vita sacramentale è ad un tempo personale ed ecclesiale. Da una parte tale frutto è, per ogni fedele, vivere per Dio in Cristo Gesù; dall'altra costituisce per la Chiesa una crescita nella carità e nella sua missione di testimonianza.

 

CAPITOLO SECONDO

LA CELEBRAZIONE SACRAMENTALE DEL MISTERO PASQUALE

Articolo 1

CELEBRARE LA LITURGIA DELLA CHIESA

I. Chi celebra?

I celebranti della Liturgia celeste

I celebranti della Liturgia sacramentale

II. Come celebrare?

Segni e simboli

Parole e azioni

Canto e musica

Le sacre immagini

III. Quando celebrare?

Il tempo liturgico

Il Giorno del Signore

L'anno liturgico

Il Santorale nell'anno liturgico

La Liturgia delle Ore

IV. Dove celebrare?

In sintesi

1187 La Liturgia è l'opera del Cristo totale, Capo e Corpo. Il nostro Sommo Sacerdote la celebra ininterrottamente nella Liturgia celeste, con la santa Madre di Dio, gli Apostoli, tutti i santi e la moltitudine degli uomini già entrati nel Regno.

1188 Nella celebrazione liturgica tutta l'assemblea è "liturga", ciascuno secondo la propria funzione. Il sacerdozio battesimale è quello di tutto il Corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli sono ordinati mediante il sacramento dell'Ordine per rappresentare Cristo come Capo del Corpo.

1189 La celebrazione liturgica comporta segni e simboli relativi alla creazione (luce, acqua, fuoco), alla vita umana (lavare, ungere, spezzare il pane) e alla storia della salvezza (i riti della Pasqua). Inseriti nel mondo della fede e assunti dalla forza dello Spirito Santo, questi elementi cosmici, questi riti umani, queste gesta memoriali di Dio diventano portatori dell'azione di salvezza e di santificazione compiuta da Cristo.

1190 La Liturgia della Parola è parte integrante della celebrazione. Il significato della celebrazione viene espresso dalla Parola di Dio che è annunziata e dall'impegno della fede che ad essa risponde.

1191 Il canto e la musica sono strettamente connessi con l'azione liturgica. I criteri della loro valida utilizzazione sono: la bellezza espressiva della preghiera, la partecipazione unanime dell'assemblea e il carattere sacro della celebrazione.

1192 Le sacre immagini, presenti nelle nostre chiese e nelle nostre case, hanno la funzione di risvegliare e nutrire la nostra fede nel Mistero di Cristo. Attraverso l'icona di Cristo e delle sue opere di salvezza, è lui che noi adoriamo. Attraverso le sacre immagini della santa Madre di Dio, degli angeli e dei santi, veneriamo le persone che in esse sono rappresentate.

1193 La domenica, "Giorno del Signore", è il giorno principale della celebrazione dell'Eucaristia, poiché è il giorno della Risurrezione. E' il giorno per eccellenza dell'assemblea liturgica, il giorno della famiglia cristiana, il giorno della gioia e del riposo dal lavoro. E' "il fondamento e il nucleo di tutto l'anno liturgico" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 106].

1194 La Chiesa "nel ciclo annuale presenta tutto il Mistero di Cristo, dall'Incarnazione e Natività fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 102].

1195 Facendo memoria dei santi, in primo luogo della santa Madre di Dio, poi degli apostoli, dei martiri e degli altri santi, in giorni fissi dell'anno liturgico, la Chiesa sulla terra manifesta di essere unita alla Liturgia celeste; rende gloria a Cristo perché ha compiuto la salvezza nei suoi membri glorificati; il loro esempio le è di stimolo nel cammino verso il Padre.

1196 I fedeli che celebrano la Liturgia delle Ore si uniscono a Cristo, nostro Sommo Sacerdote, mediante la preghiera dei Salmi, la meditazione della Parola di Dio, la preghiera dei cantici e delle benedizioni, per essere associati alla sua preghiera incessante e universale che glorifica il Padre e implora il dono dello Spirito Santo sul mondo intero.

1197 Cristo è il vero Tempio di Dio, "il luogo in cui abita la sua gloria"; per mezzo della grazia di Dio anche i cristiani diventano templi dello Spirito Santo, le pietre vive con le quali viene edificata la Chiesa.

1198 Nella sua condizione terrena, la Chiesa ha bisogno di luoghi in cui la comunità possa radunarsi: le nostre chiese visibili, luoghi santi, immagini della Città santa, la celeste Gerusalemme verso la quale siamo in cammino come pellegrini.

1199 In queste chiese la Chiesa celebra il culto pubblico a gloria della Santissima Trinità, ascolta la Parola di Dio e canta le sue lodi, eleva la sua preghiera, offre il Sacrificio di Cristo, sacramentalmente presente in mezzo all'assemblea. Queste chiese sono inoltre luoghi di raccoglimento e di preghiera personale.

 

Articolo 2

DIVERSITA' LITURGICA E UNITA' DEL MISTERO

Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

Liturgia e culture

In sintesi

1207 E' opportuno che la celebrazione della Liturgia tenda ad esprimersi nella cultura del popolo in cui la Chiesa è inserita, senza tuttavia sottomettersi ad essa. D'altra parte, la Liturgia stessa genera e plasma le culture.

1208 Le diverse tradizioni liturgiche, o riti, legittimamente riconosciuti, in quanto significano e comunicano lo stesso Mistero di Cristo, manifestano la cattolicità della Chiesa.

1209 Il criterio che assicura l'unità nella pluriformità delle tradizioni liturgiche è la fedeltà alla Tradizione apostolica, ossia: la comunione nella fede e nei sacramenti ricevuti dagli Apostoli, comunione che è significata e garantita dalla successione apostolica.

 

SEZIONE SECONDA

"I SETTE SACRAMENTI DELLA CHIESA"

CAPITOLO PRIMO

I SACRAMENTI DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA.

Articolo 1

IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

I. Come viene chiamato questo sacramento?

II. Il Battesimo nell'Economia della Salvezza

Le prefigurazioni del Battesimo nell'Antica Alleanza

Il Battesimo di Cristo

Il Battesimo nella Chiesa

III. Come viene celebrato il sacramento del Battesimo?

L'iniziazione cristiana

La mistagogia della celebrazione

IV. Chi può ricevere il Battesimo?

Il Battesimo degli adulti

Il Battesimo dei bambini

Fede e Battesimo

V. Chi può battezzare?

VI. La necessità del Battesimo

VII. La grazia del Battesimo

Per la remissione dei peccati

"Una nuova creatura"

Incorporati alla Chiesa, Corpo di Cristo

Il vincolo sacramentale dell'unità dei cristiani

Un sigillo spirituale indelebile

In sintesi

1275 L'iniziazione cristiana si compie attraverso l'insieme di tre sacramenti: il Battesimo, che è l'inizio della vita nuova; la Confermazione, che ne è il rafforzamento; e l'Eucaristia, che nutre il discepolo con il Corpo e il Sangue di Cristo in vista della sua trasformazione in lui.

1276 "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" ( Mt 28,19-20 ).

1277 Il Battesimo costituisce la nascita alla vita nuova in Cristo. Secondo la volontà del Signore esso è necessario per la salvezza, come la Chiesa stessa, nella quale il Battesimo introduce.

1278 Il rito essenziale del Battesimo consiste nell'immergere nell'acqua il candidato o nel versargli dell'acqua sul capo, mentre si pronuncia l'invocazione della Santissima Trinità, ossia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

1279 Il frutto del Battesimo o grazia battesimale è una realtà ricca che comporta: la remissione del peccato originale e di tutti i peccati personali; la nascita alla vita nuova mediante la quale l'uomo diventa figlio adottivo del Padre, membro di Cristo, tempio dello Spirito Santo. Per ciò stesso il battezzato è incorporato alla Chiesa, Corpo di Cristo, e reso partecipe del sacerdozio di Cristo.

1280 Il Battesimo imprime nell'anima un segno spirituale indelebile, il carattere, il quale consacra il battezzato al culto della religione cristiana. A motivo del carattere che imprime, il Battesimo non può essere ripetuto [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609 e 1624].

1281 Coloro che subiscono la morte a causa della fede, i catecumeni e tutti gli uomini che, sotto l'impulso della grazia, senza conoscere la Chiesa, cercano sinceramente Dio e si sforzano di compiere la sua volontà, possono essere salvati anche se non hanno ricevuto il Battesimo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 16].

1282 Fin dai tempi più antichi, il Battesimo viene amministrato ai bambini, essendo una grazia e un dono di Dio che non presuppongono meriti umani; i bambini sono battezzati nella fede della Chiesa. L'ingresso nella vita cristiana introduce nella vera libertà.

1283 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Liturgia della Chiesa ci invita a confidare nella misericordia di Dio, e a pregare per la loro salvezza.

1284 In caso di necessità, chiunque può battezzare, a condizione che intenda fare ciò che fa la Chiesa, e che versi dell'acqua sul capo del candidato dicendo: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

 

Articolo 2

IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE

I. La Confermazione nell'Economia della Salvezza

Due tradizioni: l'Oriente e l'Occidente

II. I segni e il rito della Confermazione

La celebrazione della Confermazione

III. Gli effetti della Confermazione

IV. Chi può ricevere questo sacramento?

V. Il ministro della Confermazione

In sintesi

1315 "Gli Apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la Parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo" ( At 8,14-17 ).

1316 La Confermazione perfeziona la grazia battesimale; è il sacramento che dona lo Spirito Santo per radicarci più profondamente nella filiazione divina, incorporarci più saldamente a Cristo, rendere più solido il nostro legame con la Chiesa, associarci maggiormente alla sua missione e aiutarci a testimoniare la fede cristiana con la parola accompagnata dalle opere.

1317 La Confermazione, come il Battesimo, imprime nell'anima del cristiano un segno spirituale o carattere indelebile; perciò si può ricevere questo sacramento una sola volta nella vita.

1318 In Oriente questo sacramento viene amministrato immediatamente dopo il Battesimo; è seguito dalla partecipazione all'Eucaristia; questa tradizione sottolinea l'unità dei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana. Nella Chiesa latina questo sacramento viene conferito quando si è raggiunta l'età della ragione, e la sua celebrazione è normalmente riservata al vescovo, significando così che questo sacramento rinsalda il legame ecclesiale.

1319 Un candidato alla Confermazione che ha raggiunto l'età della ragione deve professare la fede, essere in stato di grazia, aver l'intenzione di ricevere il sacramento ed essere preparato ad assumere il proprio ruolo di discepolo e di testimone di Cristo, nella comunità ecclesiale e negli impegni temporali.

1320 Il rito essenziale della Confermazione è l'unzione con il sacro Crisma sulla fronte del battezzato (in Oriente anche su altre parti del corpo), accompagnata dall'imposizione delle mani da parte del ministro e dalle parole: "Accipe signaculum doni Spiritus Sancti" - "Ricevi il sigillo del dono dello Spirito Santo che ti è dato in dono", nel rito romano; "Signaculum doni Spiritus Sancti" - "Sigillo del dono dello Spirito Santo", nel rito bizantino.

1321 Quando la Confermazione viene celebrata separatamente dal Battesimo, il suo legame con questo è espresso, tra l'altro, dalla rinnovazione delle promesse battesimali. La celebrazione della Confermazione durante la Liturgia Eucaristica contribuisce a sottolineare l'unità dei sacramenti dell'iniziazione cristiana.

 

Articolo 3

IL SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA

I. L'Eucaristia - fonte e culmine della vita ecclesiale 1323 _

II. Come viene chiamato questo sacramento?

III. L'Eucaristia nell'Economia della Salvezza

I segni del pane e del vino

L'istituzione dell'Eucaristia

"Fate questo in memoria di me"

IV. La celebrazione liturgica dell'Eucaristia

La messa lungo i secoli

Lo svolgimento della celebrazione

V. Il sacrificio sacramentale:

azione di grazie, memoriale, presenza

L'azione di grazie e la lode al Padre

Il memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo, la Chiesa

La presenza di Cristo operata dalla potenza della sua Parola e dello Spirito Santo

VI. Il banchetto pasquale

"Prendete e mangiatene tutti": la Comunione

I frutti della Comunione

VII. L'Eucaristia - "Pegno della gloria futura"

In sintesi

1406 Gesù dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno... Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna. . . dimora in me e io in lui" ( Gv 6,51; 1406 Gv 6,54; Gv 6,56 ).

1407 L'Eucaristia è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo Corpo, che è la Chiesa.

1408 La celebrazione eucaristica comporta sempre: la proclamazione della Parola di Dio, l'azione di grazie a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto per il dono del suo Figlio, la consacrazione del pane e del vino e la partecipazione al banchetto liturgico mediante la recezione del Corpo e del Sangue del Signore. Questi elementi costituiscono un solo e medesimo atto di culto.

1409 L'Eucaristia è il memoriale della Pasqua di Cristo, cioè dell'opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della Risurrezione di Cristo, opera che viene resa presente dall'azione liturgica.

1410 E' Cristo stesso, sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico. Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie del pane e del vino, l'offerta del sacrificio eucaristico.

1411 Soltanto i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l'Eucaristia e consacrare il pane e il vino perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore.

1412 I segni essenziali del sacramento eucaristico sono il pane di grano e il vino della vite, sui quali viene invocata la benedizione dello Spirito Santo e il sacerdote pronunzia le parole della consacrazione dette da Gesù durante l'ultima Cena: "Questo è il mio Corpo dato per voi. . . Questo è il calice del mio Sangue. . . ".

1413 Mediante la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale e sostanziale, il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua anima e la sua divinità [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1640; 1651].

1414 In quanto sacrificio, l'Eucaristia viene anche offerta in riparazione dei peccati dei vivi e dei defunti, e al fine di ottenere da Dio benefici spirituali o temporali.

1415 Chi vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente, non deve accostarsi all'Eucaristia senza prima aver ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza.

1416 La santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui che si comunica l'unione con il Signore, gli rimette i peccati veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poiché vengono rafforzati i vincoli di carità tra colui che si comunica e Cristo, ricevere questo sacramento rafforza l'unità della Chiesa, Corpo mistico di Cristo.

1417 La Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione quando partecipano alla celebrazione dell'Eucaristia; ne fa loro obbligo almeno una volta all'anno.

1418 Poiché Cristo stesso è presente nel Sacramento dell'altare, bisogna onorarlo con un culto di adorazione. La visita al Santissimo Sacramento "è prova di gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore" [Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei].

1419 Poiché Cristo è passato da questo mondo al Padre, nell'Eucaristia ci dona il pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al Santo Sacrificio ci identifica con il suo Cuore, sostiene le nostre forze lungo il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già ci unisce alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi.

CAPITOLO SECONDO

I SACRAMENTI DI GUARIGIONE

Articolo 4

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE


I. Come viene chiamato questo sacramento?

II. Perché un sacramento della riconciliazione dopo il Battesimo?

III. La conversione dei battezzati

IV. La penitenza interiore

V. Le molteplici forme della penitenza nella vita cristiana

VI. Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

Dio solo perdona il peccato

Riconciliazione con la Chiesa

Il sacramento del perdono

VII. Gli atti del penitente

La contrizione

La confessione dei peccati

La soddisfazione

VIII. Il ministro di questo sacramento

IX. Gli effetti di questo sacramento

X. Le indulgenze

Che cos'è l'indulgenza?

Le pene del peccato

Nella comunione dei santi

Ottenere l'indulgenza di Dio mediante la Chiesa

XI. La celebrazione del sacramento della Penitenza

In sintesi

1485 La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" ( Gv 20,22-23 ).

1486 Il perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un sacramento apposito chiamato sacramento della conversione, della confessione, della penitenza o della riconciliazione.

1487 Colui che pecca ferisce l'onore di Dio e il suo amore, la propria dignità di uomo chiamato ad essere figlio di Dio e la salute spirituale della Chiesa di cui ogni cristiano deve essere una pietra viva.

1488 Agli occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero.

1489 Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito per la salvezza degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé come per gli altri.

1490 Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina.

1491 Il sacramento della Penitenza è costituito dall'insieme dei tre atti compiuti dal penitente, e dall'assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di soddisfazione.

1492 Il pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi dettati dalla fede. Se il pentimento nasce dall'amore di carità verso Dio, lo si dice "perfetto"; se è fondato su altri motivi, lo si chiama "imperfetto".

1493 Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa, deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa.

1494 Il confessore propone al penitente il compimento di certi atti di "soddisfazione" o di "penitenza", al fine di riparare il danno causato dal peccato e ristabilire gli atteggiamenti consoni al discepolo di Cristo.

1495 Soltanto i sacerdoti che hanno ricevuto dall'autorità della Chiesa la facoltà di assolvere possono perdonare i peccati nel nome di Cristo.

1496 Gli effetti spirituali del sacramento della Penitenza sono: - la riconciliazione con Dio mediante la quale il penitente ricupera la grazia; - la riconciliazione con la Chiesa; - la remissione della pena eterna meritata a causa dei peccati mortali; - la remissione, almeno in parte, delle pene temporali, conseguenze del peccato; - la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione spirituale; - l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento cristiano.

1497 La confessione individuale e completa dei peccati gravi seguita dall'assoluzione rimane l'unico mezzo ordinario per la riconciliazione con Dio e con la Chiesa.

1498 Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.

 

Articolo 5

L'UNZIONE DEGLI INFERMI

I. Suoi fondamenti nell'Economia della Salvezza

La malattia nella vita umana

Il malato di fronte a Dio

Cristo-medico

"Guarite gli infermi..."

Un sacramento degli infermi

II. Chi riceve e chi amministra questo sacramento?

In caso di malattia grave. . .

"... chiami a sé i presbiteri della Chiesa"

III. Come si celebra questo sacramento?

IV. Gli effetti della celebrazione di questo sacramento

V. Il viatico, ultimo sacramento del cristiano

In sintesi

1526 "Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio,

nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati"( Gc 5,14-15).

1527 Il sacramento dell'Unzione degli infermi ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia grave o alla vecchiaia.

1528 Il momento opportuno per ricevere la sacra Unzione è certamente quello in cui il fedele comincia a trovarsi in pericolo di morte per malattia o vecchiaia.

1529 Ogni volta che un cristiano cade gravemente malato, può ricevere la sacra Unzione, come pure quando, dopo averla già ricevuta, si verifica un aggravarsi della malattia.

1530 Soltanto i sacerdoti (presbiteri e vescovi) possono amministrare il sacramento dell'Unzione degli infermi; per conferirlo usano olio benedetto dal vescovo, o, all'occorrenza, dallo stesso presbitero celebrante.

1531 L'essenziale della celebrazione di questo sacramento consiste nell'unzione sulla fronte e sulle mani del malato (nel rito romano) o su altre parti del corpo (in Oriente), unzione accompagnata dalla preghiera liturgica del sacerdote celebrante che implora la grazia speciale di questo sacramento.

1532 La grazia speciale del sacramento dell'Unzione degli infermi ha come effetti:
- l'unione del malato alla passione di Cristo, per il suo bene e per quello di tutta la Chiesa;
- il conforto, la pace e il coraggio per sopportare cristianamente le sofferenze della malattia o della vecchiaia;
- il perdono dei peccati, se il malato non ha potuto ottenerlo con il sacramento della Penitenza;
- il recupero della salute, se ciò giova alla salvezza spirituale;
- la preparazione al passaggio alla vita eterna.

CAPITOLO TERZO

I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONE

Articolo 6

IL SACRAMENTO DELL'ORDINE

I. Perché il nome di sacramento dell'Ordine?

II. Il sacramento dell'Ordine nell'Economia della Salvezza

Il sacerdozio dell'Antica Alleanza

L'unico sacerdozio di Cristo

Due partecipazioni all'unico sacerdozio di Cristo

In persona di Cristo Capo

"A nome di tutta la Chiesa"

III. I tre gradi del sacramento dell'Ordine

L'ordinazione episcopale - pienezza del sacramento dell'Ordine

L'ordinazione dei presbiteri - cooperatori dei vescovi

L'ordinazione dei diaconi - "per il servizio"

IV. La celebrazione di questo sacramento

V. Chi può conferire questo sacramento?

VI. Chi può ricevere questo sacramento?

VII. Gli effetti del sacramento dell'Ordine

Il carattere indelebile

La grazia dello Spirito Santo

In sintesi

1590 San Paolo dice al suo discepolo Timoteo: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani" ( 2Tm 1,6 ), e "se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro" ( 1Tm 3,1 ). A Tito diceva: "Per questo ti ho lasciato a Creta, perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato" ( Tt 1,5 ).

1591 Tutta la Chiesa è un popolo sacerdotale. Grazie al battesimo, tutti i fedeli partecipano al sacerdozio di Cristo. Tale partecipazione si chiama "sacerdozio comune dei fedeli". Sulla sua base e al suo servizio esiste un'altra partecipazione alla missione di Cristo: quella del ministero conferito dal sacramento dell'Ordine, la cui funzione è di servire a nome e in persona di Cristo Capo in mezzo alla comunità.

1592 Il sacerdozio ministeriale differisce essenzialmente dal sacerdozio comune dei fedeli poiché conferisce un potere sacro per il servizio dei fedeli. I ministri ordinati esercitano il loro servizio presso il popolo di Dio attraverso l'insegnamento [munus docendi], il culto divino [munus liturgicum] e il governo pastorale [munus regendi].

1593 Fin dalle origini, il ministero ordinato è stato conferito ed esercitato in tre gradi: quello dei vescovi, quello dei presbiteri e quello dei diaconi. I ministeri conferiti dall'ordinazione sono insostituibili per la struttura organica della Chiesa: senza il vescovo, i presbiteri e i diaconi, non si può parlare di Chiesa [Cf Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos, 3, 1].

1594 Il vescovo riceve la pienezza del sacramento dell'Ordine che lo inserisce nel Collegio episcopale e fa di lui il capo visibile della Chiesa particolare che gli è affidata. I vescovi, in quanto successori degli Apostoli e membri del Collegio, hanno parte alla responsabilità apostolica e alla missione di tutta la Chiesa sotto l'autorità del Papa, successore di san Pietro.

1595 I presbiteri sono uniti ai vescovi nella dignità sacerdotale e nello stesso tempo dipendono da essi nell'esercizio delle loro funzioni pastorali; sono chiamati ad essere i saggi collaboratori dei vescovi; riuniti attorno al loro vescovo formano il "presbiterio", che insieme con lui porta la responsabilità della Chiesa particolare. Essi ricevono dal vescovo la responsabilità di una comunità parrocchiale o di una determinata funzione ecclesiale.

1596 I diaconi sono ministri ordinati per gli incarichi di servizio della Chiesa; non ricevono il sacerdozio ministeriale, ma l'ordinazione conferisce loro funzioni importanti nel ministero della Parola, del culto divino, del governo pastorale e del servizio della carità, compiti che devono assolvere sotto l'autorità pastorale del loro vescovo.

1597 Il sacramento dell'Ordine è conferito mediante l'imposizione delle mani seguita da una preghiera consacratoria solenne che chiede a Dio per l'ordinando le grazie dello Spirito Santo richieste per il suo ministero. L'ordinazione imprime un carattere sacramentale indelebile.

1598 La Chiesa conferisce il sacramento dell'Ordine soltanto a uomini (viris) battezzati, le cui attitudini per l'esercizio del ministero sono state debitamente riconosciute. Spetta all'autorità della Chiesa la responsabilità e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere gli Ordini.

1599 Nella Chiesa latina il sacramento dell'Ordine per il presbiterato è conferito normalmente solo a candidati disposti ad abbracciare liberamente il celibato e che manifestano pubblicamente la loro volontà di osservarlo per amore del Regno di Dio e del servizio degli uomini.

1600 Spetta ai vescovi conferire il sacramento dell'Ordine nei tre gradi.

 

Articolo 7

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

I. Il matrimonio nel disegno di Dio

Il matrimonio nell'ordine della creazione

Il matrimonio sotto il regime del peccato

Il matrimonio sotto la pedagogia della Legge

Il matrimonio nel Signore

La verginità per il Regno

II. La celebrazione del Matrimonio

III. Il consenso matrimoniale

I matrimoni misti e la disparità di culto

IV. Gli effetti del sacramento del Matrimonio

Il vincolo matrimoniale

La grazia del sacramento del Matrimonio

V. I beni e le esigenze dell'amore coniugale

L'unità e l'indissolubilità del matrimonio

La fedeltà dell'amore coniugale

L'apertura alla fecondità

VI. La Chiesa domestica

In sintesi

1659 San Paolo dice: "Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa. . . Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa" ( Ef 5,25; Ef 5,32 ).

1660 L'alleanza matrimoniale, mediante la quale un uomo e una donna costituiscono fra loro un'intima comunione di vita e di amore, è stata fondata e dotata di sue proprie leggi dal Creatore. Per sua natura è ordinata al bene dei coniugi così come alla generazione e all'educazione della prole. Tra battezzati essa è stata elevata da Cristo Signore alla dignità di sacramento [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; Codice di Diritto Canonico, 1055, 1].

1661 Il sacramento del Matrimonio è segno dell'unione di Cristo e della Chiesa. Esso dona agli sposi la grazia di amarsi con l'amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa; la grazia del sacramento perfeziona così l'amore umano dei coniugi, consolida la loro unità indissolubile e li santifica nel cammino della vita eterna [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1799].

1662 Il matrimonio si fonda sul consenso dei contraenti, cioè sulla volontà di donarsi mutuamente e definitivamente, allo scopo di vivere un'alleanza d'amore fedele e fecondo.

1663 Poiché il matrimonio stabilisce i coniugi in uno stato pubblico di vita nella Chiesa, è opportuno che la sua celebrazione sia pubblica, inserita in una celebrazione liturgica, alla presenza del sacerdote (o del testimone qualificato della Chiesa), dei testimoni e dell'assemblea dei fedeli.

1664 L'unità, l'indissolubilità e l'apertura alla fecondità sono essenziali al matrimonio. La poligamia è incompatibile con l'unità del matrimonio; il divorzio separa ciò che Dio ha unito; il rifiuto della fecondità priva la vita coniugale del suo "preziosissimo dono", il figlio [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 50].

1665 Il nuovo matrimonio dei divorziati, mentre è ancora vivo il coniuge legittimo, contravviene al disegno e alla Legge di Dio insegnati da Cristo. Costoro non sono separati dalla Chiesa, ma non possono accedere alla Comunione eucaristica. Vivranno la loro vita cristiana particolarmente educando i loro figli nella fede.

1666 Il focolare cristiano è il luogo in cui i figli ricevono il primo annuncio della fede. Ecco perché la casa familiare è chiamata a buon diritto "la Chiesa domestica", comunità di grazia e di preghiera, scuola delle virtù umane e della carità cristiana.

 

CAPITOLO QUARTO

LE ALTRE CELEBRAZIONI LITURGICHE

Articolo 1

I SACRAMENTALI

I tratti caratteristici dei sacramentali

Le varie forme di sacramentali

La religiosità popolare

In sintesi

1677 Si chiamano sacramentali i sacri segni istituiti dalla Chiesa il cui scopo è di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita.

1678 Fra i sacramentali, le benedizioni occupano un posto importante. Esse comportano ad un tempo la lode di Dio per le sue opere e i suoi doni, e l'intercessione della Chiesa affinché gli uomini possano usare i doni di Dio secondo lo spirito del Vangelo.

1679 Oltre che della Liturgia, la vita cristiana si nutre di varie forme di pietà popolare, radicate nelle diverse culture. Pur vigilando per illuminarle con la luce della fede, la Chiesa favorisce le forme di religiosità popolare, che esprimono un istinto evangelico e una saggezza umana e arricchiscono la vita cristiana.

 

Articolo 2

LE ESEQUIE CRISTIANE

I. L'ultima Pasqua del cristiano

II. La celebrazione delle esequie

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

PARTE TERZA (top٨)

LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA

LA VOCAZIONE DELL'UOMO:
LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO PRIMO

LA DIGNITA' DELLA PERSONA UMANA

Articolo 1

L'UOMO IMMAGINE DI DIO

In sintesi

1710 "Cristo. . . svela pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22].

1711 Dotata di un'anima spirituale, d'intelligenza e di volontà, la persona umana fin dal suo concepimento è ordinata a Dio e destinata alla beatitudine eterna. Essa raggiunge la propria perfezione nel "cercare" ed "amare il vero e il bene" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22].

1712 La vera libertà è nell'uomo "segno altissimo dell'immagine divina" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22].

1713 L'uomo è tenuto a seguire la legge morale che lo spinge "a fare il bene e a fuggire il male" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. Questa legge risuona nella sua coscienza.

1714 L'uomo, ferito nella propria natura dal peccato originale, è soggetto all'errore ed incline al male nell'esercizio della sua libertà.

1715 Chi crede in Cristo ha la vita nuova nello Spirito Santo. La vita morale, cresciuta e maturata nella grazia, arriva a compimento nella gloria del cielo.

 

Articolo 2

LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE

I. Le beatitudini

II. Il desiderio della felicità

III. La beatitudine cristiana

In sintesi

1725 Le beatitudini riprendono e portano a perfezione le promesse di Dio fatte a partire da Abramo, ordinandole al Regno dei cieli. Esse rispondono al desiderio di felicità che Dio ha posto nel cuore dell'uomo.

1726 Le beatitudini ci insegnano il fine ultimo al quale Dio ci chiama: il Regno, la visione di Dio, la partecipazione alla natura divina, la vita eterna, la filiazione, il riposo in Dio.

1727 La beatitudine della vita eterna è un dono gratuito di Dio: è soprannaturale al pari della grazia che ad essa conduce.

1728 Le beatitudini ci mettono di fronte a scelte decisive riguardo ai beni terreni; esse purificano il nostro cuore per renderci capaci di amare Dio al di sopra di tutto.

1729 La beatitudine del Cielo determina i criteri di discernimento nell'uso dei beni terreni in conformità alla Legge di Dio.

 

Articolo 3

LA LIBERTA' DELL'UOMO

I. Libertà e responsabilità

II. La libertà umana nell'Economia della Salvezza

In sintesi

1743 Dio "lasciò" l'uomo "in balia del suo proprio volere" ( Sir 15,14 ), perché potesse aderire al suo Creatore liberamente e così giungere alla beata perfezione [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 17].

1744 La libertà è il potere di agire o di non agire e di porre così da se stessi azioni libere. Essa raggiunge la perfezione del suo atto quando è ordinata a Dio, Bene supremo.

1745 La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Rende l'essere umano responsabile delle azioni che volontariamente compie. Il suo agire libero gli appartiene in proprio.

1746 L'imputabilità e la responsabilità di una azione può essere sminuita o annullata dall'ignoranza, dalla violenza, dal timore e da altri fattori psichici o sociali.

1747 Il diritto all'esercizio della libertà è un'esigenza inseparabile dalla dignità dell'uomo, particolarmente in campo religioso e morale. Ma l'esercizio della libertà non implica il supposto diritto di dire e di fare qualsiasi cosa.

1748 "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi" ( Gal 5,1 ).

 

Articolo 4

LA MORALITA' DEGLI ATTI UMANI

I. Le fonti della moralità

II. Gli atti buoni e gli atti cattivi

In sintesi

1757 L'oggetto, l'intenzione e le circostanze costituiscono le tre "fonti" della moralità degli atti umani.

1758 L'oggetto scelto specifica moralmente l'atto del volere, in quanto la ragione lo riconosce e lo giudica buono o cattivo.

1759 "Non può essere giustificata un'azione cattiva compiuta con una buona intenzione" [San Tommaso d'Aquino, Collationes in decem praeceptis, 6]. Il fine non giustifica i mezzi.

1760 L'atto moralmente buono suppone la bontà dell'oggetto, del fine e delle circostanze.

1761 Vi sono comportamenti concreti che è sempre sbagliato scegliere, perché la loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.

 

Articolo 5

LA MORALITA' DELLE PASSIONI

I. Le passioni

II. Passioni e vita morale

In sintesi

1771 Il termine "passioni" indica gli affetti o i sentimenti. Attraverso le sue emozioni, l'uomo ha il presentimento del bene e il sospetto del male.

1772 Le principali passioni sono l'amore e l'odio, il desiderio e il timore, la gioia, la tristezza e la collera.

1773 Nelle passioni, intese come moti della sensibilità, non c'è né bene né male morale. Ma nella misura in cui dipendono o no dalla ragione e dalla volontà, c'è in esse il bene o il male morale.

1774 Le emozioni e i sentimenti possono essere assunti nelle virtù, o pervertiti nei vizi.

1775 La perfezione del bene morale si ha quando l'uomo non è indotto al bene dalla sola volontà, ma anche dal suo "cuore".

 

Articolo 6

LA COSCIENZA MORALE

I. Il giudizio della coscienza

II. La formazione della coscienza

III. Scegliere secondo coscienza

IV. Il giudizio erroneo

In sintesi

1795 "La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 16].

1796 La coscienza morale è un giudizio della ragione, con il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto.

1797 Per l'uomo che ha commesso il male, la sentenza della propria coscienza rimane un pegno di conversione e di speranza.

1798 Una coscienza ben formata è retta e veritiera. Formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore. Ciascuno deve valersi dei mezzi atti a formare la propria coscienza.

1799 Messa di fronte ad una scelta morale, la coscienza può dare sia un retto giudizio in accordo con la ragione e con la legge divina, sia, all'opposto, un giudizio erroneo che se ne discosta.

1800 L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza.

1801 La coscienza morale può rimanere nell'ignoranza o dare giudizi erronei. Tali ignoranze e tali errori non sempre sono esenti da colpevolezza.

1802 La Parola di Dio è una luce sui nostri passi. La dobbiamo assimilare nella fede e nella preghiera e mettere in pratica. In tal modo si forma la coscienza morale.

 

Articolo 7

LE VIRTU'

I. Le virtù umane

Distinzione delle virtù cardinali

Le virtù e la grazia

II. Le virtù teologali

La fede

La speranza

La carità

III. I doni e i frutti dello Spirito Santo

In sintesi

1833 La virtù è una disposizione abituale e ferma a compiere il bene.

1834 Le virtù umane sono disposizioni stabili dell'intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla fede. Possono essere raggruppate attorno a quattro virtù cardinali: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza.

1835 La prudenza dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo.

1836 La giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

1837 La fortezza assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene.

1838 La temperanza modera l'attrattiva dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati.

1839 Le virtù morali crescono per mezzo dell'educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. La grazia divina le purifica e le eleva.

1840 Le virtù teologali dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno Dio come origine, motivo e oggetto, Dio conosciuto mediante la fede, sperato e amato per se stesso.

1841 Tre sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità [Cf 1Cor 13,13 ]. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali.

1842 Per la fede noi crediamo in Dio e crediamo tutto ciò che egli ci ha rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere.

1843 Per la speranza noi desideriamo e aspettiamo da Dio, con ferma fiducia, la vita eterna e le grazie per meritarla.

1844 Per la carità noi amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Essa è "il vincolo di perfezione" ( Col 3,14 ) e la forma di tutte le virtù.

1845 I sette doni dello Spirito Santo dati ai cristiani sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio.

 

Articolo 8

IL PECCATO

I. La misericordia e il peccato

II. La definizione di peccato

III. La diversità dei peccati

IV. La gravità del peccato: peccato mortale e veniale

V. La proliferazione del peccato

In sintesi

1870 "Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza per usare a tutti misericordia" ( Rm 11,32 ).

1871 Il peccato è "una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna" [Sant'Agostino, Contra Faustum manichaeum, 22: PL 42, 418; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 71, 6]. E' un'offesa a Dio. Si erge contro Dio in una disobbedienza contraria all'obbedienza di Cristo.

1872 Il peccato è un atto contrario alla ragione. Ferisce la natura dell'uomo ed attenta alla solidarietà umana.

1873 La radice di tutti i peccati è nel cuore dell'uomo. Le loro specie e la loro gravità si misurano principalmente in base al loro oggetto.

1874 Scegliere deliberatamente, cioè sapendolo e volendolo, una cosa gravemente contraria alla legge divina e al fine ultimo dell'uomo, è commettere un peccato mortale. Esso distrugge in noi la carità, senza la quale la beatitudine eterna è impossibile. Se non ci si pente, conduce alla morte eterna.

1875 Il peccato veniale rappresenta un disordine morale riparabile per mezzo della carità che tale peccato lascia sussistere in noi.

1876 La ripetizione dei peccati, anche veniali, genera i vizi, tra i quali si distinguono i peccati capitali.

 

CAPITOLO SECONDO

LA COMUNITA' UMANA

Articolo 1

LA PERSONA E LA SOCIETA'

I. Il carattere comunitario della vocazione umana

II. La conversione e la società

In sintesi

1890 Esiste una certa somiglianza tra l'unità delle persone divine e la fraternità che gli uomini devono instaurare tra loro.

1891 Per svilupparsi in conformità alla propria natura, la persona umana ha bisogno della vita sociale. Certe società, quali la famiglia e la comunità civica, sono più immediatamente rispondenti alla natura dell'uomo.

1892 "Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 25].

1893 Si deve incoraggiare una larga partecipazione ad associazioni ed istituzioni d'elezione.

1894 Secondo il principio di sussidiarietà, né lo Stato né alcuna società più grande devono sostituirsi all'iniziativa e alla responsabilità delle persone e dei corpi intermedi.

1895 La società deve agevolare l'esercizio delle virtù, non ostacolarlo. Deve ispirarla una giusta gerarchia dei valori.

1896 Là dove il peccato perverte il clima sociale, occorre far appello alla conversione dei cuori e alla grazia di Dio. La carità stimola a giuste riforme. Non c'è soluzione alla questione sociale al di fuori del Vangelo [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 3].

 

Articolo 2

LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE

I. L'autorità

II. Il bene comune

III. Responsabilità e partecipazione

In sintesi

1918 "Non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio" ( Rm 13,1 ).

1919 Ogni comunità umana ha bisogno di un'autorità per conservarsi e svilupparsi.

1920 "La comunità politica e l'autorità pubblica hanno il loro fondamento nella natura umana e perciò appartengono all'ordine stabilito da Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 74].

1921 L'autorità è esercitata in modo legittimo se si dedica al conseguimento del bene comune della società. Per raggiungerlo, deve usare mezzi moralmente accettabili.

1922 La diversità dei regimi politici è legittima, a condizione che essi concorrano al bene della comunità.

1923 L'autorità politica deve essere esercitata entro i limiti dell'ordine morale e garantire le condizioni d'esercizio della libertà.

1924 Il bene comune comprende "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 74].

1925 Il bene comune comporta tre elementi essenziali: il rispetto e la promozione dei diritti fondamentali della persona; la prosperità o lo sviluppo dei beni spirituali e temporali della società; la pace e la sicurezza del gruppo e dei suoi membri.

1926 La dignità della persona umana implica la ricerca del bene comune. Ciascuno ha il dovere di adoperarsi per suscitare e sostenere istituzioni che servano a migliorare le condizioni di vita degli uomini.

1927 E' compito dello Stato difendere e promuovere il bene comune della società civile. Il bene comune dell'intera famiglia umana richiede una organizzazione della società internazionale.

 

Articolo 3

LA GIUSTIZIA SOCIALE

I. Il rispetto della persona umana

II. Uguaglianza e differenze tra gli uomini

III. La solidarietà umana

In sintesi

1943 La società assicura la giustizia sociale realizzando le condizioni che permettono alle associazioni e agli individui di ottenere ciò a cui hanno diritto.

1944 Il rispetto della persona umana conduce a considerare l'altro come "un altro se stesso". Esso comporta il rispetto dei diritti fondamentali che derivano dall'intrinseca dignità della persona.

1945 L'uguaglianza tra gli uomini si fonda sulla loro dignità personale e sui diritti che da essa derivano.

1946 Le differenze tra le persone rientrano nel disegno di Dio, il quale vuole che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Esse devono spronare alla carità.

1947 L'eguale dignità delle persone umane richiede l'impegno per ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche eccessive. Essa spinge ad eliminare le disuguaglianze inique.

1948 La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.

 

CAPITOLO TERZO

LA SALVEZZA DI DIO: LA LEGGE E LA GRAZIA

Articolo 1

LA LEGGE MORALE

I. La legge morale naturale

II. La Legge antica

III. La nuova Legge o Legge evangelica

In sintesi

1975 Secondo la Scrittura, la legge è un'istruzione paterna di Dio, che prescrive all'uomo le vie che conducono alla beatitudine promessa e vieta le strade del male.

1976 "La legge è un comando della ragione ordinato al bene comune, promulgato da chi è incaricato di una comunità" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 90, 4].

1977 Cristo è il termine della legge ; [Cf Rm 10,4 ] egli solo insegna e dà la giustizia di Dio.

1978 La legge naturale è una partecipazione alla sapienza e alla bontà di Dio, da parte dell'uomo, plasmato ad immagine del suo Creatore. Essa esprime la dignità della persona umana e costituisce il fondamento dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali.

1979 La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso la storia. Le norme che ne sono l'espressione restano sostanzialmente valide. E' un fondamento necessario all'ordinamento delle regole morali e alla legge civile.

1980 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti.

1981 La Legge di Mosè comprende molte verità naturalmente accessibili alla ragione. Dio le ha rivelate perché gli uomini non riuscivano a leggerle nel loro cuore.

1982 La Legge antica è una preparazione al Vangelo.

1983 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo ricevuta mediante la fede in Cristo, che opera attraverso la carità. Trova la sua principale espressione nel Discorso del Signore sulla montagna e si serve dei sacramenti per comunicarci la grazia.

1984 La Legge evangelica dà compimento, supera e porta alla perfezione la Legge antica: le sue promesse attraverso le beatitudini del Regno dei cieli e i suoi comandamenti attraverso la trasformazione della radice delle azioni, il cuore.

1985 La Legge nuova è una legge d'amore, una legge di grazia, una legge di libertà.

1986 Oltre ai precetti, la Legge nuova comprende i consigli evangelici. "La santità della Chiesa è in modo speciale favorita dai molteplici consigli di cui il Signore nel Vangelo propone l'osservanza ai suoi discepoli" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 42].

 

Articolo 2

GRAZIA E GIUSTIFICAZIONE

I. La giustificazione

II. La grazia

III. Il merito

IV. La santità cristiana

In sintesi

2017 La grazia dello Spirito Santo ci conferisce la giustizia di Dio. Unendoci mediante la fede e il Battesimo alla Passione e alla Risurrezione di Cristo, lo Spirito ci rende partecipi della sua vita.

2018 La giustificazione, non diversamente dalla conversione, presenta due aspetti. Sotto la mozione della grazia, l'uomo si volge verso Dio e si allontana dal peccato, accogliendo così il perdono e la giustizia dall'Alto.

2019 La giustificazione comporta la remissione dei peccati, la santificazione e il rinnovamento dell'uomo interiore.

2020 La giustificazione ci è stata meritata dalla Passione di Cristo. Ci è accordata attraverso il Battesimo. Ci conforma alla giustizia di Dio, il quale ci rende giusti. Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo e il dono della vita eterna. E' l'opera più eccellente della misericordia di Dio.

2021 La grazia è l'aiuto che Dio ci dà perché rispondiamo alla nostra vocazione di diventare suoi figli adottivi. Essa ci introduce nell'intimità della vita trinitaria.

2022 L'iniziativa divina nell'opera della grazia previene, prepara e suscita la libera risposta dell'uomo. La grazia risponde alle profonde aspirazioni della libertà umana; la invita a cooperare con essa e la perfeziona.

2023 La grazia santificante è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa dallo Spirito Santo nella nostra anima per guarirla dal peccato e santificarla.

2024 La grazia santificante ci rende "graditi a Dio". I "carismi", grazie speciali dello Spirito Santo, sono ordinati alla grazia santificante e hanno come fine il bene comune della Chiesa. Dio agisce anche mediante molteplici grazie attuali, che si distinguono dalla grazia abituale, permanente in noi.

2025 Non c'è per noi merito davanti a Dio se non come conseguenza del libero disegno di Dio di associare l'uomo all'opera della sua grazia. Il merito in primo luogo è da ascrivere alla grazia di Dio, in secondo luogo alla collaborazione dell'uomo. Il merito dell'uomo spetta anch'esso a Dio.

2026 La grazia dello Spirito Santo, in virtù della nostra filiazione adottiva, può conferirci un vero merito in conseguenza della giustizia gratuita di Dio. La carità è in noi la principale sorgente del merito davanti a Dio.

2027 Nessuno può meritare la grazia prima, che sta all'origine della conversione. Sotto la mozione dello Spirito Santo, possiamo meritare per noi stessi e per gli altri tutte le grazie utili per giungere alla vita eterna, come pure i beni materiali necessari.

2028 "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 40]. "La perfezione cristiana non ha che un limite: quello di non averne alcuno" [San Gregorio di Nissa, De vita Mosis: PG 44, 300D].

2029 "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". ( Mt 16,24 )

 

Articolo 3

LA CHIESA, MADRE E MAESTRA

I. Vita morale e Magistero della Chiesa

II. I precetti della Chiesa

III. Vita morale e testimonianza missionaria

In sintesi

2047 La vita morale è un culto spirituale. L'agire cristiano trova il proprio nutrimento nella Liturgia e nella celebrazione dei sacramenti.

2048 I precetti della Chiesa riguardano la vita morale e cristiana, che è sempre unita alla Liturgia, della quale si nutre.

2049 Il Magistero dei pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, sulla base del Decalogo, il quale enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.

2050 Il romano pontefice e i vescovi, quali maestri autentici, predicano al Popolo di Dio la fede che deve essere creduta e applicata nei costumi. E' anche di loro competenza pronunciarsi sulle questioni morali che hanno attinenza con la legge naturale e la ragione.

2051 L'infallibilità del Magistero dei pastori si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.

 

SEZIONE SECONDA

I DIECI COMANDAMENTI

"Maestro, che devo fare...?"

Il Decalogo nella Sacra Scrittura

Il Decalogo nella Tradizione della Chiesa

L'unità del Decalogo

Il Decalogo e la legge naturale

L'obbligazione del Decalogo

"Senza di me non potete far nulla"

In sintesi

2075 "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti" ( Mt 19,16-17 ).

2076 Con il suo agire e con la sua predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo.

2077 Il dono del Decalogo è accordato nell'ambito dell'Alleanza conclusa da Dio con il suo popolo. I comandamenti di Dio ricevono il loro vero significato in e per mezzo di questa Alleanza.

2078 Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza ed un significato fondamentali.

2079 Il Decalogo costituisce un'unità organica in cui ogni "parola" o "comandamento" rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è infrangere tutta la Legge [Cf Gc 2,10-11 ].

2080 Il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della legge naturale. Lo conosciamo attraverso la Rivelazione divina e con la ragione umana.

2081 I dieci comandamenti enunciano, nel loro contenuto fondamentale, obbligazioni gravi. Tuttavia, l'obbedienza a questi precetti comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera.

2082 Quanto Dio comanda, lo rende possibile con la sua grazia.

 

CAPITOLO PRIMO

"AMERAI IL SIGNORE DIO TUO CON TUTTO IL CUORE,
CON TUTTA L'ANIMA, CON TUTTE LE FORZE"

Articolo 1

IL PRIMO COMANDAMENTO

I. "Adorerai il Signore, Dio tuo, e lo servirai"

La fede

La speranza

La carità

II. "Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai"

L'adorazione

La preghiera

Il sacrificio

Promesse e voti

Il dovere sociale della religione e il diritto alla libertà religiosa

III. "Non avrai altri dèi di fronte a me"

La superstizione

L'idolatria

Divinazione e magia

L'irreligione

L'ateismo

L'agnosticismo

IV. "Non ti farai alcuna immagine scolpita..."

In sintesi

2133 "Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" ( Dt 6,5 ).

2134 Il primo comandamento chiama l'uomo a credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto.

2135 "Adora il Signore Dio tuo" ( Mt 4,10 ). Adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto che a lui è dovuto, mantenere le promesse e i voti che a lui si sono fatti, sono atti della virtù della religione, che esprimono l'obbedienza al primo comandamento.

2136 Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo indiindividualmente e socialmente.

2137 L'uomo deve "poter professare liberamente la religione sia in forma privata che pubblica" [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 15].

2138 La superstizione è una deviazione del culto che rendiamo al vero Dio. Ha la sua massima espressione nell'idolatria, come nelle varie forme di divinazione e di magia.

2139 L'azione di tentare Dio con parole o atti, il sacrilegio, la simonia sono peccati di irreligione proibiti dal primo comandamento.

2140 L'ateismo, in quanto respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, è un peccato contro il primo comandamento.

2141 Il culto delle sacre immagini è fondato sul mistero dell'Incarnazione del Verbo di Dio. Esso non è in opposizione al primo comandamento.

 

Articolo 2

IL SECONDO COMANDAMENTO

I. Il nome del Signore è santo

II. Il nome di Dio pronunciato invano

III. Il nome cristiano

In sintesi

2160 "O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!" ( Sal 8,2 ).

2161 Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Il nome del Signore è santo.

2162 Il secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio. La bestemmia consiste nell'usare il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso.

2163 Il falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse.

2164 "Non giurare né per il Creatore, né per la creatura, se non con verità, per necessità e con riverenza" [Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 38].

2165 Nel Battesimo, il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. I genitori, i padrini e il parroco avranno cura che gli venga dato un nome cristiano. Essere sotto il patrocinio di un santo significa avere in lui un modello di carità e un sicuro intercessore.

2166 Il cristiano incomincia le sue preghiere e le sue azioni con il segno della croce "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen".

2167 Dio chiama ciascuno per nome [Cf Is 43,1 ].

 

Articolo 3

IL TERZO COMANDAMENTO

I. Il giorno di sabato

II. Il giorno del Signore

Il giorno della Risurrezione: la nuova creazione

La domenica - compimento del sabato

L'Eucaristia domenicale

L'obbligo della domenica

Giorno di grazia e di cessazione dal lavoro

In sintesi

2189 "Osserva il giorno di sabato per santificarlo" ( Dt 5,12 ). "Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore" ( Es 31,15 ).

2190 Il sabato, che rappresentava il compimento della prima creazione, è sostituito dalla domenica, che ricorda la nuova creazione, iniziata con la Risurrezione di Cristo.

2191 La Chiesa celebra il giorno della Risurrezione di Cristo nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente giorno del Signore, o domenica [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 106].

2192 "Il giorno di domenica. . . deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto" [Codice di Diritto Canonico, 1246, 1]. "La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa" [Codice di Diritto Canonico, 1246, 1].

2193 "La domenica e le altre feste di precetto i fedeli. . . si astengano. . . da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo" [Codice di Diritto Canonico, 1247].

2194 L'istituzione della domenica contribuisce a dare a tutti la possibilità di "godere di sufficiente riposo e tempo libero che permette loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 67].

2195 Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore.

CAPITOLO SECONDO

 "AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO"

Articolo 4

IL QUARTO COMANDAMENTO

Stava loro sottomesso ( Lc 2,51 ).

I. La famiglia nel piano di Dio

Natura della famiglia

La famiglia cristiana

II. La famiglia e la società

III. Doveri dei membri della famiglia

Doveri dei figli

Doveri dei genitori

IV. La famiglia e il Regno

V. Le autorità nella società civile

Doveri delle autorità civili

Doveri dei cittadini

La comunità politica e la Chiesa

In sintesi

2247 "Onora tuo padre e tua madre" ( Dt 5,16; 2247 Mc 7,10 ).

2248 Secondo il quarto comandamento, Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per il nostro bene, ha rivestito d'autorità.

2249 La comunità coniugale è stabilita sull'alleanza e sul consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene dei coniugi, alla procreazione e all'educazione dei figli.

2250 "La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].

2251 I figli devono ai loro genitori rispetto, riconoscenza, giusta obbedienza e aiuto. Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare.

2252 I genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei propri figli alla fede, alla preghiera e a tutte le virtù. Hanno il dovere di provvedere, nella misura del possibile, ai bisogni materiali e spirituali dei propri figli.

2253 I genitori devono rispettare e favorire l'educazione dei propri figli. Ricorderanno a se stessi ed insegneranno ai figli che la prima vocazione del cristiano è seguire Gesù.

2254 La pubblica autorità è tenuta a rispettare i diritti fondamentali della persona umana e le condizioni per l'esercizio della sua libertà.

2255 E' dovere dei cittadini collaborare con i poteri civili all'edificazione della società in uno spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà.

2256 Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti si oppongono alle esigenze dell'ordine morale. "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini" ( At 5,29 ).

2257 Ogni società ispira i propri giudizi e la propria condotta ad una visione dell'uomo e del suo destino. Al di fuori della luce del Vangelo su Dio e sull'uomo, è facile che le società diventino totalitarie.

 

Articolo 5

IL QUINTO COMANDAMENTO

Non uccidere ( Es 20,13 ).

I. Il rispetto della vita umana

La testimonianza della Storia Sacra

La legittima difesa

L'omicidio volontario

L'aborto

L'eutanasia

Il suicidio

II. Il rispetto della dignità delle persone

Il rispetto dell'anima altrui: lo scandalo

Il rispetto della salute

Il rispetto della persona e la ricerca scientifica

Il rispetto dell'integrità corporea

Il rispetto dei morti

III. La difesa della pace

La pace

Evitare la guerra

In sintesi

2318 Dio "ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana" ( Gb 12,10 ).

2319 Ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, perché la persona umana è stata voluta per se stessa ad immagine e somiglianza del Dio vivente e santo.

2320 L'uccisione di un essere umano è gravemente contraria alla dignità della persona e alla santità del Creatore.

2321 La proibizione dell'omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune.

2322 Fin dal concepimento il bambino ha diritto alla vita. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è una pratica "vergognosa" , [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 27] gravemente contraria alla legge morale. La Chiesa condanna con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana.

2323 Dal momento che deve essere trattato come una persona fin dal concepimento, l'embrione deve essere difeso nella sua integrità, curato e guarito come ogni altro essere umano.

2324 L'eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. E' gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore.

2325 Il suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. E' proibito dal quinto comandamento.

2326 Lo scandalo costituisce una colpa grave quando chi lo provoca con azione o con omissione deliberatamente spinge altri a peccare gravemente.

2327 Si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e le ingiustizie di cui è causa. La Chiesa prega: "Dalla fame, dalla peste e dalla guerra liberaci, Signore".

2328 La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. Le pratiche contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, deliberatamente messe in atto, sono dei crimini.

2329 "La corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 81].

2330 "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" ( Mt 5,9 ).

 

Articolo 6

IL SESTO COMANDAMENTO

Non commettere adulterio ( Es 20,14; Dt 5,18 ).

I. "Maschio e femmina li creò..."

II. La vocazione alla castità

L'integrità della persona

L'integralità del dono di sé

Le diverse forme della castità

Le offese alla castità

Castità e omosessualità

III. L'amore degli sposi

La fedeltà coniugale

La fecondità del matrimonio

Il dono del figlio

IV. Le offese alla dignità del matrimonio

Il divorzio

Altre offese alla dignità del matrimonio

In sintesi

2392 "L'amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano" [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 80].

2393 Creando l'essere umano uomo e donna, Dio dona all'uno e all'altra, in modo uguale, la dignità personale. Spetta a ciascuno, uomo e donna, riconoscere e accettare la propria identità sessuale.

2394 Cristo è il modello della castità. Ogni battezzato è chiamato a condurre una vita casta, ciascuno secondo lo stato di vita che gli è proprio.

2395 La castità significa l'integrazione della sessualità nella persona. Richiede che si acquisisca la padronanza della persona.

2396 Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citate la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.

2397 L'alleanza liberamente contratta dagli sposi implica un amore fedele. Essa impone loro l'obbligo di conservare l'indissolubilità del loro matrimonio.

2398 La fecondità è un bene, un dono, un fine del matrimonio. Donando la vita, gli sposi partecipano della paternità di Dio.

2399 La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica il ricorso a mezzi moralmente inaccettabili (per es. la sterilizzazione diretta o la contraccezione).

2400 L'adulterio e il divorzio, la poligamia e la libera unione costituiscono gravi offese alla dignità del matrimonio.

 

Articolo 7

IL SETTIMO COMANDAMENTO

Non rubare ( Es 20,15; Dt 5,19 ).
Non rubare
( Mt 19,18 ).

I. La destinazione universale e la proprietà privata dei beni

II. Il rispetto delle persone e dei loro beni

Il rispetto dei beni altrui

Il rispetto dell'integrità della creazione

III. La dottrina sociale della Chiesa

IV. L'attività economica e la giustizia sociale

V. Giustizia e solidarietà tra le nazioni

VI. L'amore per i poveri

In sintesi

2450 "Non rubare" ( Dt 5,19 ). "Né ladri, né avari,... né rapaci erediteranno il Regno di Dio" ( 1Cor 6,10 ).

2451 Il settimo comandamento prescrive la pratica della giustizia e della carità nella gestione dei beni terreni e dei frutti del lavoro umano.

2452 I beni della creazione sono destinati all'intero genere umano. Il diritto alla proprietà privata non abolisce la destinazione universale dei beni.

2453 Il settimo comandamento proibisce il furto. Il furto consiste nell'usurpare il bene altrui, contro la volontà ragionevole del proprietario.

2454 Ogni modo di prendere ed usare ingiustamente i beni altrui è contrario al settimo comandamento. L'ingiustizia commessa esige riparazione. La giustizia commutativa esige la restituzione di ciò che si è si è rubato.

2455 La legge morale proibisce gli atti che, a scopi mercantili o totalitari, provocano l'asservimento di esseri umani, il loro acquisto, la loro vendita, il loro scambio, come fossero merci.

2456 Il dominio accordato dal Creatore all'uomo sulle risorse minerali, vegetali e animali dell'universo, non può essere disgiunto dal rispetto degli obblighi morali, compresi quelli che riguardano le generazioni future.

2457 Gli animali sono affidati all'uomo, il quale dev'essere benevolo verso di essi. Possono servire alla giusta soddisfazione dei suoi bisogni.

2458 La Chiesa dà un giudizio in materia economica e sociale quando i diritti fondamentali della persona o la salvezza delle anime lo esigono. Essa si interessa del bene comune temporale degli uomini in funzione del suo ordinamento al Bene supremo, ultimo nostro fine.

2459 L'uomo stesso è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale. Il nodo decisivo della questione sociale è che i beni creati da Dio per tutti, in effetti arrivino a tutti, secondo la giustizia e con l'aiuto della carità.

2460 Il valore primario del lavoro riguarda l'uomo stesso, il quale ne è l'autore e il destinatario. Mediante il lavoro, l'uomo partecipa all'opera della creazione. Compiuto in unione con Cristo, il lavoro può essere redentivo.

2461 Il vero sviluppo è quello dell'uomo nella sua integralità. Si tratta di far crescere la capacità di ogni persona a rispondere alla propria vocazione, quindi alla chiamata di Dio [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 29].

2462 L'elemosina fatta ai poveri è una testimonianza di carità fraterna: è anche un'opera di giustizia che piace a Dio.

2463 Nella moltitudine di esseri umani senza pane, senza tetto, senza fissa dimora, come non riconoscere Lazzaro, il mendicante affamato della parabola? [Cf Lc 17,19-31 ] Come non risentire Gesù: "Non l'avete fatto a me" ( Mt 25,45 )?

 

Articolo 8

L'OTTAVO COMANDAMENTO

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo ( Es 20,16 ).
Fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti ( Mt 5,33 ).

I. Vivere nella verità

II. "Rendere testimonianza alla verità"

III. Le offese alla verità

IV. Il rispetto della verità

V. L'uso dei mezzi di comunicazione sociale

VI. Verità, bellezza e arte sacra

In sintesi

2504 "Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo" ( Es 20,16 ). I discepoli di Cristo hanno rivestito "l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" ( Ef 4,24 ).

2505 La verità o veracità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nelle proprie azioni e nell'esprimere il vero nelle proprie parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall'ipocrisia.

2506 Il cristiano non deve vergognarsi "della testimonianza da rendere al Signore" ( 2Tm 1,8 ) in atti e parole. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.

2507 Il rispetto della reputazione e dell'onore delle persone proibisce ogni atteggiamento o parola di maldicenza o di calunnia.

2508 La menzogna consiste nel dire il falso con l'intenzione di ingannare il prossimo.

2509 Una colpa commessa contro la verità esige riparazione.

2510 La "regola d'oro" aiuta a discernere, nelle situazioni concrete, se sia o non sia opportuno palesare la verità a chi la domanda.

2511 "Il sigillo sacramentale è inviolabile" [Codice di Diritto Canonico, 983, 1]. I segreti professionali vanno serbati. Le confidenze pregiudizievoli per altri non devono essere divulgate.

2512 La società ha diritto a un'informazione fondata sulla verità, sulla libertà, sulla giustizia. E' opportuno imporsi moderazione e disciplina nell'uso dei mezzi di comunicazione sociale.

2513 Le belle arti, ma soprattutto l'arte sacra, "per loro natura, hanno relazione con l'infinita bellezza divina, che deve essere in qualche modo espressa dalle opere dell'uomo, e sono tanto più orientate a Dio e all'incremento della sua lode e della sua gloria, in quanto nessun altro fine è loro assegnato se non di contribuire quanto più efficacemente possibile. . . a indirizzare pienamente le menti degli uomini a Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 122].

Articolo 9

IL NONO COMANDAMENTO

Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ( Es 20,17 ).

Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore ( Mt 5,28 ).

I. La purificazione del cuore

II. La lotta per la purezza

In sintesi

2528 "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" ( Mt 5,28 ).

2529 Il nono comandamento mette in guardia dal desiderio smodato o concupiscenza carnale.

2530 La lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso la purificazione del cuore e la pratica della temperanza.

2531 La purezza del cuore ci farà vedere Dio: fin d'ora ci consente di vedere ogni cosa secondo Dio.

2532 La purificazione del cuore esige la preghiera, la pratica della castità, la purezza dell'intenzione e dello sguardo.

2533 La purezza del cuore richiede il pudore, che è pazienza, modestia e discrezione. Il pudore custodisce l'intimità della persona.

 

Articolo 10

IL DECIMO COMANDAMENTO

Non desiderare. . . alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo ( Es 20,17 ). Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo ( Dt 5,21 ).

Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore ( Mt 6,21 ).

I. Il disordine delle cupidigie

II. I desideri dello Spirito

III. La povertà di cuore

IV. "Voglio vedere Dio"

In sintesi

2551 "Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore" ( Mt 6,21 ).

2552 Il decimo comandamento proibisce la sfrenata cupidigia generata dalla brama smodata delle ricchezze e del potere insito in esse.

2553 L'invidia è la tristezza che si prova davanti ai beni altrui e l'irresistibile desiderio di appropriarsene. E' un vizio capitale.

2554 Il battezzato combatte l'invidia con la benevolenza, l'umiltà e l'abbandono alla Provvidenza di Dio.

2555 I cristiani "hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri" ( Gal 5,24 ); sono guidati dallo Spirito e seguono i suoi desideri.

2556 Il distacco dalle ricchezze è indispensabile per entrare nel Regno dei cieli. "Beati i poveri in spirito".

2557 Il vero desiderio dell'uomo è: "Voglio vedere Dio". La sete di Dio è estinta dall'acqua della vita eterna [Cf Gv 4,14 ].

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

PARTE QUARTA (top٨)

LA PREGHIERA CRISTIANA

SEZIONE PRIMA

LA PREGHIERA
NELLA VITA CRISTIANA

CHE COS'E' LA PREGHIERA?

La preghiera come dono di Dio

La preghiera come Alleanza

La preghiera come Comunione

CAPITOLO PRIMO

LA RIVELAZIONE DELLA PREGHIERA

La chiamata universale alla preghiera

Articolo 1

NELL'ANTICO TESTAMENTO

La creazione - sorgente della preghiera

La Promessa e la preghiera della fede

Mosè e la preghiera del mediatore

Davide e la preghiera del re

Elia, i profeti e la conversione del cuore

I Salmi, preghiera dell'Assemblea

In sintesi

2590 "La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti" [San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 3, 24: PG 94, 1089D].

2591 Dio instancabilmente chiama ogni persona all'incontro misterioso con lui. La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza come un appello reciproco tra Dio e l'uomo.

2592 La preghiera di Abramo e di Giacobbe si presenta come una lotta della fede ancorata alla fiducia nella fedeltà di Dio e alla certezza della vittoria promessa alla perseveranza .

2593 La preghiera di Mosè è la risposta all'iniziativa del Dio vivente per la salvezza del suo popolo. Prefigura la preghiera d'intercessione dell'unico mediatore, Cristo Gesù .

2594 La preghiera del Popolo di Dio si sviluppa all'ombra della Dimora di Dio, dell'Arca dell'Alleanza e del Tempio, sotto la guida dei pastori, il re Davide principalmente, e dei profeti.

2595 I profeti chiamano alla conversione del cuore e, mentre ricercano ardentemente il Volto di Dio, come Elia, intercedono per il popolo.

2596 I Salmi costituiscono il capolavoro della preghiera nell'Antico Testamento. Presentano due componenti inseparabili: personale e comunitaria. Abbracciano tutte le dimensioni della storia, facendo memoria delle promesse di Dio già realizzate e sperando nella venuta del Messia.

2597 Pregati e pienamente attuati in Cristo, i Salmi sono un elemento essenziale e permanente della preghiera della sua Chiesa. Sono adatti agli uomini di ogni condizione e di ogni tempo .

 

Articolo 2

NELLA PIENEZZA DEL TEMPO

Gesù prega

Gesù insegna a pregare

Gesù esaudisce la preghiera

La preghiera della Vergine Maria

In sintesi

2620 Nel Nuovo Testamento il modello perfetto della preghiera si trova nella preghiera filiale di Gesù. Fatta spesso nella solitudine, nel silenzio, la preghiera di Gesù comporta un'adesione piena d'amore alla volontà del Padre fino alla croce e una assoluta fiducia di essere esaudito.

2621 Nel suo insegnamento, Gesù educa i suoi discepoli a pregare con un cuore purificato, con una fede viva e perseverante, con un'audacia filiale. Li esorta alla vigilanza e li invita a rivolgere le loro domande a Dio nel suo Nome. Gesù Cristo stesso esaudisce le preghiere che Gli vengono rivolte.

2622 La preghiera della Vergine Maria, nel suo Fiat e nel suo Magnificat, è caratterizzata dalla generosa offerta di tutto il suo essere nella fede.

 

Articolo 3

NEL TEMPO DELLA CHIESA

I. La benedizione e l'adorazione

II. La preghiera di domanda

III. La preghiera di intercessione

IV. La preghiera di ringraziamento

V. La preghiera di lode

In sintesi

2644 Lo Spirito Santo che ammaestra la Chiesa e le ricorda tutto ciò che Gesù ha detto, la educa anche alla vita di preghiera, suscitando espressioni che si rinnovano in seno a forme permanenti: benedizione, domanda, intercessione, azione di grazie e lode.

2645 Per il fatto che Dio lo benedice, il cuore dell'uomo può a sua volta benedire colui che è la sorgente di ogni benedizione.

2646 La preghiera di domanda ha per oggetto il perdono, la ricerca del Regno, come pure ogni vera necessità.

2647 La preghiera di intercessione consiste in una domanda in favore di un altro. Non conosce frontiere e si estende anche ai nemici.

2648 Ogni gioia e ogni sofferenza, ogni avvenimento e ogni necessità può essere materia dell'azione di grazie, che, partecipando a quella di Cristo, deve riempire l'intera vita: "In ogni cosa rendete grazie" ( 1Ts 5,18 ).

2649 La preghiera di lode, completamente disinteressata, si concentra su Dio; lo canta per se stesso, gli rende gloria perché egli E', a prescindere da ciò che egli fa.

CAPITOLO SECONDO

LA TRADIZIONE DELLA PREGHIERA

Articolo 1

ALLE SORGENTI DELLA PREGHIERA

La Parola di Dio

La Liturgia della Chiesa

Le virtù teologali

"Oggi"

In sintesi

2661 E' attraverso una trasmissione vivente, la Tradizione, che, nella Chiesa, lo Spirito Santo insegna ai figli di Dio a pregare.

2662 La Parola di Dio, la Liturgia della Chiesa, le virtù della fede, della speranza e della carità sono fonti della preghiera.

 

Articolo 2

IL CAMMINO DELLA PREGHIERA

La preghiera al Padre

La preghiera a Gesù

"Vieni, Santo Spirito"

In comunione con la Santa Madre di Dio

In sintesi

2680 La preghiera è principalmente rivolta al Padre; tuttavia essa è indirizzata anche a Gesù, soprattutto attraverso l'invocazione del suo santo Nome: "Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di noi, peccatori!".

2681 "Nessuno può dire "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello Spirito Santo" ( 1Cor 12,3 ) . La Chiesa ci esorta a invocare lo Spirito Santo come il Maestro interiore della preghiera cristiana.

2682 In forza della sua singolare cooperazione all'azione dello Spirito Santo, la Chiesa ama pregare in comunione con la Vergine Maria, per magnificare con lei le grandi cose che Dio in lei ha fatto e per affidarle suppliche e lodi.

 

Articolo 3

GUIDE PER LA PREGHIERA

Una nube di testimoni

Servitori della preghiera

Luoghi favorevoli alla preghiera

In sintesi

2692 Nella sua preghiera la Chiesa pellegrina sulla terra è unita a quella dei santi, dei quali chiede l'intercessione.

2693 Le varie spiritualità cristiane partecipano alla tradizione vivente della preghiera e sono guide preziose per la vita spirituale.

2694 La famiglia cristiana è il primo luogo dell'educazione alla preghiera.

2695 I ministri ordinati, la vita consacrata, la catechesi, i gruppi di preghiera, la "direzione spirituale" assicurano, nella Chiesa, un aiuto per la preghiera.

2696 I luoghi più propizi per la preghiera sono l'oratorio personale o familiare, i monasteri, i santuari meta di pellegrinaggio e, soprattutto, la chiesa, che è il luogo proprio della preghiera liturgica per la comunità parrocchiale e il luogo privilegiato dell'adorazione eucaristica.

 

CAPITOLO TERZO

LA VITA DI PREGHIERA

Articolo 1

LE ESPRESSIONI DELLA PREGHIERA

I. La preghiera vocale

II. La meditazione

III. La preghiera contemplativa

In sintesi

2720 La Chiesa esorta i fedeli a una preghiera regolare: preghiere quotidiane, Liturgia delle Ore, Eucaristia domenicale, feste dell'anno liturgico.

2721 La tradizione cristiana comprende tre espressioni maggiori della vita di preghiera: la preghiera vocale, la meditazione e la preghiera contemplativa. Esse hanno in comune il raccoglimento del cuore.

2722 La preghiera vocale, basata sull'unità del corpo e dello spirito nella natura umana, associa il corpo alla preghiera interiore del cuore, sull'esempio di Cristo che prega il Padre suo e insegna il "Padre nostro" ai suoi discepoli.

2723 La meditazione è una ricerca orante che mobilita il pensiero, l'immaginazione, l'emozione, il desiderio. Essa ha come fine l'appropriazione nella fede del soggetto considerato, confrontato con la realtà della propria vita.

2724 L'orazione mentale è l'espressione semplice del mistero della preghiera. uno sguardo di fede fissato su Gesù, un ascolto della Parola di Dio, un silenzioso amore. Realizza l'unione alla preghiera di Cristo nella misura in cui ci fa partecipare al suo Mistero.

 

Articolo 2

IL COMBATTIMENTO DELLA PREGHIERA

I. Le obiezioni alla preghiera

II. L'umile vigilanza del cuore

Di fronte alle difficoltà della preghiera

Di fronte alle tentazioni nella preghiera

III. La confidenza filiale

Perché lamentarci di non essere esauditi?

In che modo la nostra preghiera è efficace?

IV. Perseverare nell'amore

V. La preghiera dell'Ora di Gesù

In sintesi

2752 La preghiera suppone uno sforzo e una lotta contro noi stessi e contro le insidie del Tentatore. Il combattimento della preghiera è inseparabile dal "combattimento spirituale", necessario per agire abitualmente secondo lo Spirito di Cristo: si prega come si vive, perché si vive come si prega.

2753 Nel combattimento della preghiera dobbiamo affrontare concezioni erronee, varie mentalità diffuse, l'esperienza dei nostri insuccessi. A queste tentazioni, che inducono a dubitare dell'utilità e perfino della possibilità della preghiera, occorre rispondere con l'umiltà, la confidenza e la perseveranza.

2754 Le principali difficoltà nell'esercizio della preghiera sono la distrazione e l'aridità. Il rimedio si trova nella fede, nella conversione e nella custodia del cuore.

2755 Due tentazioni frequenti minacciano la preghiera: la mancanza di fede e l'accidia, che è una forma di depressione, dovuta al rilassamento dell'ascesi, e che porta allo scoraggiamento.

2756 La confidenza filiale viene messa alla prova quando abbiamo la sensazione di non essere sempre esauditi. Il Vangelo ci invita a interrogarci sulla conformità della nostra preghiera al desiderio dello Spirito.

2757 "Pregate incessantemente" ( 1Ts 5,17 ). E' sempre possibile pregare. Anzi, è una necessità vitale. Preghiera e vita cristiana sono inseparabili.

2758 La preghiera dell'Ora di Gesù, detta a ragione "preghiera sacerdotale" , [Cf Gv 17 ] ricapitola l'intera Economia della creazione e della salvezza. Essa ispira le grandi petizioni del "Padre nostro".

 

SEZIONE SECONDA

LA PREGHIERA DEL SIGNORE:

"PADRE NOSTRO"

Articolo 1

"LA SINTESI DI TUTTO IL VANGELO"

I. Al centro delle Scritture

II. "La Preghiera del Signore"

III. La preghiera della Chiesa

In sintesi

2773 In risposta alla domanda dei suoi discepoli (Signore, insegnaci a pregare": Lc 11,1 ), Gesù consegna loro la preghiera cristiana fondamentale del "Padre nostro".

2774 "L'Orazione domenicale è veramente la sintesi di tutto il Vangelo" , [Tertulliano, De oratione, 1] "la preghiera perfettissima" [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae II-II, 83, 9]. Essa è al centro delle Scritture.

2775 E' chiamata "Orazione domenicale" perché ci viene dal Signore Gesù, Maestro e Modello della nostra preghiera.

2776 L'Orazione domenicale è, per eccellenza, la preghiera della Chiesa. E' parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino e dei sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Inserita nell'Eucaristia, manifesta il carattere "escatologico" delle proprie domande, nella speranza del Signore, "finché egli venga" ( 1Cor 11,26 ).

 

Articolo 2

"PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI"

I. "Osare avvicinarci in piena confidenza"

II. "Padre!"

III. Padre "nostro"

IV. "Che sei nei cieli"

In sintesi

2797 La confidenza semplice e filiale, la sicurezza umile e gioiosa sono le disposizioni che convengono a chi prega il "Padre nostro".

2798 Possiamo invocare Dio come "Padre" perché ce lo ha rivelato il Figlio di Dio fatto uomo, nel quale, mediante il Battesimo, siamo incorporati e adottati come figli di Dio.

2799 La Preghiera del Signore ci mette in comunione con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Nel medesimo tempo rivela noi a noi stessi [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22].

2800 Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi la volontà di somigliargli e [far crescere] in noi un cuore umile e confidente.

2801 Dicendo Padre "nostro" noi invochiamo la nuova Alleanza in Gesù Cristo, la comunione con la Santissima Trinità e l'amore divino che, attraverso la Chiesa, abbraccia il mondo intero.

2802 L'espressione "che sei nei cieli" non indica un luogo, ma la maestà di Dio e la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, la Casa del Padre, costituisce la vera patria, verso la quale siamo in cammino e alla quale già apparteniamo.

 

Articolo 3

LE SETTE DOMANDE

I. Sia santificato il tuo Nome

II. Venga il tuo Regno

III. Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra 2821 _

IV. Dacci oggi il nostro pane quotidiano

V. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

Rimetti a noi i nostri debiti...

... come noi li rimettiamo ai nostri debitori

VI. Non ci indurre in tentazione

VII. Ma liberaci dal Male

LA DOSSOLOGIA FINALE

In sintesi

2857 Nel "Padre nostro" le prime tre domande hanno come oggetto la Gloria del Padre: la santificazione del Nome, l'avvento del Regno e il compimento della Volontà divina. Le altre quattro presentano a lui i nostri desideri: queste domande riguardano la nostra vita per nutrirla e guarirla dal peccato, e si ricollegano al nostro combattimento per la vittoria del Bene sul Male.

2858 Chiedendo: "Sia santificato il tuo Nome", entriamo nel Disegno di Dio: la santificazione del suo Nome - rivelato a Mosè, poi in Gesù da parte nostra e in noi, come in ogni popolo e in ogni uomo.

2859 Con la seconda domanda la Chiesa guarda principalmente al ritorno di Cristo e alla venuta finale del Regno di Dio. Ma prega anche per la crescita del Regno di Dio nell'"oggi" delle nostre vite.

2860 Nella terza domanda preghiamo il Padre nostro di unire la nostra volontà a quella del Figlio suo, perché si compia il suo Disegno di salvezza nella vita del mondo.

2861 Nella quarta domanda, dicendo "Dacci", esprimiamo, in comunione con i nostri fratelli, la nostra fiducia filiale verso il Padre nostro dei cieli. "Il nostro pane" significa il nutrimento terreno a tutti necessario per il proprio sostentamento, ma indica pure il Pane di Vita: Parola di Dio e Corpo di Cristo. Esso è ricevuto nell' "Oggi" di Dio, come il cibo indispensabile, (sovra-)essenziale del Banchetto del Regno, che l'Eucaristia anticipa.

2862 La quinta domanda implora la misericordia di Dio per le nostre offese; essa però non può giungere al nostro cuore, se non abbiamo saputo perdonare ai nostri nemici, sull'esempio e con l'aiuto di Cristo.

2863 Dicendo "Non ci indurre in tentazione", chiediamo a Dio che non ci permetta di prendere la strada che conduce al peccato. Questa domanda implora lo Spirito di discernimento e di fortezza e chiede la grazia della vigilanza e della perseveranza finale.

2864 Nell'ultima domanda "ma liberaci dal Male", il cristiano insieme con la Chiesa prega Dio di manifestare la vittoria, già conseguita da Cristo, sul "Principe di questo mondo", su Satana, l'angelo che si oppone personalmente a Dio e al suo Disegno di salvezza.

2865 Con l'"Amen" finale esprimiamo il nostro "fiat" alle sette domande: "Così sia".