Il Codice da Vinci,Thriller di Dan Brown.
Ed. Mondadori Omnibus, 2003.Il problema di
fondo è che gioca sull'ignoranza di molte persone su questi
argomenti, tanto da mettere in crisi chi non ha un po' di basi. Non
occorre molta cultura per capire che ci troviamo di fronte ad un
semplice giallo dagli improvvisi colpi di scena (anche se alla fine
questi colpi di scena cominciano ad essere alquanto prevedibili).
Dalla sua ha che parte da personaggi e da situazioni realmente esistite
o esistenti (come l'Opus Dei, anche se lui parla di un'altra Opus Dei,
i templari, le crociate, ecc...) sulle quali costruisce la sua storia
fantastica (nel senso letterale della parola).
Si sono
scomodati in molti a perorare la causa del cristianesimo contro questo
testo, forse in modo anche esagerato, perché - lo ripeto -
non occorre molta cultura per rendersi conto di diversi errori voluti o
ignorati, e anche di diverse affermazioni a dir poco ridicole.
Da sempre, chi ha voluto "scandalizzare" o far parlare di
sè, ha messo sul piatto argomenti religiosi, se a questo
aggiungiamo che se ne sta per fare un film diretto da Ron Haward
(quindi la pubblicità sul libro serve ancora di
più), se aggiungiamo che Repubblica lo ha "bruciato" a pochi
euro (meno di 6 euro insieme a Repubblica), lo scenario si fa ancora
più chiaro.
Io voglio
aggiungere solo qualcosa a quanto già ha affermato
addirittura
Massimo Introvigne, uno dei
massimi esponenti, a livello mondiale, delle religioni, il quale ha
anche messo in linea delle FAQ proprio sul Codice
da Vinci.
La mia opinione è che l'autore, si aspettava già
tutto questo, ma... la fama sembra non avere prezzo: l'importante, come
spesso accade ultimamente, è che se ne parli, in bene o in
male, ma che se ne parli. Anche al costo di favorire un mucchio di
sciocchezze o di falsità storiche e religiose; è
il famoso fine che giustifica
i mezzi machiavelliano.
Uno
dei maggiori falsi è l'affermazione che i Cristiani hanno
riconosciuto Gesù come Dio soltanto dopo il Concilio di
Nicea, del 325, voluto da Constantino. E' vero che quel Concilio, come
tutti i primi 7 grandi concili ecumenici, sono stati presieduti da
imperatori (ma questo ha a che fare con il concetto che avevano gli
imperatori orientali nei riguardi della religione, non dimentichiamo
che erano chiamati Pontefici
Massimi!). Ma non è
vero che Gesù Cristo è riconosciuto come Dio dal
325 in poi. Addirittura, la testimonianza di questo non la troviamo
solo negli scritti cristiani del Nuovo Testamento, ma anche in
documenti non cristiani.
Siamo in piene persecuzioni romane contro i cristiani, ordinate da
Nerone nel 64 d.C. Plinio il Giovane (63-113 circa d.C.), è
il governatore romano della Bitinia (Asia Minore), scrive
all'imperatore Traiano chiedendogli consiglio su come comportarsi verso
i cristiani quando questi vengono portati davanti ai tribunali. Nella
lettera c'è un passo interessante: "Erano soliti [i
cristiani] radunarsi in un
giorno stabilito, all'alba, per inneggiare a Cristo che essi
consideravano come loro Dio..." (Plinio il Giovane, Epistola
X, 96).
Brown
parla
della Bibbia, e del Nuovo Testamento in particolare, come di un "falso
storico". Conviene leggere queste parole di F.F. BRUCE in "Documento
del Nuovo Testamento": "Forse
possiamo meglio apprezzare la ricchezza dei manoscritti neotestamentari
che abbiamo, paragonandoli a quelli di altre opere antiche. Per il De
bello gallico di Cesare,
composto tra il 58 ed il 50 a.C., abbiamo parecchi manoscritti, ma solo
nove o dieci sono buoni e il più antico fu copiato novecento
anni dopo Cesare!
Dei 142 libri della Storia di
Roma di Tito Livio (59 a.C. - 17
d.C.) ce ne restano trentacinque, in venti manoscritti di qualche
valore, uno solo dei quali (con frammenti dei libri 3-6) risale al
secolo IV.
Dei quattordici libri delle Storie
di Tacito (verso il 100 d.C.) ci sono giunti solo quattro libri e
mezzo; dei sedici libri dei suoi
Annali ne restano dieci e
qualche brano di altri due. Il testo di queste due grandi opere
storiche dipende interamente da due manoscritti, uno del secolo IX,
l'altro dell'XI.
I manoscritti di altre sue opere minori (Dialogo
degli oratori, Agricola, Germania)
derivano tutti da un codice del secolo X.
Le Storie
di Tucidite (circa 460-400 a.C.) ci è giunta in otto
manoscritte, il più antico dei quali risale al secolo X, e
in alcuni frammenti di papiro che appartengono all'inizio
dell'èra cristiana.
Lo stesso vale per le Storie
di Erodoto (circa 488-428 a.C.).
Eppure nessuno studioso di letteratura classica si permetterebbe di
mettere in dubbio l'autenticità di Erodoto o di Tucidite
solo perché i manoscritti delle loro opere che ci possono
interessare furono scritti 1300 anni dopo gli originali (quindi il
confronto non può assolutamente avvenire con gli originali,
ma con copie successive di 1300 anni, ndr.)
Sotto questo aspetto è infinitamente migliore la situazione
del Nuovo Testamento. Oltre ai due eccellenti manoscritti del IV secolo
- i più antichi dei moltissimi che conosciamo - ci
restano frammenti notevoli di copie di papiro di libri del Nuovo
Testamento che risalgono a cento o duecento anni prima. I papiri
Chester Beatty, la cui esistenza fu resa pubblica nel 1931, sono
costituiti da frammenti di undici codici di papiro, tre dei quali
contengono la maggior parte degli scritti neotestamentari. Uno di
questi codici, con i quattro Vangeli e gli Atti, appartiene alla prima
metà del III secolo (non dimentichiamo che i Vangeli sono
stati scritti alla fine del I secolo, ndr!). Un altro, con le lettere
di Paolo e la lettera agli Ebrei, fu copiato all'inizio del III secolo;
il terzo, che contiene l'Apocalisse, appartiene alla seconda
metà dello stesso secolo. Ancora più antico
è il frammento di un codice di papiro che contiene Giovanni
18, 31-33.37ss, custodito nella biblioteca John Rylands di Manchester;
in base a prove paleografiche si può farlo risalire al 130
d.C.".
Aggiungo io, che
il Nuovo Testamento si trova comunque in codici molto vicini a quando
sono stati redatti. Non dimentichiamo che i Vangeli e le Lettere di san
Paolo e quelle canoniche di altri apostoli, sono state redatte quando
ancora erano vivi molti testimoni oculari degli avvenimenti che essi
raccontano!
Abbiamo moltissimi manoscritti per studiare il Nuovo Testamento nel
testo greco originale. Un elenco recente enumera circa 90 papiri (sono
quindi, di solito, gli scritti più antichi), 260 manoscritti
unciali (scritti in lettere greche maiuscole, di solito su pelle);
più di 2700 manoscritti minuscoli (con lettere greche
corsive, di solito posteriori agli unciali). Ci sono inoltre
più di 2200 lezionari manoscritti. La maggior parte di essi
risale al massimo all'VIII secolo. Il manoscritto più famoso
è il Codice Sinaitico, che risale al IV secolo; dello stesso
periodo è il Codice Vaticano, privo però di
alcune pagine alla fine del Nuovo Testamento.
Concludendo, possiamo dire che la Bibbia, e il Nuovo Testamento in
particolare, sia uno dei libri che meno di tutti può
definirsi un falso storico.
Claudio Penna
N.B. Con "codice" si intende una specie di libro simile ai nostri, ottenuto rilegando insieme le pagine. Il Codice Sinaitico, per esempio, è scritto su pergamena, cioè su pelle di pecora o capra, seccata e lucidata con pietra pomice. Per preservare questi preziosi manoscritti si usano tecniche raffinate.